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mercoledì 30 ottobre 2024

Attaccare la terra e il sole - Mathieu Belezi

 Libro fortissimo e altrettanto intenso



Il libro parla della colonizzazione francese dell'Algeria e lo fa affastellando, con un ritmo che non lascia respiro al lettore, i due punti di vista contrastanti dei coloni, povera gente mandata allo sbaraglio nel tentativo di coltivare la terra e dei soldati, chiamati alla conquista, mostrati durante le scorrerie impietose. Da un lato si prova pietà per i coloni, dall'altra orrore per i soldati e per i loro capi, osceni nella ferocia. Il tutto raccontato con una prosa strana, assillante, con una punteggiatura praticamente inesistente quasi che il segno di interpunzione, per sua natura chiamato a mettere ordine e farci respirare, sia inadeguata per una narrazione di questo tipo, che deve invece essere incessante, sovrapposta, senza respiro. Il libro è breve e di lettura velocissima, ma al contempo un pugno nello stomaco. Merita la lettura!

4,5 stelle

sabato 24 febbraio 2024

Annientare - Michel Houellebecq

Il libro più doloroso di MH

Houellebecq è un autore che frequento da lunghissimo tempo, credo di aver letto praticamente tutto ciò che ha scritto. Ha sempre avuto una capacità di irritarmi e provocarmi come pochi altri, ma al contempo è impossibile negare che sia un autore con una solidità di scrittura come pochi al mondo. Insomma, sa scrivere e lo sa fare davvero bene. In questa ultima fatica si è in un certo senso addolcito, risulta meno provocatorio, più attento, meno violento negli atteggiamenti, pur conservando alcune sue ossessioni (il sesso, ovviamente, al primo posto). Ma soprattutto il suo nichilismo, già presente in nuce sin da Le particelle elementari, è qui espresso al suo massimo, è davvero impietoso e senza speranza. Di nessun tipo: la vita, sembra dirci, non ha davvero nessun senso e anche la redenzione, quando arriva, è tardiva, oppure troppo breve, in ogni caso amorale e destinata a finire in polvere. Non proprio una lettura che mette di buon umore, insomma, anzi, che rischia di annientare, come da titolo. Però sicuramente carica di realtà e, come detto, scritta magnificamente.

4,5 stelle 

martedì 25 maggio 2021

Neuland - Eskhol Nevo

Libro straordinario

Sono un fan di Eskhol Nevo, lo premetto. Ma questo Neuland mi era rimasto indietro, l'ho recuperato ora. E quanto sono felice di averlo fatto! A mio avviso è un capolavoro, che parla di amore, di avvicinamento e allontanamento, di viaggio, di rapporti umani. E ovviamente di Israele, di terra, di libertà, di sudamerica, di Shoah, di guerra. Ma soprattutto parla di amore. Di amore e passione, di anime gemelle, di quegli incontri incredibili in cui senti la tua anima risuonare alla perfezione con quella di un altro o di un'altra e devi capire come e se ciò si possa incastrare con la vita di ciascuno. I personaggi sono descritti benissimo, la storia è avvincente e al contempo meditabonda. La scrittura di Nevo sa toccare diversi registri e lo fa meravigliosamente. Insomma, è il migliore di Nevo? Forse no, ma sicuramente è di un'intensità sconvolgente. E ti lascia aperta la domanda su cosa accadrà dopo queste 600 bellissime pagine. 


sabato 15 febbraio 2020

21 lezioni per il XXI secolo - Yuval Harari

Affascinante e appuntito
Forse è il più affascinante dei tre libri di questo straordinario storico israeliano, pur mancando dell’organicità degli altri due. Ma essendo focalizzato sul presente (gli altri due su passato e futuro) è quello che risulta più attuale, più vivo. L’autore è preoccupato per ciò che ci sta accadendo, il libro dispiacerà molto a fanatici religiosi e nazionalisti (se mai dovessero leggerlo, cosa che dubito) perché mette bene in luce come religioni e miti nazionali siano miti che ci siamo inventati per dare senso e costruire un presente che funziona. Il finale sulla meditazione mi ha lasciato freddo, ma tutto il resto mi ha fatto pensare e mi ha affascinato. Scritto come sempre benissimo, mai banale o qualunquista. Da leggere!
5 stelle

mercoledì 3 agosto 2011

Amici credenti, ma la nuova pubblicità di Sky?!

Niente da fare, io e i pubblicitari di Sky proprio non ci intendiamo. Sarà per questo che quando mi telefonano spiegandomi che mi devo abbonare a Sky, sogghigno mentre li informo che non ho la tv, e che sono felice di non averla...
Dopo avermi fatto incazzare lo scorso anno con la pubblicità che ritraeva i calciatori "veri" con quelli "sfigati della domenica" (e io continuo a pensare che sia più calcio quello del mercoledì sera col Real plaza sul campetto di Origgio che quello patinato visto in TV) quest'anno hanno tappezzato la città con dei manifesti che ritraggono campioni sportivi nell'atto di compiere miracoli.
Ora, il mio senso religioso, praticamente nullo, si è svegliato dal coma per segnalarmi il fastidio fisico che questi cartelloni mi danno: i campioni sportivi non solo fanno miracoli, ma hanno persino l'aureola! Sono degli dei, o quantomeno dei santi, immortalati come da iconografia cristiana classica e vengono paragonati addirittura a Jaysoo (Ambrosini che fa la pesca miracolosa, o il rugbysta - perdonate l'ignoranza non so come si chiama - che moltiplica i palloni). E io mi chiedo (e chiedo soprattutto ai miei amici credenti): ma solo a me urtano questi cartelloni? Voglio dire: fior di prelati hanno tuonato contro la pubblicità IKEA dei due ragazzi che si tenevano per mano (per me assolutamente non disturbante, anzi...di amore trattavasi, e se non ricordo male Gesù - in questo piuttosto diverso dalle gerarchie ecclesiastiche - era un grande fan dell'amore) e nessuno dice nulla se Ambrosini è paragonato a Gesù? Sono molto perplesso... e mi dicono che le pubblicità che passano in tv sono ancora più esplicite (fortunatamente non le ho mai viste: vantaggi di essere de-televisionizzato!)...

