mercoledì 16 gennaio 2019

Rien ne va plus - Antonio Manzini


Rocco Schiavone è oramai uno di famiglia

Manzini ci sorprende, lasciandoci in sospeso rispetto al precedente "Fate il vostro gioco" per pochissimo tempo (e questo è bene). Un po' di questioni aperte si chiudono, molte altre restano in attesa di soluzione, il punto chiave è che oramai Rocco Schiavone è davvero uno di famiglia, per noi appassionati lettori: lo conosciamo sempre meglio, ci piace sempre di più. In questo libro ha anche un momento di debolezza inatteso, che aiuta a comprendere ancora meglio, a tutto tondo, la sua figura. La penna di Manzini è sempre sicura, la costruzione della storia sempre perfetta, le considerazioni a margine sempre attuali e cariche di verità. L'ho divorato in due notti, dormendo pochissimo: per me questo è un fattore che lascia poco spazio ad interpretazioni, libro godibilissimo. Aspettiamo già il prossimo, in trepida attesa...
4,5 stelle

martedì 8 gennaio 2019

L'amore fatale - Ian McEwan

Il consueto, ottimo Ian!

Mi sono accorto di non aver mai letto questo romanzo del 2014 di Ian McEwan, uno dei miei autori-feticcio, di cui ho letto quasi tutto. Come al solito il suo stile raffinato di scrittura si sposa con una storia particolarmente spiazzante, in cui molto è contraddittorio, sconcertante e in cui viene esplorato tramite una vicenda grottesca il sentimento d'amore in una sua sfumatura malata e inquietante, e degli effetti che questa ha nell'amore tra una coppia. Alcuni punti sono particolarmente luminosi (l'inizio, stupendo, la parte in cui vengono analizzati i pensieri dei protagonisti facendo vedere come, in assenza di parole, le loro sensazioni divergano totalmente, come spesso accade). C'è anche in filigrana un discorso sul linguaggio e di come possa essere sì fonte di incomprensioni, ma rimanga potentissimo nella sua funzione di scambio di emozioni, sentimenti, ci riporti spesso su piani di realtà.
Insomma, un libro da leggere!
4 stelle

domenica 6 gennaio 2019

#iviaggidivanesio vol. 2: post-Natale a Madrid

Il primo viaggio serio di Vanesio è di quelli veramente impegnativi: rotta verso Madrid! Alcuni anni or sono, in epoca pre-Uran avevamo acquistato biglietti aerei e prenotato un albergo per la capitale spagnola per un ponte del 7-8 dicembre ma poi (quando si dice la fortuna...) c’era stato un mostruoso sciopero dei controllori di volo, piloti, personale aeroportuale e compagnia cantante e il nostro viaggio era saltato. Da allora abbiamo conservato il desiderio di andare a vedere dal vivo Guernica e tutto Goya (i miei 25 lettori possono per loro fortuna solo immaginare la mia imitazione del Mayo desnudo...) e così eccoci pronti alla partenza!

27 dicembre
Dopo i due giorni della pappa (25 e 26 dai rispettivi genitori in una maratona mangereccia di grande soddisfazione, che peraltro ha lasciato in eredità al nostro frigo a pozzetto scorte alimentari che ci consentiranno di sopravvivere...anche a un inverno nucleare!), ci mettiamo in marcia il 27 dicembre nel tardo pomeriggio. I km previsti sono 1600, ne facciamo poco più di 600 arrivando a Montpellier nella notte. L’autogrill francese (sempre molto belli e attrezzati, in generale, con bagni abbastanza pessimi nel caso specifico) ci accoglie ma soprattutto ci ristora con un oggetto che non avevo mai avuto il piacere (?) di vedere: la zuppa da macchinetta del caffè. Avete presente i distributori automatici di caffè? Ecco nell’autogrill di Montpellier potete trovarne uno che anziché erogare caffè...eroga zuppe! Potete qui ammirare la foto di una fantastica potage aux poireaux e una aux 8 legumes in atmosfera natalizia!

In realtà il sapore era meno peggio di quanto temessimo, e ci ha mandato a dormire con qualcosa di caldo nello stomaco, considerati i 2 gradi esterni...ma noi non temiamo nulla: non alzando il tetto e accendendo la fiammatina su 18 gradi si dorme come infanti!

28 dicembre
Al mattino, dopo la giusta dose di pain au chocolat (minimo 3) e un ottimo caffè non dell’autogrill francese, notoriamente da evitare come le peste, ma della nostra bialetti, si riparte. Road to Madrid! Il viaggio è lungo, e la tentazione di fermarci in Catalogna, dove troviamo 18 gradi è forte, ma alternandoci alla guida riusciamo ad arrivare in serata al camping Alpha, un luogo molto particolare, uscito direttamente dagli anni ‘40, ma tutto sommato pulito e comodo (c’è un autobus, il 447, che porta direttamente in città alla fermata della metro di Legazpi, lo sperimenteremo massicciamente nei giorni successivi). L’unico difetto sono i bagni non riscaldati, il che rende le soste tecniche ai box molto rapide. Inoltre manca l’acqua calda per i piatti, ma ovvieremo col vecchio trucco Jedi di lavare i piatti sotto la doccia, che è invece caldissima.

