mercoledì 15 aprile 2015

David Cronenberg - Divorati

Premessa: se sei il regista di Videodrome e eXistenz (uno dei miei film preferiti in assoluto) puoi fare quello che vuoi, lungi da me giudicarti. Se sei anche il regista de La mosca, Il pasto nudo e Spider posso solo amarti e rispettarti.



Fatta questa premessa le tre stelle sono una media tra le 5 per l'idea e tutto sommato per il plot narrativo e la 1 stella per come quest'idea viene trasposta su carta. David, David, la scrittura è un mestiere complesso! Perché non hai chiesto aiuto a uno scrittore vero? Perché non ti sei fidato di più del tuo editor? Il libro regge perché è sommamente Cronenberghiano, pieno di tecnologia - esposta come solo un vero nerd la può esporre -, sangue, sesso, complotti, misteri. Ed è raccontato - ovviamente - in maniera molto visiva (con descrizioni al limite del pedante) ma anche visionaria. Però qualche pagina in meno e una scrittura più scorrevole lo avrebbero portato molto più vicino alla soglia che divide un libro da un capolavoro, soglia da cui invece resta ahinoi distante.

Il finale che lascia molte cose in sospeso non mi ha stupito: diciamo che da Cronenberg solo un ingenuo si aspetterebbe una spannung risolutoria con tutti i pezzi che si incastrano.

In definitiva, al netto dei difetti, sono felice di averlo letto! (3 stelle)

domenica 12 aprile 2015

Tutti i calciatori del mercoledì (una galleria degli orrori)



Una delle cose divertenti che spesso si leggono su Internet è la galleria degli orrori dei calciatori infrasettimanali. Infatti molti giovani e non più giovani uomini italiani si dedicano con passione alla partitella di calcio (solitamente a 5, in alcuni casi a 7, raramente a 11 - ché a 11 dopo i 30 si finisce inevitabilmente in ospedale per carenze respiratorie, infarti, fracassamenti di arti, ecc) tra amici.
Ovviamente non faccio eccezione: credo sia circa 15 anni che tutti i mercoledì sera che Dio manda in terra - con qualunque tempo e fatti salvi i periodi di infortuni più o meno gravi - gioco a calcio a 7 con gli amici, sotto la guida appassionata del mio amico Mesh detto il Capo, a cui questo pezzo è dedicato. 
E siccome sono furbo, abito a Milano, ma gioco a Origgio. Quando la passione c'è, una trentina di km non sono un problema. E si, ovviamente nel corso degli anni siamo invecchiati, anche perché già 15 anni fa non eravamo più giovanissimi... e i tipi umani, già disperanti, sono se possibile peggiorati ancora di più. Per la vostra gioia, ecco una piccola galleria degli orrori, ovviamente vicina ai fenomeni anzianetti più che a quelli giovani: sic transit gloria mundi!
Vi assicuro che nulla di quello che segue è parto della mia fantasia, tutto è stato assolutamente visto da questi occhi.

La pippa senza speranza. La prima categoria è quella che mi ricomprende: la pippa senza speranza. Ci riconosci subito: da piccoli non abbiamo fatto la scuola calcio, al massimo abbiamo giocato al torneo decanale dell'oratorio (nel mio caso, in porta, così non si correva, e poi centrale difensivo, con la maglia fuori dai pantaloncini come Franco Baresi, l'uomo a cui tutta la mia carriera calcistica si ispira, mito inarrivabile e leggendario della mia giovinezza) e quindi non sappiamo stoppare un pallone, anche se oramai giochiamo da trent'anni. I fondamentali non esistono, ogni tanto ci esce un eurogol per puro colpo di culo (solitamente improvabili cross di esterno degni del peggior Quaresma che si infilano per una misteriosa inversione della rotazione della terra nel sette) di cui ci vantiamo per tutta la settimana con le nostre sventurate mogli/fidanzate. Di solito anche mimando l'azione in cucina e costringendole a partecipare alla nostra sacra rappresentazione. La pippa si può declinare in diverse conformazioni fisiche, come la pippa cinghiale (categoria di cui faccio parte), la pippa segaligna (non si capisce come faccia a stare in piedi, e difatti solitamente si ingarbuglia su se stesso e casca), la pippa fisicata (una sorta di superman palestrato coi piedi a banana, particolarmente bizzarro perché ti aspetti che spacchi il mondo e poi non sa tenere il pallone manco contro mio nipote Leonardo di anni 4), la pippa Bolt (corre come un demonio ma ha i piedi a tombino) e via dicendo. Solitamente però la pippa senza speranza ci crede, gioca perché spera sempre in un miracolo tardivo e si diverte molto, soprattutto se in campo mancano i fenomeni criticoni (vedi sotto). 
Ah per curiosità: di solito invecchiando i terzini si trasformano in centrali, così devono correre meno. Io in età avanzata ho fatto il percorso inverso e da centrale sono diventato terzino. Tanto non correvo né in una né nell'altra posizione. In generale la pippa senza speranza non peggiora con l'età: scarsa era e scarsa rimane (il che lo mette al riparo dalle tipiche e ridicole affermazioni dei fenomeni "ah io quando avevo 20 anni dribblavo anche mio nonno saltando i fossi per il lungo...").

