martedì 21 ottobre 2014

Aldocook - 30 - Guacamole



 Guacamole

Tempo occorrente per la preparazione: 5 minuti, cottura: non prevista
Livello: molto facile
Ingredienti per un aperitivo per 4 persone: 1 avocado molto maturo, 1 pomodoro maturo, una cipolla piccola, il succo di 1 limone, sale, pepe, peperoncino qb. Ah e vi dovete procurare dei nachos, proprio per forza!

Per il trentesimo (!!!) Aldocook una delle mie passioni, che allieta i miei ospiti nella stagione in cui gli avocados sono maturi: la salsa Guacamole. Originaria del Messico e inventata dagli Aztechi (grazie Wikipedia!) questa salsina è il necessario complemento dei nachos e piace davvero a tutti. Questa è la versione di casa Torrebruno, codificata da mia sorella Anna.
Una variante golosa, che la trasforma da antipasto semplice ad antipasto rinforzato prevede di utilizzarla per i gamberi: si lessano dei bei gamberettoni belli seri e li si affonda nella Guacamole, per una libidine assicurata. Buon appetito!

domenica 12 ottobre 2014

Viola Veloce - Omicidi in pausa pranzo

Non è certo un un capolavoro...

Più riguardo a Omicidi in pausa pranzoma questo libro si è rivelato davvero un piacevole passatempo. Adattissimo soprattutto per chi lavora in una grande organizzazione, privata (come nel libro) o pubblica (come è nel mio caso). In più punti ho sorriso, identificando i tipici personaggi che si aggirano tra gli uffici del posto dove lavoro: il fannullone, il capo incapace, il superboss isterico, i colleghi che vagano da un ufficio all'altro senza trovare una collocazione, quelli che se ne escono con proposte a dir poco stravaganti, quelli che non capisci se ci sono o ci fanno... Insomma, una specie di bigino dell'umanità varia ed eventuale con cui tutti i giorni abbiamo (ahinoi!) a che fare. In questo il libro è davvero efficace, rapido, affilato, mentre la storia dopo un inizio davvero notevole si sfilaccia un po' e perde di tensione in qualche punto, fino ad arrivare un po' trascinandosi alla conclusione (piuttosto prevedibile). Ciò detto, il libro a mio avviso vale la pena, nella consapevolezza del fatto che stiamo parlando di una lettura molto leggera e a tratti divertente, perfetta per accompagnare il viaggio sul tram fino al luogo di lavoro...sperando di non trovare in ufficio un serial killer degli impiegati!

sabato 27 settembre 2014

La notte dei ricercatori - Meet me tonight - Aldo intervistato dal Fatto Quotidiano



Con la voce rotta, non dall'emozione, ma dall'aver fatto tre laboratori coi bambini di fila, ecco il vostro eroe ricercatore come lavoro2 intervistato dal Fatto Quotidiano!

giovedì 25 settembre 2014

Miele - Ian McEwan

Più riguardo a MieleC'è qualcosa che non va

Il nostro ottimo Ian ha sempre una scrittura piacevole, ed una buona capacità di esplorare l'animo umano. E' poi davvero bravo nello scovare quei punti oscuri nei rapporti uomo-donna che tutti conosciamo ma che fatichiamo ad esplicitare. E anche in questo romanzo tutto questo c'è. Quello che manca però è la forza narrativa: il romanzo scorre senza mai farci sollevare un sopracciglio, anche i colpi di scena ci lasciano piuttosto freddi, a tratti la dinamica della lettura diviene persino faticosa e si trascina un po'. E' come se fosse un romanzo senza spunto, che si barcamena raccontando la sua storia, si accontenta di qualche espediente narrativo interessante senza però mai darci in pasto qualcosa di davvero succulento.

Forse sono ipercritico perché adoro McEwan? Forse perchè il suo ultimo libro che avevo letto, Solar, mi aveva letteralmente entusiasmato (come anche Amsterdam, Chesil beach, Espiazione) ed ora faccio l'amante deluso?