29 dicembre
Iniziamo il nostro tour di Madrid abbandonano il povero Uran su Vanesio (non si lamenta, invecchiando dorme parecchio...) e prendendo il mitico bus 447 che porta dal campeggio a Legazpi, quindi a una fermata della metro. Gli orari - che ci hanno consegnato gentilmente in campeggio - sono affidabili come le previsioni meteo a 15 giorni: praticamente andando alla fermata a caso si ha la stessa probabilità di beccare un autobus che si ha guardando gli orari. Facciamo la tessera turistica della metro, con 35 euro abbiamo la possibilità di prendere qualsiasi mezzo pubblico per 7 giorni. Tra l’altro la metro a Madrid funziona molto bene: va ovunque, è molto affidabile e ne arriva una dietro l’altra. Molto consigliata!
La prima tappa, approfittando di una giornata di sole stupenda e di un clima decisamente più mite di quello milanese (poi dice che gli spagnoli vivono molto la città, grazie, con 14 gradi a fine dicembre...) è il Parque del Retiro, che è stracolmo di persone che passeggiano, discutono, prendono il sole vicino allo stagno, o fanno un giretto in barca. Noi vogliamo vedere il Palacio de Cristal, un’incredibile struttura vittoriana in vetro e metallo, realizzata a fine 800. Oggi ospita mostre temporanee del Reina Sofia, ma la mostra che vediamo è dimenticabile, mentre la struttura in sé vale la visita. Giochi di luce e trasparenze, affascinante. Cercando di entrare scopriamo quello che sarà un leitmotiv di tutta la vacanza: Madrid è piena di gente, quindi la coda è all’ordine del giorno, in alcuni casi di proporzioni bibliche...
 
Attraversiamo il parco e andiamo a vedere il Caixa forum, una ex centrale elettrica che gli architetti Herzog & De Meuron hanno trasformato in uno spazio espositivo. Il rapporto tra l’architettura precedente, quella attuale e del complesso con la zona (ad altissima densità artistica) lascia a bocca aperta.



Ci spostiamo poi verso la Puerta del Sol, una delle piazze iconiche di Madrid, dove però siamo ancora vittime della folla: la statua dell’orso e del corbezzolo, uno dei simboli della città, si vede a malapena, nascosta dal delirio di gente. Tentiamo di spostarci verso la storica Chocolateria San Gines, ma anche qui è letteralmente impossibile entrare...ci consoliamo molto degnamente assaggiando i nostri primi churros con chocolate alla churreria Las Farolas, poco distante. Molto buono, soprattutto la cioccolata, che è molto densa, come la faceva la nonna Santina...Anna prende invece un gigantesco churro ripieno di crema de leche, golosissimo!


Mentre scende la sera (e la temperatura, c’è una notevole escursione termica), proviamo a vedere se sia possibile entrare gratuitamente al Reina Sofia, che ogni sera, dalle 19 alle 21 offre l’ingresso a tutti i visitatori. La coda alle 18,30 fa il giro della piazza, ci sembra senza senso fare una fila mostruosa per poi poter stare dentro 10 minuti (se va bene, perché non saremmo entrati prima delle 20,30 ad occhio...)
Ovvieremo facendo la tessera Paseo del Arte, che per 27 euro permette di visitare i tre grandi musei di Madrid: Prado, Reina Sofia e Thyssen-Bornemisza.



Per non concludere la giornata senza una nuova dose di bellezza, andiamo a vedere il Temple de Debod, un meraviglioso e conservatissimo tempio egizio che è stato donato alla Spagna per evitare che venisse distrutto durante la costruzione della diga di Assuan. Ora fa bella mostra di sé nel Parque del Oeste, purtroppo la visita dell’interno non era possibile in questo periodo causa lavori. Ma già vederlo da fuori fa venire voglia (eccome!) di andare in Egitto. Prima di tornare in campeggio, passeggiamo nella Gran Via e facciamo un po’ di spese (anche entrando nel girone infernale di Primark, nel delirio più assoluto) e scopriamo la nostra nuova droga ufficiale, la bottiglia di Gazpacho fresco che vende El Corte Ingles. Se all’andata il 447 non ha pesato, al ritorno, dopo 15 km di passeggiata appare come un incubo e così ci imborghesiamo e prendiamo un comodo taxi da Legazpi. Uran ci aspettava bello e dormiente, ci festeggia, passeggiatina e cena in camper. Che giornata, che città!

30 dicembre
Una delle cose imparate ieri è che le distanze a Madrid sono mostruose: la città soffre di monumentalità e anche tre fermate di metro possono corrispondere a mezzora di cammino...così la passeggiata in giro per la città risulta sempre piacevole ma abbastanza massacrante. Oggi giornata dedicata ai musei: passeggiamo verso il Thyssen-Bornemisza e ci dedichiamo alla visita di questa notevole collezione. Non ci sono capolavori, è vero, ma l’intero museo è molto piacevole: per ogni artista c’è un quasi-capolavoro. E la collezione è molto ben organizzata, il che non guasta, soprattutto se lo si confronta col museo che visitiamo subito dopo ovvero il Reina Sofia. Iniziamo col dire che l’edificio è stato restaurato in maniera meravigliosa, con grandi ascensori di vetro in facciata che lo valorizzano. Continuiamo col dire che è un museo che di fatto regge su un unico capolavoro (e che capolavoro!): Guernica. Per il resto...diciamo che non è esattamente indimenticabile. Infine la disorganizzazione regna sovrana: alla domenica l’ingresso è gratuito, il che significa code sesquipedali. Immaginavo che, avendo il biglietto del Paseo del Arte (pagato) tale coda si potesse evitare. Non è cosi e solo la nostra capacità di rompere le scatole e la disponibilità di uno dei ragazzi all’ingresso (dopo che due ci avevano già detto di no) ci fa evitare la coda per entrare. Il museo è organizzato per collezioni e non con un criterio cronologico o per autore, il che lo rende di difficile fruizione...ma Guernica è da sindrome di Stoccolma, incredibile, iconico, commuovente. Uno spettacolo indimenticabile!

