domenica 10 novembre 2019

#iviaggidivanesio vol. 9: Orrido di Uriezzo e lago di Morasco


Stimolati da alcune foto pubblicate su Facebook dalla maestra di Leonardo e dai racconti di Leo medesimo a proposito della gita fatta con la classe, abbiamo deciso di dedicare un weekend agli orridi di Uriezzo, che erano lì tra le mete dove portare Vanesio da un bel po'...
Un mite weekend di ottobre fa il resto, caldino, desiderio di cose belle e passeggiata: come resistere?
La partenza della passeggiata è da Baceno, un paesino raggiungibile in poco meno di due ore da Milano, con una comoda strada. Parcheggiamo di fronte all'antica latteria di Baceno (che poi Anna sperimenterà ampiamente: producono un formaggio di nome Bettelmatt di cui ha detto meraviglie) e iniziamo la salita, molto facile, seguendo le indicazioni che abbiamo trovato qui: https://www.distrettolaghi.it/it/percorsi/b-slow-trek-n22-valle-antigorio-orridi-di-uriezzo
Il bosco è uno spettacolo: la luce filtra dall'alto e regala colori magici.

Funghi a profusione (essenzialmente chiodini, mi sa che i porcini che c'erano sono stati già spazzolati...) e castagne in abbondanza: non resistiamo e iniziamo a raccoglierle, pur non avendo un sacchetto o un cesto in cui metterle...ma ci riempiamo le tasche!
Uran si gode la passeggiata facendo il triplo dei km, perché continua a andare avanti e indietro annusando tutto l'annusabile. Arriviamo finalmente agli orridi (i principali sono due: quello nord-est e quello sud, entrambi facili da raggiungere) ed è uno spettacolo incredibile: il fiume ha scavato un canyon prima di cambiare tragitto e si passa tra le pareti di roccia, in un'alternanza tra stretti passaggi che a malapena fanno intravedere il cielo e grandi camere circolari, dove il fiume aveva creato delle "marmitte" (le vedremo in seguito).

Un mondo davvero magico di colori, forme sinuose e il rumore dell'acqua a fare da sfondo uditivo. La passeggiata prosegue poi verso l'attuale letto del fiume Toce, dove possiamo ammirare le marmitte dei giganti, ovvero enormi pozze d'acqua che si intervallano a cascatelle e tratti ripidi.

Anche qui colori e suoni meravigliosi! Torniamo verso Vanesio, acquistiamo il Bettelmatt e proseguiamo lungo la via che conduce a Formazza, dove abbiamo pianificato di dormire in un'area camping che su Internet sembra bellissima: punta sabbioni (http://www.puntasabbioni.it/). In effetti le aspettative non vengono deluse: se il termine "area camper" fa pensare alla tristezza di un piazzalone di cemento con i camper schiacciati come sardine, bisogna cambiare totalmente punto di vista! Si tratta infatti quasi di un campeggio: grande prato, piazzole ampie, bagni e docce calde disponibili e persino una vasca a idromassaggio che funziona a legna (purtroppo andava prenotata, perché ci vuole una giornata per accenderla...)

Posto idilliaco dove dormiamo letteralmente circondati dalle imponenti montagne. La temperatura scende parecchio, ma il nostro riscaldamento Eberspächer non si lascia intimorire e dormiamo come angioletti.

La mattina dopo partiamo verso il lago di Morasco, un invaso artificiale del Toce (dopo il quale ci sono le cascate del Toce, purtroppo chiuse quella domenica - ma per fortuna le avevamo già viste qualche anno fa!). Il giro a piedi del lago è semplice e molto rilassante, con rigagnoli e fimiciattoli che confluiscono da ogni dove nel lago creato dalla diga.

Inutile dire che Uran fa il bagno in tutti i fiumiciattoli che trova e durante il bagno beve da ciascuno, divertendosi come un porcello e facendo divertire anche noi. Al termine del giro, iniziamo la discesa verso casa...ma prima facciamo un'ultima sosta in uno spiazzo boscoso per il pranzo: come resistere infatti a quello che forse sarà l'ultimo pranzo all'aperto della stagione?

Le consuete, bellissime foto di Anna sono qui: https://photos.app.goo.gl/BN8EU5SNsmunheaf8

giovedì 24 ottobre 2019

La memoria dell'acqua - Emmi Itäranta

Un libro paradossale 

Il paradosso di questo libro è che pur essendo tragico nelle sue fondamenta, è scritto in maniera talmente leggera da entrare in contrasto - nella mente del lettore - con la tragedia che narra. Incredibile come nel mondo post apocalittico che descrive si siano azzerati i rapporti umani, ridotti ai minimi termini. Come se la tragedia anziché affratellare, finisca per farci chiudere sempre più in noi stessi (ma in effetti, credo che accadrebbe davvero, una tragedia come quella di cui parla questo libro ci getterebbe nell'homo homini lupus senza scampo). In definitiva, libro molto bello, scritto bene, appassionante, affascinante, contraddittorio. Vale la pena!
4 stelle e grazie mille a Elisa per il prestito! (era da tanto che non leggevo di carta...)

sabato 19 ottobre 2019

#iviaggidivanesio vol. 8: Oktoberfest in van

Da qualche anno covavo il sogno di andare all‘ Oktoberfest: la classica attività che bisognerebbe aver fatto da ventenne, ma che per qualche motivo non hai fatto e rimane li a roderti. Anna invece c’era già stata - poco più che ventenne, lei - e mi diceva che una volta nella vita può essere una cosa divertente. Aggiungiamo che sarebbe stata l’occasione per rivedere il suo amico Jürgen, che non vedevamo dal nostro matrimonio (2008...) e che Vanesio sembra essere fatto apposta per questa gita, e il gioco è fatto!

Ci accordiamo con Jürgen per incontrarci direttamente al campeggio che viene allestito apposta per l’Oktoberfest: si tratta del parcheggio (immenso) della fiera di Monaco, che per tre settimane diventa una gigantesca area camper.



Luogo impressionante: 1500 piazzole per camper o roulotte, di cui 800 con allacciamento elettrico, più una serie incredibile di tende già montate pronte per essere affittate, delle vere e proprie tende a schiera! Un inaudito non-luogo, che vive le sue tre settimane di gloria durante il periodo della festa (https://www.oktoberfest-camping.com/it/home-it/), unica soluzione a prezzo accettabile a Monaco di Baviera in quelle tre settimane.


Jürgen si lamenta da subito, per la nostra scelta (più o meno obbligata per questioni lavorative) per il weekend centrale, 27-29 settembre, soprannominato “il weekend degli italiani”. Il vero tedesco infatti predilige il primo weekend, quello inaugurale con balli tradizionali e il sindaco di Monaco che spilla dalla prima botte esclamando “o’ zapft ist!”, ma tant’è. In effetti gli italiani sono tantissimi, sia in campeggio (dove ovviamente sono i più caciaroni) sia alla festa, dove però la competizione per chi è più bevuto è serrata.