giovedì 29 luglio 2010

Che cosa vuol dire morire

La filosofia è una sirena che non può non attrarmi...e così mi sono comprato questo libro. Ecco la mia recensione, tratta dalla mia libreria anobii:
Ottimo libro, leggerlo mi ha emozionato e fatto riflettere. In primo luogo perché la riflessione è serrata, i punti di vista variati, e da ognuno si può prendere ciò che più ci sembra consonare con noi. Ma soprattutto perché è indubbiamente vero che la morte - negazione che dà sostanza alla vita, e da sempre centrale nella riflessione filosofica - è stata "dismessa" dalla filosofia, che ha lasciato che fossero altri punti di vista a proporre le proprie riflessioni in materia. E invece il filosofo non può ritirarsi, davanti a un tema così centrale, deve far sentire la propria voce, deve scendere dalla turris eburnea e parlare al mondo di un tema così scottante, così fondante, deve comprendere cosa dicono gli altri, ma ricordare che c'è sempre una prospettiva di senso in cui inserire le loro parole, deve in ultima analisi interpretare anche la scienza e il dogma.
Tra l'altro leggere il saggio di Severino è stato molto interessante: avevo provato ad affrontare il suo pensiero, uscendone sconfitto in un paio di occasioni. Stavolta mi ha colpito, sono riuscito a entrare in dialogo con lui. Non mi ha convinto, anzi è forse il saggio che mi ha meno interessato dei sei che compongono il volume, ma ho riconosciuto la grandezza (anche se molto ermetica e da specialisti - ma servirà a qualcosa la laurea, no?) del suo pensiero. Da approfondire.
Un libro non consolante, ma molto lucido, adatto a chiunque voglia affrontare il tema della morte, e anche ai non specialisti (con l’eccezione del saggio di Severino, davvero un po’ troppo complicato). Un libro che non da risposte ma che amplia il campo dell’indagine, che pone domande, che invita alla riflessione.

martedì 2 marzo 2010

Campagna di comunicazione umana Valdese


Vicino alla fermata del 23 Pascoli-Leonardo da Vinci hanno affisso due manifesti della campagna di comunicazione umana realizzati dalla Chiesa Metodista e Valdese.
Mi hanno colpito molto, li trovo molto belli, perché si appellano all'uomo, in un momento in cui mi sembra sempre di più che per alcune persone, in Italia, esistano uomini di serie a, uomini di serie b e anche di serie c, d....
Tra l'altro mi è capitato lo scorso anno di assistere a alcune conferenze sulla Bibbia tenute da un pastore Valdese e sono rimasto molto colpito dall'elevato grado di tolleranza che manifestava: era talmente tollerante che sembrava quasi... ateo!

mercoledì 18 marzo 2009

L'AIDS e il Papa

Forse intendeva dire: "L'AIDS non si vince con i preservativi, se si usa sempre lo stesso, riciclandolo". Perché se no, quando ha detto che anzi, i preservativi aumentano in problema...beh quantomeno ha le idee confuse (mi sono contenuto e non poco).
Però personalmente penso che andare in Africa, nel continente flagellato dall'AIDS, dove un numero impressionante di bambini restano orfani ogni giorno a causa dell'AIDS e dire certe cose, è per me un comportamento criminale.

giovedì 5 febbraio 2009

Il triste caso che agita l'Italia in questi giorni...

Il caso della famiglia Englaro, sta agitando in questi giorni il paese, perché va a toccare un tema su cui è difficile esprimere certezze e ci mette a disagio, scoprendoci esplicitamente per quello che è l'uomo nel suo intimo più profondo, ovvero quello che Heidegger chiama l'essere-per-la-morte.
La morte, con la sua imminenza per tutti noi, quale condizione fondante dell'esserci ci costringe, anche in un'epoca per nulla portata alla riflessione filosofica, ma orientata al consumo "fast food" anche ideale, a fermarci e a riflettere sul tema che la morte è davvero, sempre per citare Heidegger, l'orizzonte in cui si iscrive la vita.

Fatta questa doverosa premessa, non riesco a capire come si possano esprimere certezze su questo tema, così difficile, così personale. Per una volta nella mia vita sono pienamente d'accordo col Presidente della Camera Fini quando afferma "io su questo caso non ho certezze", e mi sconvolge la sicurezza con cui il ministro sacconi (non riesco a capire sinceramente a che titolo) cerca di opporsi con ogni mezzo alla sentenza del Tribunale di Milano (e questo è già grave) ma soprattutto alla volontà della famiglia (e questo è intollerabile, perché l'ingerenza di un ministro nella vita della famiglia mi pare un evento da peggiore governo cinese...).
Non voglio poi commentare la sceneggiata di alessandra mussolini di ieri, perché davvero non è degna di commento - se non che, ahimé, è simbolo di un modo di pensare e purtroppo di agire che prende sempre più piede nella nostra "povera patria".

Mi lascia invece completamente basito l'intervento "a piedi uniti" delle gerarchie ecclesiastiche. Sembra davvero che desiderino mantenere un monopolio sul dolore esclusivo, totalizzante. