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martedì 7 novembre 2017

Bacio feroce - Roberto Saviano

Saviano tiene e' pall'

Saviano è antipatico a molti, perché si è esposto, perché questo paese ha paura di chi si espone e alla fin della fiera siamo sempre in cattiva fede. Ma noi che facciamo i leoni da tastiera usciamo la mattina belli tranquilli da casa e ce ne andiamo al lavoro, mentre lui deve girare con la scorta e fare una vita che sinceramente non gli invidio. Fatta questa premessa, parliamo di letteratura: Saviano sa scrivere e lo sa fare alla grande. Il libro è inquietante, sicuramente pieno di verità, anche se a tratti romanzata. Il dialetto è usato benissimo, la storia è costruita in modo serrato, si lascia leggere, fa preoccupare, fa stare male e a volte sorridere. Saviano ama la sua città, di un amore viscerale, ma al contempo non ha paura di affermare con forza ciò che non va. Le sue riflessioni sono amare, fanno male, ma non possono lasciare indifferenti. Spiace solo di aver letto questo prima del precedente "La paranza dei bambini" che lo precede. Recupererò!
Una nota curiosa: leggendo il lessico crudo e spocchioso dei bambini, in dialetto, poi inizi a pensare anche tu quelle brutte parole e a citarle di continuo. Ciò non bene!
4 stelle e 1/2

mercoledì 24 aprile 2013

ZeroZeroZero - una lettura che non lascia indifferenti


Più riguardo a ZeroZeroZero
ZeroZeroZero è il nuovo lavoro di Saviano dopo l'incredibile successo (coi tremendi problemi che poi ha causato al suo autore) di Gomorra. Il tema è uno: la cocaina, le sue strade, il giro di denaro ed il mercato folle che c'è dietro, la scia di morte e violenza che caratterizza i suoi percorsi.

Il libro non può che colpire il lettore: impossibile restare insensibili davanti al racconto di tutto l'universo che gira intorno alla cocaina, impossibile non restare sbalorditi davanti alle cifre che la polvere bianca fa girare.

Saviano sa scrivere bene, sa come farti seguire gli intricati rapporti di forza che racconta, davvero alla fine del libro le storie di coca ti intossicano, ti fanno chiedere se puoi averne di più, ti fanno venire voglia di capirci ancora un po'.

L'altro aspetto impressionante è - e non c'entra con la cocaina - che Saviano sembra, in più capitoli del libro, quasi volersi scusare. Sembra quasi che il suo percorso personale, che lo ha portato a vivere una vita da recluso, guardato a vista dalla sua scorta, resa necessaria dalla minaccia incombente su di lui a causa della camorra che non gli perdonerà mai il successo di Gomorra, gli causi una sofferenza profonda che lo porta ad autoaccusarsi di vittimismo. Chiede scusa al lettore, perché deve vivere una vita così difficile, chiede scusa perché è stato coraggioso (un coraggio inaudito, che mi fa vergognare: io non ne avrei neppure un centesimo) e perché - ma è una mia impressione - si vergogna di sentire certi qualunquisti (di cui l'Italia è piena) che gli dicono "eh ma te la sei cercata", e ammiccano, come l'ultimo uomo nietzscheano. Personalmente leggendo questi brani, in cui Saviano si scusa, mi vergogno per tutti quelli che lo portano a un tale atteggiamento. Mi vergogno e mi disgusto: a me verrebbe da dire piuttosto "grazie Roberto, per avere avuto il coraggio - che io non avrei - di andare fino in fondo, anche sapendo che l'avresti pagata carissima". Ed ora, oltre alla camorra, credo che con ZeroZeroZero, si sia fatto un sacco di nuovi nemici...

Nota a margine: il primissimo capitolo è folgorante. Ho passato una giornata intera a fare una sorta di conteggio mentale, ripassando i miei amici e conoscenti e pensando "forse lei/lui si, forse quell'altra/o si, sicuramente questa sì, ma vuoi mica dire che invece questo..."