 


Partiamo il venerdì pomeriggio e con un po’ di traffico arriviamo in serata al campeggio. La prima impressione è quella di avere l’occasione di ammirare i tedeschi all’opera nella loro specialità nazionale: l’organizzazione. Tenere in ordine e pulito un campeggio (che in realtà però è un parcheggio) con 4-5000 persone, più o meno piene di birra, quindi spesso un po’ brille e comunque - visto che ciò che entra poi deve anche uscire - tutti bisognosi del wc con discreta costanza - appare un’impresa destinata al fallimento a priori. E invece tutto funziona piuttosto bene, i bagni, che sono in realtà dei container, vengono puliti a ritmi indiavolati e sono quasi sempre in ottime condizioni (esperimento mentale: figurarsi come sarebbero dopo 2 ore se il tutto si svolgesse in Italia, inorridire) e i flussi di gente sono perfettamente incanalati e gestiti. Notevole! Il campeggio-parcheggio è impreziosito anche da una delle tipiche tende dell’Oktoberfest in miniatura, dove si può bere birra a profusione nel classico boccale da litro, il Maß  e mangiare la cucina da birra (stinchi, hamburger, würstel, ecc.), da uno shop coi generi di prima necessità (e birra, ovviamente) e soprattutto dalla fermata della metro a due passi, per andare in centro, dove si svolge la festa, ovvero a Theresienwiese (ancora una volta un parcheggio!). 




Appena arrivati testiamo la birra in campeggio, sotto un simpatico diluvio. L’atmosfera è festosa e convivale, rivedere Jürgen- rimasto uguale identico a 11 anni fa - altrettanto piacevole.
Il sabato ci svegliamo con calma e decidiamo di andare alla festa dopo pranzo: invitiamo Jürgen e Daniela nella nostra piazzola per un pranzo italiano, con pici senesi e sugo di pallottine abruzzesi, w l’intercultura!




Arriviamo all’Oktoberfest con la metro nel primissimo pomeriggio, c’è un delirio assoluto e quasi tutti i tendoni sono al completo e perciò non lasciano entrare ulteriori ospiti. Ci mettiamo in coda un paio di volte, ma la situazione è scoraggiante. Alla fine troviamo un accesso laterale al tendone dell’HB - forse la birra più nota di Monaco, ma entriamo solo grazie alla presenza di Daniela, che ha il look perfettamente tedesco (bionda, alta, chiara e pure vestita in abito tradizionale) e viene letteralmente trascinata all’interno da una gentile cameriera - trainando a sua volta noialtri dal look più mediterraneo!




Dentro è uno spettacolo: boccali di birra ovunque, orchestrina che suona, migliaia di persone più o meno allegre. Beviamo, chiacchieriamo, cantano (loro) e ridiamo. La tradizione vorrebbe che si restasse più a lungo a bere nel medesimo tendone, ma noi abbiamo un solo giorno e siamo curiosi, soprattutto della zona “old Oktoberfest”, un’area particolare ad accesso a pagamento (poco, 3 euro, e se riesci a non strappare il braccialetto di carta che significa che hai pagato l’ingresso, puoi entrare anche nei giorni seguenti!) in cui giostre, tendoni, attrazioni sono quelle del passato. Riusciamo ad entrare nel tendone dell’Augustiner, la birra di Monaco preferita da Anna, assistiamo a diversi spettacoli, tra cui un concerto di corni alpini e campanacci da mucca, dei giochi di frusta, ma non riusciamo a bere né mangiare nulla a causa della ressa, con mio enorme dolore, che osservo sbavando enormi stinchi che vengono serviti ai tavoli circostanti.


 


Un paio di giri sulle giostre più agée e sullo scivolo e siamo pronti a tornare in campeggio, dove il povero Uran era rimasto ad attenderci, ronfando clamorosamente, nel van.
Ultima birra e cena nel piccolo tendone del campeggio, ancora canti e chiacchiere in libertà, anche con vicini sconosciuti e piuttosto bizzarri e purtroppo anche il sabato finisce e il giorno dopo si torna a casa.




In definitiva l’esperienza è assolutamente da fare almeno una volta nella vita, magari più in giovane età. Se si ha l’occasione, molto meglio i giorni infrasettimanali rispetto al weekend, in cui il rischio di non entrare nei tendoni è elevato. In compagnia di amici tedeschi - se si ha la fortuna di averne - si gode della festa al suo meglio, perché ovviamente è davvero scritta nel loro DNA, noi proviamo a godercela ma non la potremo mai vivere come la vivono loro. Un altro aspetto davvero bello, in proposito, è l’orgoglio con cui ragazzi e ragazze, ma anche persone più adulte, sfoggiano gli abiti caratteristici: girare per Monaco e vedere tutti coi calzoncini di pelle bavaresi e gli splendidi abiti femminili è uno spettacolo nello spettacolo.

lunedì 26 agosto 2019

#iviaggidivanesio vol. 7: Isola di Korcula, Croazia canina e rilassante

Chi lo avrebbe mai detto? La prima estate di Vanesio non è dedicata a un viaggio all’avventura in giro per il mondo, ma è un’estate di puro relax e pausa stanziale: 20 giorni in Croazia, ma più che in Croazia praticamente fermi all’isola di Korcula, destinazione a noi ben nota (questo è il nostro campeggio, oramai...è la quinta volta che ci veniamo nel corso di 10 anni, in pratica una volta ogni due anni!).


I motivi sono vari, essenzialmente per diverse ragioni arriviamo all’estate davvero molto stanchi. E allora perché non farsi le vacanze da Fani, la proprietaria del leggendario Kamp Oskorusica? Il campeggio si trova in una specie di bosco di ulivi e fichi, il mare è da sogno, tutti e tre lo apprezziamo e le piazzole sono sterminate. Il paradiso! E con la possibilità di montare la tenda e il van assieme, come perdersi questa occasione? La ratio è: dormire in tenda che fa più fresco ma viaggiare al largo nel van con soste più comode.
Van + tenda e spazio a non finire! E tre ulivi in piazzola!
Partenza super intelligente: nei nostri programmi avremmo dovuto preparare Vanesio nel pomeriggio del venerdì, dormire qualche ora e poi partire nella notte, in realtà finiamo di caricare alle 2 di notte, Anna se la sente, e allora perché aspettare? Si parte in piena notte, alle 3,30!
Verso le 7, Google maps ci segnala traffico, usciamo dall’autostrada e approfittiamo per visitare Palmanova, dove non ero mai stato. Che bella! L'impianto a stella ovviamente non si capisce mentre ci si passeggia, ma diventa evidente facendo lo splendido giro delle mura e dalla piazza centrale. 