Speriamo sia solo un incidente di percorso, forza Ian, continuo fortemente a credere in te!
(mio voto su anobii: 3/5 stelle)

sabato 13 settembre 2014

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio - Haruki Murakami

Capolavoro

Più riguardo a L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioHo iniziato a leggerlo di sera, e ne ho lette parecchie pagine. Poi il giorno dopo sono dovuto andare al lavoro, ovviamente: ebbene, non riuscivo quasi a combinare nulla perché volevo tornare a casa e rimettermi a leggere. Pensavo, mentre compivo il mio dovere in ufficio: "cosa ci faccio qui, mentre dovrei sapere come procede la vicenda di Tazaki Tsukuru? Cosa mi frega delle mie occupazioni quotidiane, come posso sopportarle?" Miracolo delizioso della letteratura, maledizione al fatto che io non abbia un mecenate che mi mantenga e sia costretto a lavorare...
Ciò detto, questo libro gode di una situazione davvero particolare, a mio avviso: è esatto. Intendo dire che ogni parola (ogni ideogramma? Peccato sia impossibile per me leggerlo in lingua originale, ma mi sento di fare un ringraziamento a chi lo ha tradotto, perché parte del fascino è anche dovuto alla traduzione, senza dubbio) che lo compone è al suo posto, giusta, senza che ce ne sia una di troppo o una che manca. Tutto è dove deve essere, tutto si incastra, tutto mi ha affascinato in queste pagine.
Il protagonista, l'incolore Tazaki è un personaggio davvero particolare che alterna enormi certezze sulle cose (da buon ingegnere costruttore di stazioni) ad altrettanto smisurate incertezze su sé stesso, il che permette a chiunque di noi non abbia un'opinione di sé monolitica di identificarsi in certe sue timidezze, in un certo suo sminuirsi.

Il libro è ricco di frasi meravigliose: me ne sono segnate un po', particolarmente affascinanti:

Spesso Tazaki Tsukuru si ripeteva che sarebbe stato molto meglio morire allora, evitando cosí di esistere nel presente. Era un pensiero allettante, perché in tal caso tutto ciò che ora considerava realtà, avrebbe smesso di essere reale. E come lui non sarebbe piú esistito per il mondo, il mondo non sarebbe piú esistito per lui. (frase molto adatta per un periodo in cui la colonna sonora che accompagnava la mia lettura è stata "Fantasma" dei Baustelle, un concept album sulla morte)
Cercare di conoscere il proprio valore è come pesare qualcosa privi di un’unità di misura. L’ago della bilancia non riesce a fermarsi con uno scatto netto in un punto preciso. (che frase pazzesca sulla conoscenza di sé)
Le persone cui viene tolta la libertà, finiscono sempre per odiare qualcuno.
– Lei non ha paura? Di morire intendo. – Della morte in sé no. Dico sul serio. Ho visto morire tanti di quegli incapaci, tanti di quegli imbecilli! Se ci sono riusciti loro, non c’è motivo perché non ci riesca anch’io. (La riflessione sul tema informa parecchie parti del libro, a volte anche con questa sottile ironia)
Il talento è come un recipiente: per quanto uno si sforzi, non riuscirà a cambiarne le dimensioni. Per quanto tu ti possa sforzare non ci farai mai entrare piú acqua di quanta ne possa contenere. (Questa frase mi ricorda una delle mie citazioni di Schopenhauer preferite, che fa la stessa metafora del recipiente e dell'acqua parlando del cervello di certa gente. Come sempre il vecchio Arthur è molto più scorbutico di chiunque, ma non ci stupisce!)
Ci sono cose al mondo che solo la figura di una donna può trasmettere.(Questa mi fa impazzire. W le donne, sale della terra, croce e delizia, delizia al cor!)
Il silenzio che era sceso nella stanza era soffocante, pieno di una profonda tristezza. I loro pensieri inespressi erano pesanti e solitari come un antico ghiacciaio che scava la terra per creare un lago profondo. (Murakami sa scrivere. E se la cava con le metafore, sì)
Nessuno dei due parlava. Le parole non avevano forza sufficiente. Come danzatori fermi in una posa, si tenevano abbracciati abbandonandosi allo scorrere del tempo. (Vedi sopra)
La vita è come uno spartito complesso, pensò Tsukuru. Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un’impresa ardua, e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica piú bella, non è detto che poi la gente la capisca e l’apprezzi nel suo giusto valore. (La musica ha una parte importante in questo libro!)