 
Due musei in una mezza giornata stroncherebbero chiunque: usciamo con una fame da lupi e per fortuna ci imbattiamo in una vera e propria istituzione spagnola, che già avevamo sperimentato a Barcellona (e che ha aperto anche a Milano, ma non l’ho mai provato “a casa”): 100 montaditos. Il montadito è un microscopico panino imbottito, e come dice il nome ne hanno 100 tipi diversi. Costo bassissimo (la domenica tra l’altro ogni montadito costa solo un euro) e grande soddisfazione perché i paninetti sono ottimi e ben riempiti (per sfamarsi ne occorrono da 4 a 6 a testa, a seconda di quanta fame si ha). Li accompagniamo, anche se è inverno, con una tipica bevanda estiva, il tinto de verano, cugino povero della sangria, piacevole da bere in una giornata d’estate (verano, in spagnolo)...ma che ha il suo perché anche in una giornata invernale da 16 gradi!
 
Per concludere la giornata visitiamo (da fuori, non siamo pronti per più di 2000 stanze...) il Palacio Real e la Cattedrale di Almudena che lo affianca. Cattedrale deludente, con l’esclusione della cripta, piuttosto curiosa, con tantissime colonne (ma è una cripta recente, non un sotterraneo medievale!). Nota interessante: per la prima volta in vita mia vedo due messe in contemporanea su due piani (una nella Cattedrale e l’altra nella cripta, nello stesso momento!) e l’utilizzo delle slide durante la messa! Nella navata sono disposti alcuni schermi che proiettano immagini durante la funzione. Mah...

31 dicembre
Non sapendo come sia la situazione botti di capodanno in Spagna, decidiamo per un‘escursione mattutina che si concluda nel primo pomeriggio, in maniera da tornare prima di sera in campeggio e fare sostegno psicologico al povero cane nero Uran in caso di effetto “festa di piedigrotta” (in realtà Uran non ha nessun timore dei fuochi d’artificio e il campeggio è in un non-luogo a Getafe in mezzo a enormi capannoni industriali, quindi senza persone che possano sparare petardi, ma non si sa mai e soprattutto Anna ha invece molta paura dei botti e ama usare la scusa di Uran...).

 
Vincendo la mia paura dell’altezza o meglio assecondando il mio rapporto ambivalente odi-et-amo per il genere, sperimentiamo il Teleferico, una funivia che va dal Parque del Oeste a Casa de Campo, una piccola altura che sorge su questo enorme parco cittadino. Si tratta di una gita simpatica che permette di vedere una zona di Madrid dall’alto, in particolare la zona del Palacio Real. Una volta arrivati in cima si possono fare delle passeggiate, c’è uno zoo e un gigantesco parco di divertimenti, ma noi vista la lunga coda che osserviamo dal Teferico optiamo per una soluzione un po’ folle: restiamo in cabina e torniamo immediatamente!
Ci rechiamo poi nella zona più moderna di Madrid, ovvero il Paseo de la Castellana, dove sono concentrati alcuni interessanti grattacieli moderni, molto belli e fotogenici. I più particolari sono le Torri di Kio, due grattacieli fortemente inclinati (di ben 14 gradi!) che convergono verso il centro della strada. Impressionanti! Prima di fare ritorno in campeggio, per il cenone su Vanesio, tappa obbligata al Corte Ingles per il gazpacho, da cui siamo oramai totalmente dipendenti.
La giornata di sole è piacevole, Getafe ha lunghe strade diritte...decido di farmi i miei bravi 5 km di corsa, che risultano particolarmente complessi dopo tre giorni in cui camminiamo in media più di 10 km al giorno...ma che soddisfazione!
La serata è molto tranquilla, con fatica arriviamo alla mezzanotte, un vero capodanno degli eccessi!

1 gennaio
Approfittando della giornata in cui tutte le attrazioni di Madrid sono chiuse, decidiamo per una gita fuori porta: Toledo!
 
Parcheggiamo in un comodo parcheggio gratuito ai piedi della città, per poi salire utilizzando le scale mobili. Toledo è un gioiello, in cui architetture e luoghi di culto delle tre religioni monoteiste convivono fianco a fianco, perfettamente integrate. Purtroppo chiese, moschee e sinagoghe sono chiuse per il capodanno, ma vale comunque la pena di ammirarle dall’esterno. La cittadina è piccola e tutta in salita, con dettagli architettonici tutti da ammirare, gironzolando a piedi, anche grazie alla giornata di sole caldo. La scoperta gastronomica di oggi è la tortilla magra, ovvero una tortilla (frittata) con patate e pezzi di prosciutto, con cui viene farcito un panino clamoroso (bocadillo): delizioso!
Siccome il giorno seguente pianifichiamo di visitare Aranjuez, decidiamo di dormire direttamente là, scoprendo una campeggio (International camping de Aranjuez) che fa schizzare molto in alto l’isolinometro, ovvero il nostro misuratore di qualità dei campeggi, che usa come benchmark il camping Isolino di Verbania. Passare dal camping Alpha di Getafe a questo è una grande gioia, in particolare per i bagni con riscaldamento che va a manetta e la presenza, vezzosissima, di musica in bagno e ai lavapiatti che consente di fare i propri bisogni al ritmo di Macarena e lavare le stoviglie canticchiando gli Aerosmith (cose realmente accadute!)

2 gennaio
Se Madrid è enorme perché monumentale, Aranjuez non è da meno: le distanze da colmare a piedi sono...significative! Il campeggio sorge sulla riva del fiume Tago, seguendo il quale si può arrivare al Palacio Real, la principale attrattiva della zona, in circa 15-20 minuti. A meno che si decida di seguire il Tago nella direzione sbagliata, ovvero verso la casa del Labrador, una sorta di dependance del palazzo reale che sorge in mezzo al giardino del Principe, accorgendosene dopo 20 minuiti di passeggiata (mea culpa, lo confesso!).
 