Si riparte e la prima e unica tappa è prevista in un altro dei nostri luoghi del cuore, il campeggio Korana ai laghi di Plitvice. Si tratta di un campeggio gestito dal parco stesso, enorme, in un bosco freschissimo e di rara bellezza. Nonostante sia molto frequentato, non si è mai assediati: le piazzole (che non sono segnalate) sono enormi, basta non mettersi troppo vicini al proprio vicino!
Piantiamo la tenda, parcheggiamo il van...e scopriamo che in tenda ai laghi fa pure freddo nella tenda! La seconda notte ci facciamo vincere dalla comodità e optiamo per Vanesio!
Nei laghi non si potrebbe fare il bagno, ma chi glielo spiega?
Al camping Korana troviamo un incredibile raduno di due cavalli et similia

Dopo la visita (tappa obbligata) ai laghi, con un bel 10 km e vari bagni canini (vietatissimi, ma come si fa a tenerlo fuori?) si riparte per Korcula: quest’anno per evitare la frontiera con la Bosnia a Naum (che è una formalità, ma fa perdere un sacco di tempo) decidiamo di saltare la penisola del Peljsac e traghettare: in 50 minuti si risparmiano 2 ore di strada. Secondo traghetto (brevissimo) da Orebic a Korcula ed eccoci arrivati! Fani ed io non ci eravamo capiti bene a proposito del van e lei ci aveva riservato una piazzola ombreggiatissima ma solo per la tenda. Notiamo però che è libera una piazzola più solatia, ma talmente grande che in un campeggio normale ne ricaverebbero 3: ci sistemiamo qui e prendiamo possesso dei nostri possedimenti. Tenda per la notte e van per il giorno e avanza dello spazio per tirare i fili e installare la zona lavanderia: è curioso come Vanesio, anche non utilizzato per dormire, diventi il centro nevralgico della situazione grazie al frigo (facility mica da ridere!) e alla corrente elettrica. Per evitare di cuocerlo e di cuocere noi stessi abbiamo portato il fornello a gas esterno, così la cucina si sposta fuori dal van, grazie al magico tendalino estraibile (mio capriccio costosissimo che ho fatto aggiungere al van quando lo comprammo e che dimostra tutta la sua utilità, se state pensando a un van fatelo aggiungere senza alcun dubbio!) che ci protegge e a quella che Anna chiama in bergamasco la “moscaroela”, un pratico armadietto porta tutto che ci ha permesso di usare l'esterno del van come se fosse la sala da pranzo.
Da questo momento parte la vacanza più rilassante che io ricordi: massimo spostamento dalla piazzola al mare per fare il bagno (distanza: 200 metri), lunghe (lunghissime) nuotate canine e grandi momenti di lettura nella nostra gigantesca piazzola. Abbiamo aggiunto molte camminate - per mantenerci in forma e per aggiungere relax al relax, perché quando un'isola è bella come Korcula, passeggiare sulla strada che costeggia il mare all'ora del tramonto è meraviglioso e qualche corsetta. Abbiamo mangiato quantità pantagrueliche di fichi, e ci siamo goduti il frigo del van, che ci ha consentito di spostare il mezzo giusto un paio di volte per fare la spesa (quando finiva il latte...) ma poi di avere provviste sufficienti per una settimana (griglia, griglia, griglia, il re del BBQ!).



E in ogni caso, spostare il van per andare a fare la spesa è risultato piuttosto semplice e comodo: chiudi il tetto, riorganizzi velocemente per viaggiare, stacchi la corrente e via! 


La vacanza è stata molto cane-centrica, ovviamente, con Uran protagonista assoluto delle attività natatorie. A 10 anni, compiuti il 21 agosto e festeggiati con la torta di cevapcici, uno per ogni anno, ha perso ogni inibizione e ha deciso che per essere felici bisogna stare in acqua a nuotare almeno 2 ore al giorno. In un paio di occasioni ho avuto persino paura che stessimo esagerando e che lo avremmo fatto secco a causa della super attività fisica: entrava in acqua nuotando all'inseguimento del bastoncino (un tronco secolare praticamente impossibile da lanciare), si produceva in tuffi spettacolari dal molo del campeggio, facendo ridere tutti gli ospiti del campeggio, ci costringeva a nuotare da un molo all'altro (lanciando il bastone in modo che potesse inseguirlo, salvo poi decidere che a un certo punto il molo era vicino e iniziare uno sprint micidiale, costringendoci a inseguirlo disperatamente nel terrore che si lanciasse fuori dall'acqua). Mi è capitato di incontrare persone in campeggio che mi si accostavano dicendomi "il tuo cane in acqua fa veramente ridere, ieri ho messo la maschera per vederlo nuotare sott'acqua!". Insomma, una bella vacanza che lo ha trasformato nel palestrato di famiglia: adesso è tutto muscolare e il rientro a Milano sarà complesso...
Peka di polpo!
Brevissimo elenco di cose eroiche che abbiamo fatto: andare a mangiare la peka alla Konoba (taverna) Marko Polo di Kneze (questo il link, https://goo.gl/maps/k3VQLHEqnt9KtL3v5, prenotate la peka di carne o di polpo - a mio avviso la migliore - un paio di giorni prima e mi ringrazierete!) andando a piedi dal campeggio. La strada è stretta e soprattutto molto buia...ma con le luci della tenda appese ai passanti dei pantaloni si può fare, e si arriva con più appetito all'andata e si smaltisce più velocemente al ritorno!). La peka è una cottura fatta sotto una campana di ghisa, non dissimile alla coppa abruzzese. Buonona!
Altro momento adrenalinico: una passeggiatina fino al supermercato più vicino (5 km) per acquistare i wurstel da grigliare. Peccato che abbiamo calcolato male i tempi, ha fatto buio, noi eravamo senza le luci da appendere alla cintura...e allora ritorno di corsa! Povero cane nero Uran, costretto al super lavoro fisico!  

Al ritorno, nuova sosta ai laghi di Plitvice - ma senza fare l'escursione, solo per riposare e spezzare il viaggio e acquistare lo splendido miele che qui si produce. Abbiamo sperimentato il secondo campeggio del parco, che si chiama Borje. Più piccolo, meno boscoso del Korana, ma ugualmente tenuto meravigliosamente e piacevole. E poi... depressissimo rientro.

Consigli generali se si è interessati a una vacanza di questo tipo:
- se si ha il cane la Croazia del sud è il paradiso. Tolleranza massima, possibilità di fare il bagno ovunque senza rotture di scatole, spazio per tutti, mare meraviglioso. Se si ama il campeggio, il Kamp Oskorusica a Korcula è un porto sicuro.
- i laghi di Plitvice sono sempre bellissimi. Se si vuole evitare un po' la coda, esiste la possibilità dell'ingresso delle 16 (fino alle 20...se si cammina in modo serio in 4 ore se ne fanno di km!) che costa anche un po' meno rispetto a quello giornaliero
- Se si pensa di andare verso Korcula sconsiglio di affrontare la penisola del Peljesac: è lunghissima e faticosa. E ha un pezzettino di Bosnia in mezzo, frontiera, noia. Il traghetto da Spalato a Vela Luka è una buona opzione, ma il tragitto è lungo (4 ore) e non ti garantisce il posto (si arriva, ci si mette in coda, e il rischio è di dover aspettare parecchio - parecchissimo - quello dopo), mentre quello da Ploce a Trpanj è molto comodo ed è un po' più frequente: se ne perdi uno, devi aspettare un paio d'ore per il seguente, il che è accettabile.
- a proposito di frontiera: l'unica coda che abbiamo fatto è stata in frontiera tra la Croazia e la Slovenia al rientro. Chi parla di italexit e scempiaggini simili non si rende conto di questo appaia oggi insensato affrontare la frontiera tra l'Europa e la Croazia. Un rito che appare vetusto...
- è stata senza dubbio l'estate del boom dei van: ne abbiamo visti tantissimi. Più dei camper. I California fanno la parte del leone, ovviamente, ma il Nugget è in grande ascesa. A un certo punto in campeggio oltre a Vanesio c'era una famiglia tedesca di 5 persone (mitici!) con un Nugget della serie precedente. I nuggettisti sono una setta; dialogo in bagno tra me e il tedesco: T: "You have a fantastic van!" A: "You too, the best one!". E giù a ridere. La simpatia!
- le vacanze sono sempre troppo corte. E volano...

Come di consueto, abbiamo un album di foto per i più curiosi, è qui!



martedì 23 luglio 2019

Il cuoco dell'Alcyon - Andrea Camilleri

Il penultimo Montalbano?

Avevo iniziato a leggere questo "ultimo" libro di Montalbano, mentre pensavo fosse l'ultimo in ordine di tempo, ma non l'ultimo in definitiva. Poi Camilleri, proprio mentre lo leggevo, ha deciso fosse arrivato il momento di privarci della sua presenza su questa terra, lasciando un vuoto mica da ridere. Se è vero ciò che ha sempre detto, ci sarà un ultimo libro di Montalbano, che lui scrisse anni fa, che dovrebbe raccontare la morte del commissario che più abbiamo amato negli ultimi 25 anni. Lo aspetteremo per celebrare questo autore incredibile, capace di inventare una lingua nuova e di creare un personaggio talmente potente da entrare nella cultura popolare italiana in maniera prepotente. Grazie anche alla TV, a Zingaretti, ecc...ma come non rendere merito a Camilleri? Questo penultimo libro non è certo un capolavoro, ma come sempre i pezzi si incastrano alla perfezione e la scrittura è la solita, sciolta e meravigliosa. Divertenti i pezzi in italo-miricano. Mancherà parecchio Camilleri, mancherà parecchio Salvo Montalbano.
3,5 stelle

lunedì 24 giugno 2019

[mai più senza] I consigli di lettura di Aldo per l'estate compiono 6 anni!

Per il sesto anno di fila (si inizia l'età scolare!) - e senza ancora essersene pentita (o forse sì, ma è troppo gentile per dirmelo?), la mia amica Antonella mi chiede di tenere fede alla mia fama di lettore forte (oramai in Italia peraltro, per avere questa nomea basterebbe leggere due libri, signora mia, dove andremo a finire? Comunque io ne leggo qualcuno in più, sai chiaro!)
Detto questo, per Antonella soprattutto, ma anche per i miei 25 lettori, ecco la consueta lettera aperta al mondo, occasione annuale per sproloquiare parlando della mia attività preferita, ovvero leggere. A tal proposito noto con dolore che ancora nessuno si è convinto dell'opportunità di pagarmi solo perché io legga, quindi purtroppo tocca lasciare a questa somma attività i ritagli di tempo che la logorante vita moderna ci lascia. Peccato, sarebbe davvero un'ottima idea se iniziassero a stipendiarmi per oziare e leggere e dispensare consigli ripieni di saggezza. Non si capisce perché si ostinino a non farlo.

Per completezza informativa, ma soprattutto per spararmi le pose, ecco i post relativi alle cinque (dicasi 5!) precedenti edizioni di questa rubrica a cadenza annuale, che arriva assieme alla scadenza del 730, ma è incredibilmente più apprezzabile:
[2014] http://aldotorrebruno.blogspot.it/2014/06/mai-piu-senza-i-consigli-di-lettura-di.html
[2015] http://aldotorrebruno.blogspot.it/2015/06/mai-piu-senza-torna-lappuntamento-con-i.html
[2016] http://aldotorrebruno.blogspot.it/2016/07/mai-piu-senza-terzo-appuntamento-con-i.html
[2017] http://aldotorrebruno.blogspot.com/2017/06/mai-piu-senza-quarto-appuntamento-con-i.html
[2018] http://aldotorrebruno.blogspot.com/2018/06/mai-piu-senza-i-consigli-di-lettura-di.html

Ed ora, puntuali come l'ora del te anche in angosciosi tempi di brexit, i consigli di Aldo per un'estate di lettura, ovvero di godimento e letteratura.

Partiamo con un libro serio e un po' pesante, ma anche pensante: La scomparsa di Joseph Mengele, di Olivier Guez. Caso letterario in Francia, passato quasi inosservato in Italia, personalmente l'ho letto perché mi ha incuriosito il titolo e la copertina coi tagli di Fontanta. Per fortuna l'ho fatto, è uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni: vengono raccontati in forma romanzata, ma solidamente appoggiata a ciò che è stato accertato a livello storico, gli anni in sudamerica di Joseph Mengele, il medico nazista che utilizzò Auschwitz per i propri osceni esperimenti. Il libro fa impressione, perché ci si trova davanti a una persona che fino alla fine della propria vita non solo non si è resa conto di quanto fosse disumano ciò che aveva fatto, ma addirittura è rimasta convinta della bontà in senso assoluto delle proprie azioni. Un libro che va letto, scritto benissimo, che si legge tutto d'un fiato, che ci aiuta, in questi tempi bui, a restare umani.

Sempre a proposito di libri scritti davvero bene, apprezzabili anche in traduzione, non posso non parlarvi di Riparare i viventi, di Maylis De Kerangal. La storia è terribile, ma ciò che più colpisce in questo libro è la scrittura, che è semplicemente eccezionale, ipnotica, capace di incatenarti alla pagina. Libro che contiene frasi come "Ormai le ore non hanno più altro uso che essere disponibili", che personalmente mi sono goduto in ogni singola pagina.

La mia passione dell'anno ha però un nome e un cognome, che mi ha letteralmente ossessionato e fatto impazzire (e per il secondo anno di fila, noto, si tratta di un autore israeliano): Eshkol Nevo. Ho letto La simmetria dei desideri, poi Soli e perduti e infine Tre piani. Tutti belli, bellissimi (grazie Marco del suggerimento, davvero, non sai quanto invidio che stai andando in pensione e leggerai ancora di più!), fra i tre il mio preferito è stato il primo. Storia affascinante, raccontata benissimo, scrittura divertente e sicura, personaggi delineati meravigliosamente, con alcuni aspetti assurdi come solo la vita sa esserlo. Una frase dal libro per voi? Ecco qui: "Come ha detto Wittgenstein, la stessa parola può descrivere, in bocca a persone diverse, essenze completamente differenti". Come si fa a non amarlo?

La mia passione murakamiana ha conosciuto un nuovo appuntamento (doppio) durante l'anno grazie ai due libri del nostro: L'assassinio del commendatore vol. 1 e 2. Solita scrittura enigmatica, solita storia stranissima, spostata di pochissimo dalla realtà-reale, che sembra sfiorare con la sua assurdità ma non toccare in pieno. Possiamo dire che Murakami (di cui ho scoperto, grazie a L'arte di correre, la passione smodata per la corsa, attività che ci accomuna in cui lui mi è dimolto superiore, 'cciasande!) non sbaglia un libro? Diciamolo. 

Sempre in tema Giappone, un libro che ho trovato al contempo esilarante e preoccupante è Stupore e tremori, di Amélie Nothomb. Si tratta di una sorta di discesa agli inferi per una giovane impiegata in una mega-azienda giapponese. Si legge lo scontro tra culture, con alcuni passaggi davvero incomprensibili per la nostra mentalità ed invece così radicati, evidentemente, in quella giapponese da lasciarci stupiti e tremanti, come da titolo. In alcuni passaggi mi ha fatto letteralmente irritare per la nostra Amélie, in altri mi ha davvero fatto ridere. Il passaggio sulla donna giapponese ti fa gelare il sangue: "Le ingessano il cervello: se a 25 anni non sei sposata, hai di che vergognarti; se ridi non sei fine; se il tuo viso esprime sentimento, sei volgare; se menzioni l'esistenza di un pelo sul tuo corpo sei immonda .. (tralascio le più volgari) Anche quando sarai chiusa in bagno per dare umile sollievo alla vescica, avrai il dovere di vegliare perchè nessuno possa sentire "il canto del tuo ruscello": dovrai quindi tirare la catena in continuazione..... anche la sfera più intima e insignificante della tua esistenza è sottomessa a una regola, figurati quale sarà la vastità degli obblighi che [...] peseranno sui momenti essenziali della vita".

Altro libro che mi ha cambiato il modo di pensare e di approcciarmi al mondo è Factfulness di Hans Rosling, che ho apprezzato al punto da regalarlo ad alcuni amici (ciao, Matteo). Un libro necessario, che ci dimostra, dati alla mano, quanti preconcetti abbiamo che ci impediscono di capire davvero il mondo. E dire che i dati, i freddi dati per comprendere dove sta andando il mondo sono disponibili, basta aprire gli occhi, e non lo facciamo. Peraltro siamo purtroppo in buona compagnia: il questionario che l’autore ha somministrato in giro per il mondo a decisori di notevole peso ha visto praticamente tutti coloro i quali lo hanno completato ottenere risultati peggiori che se lo avessero compilato a caso. Io l'ho letto in inglese (è scritto in un inglese molto comprensibile) ma esiste anche in italiano.

Uno dei miei autori-feticcio, il grandissimo Sandrone Dazieri (di cui si dice che stia tornando a scrivere del Gorilla, daje Sandrone!) ha concluso quest'anno la trilogia di Dante e Colomba con Il re di denari (seguito di Uccidi il padre e  de L'Angelo, nel caso leggeteli in quest'ordine, mi raccomando!). Non l'ho letto, l'ho divorato. Non ho dormito per due notti, arrivando al lavoro con le occhiaie per finirlo. Congegnato in maniera stupefacente, il che non è una novità: a mio avviso Dazieri è il migliore in assoluto della sua generazione di scrittori italiani per capacità di incastrare i pezzi delle sue trame senza che nulla appaia forzato o sbagliato.

Altri consigli buoni sono arrivati da Fulvio, appassionato di letteratura scandinava, che mi ha suggerito L'anno della lepre, di Arto Paasilinna, uno scrittore finlandese. Si tratta di un libro surreale in tutto: dalla storia, al tono in cui viene raccontata, dall'idea di fondo agli avvenimenti narrati. Molto affascinante proprio perché spiazzante, in certi momenti ti chiedi se l'autore ci sia o ci faccia, perché racconta con naturalezza qualcosa che chiunque troverebbe quantomeno bizzarro, muovendosi su un piano di realtà parallelo.

Infine un libro letto per lavoro, un libro oserei dire "di lavoro", che però mi ha segnato in profondità e che ho iniziato a citare in maniera pressoché continua e mi ha fornito fondamentali spunti sul tema della creatività, su cui ho costruito alcune lezioni che ho erogato con grande divertimento mio (questo ve lo do per certo) e credo anche dei miei allievi (sembravano felici, ma potrebbero aver fatto la faccia divertita per non rendermi triste?). Si tratta di Come i bambini, di Mitch Resnick. Il libro parla per l'appunto di creatività e offre un percorso molto interessante nel tema, con prospettive lucide e critiche al punto giusto. Ho imparato moltissimo e mi sono preoccupato: è vero che anziché favorire la creatività nei livelli superiori, stiamo anestetizzando anche la scuola dell'infanzia? E ha senso quest'operazione, o visto ciò che i lavori di domani sono imprevedibili sarebbe il caso di invertire la tendenza? Che le soft skills stiano diventando sempre meno soft? Che il bilanciamento tra conoscenze e competenze ma soprattutto attitudini vada rivisto in maniera massiccia? Quante domande! Il libro propone se non qualche risposta, sicuramente molte riflessioni tutt'altro che banali.

Buona estate e buone letture a tutti! E se leggendo questi consigli vi è venuto in mente di contraccambiare...siete i benvenuti: ditemi cosa posso leggere quest'estate!

Tutte le recensioni di questi libri (e di molti altri) sono sul mio profilo anobii: http://www.anobii.com/aldotorrebruno/books

Ah e per concludere...eccovi un'altra deliziosa citazione di Nevo (tratta da Tre piani): "Tutto il mondo è un ponte stretto. I cui pilastri sono libri."

martedì 18 giugno 2019

Il cerchio - Dave Eggers

Interessante distopia

Lo spunto da cui parte il libro è davvero molto interessante: una newco (troppo facile identificarla in Google) diventa super monopolista e inizia a intervenire pesantemente sulla privacy delle persone, mostrando la tensione distopica tra "se sono onesto non ho nulla da nascondere" e l'idea che debbano esistere delle zone di grigio o di nero assoluto nelle nostre vite. Il paradosso viene esplorato in maniera interessante dall'autore tramite la parabola della protagonista, Mae, fino ad un finale piuttosto tragico. Il libro è scritto bene in generale, anche se lo stile dell'autore (per quanto letto in traduzione) non mi abbia particolarmente emozionato, però ad un certo punto sembra che inizi a procedere un po' stancamente. Diciamo che lo spunto iniziale tende a esaurirsi nel corso delle pagine...comunque lettura interessante!
3,5 stelle e grazie a Andrea (che ha letto Infinite Jest!) per avermelo suggerito!