Il puntero: è un esemplare speciale della pippa senza speranza e comprende il Mesh. Si tratta di chi pur sapendo di rientrare in tale categoria, vuole a tutti i costi giocare come unico attaccante della squadra (altrimenti detto centravanti-boa). Questo fatto gli garantisce, per mero vantaggio posizionale la possibilità di segnare più spesso i famosi eurogol casuali di cui parlavo sopra. Inframmezzati da milioni di stop sbagliati, colpi di tacco regalati direttamente ai difensori avversari, tiri a banana che finiscono in tribuna, insulti a profusione da parte dei compagni (cui di solito rispondono "ragazzi, non sento la fiducia della squadra, per questo non rendo!". Come tutte le pippe anche i punteros si prendono poco sul serio (pur prendendo molto sul serio ogni partita) il che li rende semplicemente adorabili.

L'ex fenomeno: è questa una categoria talmente ampia, da meritare un approfondimento particolareggiato. Anche perché sui campi calcati da over-40 tali figure abbondano in maniera particolare. Vale la pena di dividerli in sottocategorie.
Robocop: non ha più nessun legamento intero, lo riconosci in campo perché indossa un tutore al ginocchio, la cavigliera e un esoscheletro che lo regge in piedi. Ciononostante il tocco di palla è quello dei tempi migliori ed è sopraffino, con una finta di esoscheletro sanno far girare a vuoto qualsiasi difensore avversario. Solitamente Robocop gioca centrale difensivo (così non deve correre troppo e sa come far partire l'azione). Ad ogni contrasto un po' più vivace del solito rischia di cadere a pezzi, zoppica per 5 minuti (se lo ha perso, altrimenti fa finta di nulla) e poi si riprende. Sa lanciare lungo (cosa notoriamente inutile quando si gioca a 5, discretamente inutile anche a 7), ma tanto poi il puntero non la prende. Come tutti gli ex fenomeni non sbaglia MAI: se un suo tiro risulta svirgolato da la colpa al pallone ("che palla di merda!" - dopo che è la stessa che si usa da 45 minuti), se perde un contrasto da la colpa agli acciacchi e zoppica vistosamente oppure finge di aver subito fallo lanciandosi a terra come se un cecchino appostato nei dintorni lo avesse centrato.
Il veneziano: ok, hai giocato in serie D. Ok, una volta hai fatto una gara di punizioni con l'indimenticato bomber Comandini. Ciò non toglie che siamo in 14 in campo e vogliamo giocare anche noi. Invece il veneziano, grazie alla sua tecnica superiore, vuole dribbarli tutti. I compagni accompagnano l'azione, come Simone Barone con Inzaghi ai mondiali 2006, ma fanno la stessa fine: si fanno km e km di campo per nulla. Il che per un over-40 non è poco: verso il trentesimo tutti i compagni hanno capito l'antifona e quando vedono il veneziano involarsi verso la metà campo avversaria lo abbandonano al suo destino contro l'intera difesa avversaria, tanto non la passerebbe, e si preparano a contrastare l'inevitabile ripartenza nemica. Questo fa imbestialire il veneziano che si lamenta dicendo "è inutile che mi accusiate di non darla mai, se poi quando parto non c'è nessuno che mi segue!". Inutile dire che le azioni pericolose potenziali prodotte dal veneziano sono centinaia a partita, di cui se va bene se ne concretizzano un paio (il che non serve a molto, visto che in media le partite del mercoledì finiscono 645.467 a 644.999. Giocarsi l'over sarebbe una discreta idea, in effetti).
