lunedì 24 giugno 2019

[mai più senza] I consigli di lettura di Aldo per l'estate compiono 6 anni!

Per il sesto anno di fila (si inizia l'età scolare!) - e senza ancora essersene pentita (o forse sì, ma è troppo gentile per dirmelo?), la mia amica Antonella mi chiede di tenere fede alla mia fama di lettore forte (oramai in Italia peraltro, per avere questa nomea basterebbe leggere due libri, signora mia, dove andremo a finire? Comunque io ne leggo qualcuno in più, sai chiaro!)
Detto questo, per Antonella soprattutto, ma anche per i miei 25 lettori, ecco la consueta lettera aperta al mondo, occasione annuale per sproloquiare parlando della mia attività preferita, ovvero leggere. A tal proposito noto con dolore che ancora nessuno si è convinto dell'opportunità di pagarmi solo perché io legga, quindi purtroppo tocca lasciare a questa somma attività i ritagli di tempo che la logorante vita moderna ci lascia. Peccato, sarebbe davvero un'ottima idea se iniziassero a stipendiarmi per oziare e leggere e dispensare consigli ripieni di saggezza. Non si capisce perché si ostinino a non farlo.

Per completezza informativa, ma soprattutto per spararmi le pose, ecco i post relativi alle cinque (dicasi 5!) precedenti edizioni di questa rubrica a cadenza annuale, che arriva assieme alla scadenza del 730, ma è incredibilmente più apprezzabile:
[2014] http://aldotorrebruno.blogspot.it/2014/06/mai-piu-senza-i-consigli-di-lettura-di.html
[2015] http://aldotorrebruno.blogspot.it/2015/06/mai-piu-senza-torna-lappuntamento-con-i.html
[2016] http://aldotorrebruno.blogspot.it/2016/07/mai-piu-senza-terzo-appuntamento-con-i.html
[2017] http://aldotorrebruno.blogspot.com/2017/06/mai-piu-senza-quarto-appuntamento-con-i.html
[2018] http://aldotorrebruno.blogspot.com/2018/06/mai-piu-senza-i-consigli-di-lettura-di.html

Ed ora, puntuali come l'ora del te anche in angosciosi tempi di brexit, i consigli di Aldo per un'estate di lettura, ovvero di godimento e letteratura.

Partiamo con un libro serio e un po' pesante, ma anche pensante: La scomparsa di Joseph Mengele, di Olivier Guez. Caso letterario in Francia, passato quasi inosservato in Italia, personalmente l'ho letto perché mi ha incuriosito il titolo e la copertina coi tagli di Fontanta. Per fortuna l'ho fatto, è uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni: vengono raccontati in forma romanzata, ma solidamente appoggiata a ciò che è stato accertato a livello storico, gli anni in sudamerica di Joseph Mengele, il medico nazista che utilizzò Auschwitz per i propri osceni esperimenti. Il libro fa impressione, perché ci si trova davanti a una persona che fino alla fine della propria vita non solo non si è resa conto di quanto fosse disumano ciò che aveva fatto, ma addirittura è rimasta convinta della bontà in senso assoluto delle proprie azioni. Un libro che va letto, scritto benissimo, che si legge tutto d'un fiato, che ci aiuta, in questi tempi bui, a restare umani.

Sempre a proposito di libri scritti davvero bene, apprezzabili anche in traduzione, non posso non parlarvi di Riparare i viventi, di Maylis De Kerangal. La storia è terribile, ma ciò che più colpisce in questo libro è la scrittura, che è semplicemente eccezionale, ipnotica, capace di incatenarti alla pagina. Libro che contiene frasi come "Ormai le ore non hanno più altro uso che essere disponibili", che personalmente mi sono goduto in ogni singola pagina.

La mia passione dell'anno ha però un nome e un cognome, che mi ha letteralmente ossessionato e fatto impazzire (e per il secondo anno di fila, noto, si tratta di un autore israeliano): Eshkol Nevo. Ho letto La simmetria dei desideri, poi Soli e perduti e infine Tre piani. Tutti belli, bellissimi (grazie Marco del suggerimento, davvero, non sai quanto invidio che stai andando in pensione e leggerai ancora di più!), fra i tre il mio preferito è stato il primo. Storia affascinante, raccontata benissimo, scrittura divertente e sicura, personaggi delineati meravigliosamente, con alcuni aspetti assurdi come solo la vita sa esserlo. Una frase dal libro per voi? Ecco qui: "Come ha detto Wittgenstein, la stessa parola può descrivere, in bocca a persone diverse, essenze completamente differenti". Come si fa a non amarlo?

La mia passione murakamiana ha conosciuto un nuovo appuntamento (doppio) durante l'anno grazie ai due libri del nostro: L'assassinio del commendatore vol. 1 e 2. Solita scrittura enigmatica, solita storia stranissima, spostata di pochissimo dalla realtà-reale, che sembra sfiorare con la sua assurdità ma non toccare in pieno. Possiamo dire che Murakami (di cui ho scoperto, grazie a L'arte di correre, la passione smodata per la corsa, attività che ci accomuna in cui lui mi è dimolto superiore, 'cciasande!) non sbaglia un libro? Diciamolo. 

Sempre in tema Giappone, un libro che ho trovato al contempo esilarante e preoccupante è Stupore e tremori, di Amélie Nothomb. Si tratta di una sorta di discesa agli inferi per una giovane impiegata in una mega-azienda giapponese. Si legge lo scontro tra culture, con alcuni passaggi davvero incomprensibili per la nostra mentalità ed invece così radicati, evidentemente, in quella giapponese da lasciarci stupiti e tremanti, come da titolo. In alcuni passaggi mi ha fatto letteralmente irritare per la nostra Amélie, in altri mi ha davvero fatto ridere. Il passaggio sulla donna giapponese ti fa gelare il sangue: "Le ingessano il cervello: se a 25 anni non sei sposata, hai di che vergognarti; se ridi non sei fine; se il tuo viso esprime sentimento, sei volgare; se menzioni l'esistenza di un pelo sul tuo corpo sei immonda .. (tralascio le più volgari) Anche quando sarai chiusa in bagno per dare umile sollievo alla vescica, avrai il dovere di vegliare perchè nessuno possa sentire "il canto del tuo ruscello": dovrai quindi tirare la catena in continuazione..... anche la sfera più intima e insignificante della tua esistenza è sottomessa a una regola, figurati quale sarà la vastità degli obblighi che [...] peseranno sui momenti essenziali della vita".