mercoledì 8 maggio 2019

L'anno della lepre - Arto Paasilinna

Un libro surreale

Il libro è surreale in tutto: dalla storia, al tono in cui viene raccontata, dall'idea di fondo agli avvenimenti narrati. Molto affascinante proprio perché spiazzante, in certi momenti ti chiedi se l'autore ci sia o ci faccia. A me ha ricordato un po', per il tono, Boris Vian, fatte le debite differenze. Anche Paasilinna racconta con naturalezza qualcosa che chiunque troverebbe assurdo, si muove quasi su un piano di realtà parallelo. Particolarissimo, molto bello!
4 stelle

domenica 28 aprile 2019

#iviaggidivanesio vol. 6: Pasqua in Sardegna

Le vacanze di Pasqua 2019 si presentano ricche di giorni e di opportunità: da mesi sulla nostra porta di casa campeggiava un elenco di possibili destinazioni, con tanto di km da percorrere...poi, un'offerta di nave più o meno last minute interessante e il desiderio di goderci al massimo ogni secondo con Uran ci ha portato a propendere per la Sardegna. Nessuno di noi c'era mai stato e da più parti (special thanks al mio ex capo, grande viaggiatore e super esperto di Sardegna, prodigo di preziosi consigli) ci veniva segnalata la bellezza dell'isola...soprattutto fuori stagione, quindi senza le orde barbariche del turismo cafonal. Per contro, sapevamo che saremmo andati a vedere spiagge da sogno...senza poter entrare in acqua causa freddino, ma il gioco valeva la candela. E così, Vanesio ha scaldato i motori e ci siamo tuffati nell'avventura sarda!
Un paio di note per me fondamentali, che ho imparato:
- la Sardegna nel pieno rigoglio della primavera è fantastica: colori, profumi, fiori, prati, cieli blu, mare trasparente...uno spettacolo!
- la (misteriosa) civiltà nuragica è affascinante. Pur avendo visto un numero davvero cospicuo di nuraghe et similia (villaggi nuragici, tombe di giganti, ecc) non mi sarei mai fermato di vederne.
Fondamentale in tal senso la guida Sardegna archeologica. I siti più importanti dal Neolitico all'Età Romana (https://www.amazon.it/Sardegna-archeologica-importanti-Neolitico-allEt%C3%A0/dp/8889545453), molto ricca, agile e ben fatta. Abbiamo trovato ovunque guide appassionate e preparatissime, desiderose di spiegarti e farti capire. Un plauso particolare al ragazzo cui per mio scellerato errore non ho chiesto il nome, che ci ha fatto da guida a Su Nuraxi di Barumini: si vedeva che conosceva approfonditamente la materia (approfonditamente per me vuol dire da tesi di dottorato) e che ci metteva passione.
- i sardi sono uno spettacolo. Ti parlano tantissimo, sono incredibilmente ospitali e molto attenti. Non abbiamo trovato nessuna persona scortese, anzi in più occasioni le persone ci hanno fermato con motivi banali solo per fare due chiacchiere. I pastori, in particolare, erano attirati come mosche da Uran, che hanno coccolato in ogni modo (e lui, porcone, si è fatto coccolare)
- pane carasau, pane guttiau e dolci sardi in generale = patrimonio dell'umanità
- la Sardegna è pulitissima, ordinata, c'è attenzione pazzesca all'ambiente e alla raccolta differenziata (anche nel campeggio più scaccione ci è stato raccomandato di separare tutto per benino). Un passo avanti (ahimè) rispetto al resto del centro-sud che ho avuto modo di visitare, e lo dico con dolore e rabbia
- in definitiva la Sardegna a uno mezzo abruzzese non può non piacere: è ultra-agricola, i sardi hanno paura del mare e si rifugiano in montagna, è piena di pecore, ha mare e montagna e i sardi pensano solo a magnà. Praticamente è un Abruzzo che si è separato dai vicini cafoni e a cui hanno aggiunto i nuraghe! (si vabbè, il mare è un po' più bello, ma non stiamo a guardare i dettagli)

Ciò detto, ecco una specie di resoconto non esaustivo di cosa abbiamo visto e visitato in questi 10 giorni a spasso con Vanesio su e giù per la Sardegna!
Periodo: dal 17/4 al 26/4. Partenza da Civitavecchia (traghetto per Olbia) e ritorno da Porto Torres (traghetto per Genova).

17/4
Si parte da Milano non appena Anna finisce di lavorare, ovvero alle ore 12, con una certa pressa: alle 22 dobbiamo essere a Civitavecchia per prendere il traghetto. Il tempo c'è, ma col traffico non si sa mai: guidiamo concentrati e per le 19, in largo anticipo, siamo al porto. Abbiamo preso la nave da Civitavecchia e non da Genova per il semplice motivo...che da Genova non c'erano più posti a prezzi accettabili. Come già sperimentato in altre occasioni, la cabina canina che è presente sulle navi Tirrenia è ottima: Uran è decisamente a suo agio, occupa militarmente il letto di Anna, cena senza fiatare mentre la nave è in partenza e tutti e tre dormiamo come angioletti.

18/4
Arriviamo a Olbia all'alba e iniziamo da un giretto nella zona della costa Smeralda. Sicuramente molto bello, ma anche un po' finto, con questi enormi complessi turistici tutti troppo perfettini. Decidiamo di andare a Palau e prendere un traghetto per l'Isola de La Maddalena, scelta azzeccatissima, perché ci troviamo in una specie di paradiso terrestre.

Arriviamo al camping Abbatoggia, dove piazziamo Vanesio a 5 metri (giuro!) da un mare come mai ne ho visti in vita... e di mare bello ne ho visto! Il campeggio è ancora in lavorazione, il proprietario quasi si scusa, perché i bagni non sono ancora perfetti, e si vede che i lavori fervono per l'inizio della stagione. Scopriamo subito che Pasqua in Sardegna è considerata assolutamente stagione poco turistica: ci sono solo alcuni tedeschi e francesi, ma in generale pochissime persone, il che rende il luogo ancora più magico. Una passeggiata per le spiagge dell'isola (una più incantevole dell'altra) e molti bagni canini per Uran, che dimentica di essere in uno dei suoi giorni "no" (povero cane, ha fatto la chemio il giorno prima...) e se la gode alla grande.

Anche Aldo non sta benissimo, ahilui, forse per l'aria condizionata della nave, forse per lo scarico della tensione. Ma la giornata è incantevole e fa passare tutto in secondo piano! Cena in camper con vista mare, indimenticabile!

19/4
Ci svegliamo con molta calma e decidiamo di proseguire il tour, anche se il richiamo de La Maddalena è forte. Facciamo un veloce giro a Caprera e alla cittadina de La Maddalena, poi prendiamo il traghetto per Palau e ci dirigiamo verso i primi due siti archeologici dei molti che visiteremo: nella zona di Arzachena vediamo la stupenda tomba di Giganti "Coddu 'Ecchju" e il villaggio nuragico de "La prisgiona". La civiltà nuragica, con tutti i suoi misteri inizia subito a fare breccia nei nostri cuori e iniziamo a segnare sulla guida i siti che consideriamo imperdibili. Da questo momento inizia il tour dei sassi (plòc, in bergamasco), con il richiamo dell'età del ferro che fa sentire la sua voce!