Arrivati (già stravolti) al Palazzo lo visitiamo: sicuramente molto piacevole per un appassionato di sette-ottocento e di monarchia spagnola...molto meno per noi, che completiamo la visita in maniera rapida, ben felici di essere scampati a quello di Madrid, che è 10 volte tanto! A questo punto mancano 40 minuti alla visita prenotata alla casa del Labrador (solo visite guidate, da prenotare in anticipo, noi avevamo preso i biglietti via Internet la sera prima): la passeggiatina nei giardini per arrivare dura poco meno. La guida che ci conduce è una signora molto severa e chiaramente ultra-monarchica che ci spiega con dovizia di particolari (peraltro solo in spagnolo, meno male che tra noi latini ci capiamo, non oso immaginare un olandese o un tedesco...) ogni singola stanza di questa casupola, dove si entra solo dopo aver indossato soprascarpe usa e getta come quelle che fanno indossare in reparti sensibili degli ospedali. La casa serviva ai reali per stare più rilassati rispetto all’etichetta che vigeva a corte ed è un susseguirsi di stanzette dove chiacchierare, giocare (c’è un biliardo) e mangiare. Non sono previste stanze da letto, perché veniva usata solo in giornata. Un altro posto bizzarro...con oggetti stravaganti (un tavolo di malachite, tantissimi orologi, carillon o macchine musicali, pezzi di mosaico depredati da ville romane e inseriti nei pavimenti, restauri dubbi, ecc...)
Noi e gli altri 4 ragazzi che hanno fatto la visita assieme a noi restiamo incuriositi da un orologio meccanico alto quanto una persona, che appare complicato e affascinante di cui la nostra lady di ferro ci dice meraviglie e chiediamo se sia funzionante. “Ovviamente”, ci risponde, ma è altrettanto ovviamente spento. “Ma c’è un video che lo mostra in funzione?” chiede uno dei nostri compagni di visita, ricevendo come risposta un seccatissimo “No! Non si possono fare foto o video qui dentro”. Guai a dubitare dei reali di Spagna!
Tornati in campeggio, decidiamo che il sole che splende ci obbliga a pranzare all’aperto: montiamo il nostro tavolino e ci facciamo una bella pasta asciutta da mangiare en plein air! A questo punto succede il dramma: il campeggio è molto popolato di gatti e Uran inizia a dare di matto (forse anche un po’ stanco di aspettarci in camper durante il giorno?). E siccome quando Anna e Uran litigano, quello che ci rimette è sempre il vostro adorato cronista, decido di stroncare per benino il nostro canide costringendolo a una bella passeggiatina di 10 km nel parco reale (notare la foto in cui lo si vede dimenarsi in una real aiuola)



L’effetto è quello sperato, torniamo a casa ben stravolti (io a fine giornata avrò percorso 22 km!), ma soprattutto carichi di empanadillas al tonno, recuperate in una panetteria in centro, che allietano la nostra serata! Invece per Uran oltre al danno la beffa: la sua pappa è sparita, causa ospiti non previsti, invitati da Anna in nostra assenza, quando il cane non c’è i gatti ballano!




Decidiamo di restare ancora ad Aranjuez: a mezz’ora a piedi dal campeggio c’è la stazione dei treni, con la linea c-3 che prevede corse molto frequenti (una ogni 15-20 minuti) che arrivano in mezz’ora direttamente a Puerta del Sol.
Eccoci quindi al prezioso consiglio se si vuole andare a Madrid in inverno e campeggiare (in camper, roulotte o per i più coraggiosi in tenda - occhio che di giorno fa caldo, ma la notte va sotto zero): mi sento di consigliare il campeggio ad Aranjuez. Si arriva in città in poco più tempo che da Getafe, ma con un unico mezzo, e il campeggio è infinitamente più confortevole e piacevole.

3 gennaio
Manca un solo museo dei tre compresi nel Paseo del Arte...e che museo! Il Prado ci attende, con le sue meraviglie! La linea c-3 ci lascia ad Atocha e da lì si passeggia fino al Prado. Come altri megamusei la sola struttura fa impressione, con questo palazzo enorme e il suo contenuto impressionante di opere d’arte. La piantina poi, con tutte le sale, toglie il fiato...ma la bellezza chiama e il suo richiamo è irresistibile: lo visitiamo da capo a piedi, godendoci i capolavori di cui è ricolmo. Io finalmente vedo dal vivo la Maya desnuda, che da tantissimo tempo desideravo ammirare, Anna resta affascinata da Las Meninas, che dal vivo ha una potenza espressiva inattesa. A mio avviso però la massima vetta si tocca con 3 maggio 1808: le fucilazioni alla Montaña del Principe Pio di Goya, che mi lascia davvero a bocca spalancata.
Se si ama questo autore, il Prado è un vero paradiso, perché permette di comprenderlo nel suo complesso (purtroppo sempre ordinato per collezioni e non cronologicamente), dalle opere giovanili a quelle ufficiali, da quelle private fino alla sua pittura negra. Inoltre anche la collezione di arte fiamminga è di livello altissimo, ricca e completa.
 
Detto questo, la visita nel suo complesso ci lascia con la lingua penzoloni: meraviglioso sì, ma anche un vero tour de force! Per riprenderci seguiamo un consiglio della guida del Touring e andiamo a pranzo in uno dei luoghi prediletti da Hemingway: la Cerveceria Alemana dove un buon bicchiere di rioja, qualche tapas e un bocadillo ci danno conforto. Per salutare Madrid, prima di iniziare il lungo viaggio di rientro che durerà i giorni seguenti, rifacciamo visita alla Puerta del Sol e facciamo ciao-ciao alla statua dell’orso e del corbezzolo.

Qualche considerazione conclusiva
In definitiva la scelta di venire a Madrid nelle vacanze di Natale si è rivelata vincente: il clima è molto più mite che a Milano, nonostante la forte escursione termica tra giorno e notte, la città è meravigliosa e vivace e i giorni a disposizione non possono essere, per una visita degna di questo nome, meno di 5-6, anche a causa delle grandi distanze. Con Vanesio è stato grande godimento, il nostro riscaldatore Eberspracher ci ha garantito notti al calduccio e piano piano iniziamo a capire come funziona la vacanza in van, prendendoci la mano. La scoperta pratica vincente della vacanza è stata la piastra a induzione Ikea che Anna mi ha regalato (https://www.ikea.com/it/it/catalog/products/00331627/), una vera bomba per abbreviare al massimo i tempi di cottura e per risparmiare sulla bombola del gas (grazie, sorella, anche per le pentole adatte!). Ovviamente funziona solo quando si va in campeggio e si utilizza la corrente elettrica, ma è davvero rivoluzionaria e fa molto glamping, campeggio di lusso e glamorous verso cui, invecchiando e imborghesendoci, viriamo sempre di più!
Il viaggio è molto lungo, ovviamente, ma col van quando si è stanchi si può sostare e dormire in maniera molto rapida, inoltre rispetto alla macchina, che quando è stracarica (ovvero sempre, in vacanza) rende complesso fare il cambio guida, con Vanesio è sempre possibile scambiarsi di posto evitando che uno dei due si debba sobbarcare troppe ore di guida. Ah, una scoperta non piacevole è che il van è molto sensibile al vento: in Francia abbiamo incontrato zone di vento forte e si è ballato parecchio; credo che col tempo prenderemo la mano, ma in ogni caso andando pianino si può ovviare al problema, ovviamente.
Mentre scrivo queste righe stiamo tornando a casa...e il mio unico pensiero è: dove e quando sarà il prossimo viaggio di Vanesio?
Per ora godiamoci questo e...
¡Hala Madrid!

Qualche foto del tour qui:




#iviaggidivanesio vol. 1: ponte dell’immacolata

Per il primo weekend lungo di Vanesio abbiamo scelto un viaggio che avevamo in mente da tempo; una gita artistica tra primo Rinascimento e contemporaneo, con immersione in Piero della Francesca e Alberto Burri: Arezzo, Sansepolcro, Anghiari, Monterchi e Città di Castello.

6 dicembre: viaggio Milano-Arezzo
In Vanesio si dorme bene...

Siamo partiti nel pomeriggio da Milano, con l’entusiasmo alle stelle e abbiamo deciso di pernottare all’ultimo autogrill prima dell’uscita dell’autostrada di Arezzo. La scelta di dormire in autogrill apparentemente è scarsamente poetica, ma è molto pratica: abbiamo potuto avere il bagno a disposizione, non volendo per ora far esordire il mitico portapotti, il nostro piccolo wc chimico, su cui pesa tuttora il dubbio su chi sia il responsabile della pulizia (i volontari scarseggiano). Sicuramente per un camperista esperto è una banalità, ma noi che non lo siamo scopriamo con gioia che l’autogrill (ovvero il suo bagno) risulta uno dei migliori amici del viaggiatore!
Abbiamo dormito benissimo, senza accendere neppure il riscaldamento di notte: Vanesio era bello caldo dopo il viaggio e non è stato necessario usare la cosiddetta fiammatina, che grandi gioie ci dispenserà nei giorni a venire.

7 dicembre: Arezzo
Che Arezzo fosse bella, lo avevamo sentito dire da più di una persona. Che fosse così bella, sinceramente non lo immaginavo! Cittadina piccina, tutta da girare a piedi dopo aver lasciato Vanesio e il suo occupante canino nel parcheggio (gratuito) ai piedi delle mura, si può salire dai gradini oppure, in caso di pigrizia, utilizzando le scale mobili. Il clou sono ovviamente gli affreschi di Piero della Francesca, con le storie della vera Croce da ammirare nella Basilica di San Francesco, il Duomo, il Castello, la piazza grande. Una serie di meraviglie impreziosite da una mostra diffusa nella città di un artista che non conoscevo, ma che mi è piaciuto moltissimo, il messicano Gustavo Aceves, con la sua Lapidarium - dalla parte dei vinti. Notoriamente è molto complicato far dialogare spazi dal sapore antico con scultura contemporanea...ma in questo caso il matrimonio riesce alla grande.
Lapidarium - Dalla parte dei vinti

Un’altra bizzarria ci accoglie in piazza Grande: i mercatini di Natale dell’Alto Adige hanno occupato in un trionfo di würstel e birra la piazza medievale. Avendo la Toscana sostituito come destinazione per questo ponte i mercatini del Lago di Costanza (dove prometteva neve), ci viene da ridere: se Maometto non va al mercatino...
Villaggio tirolese, molto bene

Nota di merito enogastronomica: in zona si mangia bene o benissimo ovunque. Ma se vi capitasse, mirate la Gastronomia Dal Moro, vicino a San Francesco: è la cucina della nonna, coi tavoli di formica che tutti abbiamo in mente, un banco di salumi e formaggi da sogno (li fa, in entrambi i casi il proprietario, che ne è molto fiero, a piena ragione) e la ribollita sempre in caldo. I taglieri sono commuoventi, io ve l’ho detto...
Ribollita al TOP

A sera ci dirigiamo verso Anghiari, dove abbiamo letto di un agricampeggio, ovvero un agriturismo che dispone di una decina di piazzole per camper e roulotte. Luogo ameno, anche se nei giorni precedenti ha piovuto e il fondo risulta un po’ fangoso...ma la doccia urge e va benissimo così!