Altro libro che mi ha cambiato il modo di pensare e di approcciarmi al mondo è Factfulness di Hans Rosling, che ho apprezzato al punto da regalarlo ad alcuni amici (ciao, Matteo). Un libro necessario, che ci dimostra, dati alla mano, quanti preconcetti abbiamo che ci impediscono di capire davvero il mondo. E dire che i dati, i freddi dati per comprendere dove sta andando il mondo sono disponibili, basta aprire gli occhi, e non lo facciamo. Peraltro siamo purtroppo in buona compagnia: il questionario che l’autore ha somministrato in giro per il mondo a decisori di notevole peso ha visto praticamente tutti coloro i quali lo hanno completato ottenere risultati peggiori che se lo avessero compilato a caso. Io l'ho letto in inglese (è scritto in un inglese molto comprensibile) ma esiste anche in italiano.

Uno dei miei autori-feticcio, il grandissimo Sandrone Dazieri (di cui si dice che stia tornando a scrivere del Gorilla, daje Sandrone!) ha concluso quest'anno la trilogia di Dante e Colomba con Il re di denari (seguito di Uccidi il padre e  de L'Angelo, nel caso leggeteli in quest'ordine, mi raccomando!). Non l'ho letto, l'ho divorato. Non ho dormito per due notti, arrivando al lavoro con le occhiaie per finirlo. Congegnato in maniera stupefacente, il che non è una novità: a mio avviso Dazieri è il migliore in assoluto della sua generazione di scrittori italiani per capacità di incastrare i pezzi delle sue trame senza che nulla appaia forzato o sbagliato.

Altri consigli buoni sono arrivati da Fulvio, appassionato di letteratura scandinava, che mi ha suggerito L'anno della lepre, di Arto Paasilinna, uno scrittore finlandese. Si tratta di un libro surreale in tutto: dalla storia, al tono in cui viene raccontata, dall'idea di fondo agli avvenimenti narrati. Molto affascinante proprio perché spiazzante, in certi momenti ti chiedi se l'autore ci sia o ci faccia, perché racconta con naturalezza qualcosa che chiunque troverebbe quantomeno bizzarro, muovendosi su un piano di realtà parallelo.

Infine un libro letto per lavoro, un libro oserei dire "di lavoro", che però mi ha segnato in profondità e che ho iniziato a citare in maniera pressoché continua e mi ha fornito fondamentali spunti sul tema della creatività, su cui ho costruito alcune lezioni che ho erogato con grande divertimento mio (questo ve lo do per certo) e credo anche dei miei allievi (sembravano felici, ma potrebbero aver fatto la faccia divertita per non rendermi triste?). Si tratta di Come i bambini, di Mitch Resnick. Il libro parla per l'appunto di creatività e offre un percorso molto interessante nel tema, con prospettive lucide e critiche al punto giusto. Ho imparato moltissimo e mi sono preoccupato: è vero che anziché favorire la creatività nei livelli superiori, stiamo anestetizzando anche la scuola dell'infanzia? E ha senso quest'operazione, o visto ciò che i lavori di domani sono imprevedibili sarebbe il caso di invertire la tendenza? Che le soft skills stiano diventando sempre meno soft? Che il bilanciamento tra conoscenze e competenze ma soprattutto attitudini vada rivisto in maniera massiccia? Quante domande! Il libro propone se non qualche risposta, sicuramente molte riflessioni tutt'altro che banali.

Buona estate e buone letture a tutti! E se leggendo questi consigli vi è venuto in mente di contraccambiare...siete i benvenuti: ditemi cosa posso leggere quest'estate!

Tutte le recensioni di questi libri (e di molti altri) sono sul mio profilo anobii: http://www.anobii.com/aldotorrebruno/books

Ah e per concludere...eccovi un'altra deliziosa citazione di Nevo (tratta da Tre piani): "Tutto il mondo è un ponte stretto. I cui pilastri sono libri."

martedì 18 giugno 2019

Il cerchio - Dave Eggers

Interessante distopia

Lo spunto da cui parte il libro è davvero molto interessante: una newco (troppo facile identificarla in Google) diventa super monopolista e inizia a intervenire pesantemente sulla privacy delle persone, mostrando la tensione distopica tra "se sono onesto non ho nulla da nascondere" e l'idea che debbano esistere delle zone di grigio o di nero assoluto nelle nostre vite. Il paradosso viene esplorato in maniera interessante dall'autore tramite la parabola della protagonista, Mae, fino ad un finale piuttosto tragico. Il libro è scritto bene in generale, anche se lo stile dell'autore (per quanto letto in traduzione) non mi abbia particolarmente emozionato, però ad un certo punto sembra che inizi a procedere un po' stancamente. Diciamo che lo spunto iniziale tende a esaurirsi nel corso delle pagine...comunque lettura interessante!
3,5 stelle e grazie a Andrea (che ha letto Infinite Jest!) per avermelo suggerito!

mercoledì 8 maggio 2019

L'anno della lepre - Arto Paasilinna

Un libro surreale

Il libro è surreale in tutto: dalla storia, al tono in cui viene raccontata, dall'idea di fondo agli avvenimenti narrati. Molto affascinante proprio perché spiazzante, in certi momenti ti chiedi se l'autore ci sia o ci faccia. A me ha ricordato un po', per il tono, Boris Vian, fatte le debite differenze. Anche Paasilinna racconta con naturalezza qualcosa che chiunque troverebbe assurdo, si muove quasi su un piano di realtà parallelo. Particolarissimo, molto bello!
4 stelle

domenica 28 aprile 2019

#iviaggidivanesio vol. 6: Pasqua in Sardegna

Le vacanze di Pasqua 2019 si presentano ricche di giorni e di opportunità: da mesi sulla nostra porta di casa campeggiava un elenco di possibili destinazioni, con tanto di km da percorrere...poi, un'offerta di nave più o meno last minute interessante e il desiderio di goderci al massimo ogni secondo con Uran ci ha portato a propendere per la Sardegna. Nessuno di noi c'era mai stato e da più parti (special thanks al mio ex capo, grande viaggiatore e super esperto di Sardegna, prodigo di preziosi consigli) ci veniva segnalata la bellezza dell'isola...soprattutto fuori stagione, quindi senza le orde barbariche del turismo cafonal. Per contro, sapevamo che saremmo andati a vedere spiagge da sogno...senza poter entrare in acqua causa freddino, ma il gioco valeva la candela. E così, Vanesio ha scaldato i motori e ci siamo tuffati nell'avventura sarda!
Un paio di note per me fondamentali, che ho imparato:
- la Sardegna nel pieno rigoglio della primavera è fantastica: colori, profumi, fiori, prati, cieli blu, mare trasparente...uno spettacolo!
- la (misteriosa) civiltà nuragica è affascinante. Pur avendo visto un numero davvero cospicuo di nuraghe et similia (villaggi nuragici, tombe di giganti, ecc) non mi sarei mai fermato di vederne.
Fondamentale in tal senso la guida Sardegna archeologica. I siti più importanti dal Neolitico all'Età Romana (https://www.amazon.it/Sardegna-archeologica-importanti-Neolitico-allEt%C3%A0/dp/8889545453), molto ricca, agile e ben fatta. Abbiamo trovato ovunque guide appassionate e preparatissime, desiderose di spiegarti e farti capire. Un plauso particolare al ragazzo cui per mio scellerato errore non ho chiesto il nome, che ci ha fatto da guida a Su Nuraxi di Barumini: si vedeva che conosceva approfonditamente la materia (approfonditamente per me vuol dire da tesi di dottorato) e che ci metteva passione.
- i sardi sono uno spettacolo. Ti parlano tantissimo, sono incredibilmente ospitali e molto attenti. Non abbiamo trovato nessuna persona scortese, anzi in più occasioni le persone ci hanno fermato con motivi banali solo per fare due chiacchiere. I pastori, in particolare, erano attirati come mosche da Uran, che hanno coccolato in ogni modo (e lui, porcone, si è fatto coccolare)
- pane carasau, pane guttiau e dolci sardi in generale = patrimonio dell'umanità
- la Sardegna è pulitissima, ordinata, c'è attenzione pazzesca all'ambiente e alla raccolta differenziata (anche nel campeggio più scaccione ci è stato raccomandato di separare tutto per benino). Un passo avanti (ahimè) rispetto al resto del centro-sud che ho avuto modo di visitare, e lo dico con dolore e rabbia
- in definitiva la Sardegna a uno mezzo abruzzese non può non piacere: è ultra-agricola, i sardi hanno paura del mare e si rifugiano in montagna, è piena di pecore, ha mare e montagna e i sardi pensano solo a magnà. Praticamente è un Abruzzo che si è separato dai vicini cafoni e a cui hanno aggiunto i nuraghe! (si vabbè, il mare è un po' più bello, ma non stiamo a guardare i dettagli)

Ciò detto, ecco una specie di resoconto non esaustivo di cosa abbiamo visto e visitato in questi 10 giorni a spasso con Vanesio su e giù per la Sardegna!
Periodo: dal 17/4 al 26/4. Partenza da Civitavecchia (traghetto per Olbia) e ritorno da Porto Torres (traghetto per Genova).

17/4
Si parte da Milano non appena Anna finisce di lavorare, ovvero alle ore 12, con una certa pressa: alle 22 dobbiamo essere a Civitavecchia per prendere il traghetto. Il tempo c'è, ma col traffico non si sa mai: guidiamo concentrati e per le 19, in largo anticipo, siamo al porto. Abbiamo preso la nave da Civitavecchia e non da Genova per il semplice motivo...che da Genova non c'erano più posti a prezzi accettabili. Come già sperimentato in altre occasioni, la cabina canina che è presente sulle navi Tirrenia è ottima: Uran è decisamente a suo agio, occupa militarmente il letto di Anna, cena senza fiatare mentre la nave è in partenza e tutti e tre dormiamo come angioletti.

18/4
Arriviamo a Olbia all'alba e iniziamo da un giretto nella zona della costa Smeralda. Sicuramente molto bello, ma anche un po' finto, con questi enormi complessi turistici tutti troppo perfettini. Decidiamo di andare a Palau e prendere un traghetto per l'Isola de La Maddalena, scelta azzeccatissima, perché ci troviamo in una specie di paradiso terrestre.

Arriviamo al camping Abbatoggia, dove piazziamo Vanesio a 5 metri (giuro!) da un mare come mai ne ho visti in vita... e di mare bello ne ho visto! Il campeggio è ancora in lavorazione, il proprietario quasi si scusa, perché i bagni non sono ancora perfetti, e si vede che i lavori fervono per l'inizio della stagione. Scopriamo subito che Pasqua in Sardegna è considerata assolutamente stagione poco turistica: ci sono solo alcuni tedeschi e francesi, ma in generale pochissime persone, il che rende il luogo ancora più magico. Una passeggiata per le spiagge dell'isola (una più incantevole dell'altra) e molti bagni canini per Uran, che dimentica di essere in uno dei suoi giorni "no" (povero cane, ha fatto la chemio il giorno prima...) e se la gode alla grande.

Anche Aldo non sta benissimo, ahilui, forse per l'aria condizionata della nave, forse per lo scarico della tensione. Ma la giornata è incantevole e fa passare tutto in secondo piano! Cena in camper con vista mare, indimenticabile!

19/4
Ci svegliamo con molta calma e decidiamo di proseguire il tour, anche se il richiamo de La Maddalena è forte. Facciamo un veloce giro a Caprera e alla cittadina de La Maddalena, poi prendiamo il traghetto per Palau e ci dirigiamo verso i primi due siti archeologici dei molti che visiteremo: nella zona di Arzachena vediamo la stupenda tomba di Giganti "Coddu 'Ecchju" e il villaggio nuragico de "La prisgiona". La civiltà nuragica, con tutti i suoi misteri inizia subito a fare breccia nei nostri cuori e iniziamo a segnare sulla guida i siti che consideriamo imperdibili. Da questo momento inizia il tour dei sassi (plòc, in bergamasco), con il richiamo dell'età del ferro che fa sentire la sua voce!

Prima di cercare un campeggio visitiamo anche un'altra tomba di giganti, "S'Ena e Thomes", che ha la particolarità di essere ad accesso libero. Si entra da un cancellino, si cammina nella natura tra greggi di pecore e si seguono alcune frecce segnate con pietre sul terreno per arrivare, all'ora del tramonto, a questa tomba meravigliosa. Proseguiamo per Dorgali e troviamo un campeggio a Cala Gonone, in una bella pineta di pini marittimi. Io sono ancora malaticcio e questo mi da l'occasione di vincere un grande capriccio: per non impestare Anna riesco a convincerla che posso andare a dormire nel letto rialzato di Vanesio... ed è stupendo dormire al secondo piano! Ovviamente Uran decide di occupare militarmente il mio posto nel letto, che non riavrò mai più...

20/4
Partiamo verso Serra Orios, il primo dei villaggi nuragici complessi che visiteremo. La struttura del villaggio è bellissima e il mistero che circonda questi luoghi è magico. Le capacità costruttive di una civiltà così antica, il fatto che i luoghi sacri dove hanno trovato fonti d'acqua siano in molti casi ancora fonti d'acqua lascia senza fiato.

A tal proposito per visitare una fonte sacra attraversiamo le montagne per arrivare a Orune e in particolare a Su Tempiesu. La fonte sacra si raggiunge attraverso una bella camminata (in discesa... all'andata!) di una mezz'ora. Il premio che ci aspetta alla fine è notevole: la fonte sacra è un capolavoro di ingegneria idraulica e il luogo colpisce per la sua magia. Non è difficile capire perché ancora oggi una considerevole schiera di bolliti si rechi a queste fonti sacre per celebrare l'acqua: c'è qualcosa di ancestrale in questi luoghi.

Risaliamo (con una certa fatica) e ci lanciamo verso sud: in serata arriviamo a Cagliari, dove l'unica soluzione plausibile per dormire e visitare la città è l'area camper. Approfittiamo del negozio ikea di Cagliari per acquistare una nuova piastra portatile a induzione (consigliatissima: https://www.ikea.com/it/it/catalog/products/00331627/): l'idea di portarla avanti e indietro da casa non ha funzionato...infatti è rimasta a casa, così decidiamo di acquistarne una da lasciare sempre su Vanesio.
Per ciò che concerne l'area camper... diciamo che la sua vicinanza alla città è il suo unico pregio, per il resto... sorvoliamo! Ci consola una cena della vigilia a base di asparagi e ovetto, cotta sulla nuova piastra!

21/4
In mattinata visita della città di Cagliari, con un vento che soffia vigoroso. Vediamo il Bastione Remy, la Torre dell'Elefante, la Cattedrale... ma soprattutto il Museo Archeologico Nazionale, dove il pezzo forte (ma davvero forte!) sono i Giganti (o Eroi, come preferiscono vengano chiamati ora) di Monte Prama.
 

Questi sono un mistero nel mistero della civiltà nuragica: si tratta di statue di eroi che sono state ritrovate in una necropoli, fatte a pezzi (oltre 5000 pezzi...) e poi seppellite. Il lavoro di ricomposizione (degno di un appassionato di puzzle) ci ha restituito delle statue di atleti (pugilatori, arcieri, guerrieri) e dei modelli di nuraghe. Si affiancano alle statue dei bronzetti che - in piccolo - le riproducono. Sul tema c'è in Internet letteratura ampia e variegata, con diversi gradi di follia (punta massima: si tratta di alieni), di certo infittiscono il mistero sulla civiltà nuragica e riempiono gli occhi con la loro bellezza.

Abbandoniamo entro le 12 (onde evitare sovrapprezzi) l'area camper e andiamo allo stagno di Cagliari, dove ha appena avuto inizio l'invasione dei fenicotteri, che vengono qui a nidificare. Il numero è impressionante e c'è una bella passeggiata tra le saline che consente di ammirarli, anche grazie a capanni di osservazione piazzati strategicamente. Uno spettacolo incredibile! Peccato il vento che soffia impetuoso e abbastanza gelido...ma nulla in confronto a ciò che ci aspetterà nella notte!

Il piatto forte di giornata è Su Nuraxi, uno dei villaggi nuragici più belli e imponenti della Sardegna, nella zona di Barumini. Si può visitare solo con la guida (alcuni passaggi sono complicati) ed è una fortuna: come ho scritto in apertura del post, troviamo un ragazzo super competente e appassionato, capace di restituirci la complessità del luogo in tutto il suo fascino, con i dubbi del caso (sistema difensivo o residenza regale? Controllo del territorio? Chi lo sa...) di certo anche in questo caso la capacità di un popolo coevo della civiltà micenea di costruire strutture come i nuraghi è impressionante, così come il numero di queste strutture presenti sull'isola (ne sono stati censiti più di settemila...). Con gli occhi pieni di bellezza, ci dirigiamo verso Piscinas, sperando che il vento ci dia tregua. Parcheggiamo al campeggio Sciopadroxiu, sotto un bosco di eucalipti. Appena arrivati, però, si mette male: il vento aumenta d'intensità e gli eucalipti vacillano. Vado ad attaccare l'elettricità al van, e immediatamente dopo uno degli alberi sotto cui sono passato viene sradicato e cade: terrore puro! Ci spostiamo verso il ristorante, lontano dagli alberi e ci facciamo proteggere dai suoi solidi muri: nella notte cadranno circa 5 alberi e molti dei lampioni del campeggio verranno divelti. L'elettricità è interrotta (ma il campeggio ha un potente generatore) e in generale la situazione è da panico (nel mio caso peggiorata da un ramo che mi prende su un dito e da un altro - spinoso - che mi si conficca nel piede, rendendomi zoppo per un paio di giorni...).
Per fortuna la mattina va meglio, ovviamente i gentilissimi gestori del campeggio sono prostrati: li aspettano una serie di lavori per ripristinare la situazione davvero micidiali. Per scusarsi (come se fosse colpa loro?!) non ci fanno pagare per la notte... accettiamo, ma facciamo incetta di dolci, miele e pane carasau che vendono (deliziosi, peraltro!)

22/4
La gita del giorno è naturalistica: le dune di Piscinas rappresentano uno dei luoghi per me più affascinanti che abbiamo visitato. Si tratta di un luogo unico al mondo, con dune di sabbia alte oltre 10 metri, modellate dal vento (impetuoso!) con una spiaggia enorme che termina in un mare di rara bellezza.

Sulla spiaggia campeggia anche una scultura di Cascella, bellissima e straniante nel contesto, soprattutto in una giornata dove la sabbia ti vortica attorno e ti si infila nei capelli, negli occhi, tra i vestiti... ciononostante Uran, incurante del vento, ha uno dei suoi spettacolari momenti di follia e inizia a correre all'impazzata sulla spiaggia, inseguendo bastoni e rischiando di finire in acqua (con noi che urliamo "noooo, nooooo!" terrorizzati dall'impanatura susseguente). Per fortuna resiste alla tentazione (fermato anche da onde abbastanza impressionanti) e torniamo su Vanesio ben pieni di sabbia ma felici.

Tornando ci fermiamo a visitare la Laveria Brassey e il pozzo Gal, miniere ormai in rovina, con un fascino di architettura industriale incredibile. Si tratta di luoghi in cui il minerale (la blenda) veniva "lavato", ovvero purificato e diviso. Ora giacciono abbandonate... in attesa che vengano valorizzate turisticamente (speriamo).


La gita naturale prosegue con la Giara di Gesturi, un altopiano su cui vivono dei cavallini allo stato brado. Passeggiamo a lungo, ma non ne vediamo, probabilmente a causa dell'elevato numero di visitatori e del gran vento. La gita è comunque spettacolare, la Giara è un luogo di natura magica, con stagni, fiori, sentieri da percorrere e ovviamente un nuraghe! La giornata termina con un po' di cultura: casa Zapata a Barumini, costruita sopra a un nuraghe che si vede dai pavimenti trasparenti della casa sovrastante (si entra gratis col biglietto di Su Nuraxi) e un altro sito fruibile liberamente: la Domu e s’orcu, nuova tomba di giganti, un posto magico. Per dormire troviamo grazie a Google maps un'area camper nel paese più piccolo della Sardegna, Baradili. Si tratta di un'area automatizzata: con 2 euro si attiva la colonnina che ti da 6 ore di corrente elettrica (fornita dai pannelli solari, che meraviglia), c'è un bagno ad uso gratuito, e anche il carico/scarico con monetina. Un luogo bellissimo, di grande pace.

 

Il giorno prima in una macelleria avevo comprato le costolette di pecora...e così festeggio la Pasqua in ritardo, divorandole in compagnia di un festante e carnivoro Uran!

23/4
Prima di ripartire, notiamo un oleificio e approfittiamo, visto che abbiamo quasi finito la nostra scorta. A Ussaramanna c'è infatti l'oleificio Podda, gestito da una simpatica giovane mamma con cui scambiamo quattro chiacchiere e che ci rifornisce di un olio profumato e fruttato!
Partiamo quindi per un altro giorno di sassi: si inizia col nuraghe Genna Maria (che vuol dire porta del mare...), dove un altro custode del sito competente e appassionato ci accompagna in una visita guidata...per noi soli!


Poi si prosegue per la fonte sacra di Santa Vittoria, un santuario nuragico di grande bellezza e fascino, dove si evidenzia come una fonte sacra fosse anche l'occasione per creare un polo culturale e commerciale: c'è il recinto delle feste, un'area commerciale con le sue brave botteghe, un esteso villaggio, che ha il proprio cuore nella fonte sacra. in questo caso la fonte è prosciugata... quindi si può scendere fin dentro al pozzo! Concludiamo con Nuraghe Arrubiu, ovvero il nuraghe rosso in lingua sarda, così chiamato perché il basalto, ricco di ferro, ossidando ha conferito alla struttura un incredibile colore rossastro. Anche qui la guida è appassionata e esperta, capace di farci comprendere appieno il luogo.

Nonostante oramai abbiamo visto parecchi nuraghi, il fascino resta immutato.
Ovviamente una gita come questa non può prescindere da acquisti gastronomici: a Nurri c'è un mulino che macina a pietra il grano duro, di cui si dice un gran bene...come può il panificatore amatoriale che c'è in me resistere? Così facciamo incetta di un bel 15 kg di farine varie da "La pietra e il grano"... prima di cercare un campeggio vicino a Oristano: troviamo un'area camper in una pineta a Torregrande, molto confortevole. Siamo stanchissimi, ma a 20 metri dall'area camper si spande un delizioso profumo di pizza: come resistere a una pizza da asporto mangiata nel van? Carciofi e bottarga: uno spettacolo!

24/4 e 25/4
Partiamo verso Cabras, per visitare il Civico Museo Archeologico che conserva 4 dei Giganti (o Eroi?) di Monte Prama, che si aggiungono a quelli che abbiamo visto a Cagliari. Si trovano qui, perché questa è l'area in cui li hanno ritrovati. Il museo da fuori sembra dimesso, in realtà all'interno è ben organizzato e spettacolare, con anche i resti di una nave romana carica di lingotti di piombo e varie statuette nuragiche.



Proseguiamo per l'area archeologica di Tharros, dove Uran corre a perdifiato sulle dune di sabbia, prima di dirigerci verso Forum Traiani, dove sorgono delle terme romane, da cui ancora oggi sgorga acqua calda! Per completare il tour dell'acqua, visitiamo quella che è considerata la fonte sacra di epoca nuragica più affascinante di Sardegna: Santa Cristina.


Si tratta di un villaggio nuragico e dell'area sacra che è sorta di fianco, un luogo in cui, ancora una volta, è forte il legame con l'acqua, ancora presente nella fonte. Un certo numero di personaggi originali vagano per l'area archeologica a piedi nudi e con atteggiamento ieratico... devo dire che anche questo contribuisce al fascino della fonte! Non osiamo immaginare cosa capiti ogni 18,6 anni, quando, in periodo di lunistizio maggiore, la luce della luna raggiunge lo specchio d’acqua...
Per la notte scegliamo un bellissimo campeggio: Is Arenas, una pineta stupenda che finisce sull'omonima spiaggia.


Ci piace talmente tanto che decidiamo di passare qui tutta la giornata successiva, tra bagni canini spettacolari in un mare bellissimo, ma con onde e correnti impressionanti... che non spaventano però Uran, tornato in forze e in forma smagliante... e che fa il suo show nelle onde! Ci rilassiamo alla grande nel bel campeggio e ci godiamo una giornata di relax totale!

26/4

Il giorno del rientro è giorno di enorme tristezza...per consolarci, solo la bellezza può salvarci: le ultime due tappe di questo giro meraviglioso sono il nuraghe di Santu Antine a Torralba, caratterizzato da un intricato sistema di corridoi a tholos che uniscono le 4 torri e che percorriamo estasiati e la spiaggia di Argentiera, che è ai piedi di una miniera d'argento in disuso e della sua laveria.