Il bazooka: anche questo ex fenomeno ha ovviamente calcato molti campi di calcio. Purtroppo ora tra matrimonio, la suocera calabrese che gli prepara le lasagne con l'uranio impoverito tutte le domeniche, il lavoro come rappresentante che lo fa stare sempre in macchina e mangiare in modo irregolare, e l'età, pesa 160 kg ed ha una mobilità diciamo limitata. Ciononostante ha la dinamite nei piedi e capacità balistiche degne di Diego Armando. Ovvia allo scarso movimento utilizzando queste caratteristiche: tira da qualsiasi zona del campo delle bombe atomiche di rara precisione. Ogni punizione deve essere sua, ogni volta che il portiere è fuori dai pali anche solo di un metro, ci prova, anche dalla propria area. L'utilità del bazooka in squadra varia a seconda della situazione: se c'è un vero portiere (vedi sotto) il bazooka serve solo a fare innervosire tutti i compagni che aspettano i suoi passaggi e devono invece assistere ad impossibili tiri da 190 metri, se invece manca il portiere e si ruota in porta, chi ha il bazooka ha la vittoria assicurata. Mentre l'altra squadra deve infatti sudare per segnare, chi ha il bazooka in squadra sa che basta darla a lui per assicurarsi il gol (tanto in porta è come se non ci fosse nessuno).
Il giovane: capita che a volte, per motivi misteriosi arrivi, come un alieno, un ex fenomeno recente, il giovane. Il giovane ha di solito circa 30 anni (giovanissimo quindi rispetto a tutti gli altri in campo, in realtà un anziano) e ha giocato a calcio sul serio fino allo scorso anno, quando ha deciso che allenarsi era troppo faticoso e ha deciso di smettere in favore di altre attività (solitamente bere birra). Il giovane sta oggettivamente tre spanne sopra tutti gli altri giocatori in campo il che rende la partita meno appassionante: chi lo ha in squadra semplicemente vince. Solitamente il giovane ha un'aria un po' da hipster e viene inevitabilmente soprannominato Pirlo, perché gioca a centrocampo ed è decisamente il più forte. A volte si diverte anche solo a far segnare i compagni di squadra, se è pietoso, soprattutto le pippe: dribbla tutti e te la consegna solo da spingere dentro a porta vuota. Ovviamente in circa metà dei casi la pippa la butta fuori o sul palo.
Il criticone: ha giocato a calcio in maniera seria ed è convinto che per vincere serva essere seriamente incazzosi. Si arrabbia dal secondo minuto fino alla fine della partita con tutti, ma soprattutto coi compagni di squadra, che accusa senza sosta: "me la devi dare sui piedi, mi devi lanciare lungo, ti ho messo davanti al portiere e hai sbagliato, passala/non passarla/tira/non tirare/lancia lungo/gioca corto". La sua frase preferita è però "gioca facile" che vuol dire "dalla a me". Se ti avventuri in un dribblig e lo perdi, il criticone ti fa a pezzi, insultando te, i tuoi genitori, i tuoi nonni e arrivando a scoprire che avevi un bisnonno nella Gestapo. Se il puntero sbaglia un gol facile (e il puntero ne sbaglia alcune centinaia a partita) lo massacra verbalmente e a volta arriva persino ad attaccarlo fisicamente. Solitamente l'intera squadra spera che il prossimo mercoledì non venga convocato, ma poi quando non c'è tutti lo rimpiangono ("oh, capo, se ci fosse stato Nicola - un nome a caso... - dinnanzi a questo gol sbagliato chissà che ti avrebbe detto!).

Il rissoso: non importa che sia scarso o decente, il rissoso gioca un calcio all'argentina, farebbe la gioia di Simeone. Pensa di essere Gattuso elevato alla Vierchowod moltiplicato per Pasquale Bruno. Entra sempre sull'avversario in modo convinto (in particolar mondo sul veneziano) rischiando ogni volta un frullato di tibia e perone. Poi però nega di aver fatto fallo, dice "vabbé ma allora se gioco con delle fighette non è calcio" ed è pronto a litigare dopo aver fatto un intervento a cuore aperto sull'avversario per difendere la sua interpretazione ("ho preso la palla e poi il torace dell'avversario col bisturi!"). In compenso quando subisce fallo da qualcuno che entra altrettanto convinto, si rialza e lo affronta petto contro petto dicendo "oh ma che cazzo fai? Stiamo giocando tra amici, coglione, non si entra così". A volte il rissoso e il criticone si fondono dando origine a figure mitologiche metà testa e metà di cazzo. A fare da contraltare c'è il fenomeno emo: quando gli fanno fallo non si lamenta, non chiama il fallo (si aspetta che l'avversario riconosca di averlo fatto) e si deprime, diventa triste e inizia ad aggirarsi per il campo travestito da Calimero.