mercoledì 10 settembre 2014

Un nuovo giochino sui libri [extended version]

Circola su Facebook in questo periodo un giochino sui libri. Ed essendo sui libri, ovviamente non ho potuto resistere e l'ho fatto. Ma Facebook non è luogo per riflessioni, ed ecco così - sul blog - la mia extended version. In pratica, mentre sul popolare social network mi sono limitato alla lista, qui ho l'occasione di rompere le scatole ai miei 25 poveri lettori con le motivazioni che mi hanno portato a questa lista. Elenco che, è bene ricordarlo, doveva essere stilato in fretta, il che ha comportato la colpevole esclusione di libri fondamentali (per esempio Finzioni di Borges, Tu, mio di Erri De Luca, ma anche La storia infinita, che mi ha segnato profondamente o ancora La casa degli spiriti o La donna abitata e qualche altro centinaio di titoli.)

Il giochino, inviatomi dalla mia amica Manu, che ringrazio, diceva:

Nel tuo status elenca 10 libri che sono rimasti con te. Non metterci più di una manciata di minuti e non pensarci troppo. Non devono essere libri "giusti" ma solo libri che ti hanno colpito. Poi tagga dieci amici, includendo me, così posso vedere la tua lista

Ed ecco la mia lista, versione extended:

1- Il nome della rosa (Eco): beh questo per me è semplicemente IL libro. L'ho letto un numero di volte che mi vergogno a dire, in momenti diversi della mia vita ed ogni volta ho capito qualcosa in più e mi ha affascinato per un motivo diverso.
2- Infinite Jest (Wallace): recente lettura, faticosa quanto soddisfacente. Che io abbia una passione smodata, da groupie, per DFW è cosa nota. Questo è un libro che ho letto una sola volta (per ora) ma che già so di voler rileggere prima o poi. Un libro che contiene una quantità incredibile di piani di lettura ed un intreccio che si fa fatica ad immagina che qualcuno possa aver immaginato. La mia recensione è qui: http://aldotorrebruno.blogspot.it/2013/11/ho-finito-infinite-jest.html  
3- Favole al telefono (Rodari): la passione per la lettura ha per me radici antiche. Questo libro mi è stato letto, riletto, straletto, poi ho iniziato a leggerlo da solo fino praticamente a consumarlo. Ricordo alla perfezione la sua copertina ed i disegni che lo corredavano.
4- I Buddenbrook (Mann): un libro particolare, che sono stato costretto a leggere per l'esame di Filosofia morale all'Università. Ero molto scettico ed anche terrorizzato dalla mole, prima di iniziarlo. Poi mi ha preso completamente. Ed è stato un libro letto in un momento particolare, uno di quelli che mi ha fatto accorgere che iniziavo anche per altre questioni a ragionare da studente di filosofia (non oso scrivere da filosofo, visto che Rocco Buttiglione si definisce così) e ad interpretare il mondo con occhiali filosofici. Non so spiegare il motivo, ma moltissimi episodi di quel libro (anche banalissimi, tipo il fatto che il piccione veniva considerato alimento prelibato ed adatta ai malati) non riesco a scordarmeli.
5- Le braci (Marai): libro che mi ha fatto scoprire Marai, un autore che poi ho letto quasi integralmente e che colloco senza dubbio nel mio personale pantheon. Credo che sia la descrizione del rapporto tra due persone tra le più profonde che io abbia mai letto, lo reputo un capolavoro assoluto.
6- Le notti bianche (Dostoevskij): altro libro con una storia particolare, l'ho letto solo perché era breve e perché tenevo molto alla persona che me lo ha regalato, ed invece si è rivelato la mia personale porta d'accesso a Dostoevskij!
7- I dolori del giovane Werther (Goethe): anche qui, come nel caso del Nome della rosa, erigo una statua immaginaria per la mia professoressa di Lettere del liceo. La quale ci ha fatto leggere e confrontare l'Ortis con il capolavoro di Goethe. Inutile dire che la stucchevole melodrammaticità di Jacopo non regge il confronto con la titanica sofferenza di Werther. Quando lo lessi avrei voluto cercarmi una fidanzata di nome Carlotta solo per poter soffrire come lui!
8- La gaia scienza (Nietzsche): ancora un episodio universitario, questo è il libro che è alla base di una delle mie convinzioni più profonde, del più grande insegnamento che Nietzsche mi ha (e ci ha) lasciato. La non esistenza dei fatti, l'idea che la scienza (in cui nutro grandissima fede, perché funziona!) non sia vera. L'idea che la verità non esista, il ruolo dell'interpretazione. Il suo dire in tre righe quello che altri filosofi non dicono in libri interi.
9- Mucho mojo (Lansdale): ho scoperto Lansdale per caso, perché di Mucho mojo mi è piaciuta la copertina, perché mi fidavo degli Einaudi stile libero, perché la descrizione della quarta di copertina mi sembrava divertente. Oggi è l'autore più presente nella mia libreria su anobii (36, ho detto tutto!)
10- Il bar sotto al mare (Benni): se c'è un libro che nella mia mente rappresenta il Benni che adoro è questo. Certo, ci sono anche Baol, Comici spaventati guerrieri, ecc... ma il Bar sotto al mare ha una capacità di farmi ridere e al contempo pensare e poi ancora ridere che è rimasta insuperata.