L'aspetto affascinante è che quando il sole illumina la spiaggia, i materiali di cui è intrisa fanno sì che risplenda di riflessi per l'appunto argentati. Lascia senza parole, un luogo davvero magico. Prima di ripartire facciamo scorta di bontà locali gastronomiche (salami, dolci, pane carasau e guttiau) e alcooliche: birra ichnusa cruda e una gita alle cantine Sella e Mosca per fare incetta di Cannonau, Torbato e Caregano del Sulcis. Purtroppo arriviamo in un momento in cui non si può degustare... così riusciamo a dirigerci verso Porto Torres, dove ci attende la nave, ancora sobri!
Prendiamo possesso della nostra cabina canina e salpiamo per il continente... con negli occhi la bellezza di queste giornate e nel cuore l'amore per questa terra meravigliosa, dove sicuramente torneremo!

Come al solito Anna ha fatto delle foto bellissime...si trovano qui!





domenica 31 marzo 2019

#iviaggidivanesio vol. 5: cascate del Cenghen

Più di una persona mi ha parlato della bellezza delle montagne dietro Lecco e in effetti ne avevamo avuto un piccolo assaggio in occasione della gita al Ponte nel cielo a Tartano. Aggiungiamo a ciò che grazie alle mie ricerche su Google, in cerca di passeggiate canine sempre nuove e alla follia che mi ha preso di recente, con la passione per le camminate in (più o meno) montagna, ho scoperto l'esistenza di wikiloc, un fantastico sito con la sua brava app collegata, in cui altri matti pubblicano itinerari per camminare, andare in bici, gironzolare e via dicendo...e il gioco è fatto. Grazie a questa app ho trovato la passeggiata alle cascate del Cenghen, realizzata da un uomo, un mito, alfiere nero: non ti conosco personalmente, ma amo la precisione con cui tracci e descrivi gli itinerari, quando il web ti fa incrociare virtualmente persone così mi trasformo in Tomás Maldonado e penso che l'umanità inventando l'Internét abbia davvero fatto un miracolo...ok sto divagando.
Intanto, ecco il link al percorso, proposto da alfiere nero: https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/anello-cascata-del-cenghen-da-abbadia-lariana-12041814 così se vi viene voglia, cari i miei 25 lettori...potete andarci facilmente!

Partenza di venerdì sera, con vanesio bello carico e ci dirigiamo verso Abbadia Lariana. Da Milano è piuttosto vicino, se la strada non è trafficata, si arriva in circa un'ora. Noi siamo partiti tardi, dopo cena, quindi non abbiamo avuto problemi. Troviamo un bel parcheggio libero in zona industriale e piazziamo il nostro adorato van, a nanna presto nel calduccio! Al mattino, ovviamente, il dramma: siamo in zona industriale, non vicinissimi al paese, ma in zona non proprio deserta. E ovviamente non abbiamo montato il leggendario bagno chimico Porta potti, quindi da buon signore di mezz'età mi sveglio alle 8 molto desideroso di un bagno! Parto al galoppo verso il paesello (correndo) e quando finalmente trovo un bar aperto la gioia si dipinge sul mio volto! Prima o poi dovremo deciderci ad attivare il bagno chimico, però...
Risolta la questione fisiologica, colazione e partenza. Il sentiero del viandante, che è un lungo sentiero comodo comodo e più o meno pianeggiante che costeggia per ben 45 km la sponda lecchese del lago passa proprio lì vicino, lo imbocchiamo...e quasi subito lo abbandoniamo, in favore di un sentiero ripido e sassoso che ascende verso i resinelli. Il primo pezzo fa selezione: sale di brutto, nel bosco, con gradoni di pietra impegnativi.

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno...
Ogni tanto il panorama si apre e si ammira una porzione sempre più generosa di lago. La giornata è bellissima e calda, il nostro stambecco casalingo evidentemente si dimentica il suo stato di malato e va su senza soste. Noi gli arranchiamo dietro...

Alloraaaaaa! Vi muovete??
La natura inizia a sentire l'arrivo della primavera imminente: fiori, piccoli insettini, un caldo micidiale in ascesa...Uran quando noi stravolti facciamo pausa mostra il suo disappunto e tira come un ossesso. Anche perché a un certo punto ha sete, e sente in lontananza lo scorrere del ruscello. Ci arriviamo alla bersagliera, ed è ovviamente bagno canino!

Finalmente!
Quando si arriva alla cascata, è uno spettacolo assoluto: come è possibile che a un'ora da Milano ci sia qualcosa di così meraviglioso? Una lunga fenditura nella roccia in cui scorre la cascata, che crea un piccolo laghetto (piccolissimo, diciamo una pozza profonda - in cui Uran si tufferà), che poi da origine al ruscello. Si riesce ad arrivare praticamente dentro la cascata, ed è davvero bellissimo, stupefacente. 
Ci lascia senza parole!
Ammiriamo, riposiamo e ripartiamo. L'anello scende ora verso Abbadia, siamo stanchi ma molto felici. Incrociamo anche un prato in cui i crocus stanno spuntando come crocus a fine inverno, è uno spettacolo bellissimo...

Crocus
Tornati al van, pranziamo (molto affamati) e prima che sia sera decidiamo di tornare a casa. La passeggiata è stupenda e alla portata davvero di chiunque (abbiamo incrociato anche famiglie con bambini), solo il primo pezzo è un po' in salita, ma assolutamente gestibile se si ha un minimo di allenamento e non si hanno problemi a camminare. Ci voglioni da 2 a 3 ore, a seconda di quanto ci si ferma ad ammirare il paesaggio e la cascata in cima. 
Se avevamo qualche dubbio sul fatto che avremmo usato il van "fuori stagione"...mi sento di dire che li abbiamo fugati!


domenica 24 marzo 2019

L'assassinio del commendatore - Vol. 2 Metafore che si trasformano - Haruki Murakami