[dalla mia libreria anobii]

ps: grazie a Raf per il prestito!

venerdì 13 novembre 2009

Saviano su Rai 3

Se ne è parlato moltissimo. Io come noto ho la tv rotta, e non ho intenzione di ripararla (così ne sto al riparo). Però mercoledì sera sono stato molto felice del fatto che la rai trasmetta in streaming sul web.
Saviano mi affascina, in primo luogo perché non è mai retorico. Uno con la sua storia personale, in un paese come l'Italia rischia sempre di venire a noia (e del resto, si sente dire in giro "ma chi glielo ha fatto fare? se l'è cercata..."). Invece non è così. Sta facendo un lavoro eccezionale e non dimentichiamocelo, mette a repentaglio la propria vita. E questo non gli piace per nulla, e lui non si fa alcuna remora nel ribadirlo. Saviano ha la mia età, e deve girare con la scorta, e non ha più una vita privata. Questo non dobbiamo mai dimenticarcelo. Perché ha scritto un libro, un libro carico di verità, una verità che evidentemente ha la forza di mille proiettili.

Partendo da libri, libri che hanno una forza dirompente, la stessa forza della verità che c'è in Gomorra, durante la serata ha raccontato storie incredibili, che mi hanno fatto ribollire il sangue e versare più di una lacrima (tecnicamente: piangere come un tonno).
Ieri parlavo con una mia collega, docente universitaria qui al Poli, e ci dicevamo che la lettura dei libri che Saviano ha proposto, la conoscenza della storia ad esempio di Ken Saro-Wiwa, sarebbe da rendere obbligatoria nelle scuole, anche per scuotere i nostri ragazzi dall'apatia quotidiana. Forse ci riuscirebbe più di quanto non faccia Manzoni (senza nulla togliere al buon Alessandro, sia chiaro).

Per chi si fosse perso questa pagina di bella televisione, o per chi l'avesse vista, ma la volesse rivedere, il web offre una grande possibilità: la puntata è disponibile in versione integrale, online, qui:
- Dall'inferno alla bellezza - Che tempo che fa

Merita davvero di essere visto...

martedì 21 ottobre 2008

Una firma per Saviano

Sulla scia di quanto ho pubblicato negli ultimi tempi nel blog ben 6 premi Nobel si sono mobilitati. Scherzi a parte, come ho già scritto in queste pagine, se Saviano dovesse andarsene dall'Italia sarà una sconfitta per tutti noi.

>> Firma l'appello (da Repubblica)

Riporto qui il testo dell'appello - firmato da sei diversi vincitori del premio Nobel, ed invito i miei 25 lettori (Manzoni era falso modesto, io credo di averne in realtà meno) a firmare...

Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - "Gomorra" - tradotto e letto in tutto il mondo. E' minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, "Repubblica", e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E' un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

mercoledì 15 ottobre 2008

Se Saviano dovrà andarsene dall'Italia...

Scrive oggi Repubblica:

"E' poca e inutile cosa, dico, perché, se i Casalesi ne avranno la possibilità, uccideranno Roberto Saviano. Dovesse essere l'ultimo sangue che versano. Sono ridotti a mal partito, stressati, accerchiati, incalzati, impoveriti e devono dimostrare l'inesorabilità del loro dominio. Devono poter provare alla comunità criminale e, nei loro territori, ai "sudditi" che nessuno li può sfidare impunemente senza mettere nel conto che alla sfida seguirà la morte, come il giorno segue la notte."

Io credo che se Saviano dovrà davvero andarsene sarà una sconfitta per tutti noi, così come tutti noi siamo in parte colpevoli per il fatto che Roberto - uno che ha 5 anni in meno di me! - non abbia più diritto ad una vita normale. E mi fa imbestialire leggere che c'è chi considera il clamore che la condanna a morte di ieri ha sollevato un'abile mossa di immagine. Mi fa imbestialire.