8 dicembre: Anghiari, Sansepolcro, Monterchi
La mattinata comincia con l’agricampeggio letteralmente invaso da una comitiva di roulottisti con bambini e cani al seguito, che si apprestano a passare una magnifica giornata di sole con pranzo collettivo...benissimo per loro, ma non per noi, che salutiamo i gentili gestori, compriamo 5 kg di ottima farina macinata a pietra nel loro mulino e partiamo! La mattina prevede una passeggiata per l’incredibile borgo medievale di Anghiari, un luogo magico, non a caso inserito nei 100 borghi più belli d’Italia.
Anghiari

Atmosfera incantata, cortili suggestivi... e il forno Bindi (omonimo, ma molto migliore) dove facciamo conoscenza coi cavallucci, una specialità locale simile alle fave dei morti, deliziosi e con gli immancabili cantuccini qui al gusto di fichi e noci!
Ci spostiamo poi verso Sansepolcro, per proseguire l’itinerario di Piero della Francesca. La cittadina è meno affascinante, ma il museo vale la visita: Polittico della misericordia e Resurrezione, con tanto di visita guidata da parte della mia guida personale! Ovviamente l’appetito vien mangiando e così non resistiamo ad un’ultima, piccola deviazione verso Monterchi, microscopico paesino che vanta un museo con una sola opera, la Madonna del parto, sempre del nostro Piero.



Si tratta di uno dei rarissimi dipinti con la Madonna incinta, in un contesto che è tutto un programma: ci si arrampica in cima alla collina dove sorge il paesino, si entra al museo (pagando un biglietto abbastanza salato) e ci si sente dire “l’opera è oltre quella tenda”. L’opera, al singolare! Ciò detto, vale la visita, così come il tramonto sulle colline toscane che ammiriamo a fine giornata, prima di trasferirci verso l’Umbria: dormiremo a Città di Castello in modo da essere già lì la mattina seguente per saltare al contemporaneo e fare una full immersion nell’opera di Alberto Burri. In città troviamo una grande e comodissima area camper gratuita, dove ci inseriamo, fratellino più piccolo, tra una serie di grandi camper, ci dedichiamo alla cena e ci apprestiamo a passare la prima notte con temperatura sotto lo zero! Ovviamente il nostro impianto Eberspächer ci da conforto e ci garantisce una notte al calduccio!

9 dicembre: Città di Castello
Sveglia e colazione su Vanesio, prima di lanciarci nella visita della città, che inizia dal Duomo e dal palazzo Comunale per trovare il proprio fulcro nelle due sedi della Fondazione Burri: il palazzo Albizzini, nel centro cittadino e gli ex seccatoi del tabacco, poco distanti, ma comunque raggiungibili a piedi. Entrambe le sedi sono state scelte dall’artista e presentano le opere fino agli anni 70-80 (sede cittadina) e quelle successive (ex seccatoi). L’opera di Burri in generale è affascinante, in particolare a mio avviso le opere esposte a palazzo Albizzini, che anticipano alcune tendenze dell’arte contemporanea, con l’utilizzo innovativo di materiali (la serie dei sacchi mi ha lasciato a bocca spalancata). La sede degli ex seccatoi del tabacco è un’opera d’arte in sé: due enormi edifici tutti neri, altissimi, impressionanti, luogo naturale per ospitare i cicli, molto compatti, che Burri stesso ha destinato a tale luogo.
Ex seccatoi del tabacco


Anna ha fatto delle foto bellissime sia delle opere di Piero della Francesca che abbiamo visto, sia della Fondazione Burri, dove ha fotografato quasi ogni singola opera. Le foto, liberamente utilizzabili a scopo didattico e rilasciate sotto licenza Creative Commons sono disponibili a questi link:
Qui c’è invece l’album fotografico della vacanzina:
In definitiva, la prima vacanzina seria su Vanesio è stata di puro godimento, abbiamo sperimentato sia il campeggio semi libero (leggi autogrill), sia l’agricampeggio, sia l’area camper selvaggia, trovandoci bene in tutti i casi. Uran ha amato molto la vita da camper con l’unico problema che se ti alzi per andare in bagno...quando torni, trovi il tuo posto nel lettino (che è piccolo!) occupato.
Prossima gita...dopo Natale a Madrid!

lunedì 24 dicembre 2018

Factfulness - Hans Rosling

Un libro necessario, che ci mostra (anzi, dimostra!) quanto del mondo non capiamo a causa dei nostri preconcetti e della visione distorta che spesso i media ci propinano. L’autore fa ben capire quali siano le sfide e le opportunità che dovremo affrontare nei prossimi anni, rendendo evidente che non si può prescindere dai dati per comprendere dove sta andando il mondo. Peraltro siamo in buona compagnia: il questionario che l’autore ha somministrato in giro per il mondo (preoccupante: a decisori di peso) ha visto praticamente tutti coloro i quali lo hanno fatto ottenere risultati peggiori che se lo avessero compilato a caso. Insomma, una lettura che fa aprire gli occhi e contribuisce a cambiare un po’ la propria prospettiva su temi fondamentali. Scritto in un inglese molto chiaro e semplice da comprendere non mi ha messo in difficoltà. 
4 stelle

Il re di denari - Sandrone Dazieri

La degna conclusione della trilogia di Dante e Colomba (che già mi mancano). Non è un libro che si legge, è un libro che si divora, sacrificando sull’altare del noir italiano un paio di notti di sonno. È scritto bene, il che non è una novità, ed è congegnato ancora meglio (il che non è una novità, forse Sandrone è il migliore in assoluto nella capacità di incastrare i pezzi delle sue trame senza che nulla appaia forzato o sbagliato). Insomma, grande godimento di lettura, peccato finisca così in fretta!
5 stelle

domenica 16 dicembre 2018

Benvenuto Vanesio!

Parte con oggi un nuovo importante hashtag su Appunti... #iviaggidivanesio.

Infatti, dopo due lunghi anni di meditazione abbiamo deciso e acquistato uno degli oggetti dei nostri sogni, ovvero un campervan, un piccolo furgoncino camperizzato. La scelta è caduta su uno dei più piccini della categoria, un Ford Nugget Westfalia. Si tratta in sostanza di un Ford Transit Custom, modificato e allestito da Westfalia per trasformarlo in un piccolo camper, completo di tutto. Ovviamente siccome le cose semplici non ci piacciono, il Nugget non è commercializzato da Ford per il mercato italiano (viene venduto principalmente in Germania, ma anche - abbiamo scoperto dopo nottate a compulsare su internet - in UK, Olanda e Spagna). In Germania è diventato talmente popolare da competere col Volkswagen California, anch’esso allestito da Westfalia.

Nugget e guardiano (serissimo)

Noi lo avevamo visto per la prima volta a settembre 2017 alla fiera del camper di Parma, dove il mitico Herbert Tinkhauser, proprietario di Outdoor-living, un’azienda di Caldaro di cui vi dirò più oltre, lo proponeva. Noi arrivavamo dalla vacanza in Irlanda, dove avevamo noleggiato Moby, un California molto, molto vissuto, che ci aveva entusiasmato, e dopo circa un decennio che ne parlavamo, avevamo deciso di iniziare seriamente a pensare ad un acquisto. Herbert è membro di una grande organizzazione di venditori tedeschi, di cui è unica propaggine altoatesina, che acquista grandi quantità di van già camperizzati o da camperizzare e che rivende a prezzi molto interessanti. Ciò che ci aveva colpito del Nugget e che ci ha fatto innamorare è la disposizione molto originale dei mobili: mentre la grande maggioranza dei campervan ha la cucina disposta su un lato, parallela al portellone laterale, il Nugget la ha parallela al portellone posteriore. Questo consente di avere anche durante la notte un corridoio parallelo al letto, in modo da potersi muovere anche a letto fatto...o di consentire ad un eventuale cagnolino nero di circa 35 kg di dormire a scelta in cucina o di fianco al letto!

    

Il processo di decisione si è protratto per oltre un anno e ha visto mie ore e ore di navigazione in rete, più di uno scambio mail con la cortesissima e preziosa Marta, che ha un interessantissimo blog sul suo Nugget, mille dubbi (l’investimento è importante, l’affetto per la tenda, i dubbi sul dove metterlo, ecc...) e si è concluso dopo un anno esatto alla fiera di Parma 2018, quando, dopo aver visto mille modelli di van, nessuno dei quali ci aveva persuaso al 100%, abbiamo reincontrato Herbert, e così, tempo due mesi, necessari per ordinarlo e per farlo arrivare, ecco Vanesio!

Vanesio è bianco, ha il tetto apribile, 4 posti letto (due ottenibili abbattendo i sedili posteriori, due nel tetto, che non abbiamo potuto sperimentare perché Uran diventerebbe pazzo vedendoci salire senza di lui), due fuochi a gas, un frigo a pozzetto, il riscaldamento a gasolio Ebersprächer, un piccolo water chimico che scompare in un armadietto ed è semplicemente stupendo!

Come detto, lo abbiamo acquistato da Herbert di Outdoor-living, un uomo fantastico, sempre capace di fugare ogni nostro dubbio, di non perdere la pazienza davanti alle nostre domande e costantemente tranquillo e sicuro di sé: una sicurezza assoluta, con cui ci siamo trovati meravigliosamente. Se si è interessati al Nugget, vale la pena di farsi un viaggetto fino a Caldaro (dove consiglio vivamente una visita anche alla cantina) per andarlo a trovare!


L’esordio di Vanesio è stato nel primo weekend di dicembre (preceduto da innumerevoli viaggi casa-rimessaggio, per fortuna vicino, per preparare Vanesio al suo primo weekend), all’international camping Patrice di Bratto, sulla Presolana. Abbiamo scelto questa destinazione per un paio di motivi, pratici e poetici. Iniziamo da quelli pratici: guidare un van, per quanto piccolo, non è esattamente come guidare la macchina...volevamo quindi approfittare della superiore abilità di mio suocero per farci fare un po’ di scuola guida e ci siamo quindi fermati ad Albino city per ricevere consigli e indicazioni di guida. Per quelli poetici invece, si tratta di uno dei primi campeggi frequentati da Anna da piccola, quando veniva portata a Bratto con la roulotte e rimaneva in montagna con la sua nonna, me ne aveva da sempre parlato e c’era tutta una mitologia familiare sul luogo. Stiamo parlando del suo ultimo anno di asilo, quindi un’era coeva alla fine dei dinosauri.

Il campeggio è un simpatico luogo di montagna a un tiro di schioppo dalla Presolana, raggiungibile con una passeggiata nel bosco. L’esordio è stato subito sfidante: il freddo di Bratto era davvero frizzante, così da mettere subito alla prova il nostro sistema di riscaldamento a gasolio, che si è rivelato talmente efficace da risultare persino eccessivo, nonostante fossimo vicini allo zero abbiamo dormito in maglietta...

Cena di montagna, il gusto ci guadagna

La passeggiata fino al passo ha riscaldato la nostra domenica, così come i würstel cucinati sulla piastra e la cortesia delle due signore che gestiscono il campeggio, e l’entusiasmo per Vanesio è cresciuto vieppiù, facendoci attendere con ansia il primo serio weekend on the road, in occasione del ponte del mio compleanno, detto che ponte dell’immacolata!