domenica 24 agosto 2014

Uccidi il padre - Sandrone Dazieri

Più riguardo a Uccidi il padre Ho letto pochissimo quest'estate, purtroppo, "colpa" di vacanze molto itineranti nella ridente (e Campione del Mondo) Germania, che mi hanno lasciato molta gioia e bellezza negli occhi - non temete, seguirà post apposito! - ma pochissimo tempo per la lettura. Uno dei due libri che ho letto è la nuova fatica di Sandrone Dazieri: massimo rispetto a lui, è davvero un grande libro!

Grande Sandrone

Sandrone Dazieri sa scrivere e lo sa fare bene. Questo è un punto su cui credo ci sia pochissimo da discutere. In aggiunta conosce alla perfezione i meccanismi che permettono ad un intreccio di risultare ben congegnato, con il sufficiente grado di difficoltà per tenere il cervello del lettore sempre sull'attenti, ma senza impegolarsi in eccessive giravolte. Lo ha dimostrato diverse volte, sia nei libri della serie del Gorilla, sia in altre occasioni. Lo conferma - e lo fa alla grande - in questo suo nuovo libro: immagino sia difficile per lui trovare personaggi che possano reggere il confronto con il Gorilla e il suo Socio (che noi, suoi lettori da sempre, amiamo con tutto il nostro cuore) ma in questo caso la missione è compiuta: Colomba e Dante sono una coppia davvero ben assortita, con le loro particolarità e le loro difficoltà che si incastrano alla perfezione.
La storia è avvincente, mai banale, capace di tenerti sul filo per tutto il tempo della lettura (nel mio caso: un giorno, e si tratta di un discreto mattone!), di farti stare sveglio fino a tardi per mettere assieme un pezzettino in più del puzzle che si sta costruendo sotto i tuoi occhi. La storia sembra assurda, ma se si conosce un po' la storia dell'epoca cui Sandrone fa riferimento (non dico di più per non spoilerare) o se si fanno un po' di ricerche in Internet al proposito, ci si rende conto che non lo è per nulla.
Ottima lettura, esame passato alla grande per quello che rimane senza ombra di dubbio uno dei miei autori preferiti in assoluto (e che fino ad ora non mi ha praticamente mai deluso!)