>> L'articolo di Repubblica

martedì 14 ottobre 2008

Senza parole (ma con molta ansia)

"I Casalesi prima di Natale uccideranno Saviano e la scorta".
>> da Repubblica

Dobbiamo riflettere su questo articolo. E accorgerci di cosa ci succede intorno, quotidianamente. E capire che Saviano, che ha la mia età, vive con i carabinieri, perché ha avuto il coraggio di spalancare il coperchio e farci sentire l'odore della merda.

lunedì 19 maggio 2008

Gomorra - il film

Sabato sera siamo andati in formazione tipo (io Raf e le due Anne) a vedere Gomorra. Che dire? Premetto che il film va in ogni caso visto, perché, come ben dice Andrea di Gomorra c'è bisogno, in qualsiasi forma, ed è difficile non guardare con sospetto chi non ha letto il libro (cito ancora Andrea: chi finora ha scelto di non leggere il libro). Detto questo devo confessare che, contrariamente ai critici della Croisette, non sono rimasto entusiasta dell'opera di Garrone. E per diversi motivi, riassumibili però in un unico concetto: non spiega.
Cosa intendo dire? Uno degli straordinari elementi di forza di Gomorra-libro è proprio che spiega tutto, che mostra l'intreccio affari della camorra-mondo degli affari "clean" (come dice un personaggio del film), che non ti lascia dubbi su chi siano e su dove abitino coloro i quali fanno affari con la camorra. Invece nel film tutto è molto sfumato, il contatto con l'imprenditore del nord che deve riciclare il denaro sporco è accennato, velato, quasi incomprensibile se non si ha letto il film. Oppure la storia del sarto (interpretato in maniera magistrale!): si deve indovinare, non è in alcun modo spiegata. E questo è male: Gomorra - libro in questo è didascalico.
In secondo luogo l'approccio del film (proprio nel suo non spiegare, nel sorvolare) rischia di fare apparire la camorra come un fenomeno endemico di Scampia o di Casal di Principe, un aspetto quasi-folkloristico eminentemente partenopeo. E questo, soprattutto in questi giorni post-elettorali è pericoloso. Voglio dire: la piazza di Casale (è ovvio se ci si pensa) non riesce in alcun modo ad assorbire gli affari dei casalesi, né per ciò che concerne gli appalti, né ovviamente per ciò che concerne la droga (per fare un esempio eclatante. Intendo dire che il mercato non può assorbire - in alcun modo - lo smercio di droga necessario alla camorra per fare affari ricchi. Il mercato sarebbe troppo ristretto. Ed allora - e si ritorna a quanto scrivevo sopra - con chi li fa la camorra gli affari? Chi gli permette di smaltire le quantità di droga sul mercato? Questo non ci viene raccontato.
L'ultimo appunto riguarda ancora il rapporto tra film e libro. Il film (che, lo ripeto, va visto) sotto molti aspetti si risolve in una specie di promozione per il libro: ti segna, si, ma soprattutto ti fa venire voglia di leggere (e questo potrebbe anche essere un bene). Il film si chiude con alcune scritte in sovraimpressione, che danno senso a quasi tutta la pellicola, ma che, ancora una volta, rimandano alla lettura del testo di Saviano.
Forse Garrone avrebbe potuto (provocatoriamente) scegliere di girare tutto il film lontano dalle Vele, lasciarle come un non detto, un basso continuo che con la propria assenza si facessero sentire, pesanti come i macigni. Invece, e su questo appunto chiudo, il mostrare con così tanta enfasi l'indiscusso ed indiscutibile regno dove la camorra spadroneggia ha permesso al narcisicmo dei boss (cresciuti, come ricorda Saviano, col mito di Scarface, non con quello di Totò u curtu...) di esaltarsi ed ingigantirsi (ed infatti nessuno ha disturbato le riprese del film - come ha fatto notare Anna).

Insomma: devo andare a vedere Gomorra? SI
Ti è piaciuto: uhm...