Qui ci sono un po’ di foto del weekend alla Presolana

A spasso sui monti

lunedì 26 novembre 2018

Stupore e tremori - Amélie Nothomb


Bellissimo, fa sorridere e riflettere

Un libro davvero spassoso ma al contempo molto preoccupante, una sorta di discesa agli inferi per una giovane impiegata in una mega-azienda giapponese. Si legge lo scontro tra cultura, con alcuni passaggi davvero incomprensibili per la nostra mentalità ed invece così radicati, evidentemente, in quella giapponese da lasciarci stupiti e tremanti, come da titolo. In alcuni passaggi mi ha fatto letteralmente irritare per la nostra Amélie, in mani mostruose, in altri mi ha davvero fatto ridere. Il passaggio sulla donna giapponese è pazzesco e da parecchio da pensare (questo: "Le ingessano il cervello: se a 25 anni non sei sposata, hai di che vergognarti; se ridi non sei fine; se il tuo viso esprime sentimento, sei volgare; se menzioni l'esistenza di un pelo sul tuo corpo sei immonda .. (tralascio le più volgari) Anche quando sarai chiusa in bagno per dare umile sollievo alla vescica, avrai il dovere di vegliare perchè nessuno possa sentire "il canto del tuo ruscello": dovrai quindi tirare la catena in continuazione..... anche la sfera più intima e insignificante della tua esistenza è sottomessa a una regola, figurati quale sarà la vastità degli obblighi che, ..., peseranno sui momenti essenziali della vita".
Nel complesso, un libro da leggere: sottile, ironico, autoironico ma anche molto pesante e pensante.
5 stelle

domenica 11 novembre 2018

Aldocook 42 - Melanzane ripiene (e peperoni)



Melanzane ripiene (e peperoni)

Tempo occorrente per la preparazione: 2 ore circa, cottura: 30-40 minuti
Livello: difficile.
Ingredienti per 4-6 persone:
6 melanzane piccole e un po’ “ammusciunite”
3-4 peperoni lunghi
4-5 pomodori maturi da sugo
1/2 pagnotta di pane pugliese non freschissimo
1 uovo
50 grammi di parmigiano reggiano
Olio, aglio, prezzemolo, basilico, sedano qb

Un nuovo aldocook dopo tanto tempo, approfittando delle vacanze estive al campeggio in Abruzzo e della disponibilità di papà, maestro assoluto di cucina abruzzese (e non solo). Le melanzane ripiene sono un piatto tipico non di tutto l'Abruzzo, ma specificatamente di Torino di Sangro, paese d'origine della famiglia Torrebruno. La nonna Wanda le faceva in maniera impareggiabile, noi cerchiamo di seguire le sue orme! Si tratta di un piatto complicato e lungo da preparare, ma in grado di solleticare i nostri palati come poche preparazioni al mondo. L'aspetto forse più originale e sorprendente è che non è presente carne nel ripieno, la melanzana viene svuotata e poi riempita di ... sé stessa!

venerdì 26 ottobre 2018

Tre piani - Eshkol Nevo

Eshkol Nevo è la scoperta dell'anno (per me)

Terzo libro di questo autore che leggo da agosto ad oggi: è senza alcun dubbio l'autore-scoperta (per me) dell'anno. Questo libro è geniale: esemplifica la teoria freudiana di Es-Io-SuperIo attraverso la metafora di un appartamento a tre piani e delle tre famiglie che lo abitano. Il rapporto tra il racconto, la teoria freudiana e i tre piani del palazzo è il cuore del racconto (anzi, dei tre racconti, che sono in qualche modo incastrati l'uno nell'altro, come del resto accade nelle nostre anime). Si legge velocissimamente e con grande piacere. Appena sotto a "La simmetria dei desideri", ma davvero di un pelo!
4,5 stelle

lunedì 15 ottobre 2018

I più bei libri letti quest'estate

In una vita in costante rincorsa, ecco delle microrecensioni sui libri più belli che ho letto quest'estate, spaparanzato su una spiaggia, anzi sugli scogli, dell'isola di Korcula in Croazia. Perché se non si trova il tempo per scrivere due righe sul proprio blog (che già di suo boccheggia, anzi bloggheggia, in cerca di attenzioni) sui libri letti, la vita davvero non ha senso!

Partiamo dalla cima della classifica: La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo.
Il libro più bello che ho letto quest'estate, senza se e senza ma. Storia affascinante, raccontata benissimo, scrittura divertente e sicura, personaggi delineati meravigliosamente, con alcuni aspetti assurdi come solo la vita sa esserlo. Questa generazione di scrittori israeliani continua a riservarmi sorprese piacevoli, grazie grazie grazie a Marco per questo suggerimento di lettura! A file ho letto anche Soli e perduti, stesso autore, fa molto più ridere ma gli manca quella punta di emozione che c'è ne La simmetria dei desideri.

Al secondo posto, ma quasi pari merito al primo, c'è Riparare i viventi, di Maylis De Kerangal.
Un libro che ti lascia senza fiato, una storia che ti tocca, ma soprattutto una scrittura semplicemente meravigliosa, ipnotica, capace di incatenarti alla singola pagina. Il libro più toccante che io abbia letto quest'estate! Grazie Stefania del suggerimento!

Un altro interessante è Fiori sopra l'inferno, di Ilaria Tuti.
Si tratta di un libro d'esordio ed è davvero ben scritto, ricco, denso di descrizioni e con una storia avvincente (anche se non originalissima, bisogna dirlo). Noir perfetto come lettura leggera, storia un po' inquietante, narrazione solida. Perfetto per le vacanze. Grazie Francesca per avermelo suggerito anziché abbottarci al buffet!

Infine non posso non nominare Norwegian Wood - Tokio blues di Murakami.
Pur avendo letto gran parte della produzione di Murakami, questo libro, che più di una persona considera assolutamente fondamentale nella sua bibliografia, mi mancava. Per fortuna ho rimediato, così mi sono ricordato come mai io ami tanto questo autore - assolutamente geniale nella sua scrittura e nel suo modo di raccontare. E' chiaro, facciamo fatica a capire situazioni e ritmi, ma la consueta scrittura murakamiana ti attanaglia, ti conquista, ti avvicina... proprio bello!

...che voglia di tornare in vacanza e seppellirmi in un libro!