Il libro primo (da cui non si può prescindere se si vuole leggere questo, perché di fatto è un unico libro, semplicemente pubblicato in due parti) aveva un tocco visionario tipicamente murakamiano, ma tutto sommato nei limiti del normale (per lui). Questo secondo è assolutamente assurdo, totalmente visionario, non si può mai direi illogico, parlando di questo autore incredibile, ma diciamo che segue una logica sua. In cui non sempre ci si riesce a ritrovare, in cui bisogna farsi guidare dalle metafore e dal non-senso, in cui anche la Storia (con la S maiuscola) gioca a fare capolino dalle vicende personali, in cui tutto va letto in filigrana.
Nel complesso, due libri magnifici, totalmente suoi, murakamiani fino al midollo, in cui si legge il genio dell'autore e lo si apprezza (o lo si detesta) fino in fondo.
4 stelle

venerdì 15 marzo 2019

Il tempo degli stregoni - Wolfram Eilenberger


Come al solito, in questa stagione dell'anno, mi ricordo di aver preso (ormai vent'anni fa...) una laurea in filosofia e la onoro leggendo un librone filosofico. L'occasione è data da un suggerimento di un docente del Poli che mi onoro di chiamare mio amico, che mi ha suggerito questo cospicuo mattone che racconta in un mix biografico - teoretico - storico la vita e il pensiero di 4 grandi filosofi tedeschi negli anni della Repubblica di Weimar. SI tratta di Wittgenstein, Heidegger, Cassirer e Benjamin. Libro non facilissimo, ma di grande fascino, in cui si fondono sia gli elementi biografici coi loro influssi sul pensiero, sia quelli storici, di un decennio caratterizzato dalla sensazione, tutta tedesca, di camminare sul ciglio della tragedia che sarebbe poi seguita. Il libro è scritto benissimo e permette anche a un non specialista volenteroso di immergersi in questo particolare periodo critico, che tanto ha segnato le sorti del pensiero del 900. Grazie grazie grazie a Carlo per avermelo segnalato!
4 stelle

sabato 23 febbraio 2019

#iviaggidivanesio vol.4 - Gita in giornata a Cogne

Cogne è un luogo che amiamo molto: più o meno ogni anno, quando nevica (e a Cogne nevica di brutto!) siamo soliti fare una gita in giornata: tutto sommato è vicina a Milano, soprattutto perché è tutta autostrada e si arriva in circa due ore, ma soprattutto è un luogo stupendo, di passeggiate canine magiche e di spazi meravigliosi.
Senza parole!
Però, fino a quest’anno abbiamo sempre vissuto la gita come un po’ troppo compressa: parti, arrivi, passeggi, poi stravolto e umidiccio di neve sopra e sudazzato di fatica sotto torni a casa...ma da quest’anno, a sparigliare tutto c’è Vanesio! Pur non fermandoci a dormire, infatti, abbiamo pensato fosse una stupenda idea, dopo aver fatto la nostra passeggiata, avere la possibilità di alzare il tetto, accendere il riscaldamento (oramai lo possiamo dire: l'Eberspächer è un'invenzione pazzesca, patrimonio dell'umanità), cucinare e mangiare, rilassarci un po’, asciugarci, e infine tornare verso casa. Sapete una cosa? Non solo funziona, ma è fichissimo!!!
Affondati nella neve
Partenza intelligente da casa, come al solito: è domenica mattina e siamo in strada per le 11, alle 13 circa arriviamo a Cogne. Ha nevicato tantissimo nell’ultima settimana, troviamo neve che mi arriva alle cosce, immacolata, stupenda. Decidiamo per un’attività solitamente vietatissima: la passeggiata lungo la pista da sci di fondo, tanto è assolutamente impraticabile per gli sciatori causa neve fresca. Il percorso costeggia il fiume, regala paesaggi mozzafiato, alternando bosco, pianori innevati e soprattutto le rocce affioranti dal torrente, coperte di neve. Uran sta praticamente sempre semisepolto nella neve (spunta il codino e le orecchie da Gremlins) ma soprattutto gode come una vaporiera zompettando su e giù, correndo in avanti e indietro, lanciandosi con me da ogni piccola discesa che troviamo.
Il torrente Grand Eyvia
Due ore di camminata affondando nella neve stroncherebbero chiunque, decidiamo di tornare dal grande prato innevato. Alziamo gli occhi al cielo e... ooooooh stupore assoluto! Un’aquila sopra le nostre teste, enorme, regale, maestosa, volteggia e si dirige verso le cime del Gran Paradiso. Ovviamente Anna teme che possa ghermire Uran (si, vabbè...) ma evidentemente preferisce prede più giovani, col cane noveenne che ci fa, il brodo?!
Come direbbe George: what else?
Di ritorno a Vanesio, decidiamo di dirigerci verso Aosta, per non incappare nel ghiaccio sulla strada che da Cogne porta al capoluogo, ma una volta giunti in città, dopo aver fatto scorta di tegole valdostane (quanto sono buone!) mettiamo in pratica i nostri propositi: piadina e burrata entrambe prese da eataly, affettato, avocado. Insomma, il contatore Geiger di radicalchicchitudine si ferma fisso su "nannimoretti"...spettacolo su vanesio!

Qui un bell'album fotografico come sempre realizzato da Anna

venerdì 1 febbraio 2019

L'arte di correre - Haruki Murakami

Il Murakami maratoneta

Detto che il fatto che il più grande scrittore giapponese vivente, la cui prosa mi fa impazzire, sia anche in grado di correre una ultramaratona mi causa un certo nervosismo da profonda invidia, passiamo al libro in sé. Si tratta di una specie di viaggio interiore nell'animo del Murakami maratoneta, che però rimane intrinsecamente scrittore, come se questi due aspetti fossero (e credo in effetti siano) inscindibili.
Riflessioni molto condivisibili sulla corsa, che chiunque abbia provato a fare più di un paio di km in maniera seria non può che leggere con curiosità. Approccio molto simile al mio: lui corre per stare solo e cercare dentro di sé, il che mi affascina e somiglia molto al perché anche io corra (oltre che evitare di re-ingrassare come un balenottero).
Scrittura solitamente murakamiana, su argomento totalmente altro rispetto al suo solito. Una specie di super diario intimo sulla corsa e come essa si rapporti o incida sul suo modo di essere.
4 stelle

domenica 20 gennaio 2019

#iviaggidivanesio vol. 3: Ponte nel cielo a Tartano (Valtellina)

Uno degli aspetti più entusiasmanti dell'essere diventati fortunati e felici(ssimi) proprietari di un van camperizzato Ford Nugget Westfalia aka Vanesio è quello di poter aggredire un normalissimo weekend di gennaio, decidere di partire e ciaopepp, trasformare un sabato e domenica di noia e rincretinimento davanti a Netflix in un paio di giorni divertenti, pieni di bellezza e di aria buona di montagna (a Milano negli ultimi giorni quando vai in bicicletta fatichi a respirare).
L'adesivo che abbiamo messo sulla porta di casa, su cui si può scrivere coi pennarelli cancellabili è pieno zeppo di destinazioni possibili e/o improbabili, tra cui spiccava da qualche tempo il ponte nel cielo (https://www.pontenelcielo.it/).
Si tratta del ponte tibetano più alto d'Europa, costruito con indubbio spirito turistico-imprenditoriale in uno (prima del ponte) sconosciuto paesello della Valtellina: Tartano, nella valle omonima, sopra al torrente omonimo, a pochi km (una dozzina, ma ricchi di tornanti...) da Morbegno.
Le immagini fanno paura, soprattutto se come nel mio caso si soffre di vertigini, ma al contempo ingolosiscono, in un classico schema odi-et-amo: del resto a questo servono le scuole alte, a fingere di capire questi sentimenti ambivalenti recitando Catullo con sguardo trasognato.
Detto questo, partenza verso Morbegno, prima tappa del nostro giro e piacevolissima passeggiata lungo il sentiero Valtellina (http://sentiero.valtellina.it/ - da approfondire!): circa 120 km lungo l'Adda di strada ciclopedonale tra Colico e Bormio. Sentiero molto simpatico, ben tenuto e curato, incrociamo molte persone che passeggiano col cane, molti ciclisti che sfrecciano (ma il sentiero pedonale e quello ciclabile sono distinti, per lo meno nei 10 km vicino a Morbegno che abbiamo percorso noi) e svariati enormi aironi che volteggiano sul fiume. Fa freddo, ma la bellezza sa consolare. E poi su Vanesio c'è una nuova facility al cui pensiero mi scaldo: per il mio onomastico Anna mi ha fatto dono di una fiaschetta da whisky di una bellezza indescrivibile, da cui suggere quel nettare degli dei torbato che arriva dalla remota isola di Islay...
I più raffinati noteranno il pendant fiaschetta-grembiule
Dopo una notte molto fredda (ma il nostro Eberspächer ci garantisce il consueto confort termico, anzi pure troppo caldino) ci svegliamo sotto un sole meraviglioso: la domenica è ideale per una sana passeggiata sul ponte! Avvicinandosi, se - come nel mio caso - si soffre di vertigini - le ginocchia un po' tremano: il ponte è maledettamente alto ed è lunghissimo! Anna mi prende in giro, dice che è molto largo (in effetti ci si passa in due comodamente) e che le corde d'acciaio che lo sorreggono sono spesse come il mio polso (vero, nonostante sia molto aereo dà grande sensazione di robustezza)...ma quando c'è la fifa, la ragione batte in ritirata.
Il ponte visto da sotto. Rabbrividiamo
Appena saliti (Anna tiene Uran, che è ovviamente entusiasta...ma non lo sa, dico io, di essere un anzionotto cagnolone nero? Eccitato come un fagiano in amore, vuole correre sul ponte e manco si accorge di essere sospeso nel vuoto!), si parte agili, tutto sembra molto stabile e sicuro, ma poi, quando si arriva a un terzo del ponte e magari si inizia a incrociare un po' di gente, si sente il ponte ballare in maniera per i miei gusti vigorosa. Bello, eh, sia chiaro: le montagne intorno, il sole, la diga col lago artificiale ghiacciato sotto di noi, ma la fifa c'è e si fa sentire. Questo eccezionale documento, auto-scattato con sprezzo del pericolo mostra il vostro eroe con espressione estremamente rilassata, più o meno a metà strada:
Evidente serenità
A quest'altezza, un ironico signore di una certa età mi ha detto "eh, quando arrivi in mezzo si sente cri-cri-cri, scricchiola per bene". Grazie, amico, come avrei potuto fare senza la tua parola di conforto?
Arrivati dall'altra parte, c'è un piccolo bivacco dove ci hanno offerto un graditissimo vin brulé, e c'è un bagno "ad aria". Ovvero una capanna di legno, con un buco in mezzo...diciamo che è un sistema molto naturale!
Abbiamo sentito profumi più invitanti, ma nel momento del bisogno...
A questo punto ci inerpichiamo sulla montagna, dirigendoci verso il "Sentiero dei ponti". Si tratta di un sentiero molto facile, alla portata di chiunque abbia un minimo di allenamento, che consente in due ore (se sei un alpinista provetto, 3 se sei una persona normale) di fare un anello che prevede l'attraversamento di alcuni ponti, per tornare al paesetto da cui siamo partiti, Campo Tartano.
Noi lo abbiamo percorso fino al primo ponte, ovvero sparandoci tutta la salita da 1000 a 1300 metri, per poi tornare indietro quando iniziava la parte facile e in discesa, perché comunque sarebbero stati molti km ancora e il nostro stambecco canino, per quanto entusiasta ha pur sempre 9 anni e non volevamo vederlo stramazzare...inoltre completando il giro ci saremmo persi il ritorno dal ponte nel cielo e soprattutto la discesa verso la diga, un altro momento di rara bellezza. L'invaso artificiale è infatti completamente gelato, con lastroni di ghiaccio spessi 10-15 cm.
Invaso ghiacciato e cascatelle parimenti congelate
Si cammina sulla diga ammirando la distesa di ghiaccio e le montagne circostanti, nonché il ponte nel cielo, che visto da sotto è un vero spettacolo.
Tornati sul camper, pranzo principesco (eravamo stravolti: secondo il telefono di Anna, che ha la funzione che conta i piani di scale saliti e discesi, abbiamo fatto l'equivalente di 80 piani!) con piadina e burratina comprate da eataly, ci viziamo anche in mobilità!, e partenza per tornare a casa.
In definitiva la gita al ponte nel cielo è super consigliata e da Milano si arriva davvero in poco tempo (un paio d'ore di comoda superstrada, con solo l'ultimo pezzo di rapida ascesa a Campo Tartano). Fondamentale sapere che nei weekend non è possibile comprare i biglietti in loco, ma vanno acquistati in anticipo sul sito Internet: passare sul ponte (tutte le volte che si vuole in giornata, ti danno un braccialetto di carta tipo quelli delle piscine con cui si può accedere più volte) costa 5 euro, e l'esperienza li vale senza dubbio. Se si soffre di vertigini in maniera seria, è ovviamente impossibile, se però si ha un po' di paura, ma la si riesce a tenere sotto controllo, come nel mio caso, è assolutamente una gita meravigliosa. Il ponte dà sensazione di stabilità e sicurezza, nonostante oscilli un po', ed è percorso da persone di ogni età senza alcun problema.

Qualche foto del sentiero Valtellina nei pressi di Morbegno

Qualche foto del ponte nel cielo, del sentiero dei ponti e della diga sul torrente Tartano