Il portiere: specie quanto mai rara e ricercata su tutti i campetti. Un martire che a gennaio spesso viene ritrovato a fine partita in un blocco di ghiaccio a centro area, disponibile per vocazione misteriosa a prendersi gli insulti di tutti i presenti e di venire bombardato dal bazooka - se presente. Quando, come capita molto spesso, tale figura non è presente in campo, si ovvia facendo in porta a rotazione (usando un paio di guanti da muratore che qualcuno ha misteriosamente in borsa). Questo porta a punteggi tipo un Gogol a uno (se è presente un solo portiere), con il malcapitato di turno preso a pallate da chiunque, persino dalle pippe che si approfittano della situazione per titare da centrocampo, nella speranza di segnare. Il non-portiere infatti di solito cerca di prenderla solo di piedi, non si sa tuffare e ha ovviamente paura di farsi male alle mani.

E voi? Cari 25 lettori, quanti ne conoscete di calciatori del mercoledì come questi? Ci sono categorie che ho dimenticato?

venerdì 20 marzo 2015

Massimo Carlotto - La banda degli amanti

L'Alligatore non tradisce mai!

Carlotto come suo solito combina una scrittura godibilissima (e che infatti mi sono goduto fino in fondo), una capacità non comune di costruire l'intreccio senza mai risultare banale e infine l'abilità nell'immaginare e mettere in scena sulla pagina personaggi mai banali e mai ripetitivi.
Per chi già conosce l'Alligatore c'è anche il gusto di trovare le tracce di tutti gli altri libri, incastonate qui e li. Per chi non lo conosce (il che è male! rimediate, immantinente!) credo che il libro sia assolutamente fruibile senza problemi. Sicuramente vi farà venire voglia di leggere tutti gli altri libri che lo vedono protagonista.
Il nordest produttivo è lo sfondo della vicenda ed anche il modo in cui viene tratteggiato è notevole. Insomma, come il suo detective senza licenza, Carlotto non sbaglia. L'unico difetto? Il finale-non-finale, che ci fa stare in ansia nell'attesa del prossimo...
4 stelle

lunedì 16 marzo 2015

Umberto Eco - Numero zero

Eco è un genio pazzo


Molto si è detto di questo libro, che non è all'altezza del genio di Eco, che ha una storia troppo poco complessa, che è troppo breve e via dicendo. Invece secondo me è uno dei tasselli che compone la personalità di quello che rimane per me il più grande autore italiano contemporaneo, con la sua complessità, la sua erudizione - che non smette di sfoggiare, e meno male! - la sua follia. Perché Eco è un genio pazzo, su questo non c'è alcun dubbio. Forse il finale è un po' affrettato e per questo un po' deludente. Ma per il resto c'è tutto, detto e più spesso lasciato intuire. Tutt'altro che deludente! 4 stelle
PS: vi ho mai detto che io da vecchio voglio diventare Umberto Eco?

giovedì 12 marzo 2015

Jorge Luis Borges - Sette notti

Un grandissimo della letteratura ci dice la sua su sette argomenti affascinanti

Borges è un gigante della letteratura, non solo sudamericana e argentina nello specifico, ma mondiale. Basti citare l'Aleph o ancora di più Finzioni, che io reputo il suo capolavoro assoluto. In questo libretto sono raccolte le trascrizioni (poi risistemate dall'autore) di sette conferenze tenute a Buenos Aires nel 1977 su sette argomenti affascinanti, dalla Divina Commedia alla cecità (come è noto, Borges divenne cieco ma continuò a scrivere e leggere - grazie ad amici - fino alla sua morte).

Le conferenze sono dei piccoli capolavori di erudizione, capacità di affabulare e raccontare, costruzione del racconto, capacità di coinvolgere il lettore. Tutti i grandi temi della produzione borgesiana sono toccati, in maniera egregia e affascinante. In definitiva un libro che fa capire meglio l'uomo e lo scrittore. Perfetto per chi, come me, venera le sue opere, ma ottimo anche per chi non le conosce e vuole farsi un'idea generale di questo genio, prima magari di affrontare gli altri suoi scritti. Me lo sono goduto fino all'ultima riga!
(5 stelle su 5, ça va sans dire)

domenica 8 marzo 2015

Quinta e ultima puntata: dal puntare al Casinò ad una puntatina a NewYork!