Prima di cercare un campeggio visitiamo anche un'altra tomba di giganti, "S'Ena e Thomes", che ha la particolarità di essere ad accesso libero. Si entra da un cancellino, si cammina nella natura tra greggi di pecore e si seguono alcune frecce segnate con pietre sul terreno per arrivare, all'ora del tramonto, a questa tomba meravigliosa. Proseguiamo per Dorgali e troviamo un campeggio a Cala Gonone, in una bella pineta di pini marittimi. Io sono ancora malaticcio e questo mi da l'occasione di vincere un grande capriccio: per non impestare Anna riesco a convincerla che posso andare a dormire nel letto rialzato di Vanesio... ed è stupendo dormire al secondo piano! Ovviamente Uran decide di occupare militarmente il mio posto nel letto, che non riavrò mai più...

20/4
Partiamo verso Serra Orios, il primo dei villaggi nuragici complessi che visiteremo. La struttura del villaggio è bellissima e il mistero che circonda questi luoghi è magico. Le capacità costruttive di una civiltà così antica, il fatto che i luoghi sacri dove hanno trovato fonti d'acqua siano in molti casi ancora fonti d'acqua lascia senza fiato.

A tal proposito per visitare una fonte sacra attraversiamo le montagne per arrivare a Orune e in particolare a Su Tempiesu. La fonte sacra si raggiunge attraverso una bella camminata (in discesa... all'andata!) di una mezz'ora. Il premio che ci aspetta alla fine è notevole: la fonte sacra è un capolavoro di ingegneria idraulica e il luogo colpisce per la sua magia. Non è difficile capire perché ancora oggi una considerevole schiera di bolliti si rechi a queste fonti sacre per celebrare l'acqua: c'è qualcosa di ancestrale in questi luoghi.

Risaliamo (con una certa fatica) e ci lanciamo verso sud: in serata arriviamo a Cagliari, dove l'unica soluzione plausibile per dormire e visitare la città è l'area camper. Approfittiamo del negozio ikea di Cagliari per acquistare una nuova piastra portatile a induzione (consigliatissima: https://www.ikea.com/it/it/catalog/products/00331627/): l'idea di portarla avanti e indietro da casa non ha funzionato...infatti è rimasta a casa, così decidiamo di acquistarne una da lasciare sempre su Vanesio.
Per ciò che concerne l'area camper... diciamo che la sua vicinanza alla città è il suo unico pregio, per il resto... sorvoliamo! Ci consola una cena della vigilia a base di asparagi e ovetto, cotta sulla nuova piastra!

21/4
In mattinata visita della città di Cagliari, con un vento che soffia vigoroso. Vediamo il Bastione Remy, la Torre dell'Elefante, la Cattedrale... ma soprattutto il Museo Archeologico Nazionale, dove il pezzo forte (ma davvero forte!) sono i Giganti (o Eroi, come preferiscono vengano chiamati ora) di Monte Prama.
 

Questi sono un mistero nel mistero della civiltà nuragica: si tratta di statue di eroi che sono state ritrovate in una necropoli, fatte a pezzi (oltre 5000 pezzi...) e poi seppellite. Il lavoro di ricomposizione (degno di un appassionato di puzzle) ci ha restituito delle statue di atleti (pugilatori, arcieri, guerrieri) e dei modelli di nuraghe. Si affiancano alle statue dei bronzetti che - in piccolo - le riproducono. Sul tema c'è in Internet letteratura ampia e variegata, con diversi gradi di follia (punta massima: si tratta di alieni), di certo infittiscono il mistero sulla civiltà nuragica e riempiono gli occhi con la loro bellezza.

Abbandoniamo entro le 12 (onde evitare sovrapprezzi) l'area camper e andiamo allo stagno di Cagliari, dove ha appena avuto inizio l'invasione dei fenicotteri, che vengono qui a nidificare. Il numero è impressionante e c'è una bella passeggiata tra le saline che consente di ammirarli, anche grazie a capanni di osservazione piazzati strategicamente. Uno spettacolo incredibile! Peccato il vento che soffia impetuoso e abbastanza gelido...ma nulla in confronto a ciò che ci aspetterà nella notte!

Il piatto forte di giornata è Su Nuraxi, uno dei villaggi nuragici più belli e imponenti della Sardegna, nella zona di Barumini. Si può visitare solo con la guida (alcuni passaggi sono complicati) ed è una fortuna: come ho scritto in apertura del post, troviamo un ragazzo super competente e appassionato, capace di restituirci la complessità del luogo in tutto il suo fascino, con i dubbi del caso (sistema difensivo o residenza regale? Controllo del territorio? Chi lo sa...) di certo anche in questo caso la capacità di un popolo coevo della civiltà micenea di costruire strutture come i nuraghi è impressionante, così come il numero di queste strutture presenti sull'isola (ne sono stati censiti più di settemila...). Con gli occhi pieni di bellezza, ci dirigiamo verso Piscinas, sperando che il vento ci dia tregua. Parcheggiamo al campeggio Sciopadroxiu, sotto un bosco di eucalipti. Appena arrivati, però, si mette male: il vento aumenta d'intensità e gli eucalipti vacillano. Vado ad attaccare l'elettricità al van, e immediatamente dopo uno degli alberi sotto cui sono passato viene sradicato e cade: terrore puro! Ci spostiamo verso il ristorante, lontano dagli alberi e ci facciamo proteggere dai suoi solidi muri: nella notte cadranno circa 5 alberi e molti dei lampioni del campeggio verranno divelti. L'elettricità è interrotta (ma il campeggio ha un potente generatore) e in generale la situazione è da panico (nel mio caso peggiorata da un ramo che mi prende su un dito e da un altro - spinoso - che mi si conficca nel piede, rendendomi zoppo per un paio di giorni...).
Per fortuna la mattina va meglio, ovviamente i gentilissimi gestori del campeggio sono prostrati: li aspettano una serie di lavori per ripristinare la situazione davvero micidiali. Per scusarsi (come se fosse colpa loro?!) non ci fanno pagare per la notte... accettiamo, ma facciamo incetta di dolci, miele e pane carasau che vendono (deliziosi, peraltro!)

22/4
La gita del giorno è naturalistica: le dune di Piscinas rappresentano uno dei luoghi per me più affascinanti che abbiamo visitato. Si tratta di un luogo unico al mondo, con dune di sabbia alte oltre 10 metri, modellate dal vento (impetuoso!) con una spiaggia enorme che termina in un mare di rara bellezza.

Sulla spiaggia campeggia anche una scultura di Cascella, bellissima e straniante nel contesto, soprattutto in una giornata dove la sabbia ti vortica attorno e ti si infila nei capelli, negli occhi, tra i vestiti... ciononostante Uran, incurante del vento, ha uno dei suoi spettacolari momenti di follia e inizia a correre all'impazzata sulla spiaggia, inseguendo bastoni e rischiando di finire in acqua (con noi che urliamo "noooo, nooooo!" terrorizzati dall'impanatura susseguente). Per fortuna resiste alla tentazione (fermato anche da onde abbastanza impressionanti) e torniamo su Vanesio ben pieni di sabbia ma felici.