Ed eccoci arrivati, adorati 25 lettori all'ultimo episodio di questo viaggio di lavoro per la conferenza SITE2015, che ho cercato di raccontarvi usando queste pagine (o questi post?).
La conclusione dell'avventura si preannuncia cerebralmente precaria: sono ad una bancone di un bar all'aeroporto JFK di New York, mentre sorseggio l'ennesimo caffé-beverone nella speranza di stare sveglio fino all'imbarco del mio volo. Non dormo in un letto da circa 36 ore, quindi portate pazienza!

Dunque come sapete ho abbandonato la folle città di Las Vegas e sono arrivato stamattina alle 5,30 (dopo aver dormicchiato in volo, per fortuna, ma in posizione piuttosto scomoda e precaria avendo di fianco una signora che condivideva con me un aspetto fisico diciamo cicciottello). Ho recuperato la mia valigia, l'ho portata al deposito bagagli - se vi dovesse servire se ne trovano uno al terminal 1 e un altro al terminal 4 - dove per 11 dollari si sono occupati di custodirla e mi sono lanciato verso la grande mela. Prima però di consegnare la valigia c'è stato il prestigioso momento "interrail": nel bagno dell'aeroporto ho provveduto a cambiarmi maglietta (da maniche corte a lunghe), maglione (da cotone a lana), calze (da corte a lunghe) e - udite, udite - pantaloni, da leggerini a vellutino, per finire con il passaggio da una giacchettina leggera antivento ad un giaccone bello imbottito - sempre sia lodato, perché mi ha salvato. Ho lavato i denti, la faccia...insomma, sembravo un po' un homeless, ma la cosa è stata persino divertente. 
Per fortuna La mattina era meravigliosa e tersa, ma la temperatura proibitiva: un simpatico -10, grazie giaccone perché mi proteggi, grazie santa e saggia moglie per avermi ficcato in valigia guanti e berretto di lana/pile! 
Primo suggerimento furbo: dal jfk un meraviglioso trenino (airtrain) conduce il viaggiatore alle stazioni della metro Howard beach sulla linea A oppure Jamaica station sulle linee E, J, Z. Comodo, no? Si, ma lunghissimo... e allora il trucco del giorno è, una volta arrivati a Jamaica station, quello di prendere il treno LIRR fino alla Penn Station, in pieno centro di New York. Ci mette solo mezz'ora (contro l'ora e mezza circa della metro, ho fatto il confronto al ritorno).
Ah un'altra cosa: questi cornuti della MTA (che sarebbe l'ATM-like di New York, giusto con qualche linea e un filino di efficienza in più...) hanno eliminato il biglietto giornaliero. Per cui se si sta un giorno solo a New York conviene fare la Metrocard pay-per-ride da 10 $, che a me è abbondantemente risultata sufficiente. Ciò detto, dalla Penn Station non sono neppure uscito (anche se fremevo...) e mi sono diretto con la metro 1 verso il World Trade Center, ero davvero curioso di vedere il nuovo grattacielo più alto della città, che sorge dove una volta erano le Twin Towers. L'impatto, appena uscito dalla metro a Canal street (per gli appassionati di cinema: da qui in giù è il quartiere di TriBeCa, ovvero Triangle Below Canal, famoso anche per il festival del cinema omonimo) è semplicemente mozzafiato. Un po' per il freddo, un po' perché gil da Canall street One World Trade Center è colossale. Sembra non finire mai. Inizio a camminare per avvicinarmi, e mi ricordo che le distanze in questa città sono ingannevoli...sembrava lì a un passo, e invece si deve camminare un po'. Arrivato sotto ho modo di notare che la piazza è ancora parecchio sottosopra (stanno ultimando il memoriale e un paio dei nuovi grattacieli del complesso, quindi c'è decisamente casino), ma non riesco quasi a notarlo, perchè da sotto il nuovo grattacielo ruba lo sguardo.
Non finisce mai!

Sembra stagliarsi nel cielo come una freccia, che si appuntisce verso l'alto (effetto ottico notevolissimo, che si ripete su tutti i lati) e soprattutto lo sguardo fatica ad abbracciarlo. Non è imponente come l'Empire State Building, perché è più slanciato, ma non puoi non accorgerti del fatto che sia più alto. Bellissimo. La neve rende la visita a Ground Zero (che avevo visto nel 2005 e che trovo molto diverso da allora) poetica e commuovente. Mentre sei qui ti viene voglia di prendere a testate i complottisti che sostengono che l'11/9 sia una montatura. Poi lo so, ogni giorno muoiono milioni di persone nel mondo, molti di più di quanti ne siano morti quel giorno, ma questa città - che ci piaccia o meno - rappresenta qualcosa di unico nella nostra cultura (anche a causa della colonizzazione culturale che gli USA hanno di fatto operato): ogni angolo ti sembra già visto, perché ti ricorda decine di film, telefilm, ecc... Ciò detto, il memoriale è molto sobrio e piuttosto toccante, con due piscine di onice in cui l'acqua cade verso il centro della terra. 
Memoriale

Arrivo fino a Battery park per fare ciao ciao con la manina (da lontano) alla Statua della Libertà, ma il freddo sullo Hudson è seriamente improponibile, torno verso il vetro e il cemento di lower Manhattan!

Riprendo la metro e scendo tra Broadway e la 23, ossia nell'angolo in cui troneggia, nel suo fascino inarrivabile uno dei primi grattacieli newyorkesi: il Flatiron building, con la sua forma a ferro da stiro. 

Vogliamo parlare del Flatiron?

La luce luminosa e tersa lo rende ancora più bello, e fa luccicare i suoi vicini. Mi giro verso la Quinta strada, e la mole massiccia dell'Empire State Building mi si para davanti. 
Impossibile non riconoscerlo!

Mi incammino sulla Quinta, dopo aver capito con estrema chiarezza la assoluta necessità, in una giornata come oggi, dell'orrendo beverone bollente che è il caffè americano e che tutti stringono nella mano mentre passeggiano. Questo sarà il primo dei 5-6 che mi accompagneranno - scaldandomi e pompando caffeina nelle mie vene - lungo la giornata. Risalgo tutta la quinta strada godendomi, col naso all'insù la meraviglia verticale di questa città. In 10 anni, molto è cambiato, ma molte sagome continuano ad essere al loro posto: quando ti giri e vedi il Chrysler Building, coi suoi doccioni inquietanti e la sua cupola meravigliosa, ti immagini che l'uomo ragno possa passare da un momento all'altro...

Arrivo fino a Central Park (e sento nelle orecchie l'inizio famoso "ladies and gentlemen, Simon and Garfunkel", prima che attacchino Mrs Robinson), faccio tappa per riposarmi un po' al più famoso Apple Store del mondo, poi mi sposto sulla Sesta per ammirare qualche altro grattacielo. Ero in dubbio se passeggiare un po' a caso come sto facendo o fare piuttosto una visita al MoMa, ma la giornata di sole e questa città senza eguali al mondo mi trasforma immediatamente in un flâneur. Arrivo a Times Square e ai suoi cartelloni luminosi. La fame si fa sentire, come resistere all'insegna "Dallas BBQ", che campeggia sulla 42ma? Era il mio posto preferito quando ero venuto 10 anni fa, e si conferma di livello mondiale, con le ribs di porcello letteralmente immerse nella salsa BBQ ed un cono mostruoso di onion loaf (non sono riuscito a finirli, ed era la porzione small...)
Una TORRE di cipolla fritta! Gosh!

Ho tempo per un po' di shopping ancora, mentre percorro tutta Broadway (per digerire quel popò di pranzo, mi costringo a farla a piedi dalla 42ma alla 14ma, il che vuol dire davvero TANTO) per andare a prendere la linea L che mi porterà, dopo incrocio con la J, a Jamaica beach (mettendoci una novantina di minuti, come dicevo prima, facendomi passare tra le casette tutte uguali tra Brooklyn e il Queens).

Ora ho un sonno pazzesco e sono davvero stravolto (e non credo che il mio vicino di aereo sarà felice di accorgersi che l'ultima doccia risale a 30 ore fa...ho cercato, ma al JFK non ci sono docce, come faceva Tom Hanks in quel film in cui rimane confinato per una vita in aeroporto?). Ma letteralmente al settimo cielo. Dopo una settimana nella città più assurda del pianeta (Las Vegas) queste 10 ore a New York sono state meravigliose. Come questa città, pazzesca, indimenticabile, dove voglio tornare al più presto. 
In ogni angolo c'é qualcosa che ti lascia a bocca aperta!