Tornando ci fermiamo a visitare la Laveria Brassey e il pozzo Gal, miniere ormai in rovina, con un fascino di architettura industriale incredibile. Si tratta di luoghi in cui il minerale (la blenda) veniva "lavato", ovvero purificato e diviso. Ora giacciono abbandonate... in attesa che vengano valorizzate turisticamente (speriamo).


La gita naturale prosegue con la Giara di Gesturi, un altopiano su cui vivono dei cavallini allo stato brado. Passeggiamo a lungo, ma non ne vediamo, probabilmente a causa dell'elevato numero di visitatori e del gran vento. La gita è comunque spettacolare, la Giara è un luogo di natura magica, con stagni, fiori, sentieri da percorrere e ovviamente un nuraghe! La giornata termina con un po' di cultura: casa Zapata a Barumini, costruita sopra a un nuraghe che si vede dai pavimenti trasparenti della casa sovrastante (si entra gratis col biglietto di Su Nuraxi) e un altro sito fruibile liberamente: la Domu e s’orcu, nuova tomba di giganti, un posto magico. Per dormire troviamo grazie a Google maps un'area camper nel paese più piccolo della Sardegna, Baradili. Si tratta di un'area automatizzata: con 2 euro si attiva la colonnina che ti da 6 ore di corrente elettrica (fornita dai pannelli solari, che meraviglia), c'è un bagno ad uso gratuito, e anche il carico/scarico con monetina. Un luogo bellissimo, di grande pace.

 

Il giorno prima in una macelleria avevo comprato le costolette di pecora...e così festeggio la Pasqua in ritardo, divorandole in compagnia di un festante e carnivoro Uran!

23/4
Prima di ripartire, notiamo un oleificio e approfittiamo, visto che abbiamo quasi finito la nostra scorta. A Ussaramanna c'è infatti l'oleificio Podda, gestito da una simpatica giovane mamma con cui scambiamo quattro chiacchiere e che ci rifornisce di un olio profumato e fruttato!
Partiamo quindi per un altro giorno di sassi: si inizia col nuraghe Genna Maria (che vuol dire porta del mare...), dove un altro custode del sito competente e appassionato ci accompagna in una visita guidata...per noi soli!


Poi si prosegue per la fonte sacra di Santa Vittoria, un santuario nuragico di grande bellezza e fascino, dove si evidenzia come una fonte sacra fosse anche l'occasione per creare un polo culturale e commerciale: c'è il recinto delle feste, un'area commerciale con le sue brave botteghe, un esteso villaggio, che ha il proprio cuore nella fonte sacra. in questo caso la fonte è prosciugata... quindi si può scendere fin dentro al pozzo! Concludiamo con Nuraghe Arrubiu, ovvero il nuraghe rosso in lingua sarda, così chiamato perché il basalto, ricco di ferro, ossidando ha conferito alla struttura un incredibile colore rossastro. Anche qui la guida è appassionata e esperta, capace di farci comprendere appieno il luogo.

Nonostante oramai abbiamo visto parecchi nuraghi, il fascino resta immutato.
Ovviamente una gita come questa non può prescindere da acquisti gastronomici: a Nurri c'è un mulino che macina a pietra il grano duro, di cui si dice un gran bene...come può il panificatore amatoriale che c'è in me resistere? Così facciamo incetta di un bel 15 kg di farine varie da "La pietra e il grano"... prima di cercare un campeggio vicino a Oristano: troviamo un'area camper in una pineta a Torregrande, molto confortevole. Siamo stanchissimi, ma a 20 metri dall'area camper si spande un delizioso profumo di pizza: come resistere a una pizza da asporto mangiata nel van? Carciofi e bottarga: uno spettacolo!

24/4 e 25/4
Partiamo verso Cabras, per visitare il Civico Museo Archeologico che conserva 4 dei Giganti (o Eroi?) di Monte Prama, che si aggiungono a quelli che abbiamo visto a Cagliari. Si trovano qui, perché questa è l'area in cui li hanno ritrovati. Il museo da fuori sembra dimesso, in realtà all'interno è ben organizzato e spettacolare, con anche i resti di una nave romana carica di lingotti di piombo e varie statuette nuragiche.



Proseguiamo per l'area archeologica di Tharros, dove Uran corre a perdifiato sulle dune di sabbia, prima di dirigerci verso Forum Traiani, dove sorgono delle terme romane, da cui ancora oggi sgorga acqua calda! Per completare il tour dell'acqua, visitiamo quella che è considerata la fonte sacra di epoca nuragica più affascinante di Sardegna: Santa Cristina.


Si tratta di un villaggio nuragico e dell'area sacra che è sorta di fianco, un luogo in cui, ancora una volta, è forte il legame con l'acqua, ancora presente nella fonte. Un certo numero di personaggi originali vagano per l'area archeologica a piedi nudi e con atteggiamento ieratico... devo dire che anche questo contribuisce al fascino della fonte! Non osiamo immaginare cosa capiti ogni 18,6 anni, quando, in periodo di lunistizio maggiore, la luce della luna raggiunge lo specchio d’acqua...
Per la notte scegliamo un bellissimo campeggio: Is Arenas, una pineta stupenda che finisce sull'omonima spiaggia.


Ci piace talmente tanto che decidiamo di passare qui tutta la giornata successiva, tra bagni canini spettacolari in un mare bellissimo, ma con onde e correnti impressionanti... che non spaventano però Uran, tornato in forze e in forma smagliante... e che fa il suo show nelle onde! Ci rilassiamo alla grande nel bel campeggio e ci godiamo una giornata di relax totale!

26/4

Il giorno del rientro è giorno di enorme tristezza...per consolarci, solo la bellezza può salvarci: le ultime due tappe di questo giro meraviglioso sono il nuraghe di Santu Antine a Torralba, caratterizzato da un intricato sistema di corridoi a tholos che uniscono le 4 torri e che percorriamo estasiati e la spiaggia di Argentiera, che è ai piedi di una miniera d'argento in disuso e della sua laveria.

L'aspetto affascinante è che quando il sole illumina la spiaggia, i materiali di cui è intrisa fanno sì che risplenda di riflessi per l'appunto argentati. Lascia senza parole, un luogo davvero magico. Prima di ripartire facciamo scorta di bontà locali gastronomiche (salami, dolci, pane carasau e guttiau) e alcooliche: birra ichnusa cruda e una gita alle cantine Sella e Mosca per fare incetta di Cannonau, Torbato e Caregano del Sulcis. Purtroppo arriviamo in un momento in cui non si può degustare... così riusciamo a dirigerci verso Porto Torres, dove ci attende la nave, ancora sobri!
Prendiamo possesso della nostra cabina canina e salpiamo per il continente... con negli occhi la bellezza di queste giornate e nel cuore l'amore per questa terra meravigliosa, dove sicuramente torneremo!

Come al solito Anna ha fatto delle foto bellissime...si trovano qui!