Con questo saluto i miei affezionati lettori e mi accingo a tornare nella madre patria: ci sentiamo da lì! Prima però apriamo lo spazio del dubbio del giorno, che mi torna ogni volta che vengo negli States: perché diavolo nella tazza del water c'è l'acqua alta come a Venezia? Non è bello, soprattutto quando si fa il numero 2, non è bello per nulla!

Ma alla fine, meglio 5 giorni a Las Vegas o 10 ore a New York? Meglio sarebbe 5 giorni e 10 ore a New York!

Un abbraccio caloroso a chi ha letto questi cinque deliranti post. Spero di avervi dato un po' di impressioni che ho vissuto!

venerdì 6 marzo 2015

Follie di Las Vegas 4 episodio

Ed eccoci arrivati al penultimo episodio di questo diario di un (non più) giovane (più o meno) ricercatore a Las Vegas. Sonno le 10 del mattino, ieri è stata una giornata pesante, ma il peggio deve arrivare: per due notti di fila, infatti, sono destinato a dormire in aereo (sperando di riuscirci) a causa della mia pazzia. Infatti stanotte viaggerò da Las Vegas al JFK, sperando che il video dell'aereo che scivola sulla pista e quasi finisce nello Hudson, che circolava ieri - ma era il La Guardia, non il JFK! - sia ormai storia e che abbiano pulito la pista d'atterraggio. Poi passerò l'intera giornata facendo il turista nella Grande Mela (i'm an italianman in New Yoooork) e passerò la notte tra il JFK e Malpensa. Lo so, è un gesto folle, ma l'idea di avere un giorno di turismo nella città più incredibile del mondo mi faceva troppa gola!

Ieri intera giornata dedicata alla conferenza. Sentite moltissime cose interessanti, tra cui spicca l'eccezionale workshop tenuto da una ricercatrice di un'università dell'Ohio, la quale mostrava un set di attività da fare in classe usando Google Drive. Tecnnologicamente banalissima, la faccenda ha però un fondamento pedagogico di tutto rispetto. Grande lavoro preparatorio, ma grande soddisfazione: ovviamente perchè funzioni occorre avere tutta la classe con un dispositivo connesso. Ma qui oramai tutti danno più o meno per scontato il paradigma del BYOD e fine della discussione. Tra l'altro questo genere di attività e il tipo di lavoro che lei fa riecheggiavano anche stamattina nelle parole del Keynote speaker, il prof. Gee, il quale ha affermato:

"Educators don't need to fear becoming redundant unless they limit themselves to what artificial tutors can do"

Un concetto notevole, no? Tornando a ieri, a pranzo abbiamo commesso un grave errore: abbiamo pranzato da hash house a go go, un posto very american che è interno all'albergo (su questo non c'è scelta, il Rio non è sulla strip, ma è in the middle of nowhere e quindi o mangi qui, o devi prendere un taxi per andare sulla strip). I piatti erano degni di man vs food, e decisamente ha vinto il food: abbiamo spazzolato tutto, sì, ma poi eravamo delle mummie, la fase digestiva è stata realmente complicata. Vi do un'idea con un paio di foto
Il mio chicken fried con sopra e sotto di tutto

Il nostro gruppo di italians affronta la situazione

Nel  pomeriggio abbiamo fatto in tempo a seguire un simposio di due ore gustosissimo (ma io morivo di sonno digestivo) sul TPACK model, e ho conosciuto l'altro volto di questo modello pedagogico che è davvero la koiné del periodo, ovvero Mattew Kholer, autore col mio amico Punya Mishra dell'articolo che ha di fatto lanciato il TPACK. Ho così scoperto che noi abbiamo assolutamente bisogno di un modello per inscatolare concettualmente i risultati che otteniamo coi nostri progetti. Qui i numeri che noi facciamo mettono paura: quasi tutti i paper parlano di numeri incredibilmente più bassi. C'è spazio per lavorare su questo aspetto e bisognerà farlo. Questo introduce a un piccolo excursus:

--EXCURSUS--
Come sempre quando vengo alle conferenze recrimino sulla mia storia professionale. Avrei molto da dire e da dare come ricercatore e invece sono costretto per campare a fare il tecnico amministrativo per la maggior parte della mia giornata, lasciando la ricerca confinata alle ultime ore della giornata o al weekend. Forse dovrei provare a fare un PhD, e tornare alla ricerca. O forse c'è qualcosa di intrinsecamente sbagliato, se il mio lavoro di ricerca ottiene riconoscimento a livello internazionale, ma ciò non è sufficiente per garantirmi una posizione di ricercatore a tempo pieno in Italia. Ogni volta mi viene la tentazione di emigrare, ma non ho il coraggio di farlo, e così mi tengo la mia recriminazione e vaffanculo. Vabbé, lasciamo da parte l'amarezza e proseguiamo
-- FINE EXCURSUS--

Alle 5 del pomeriggio i due grandi capi se ne vanno, per tornare in patria e io vado a fare le veci del boss all'incontro tra tutti i responsabili dei SIG (Special Interest Group). Parlo con la responsabile, una sciura molto texana che sia chiama Rhonda e le spiego della nostra idea (che nel frattempo con Paolo avevamo raffinato) di fare a SITE 2016 un simposio sulla World Education (che in effetti è un tema che piace a tutti, ma di cui nessuno, per ovvi motivi, vuole farsi carico). Lei appare entusiasta all'idea...ce la faremo? Vi farò sapere se il prossimo anno visiterò Savannah, la coastal pearl of Georgia.

A questo punto, finally alone, la mia idea è di folleggiare. Vado così con lo shuttle bus sulla strip e mi faccio una camminata infinita (maledizione a me che sottovaluto le distanze, che sono colossali, come tutto in questa città) fino ad arrivare al mitico Bonanza, il negozio di souvenir più grande del mondo...e per vedere le porte che mi si chiudono in faccia! Ma non mi arrendo, sarà mia meta questo pomeriggio. Faccio a questo punto un po' di turismo di alberghi: a Las Vegas, infatti, la cosa da vedere sono i mega alberghi: si può entrare, gironzolare, giocare al Casinò - ma io stavolta ho evitato - e andare al prossimo. Ecco qui una carrellata di follie:
Una  finta cascata al Wynn

Pavimento luminoso al SLS

Stratosphere

Un classico per finire: Fontana del Bellagio

-- UNA RIFLESSIONE GENERALE SU LAS VEGAS --
Per un europeo Las Vegas è assolutamente un posto incomprensibile. E' una non-città, di fatto un ou-topos, in cui la gente viene solo per divertirsi. Voglio dire, lo scopo di un viaggio a Las Vegas è di tuffarsi un una specie di carnevale permanente per adulti (fortunatamente i bambini sono davvero pochi), in cui le regole sono sospese, tutto è gigante, tutto è folle, è letteralmente obbligatorio ubriacarsi, giocare, divertirsi. Non a caso è l'unico posto dove si può bere per strada senza camuffare l'alcool nei sacchetti (e ci sono in giro ragazzotti con beveroni alcoolici alla frutta in bicchieri alti mezzo metro, non sto esagerando), si può fumare praticamente ovunque, compresi i casinò, si gioca, c'è la prostituzione diffusa, con uomini sandwich che vanno in giro coi cartelli "girls directly in your room" ad ogni passo. Per la nostra mentalità un posto dove per legge ti devi divertire e non hai altra scelta, è davvero difficile da capire. Ah e poi ci sono ragazze mezze nude in tutti i casinò. Alla fine la cosa non appare tragressiva, ma solo triste. Voglio dire, manca totalmente il mistero, la sensualità, la trasgressività della situazione. Vedi solo ste poverette mezze nude che servono la birra a dei vecchiacci schifosi che sono attaccati alle slot machines per ore e ore, Scarsa poesia, toro discendente.
Ah e poi tutti vogliono soldi, le maledette tips. C'è lo shuttle gratis dal Rio alla strip, ma se non dai un buck all'autista, ti guarda come un barbone. Prendi un taxi, il conto è 8 dollari? Gliene dai 10 e se li tengono. Mangi al bancone del bar, quindi tecnicamente non c'è servizio? Devi lasciare almeno il 18% di mancia. 
-- FINE RIFLESSIONE GENERALE SU LAS VEGAS --

La lunga camminata mi ha ucciso: decido di tornare in hotel...e mi addormento vestito alle 22,30! Che figura, altro che folleggiare, il quarantenne crolla tragicamente! E senza cena, per colpa del pranzo pantagruelico (ma stamattina mi sono alzato affamatissimo e non ho potuto resistere alla colazione americana con uova, bacon e patate arrosto!)

Vado a fare la valigia: vi aggiornerò presto con l'ultima puntata. E grazie a tutti quelli che stanno seguendo queste note: qualcuno mi ha scritto che le sta gradendo, e ciò mi fa davvero piacere!
Alla prossima!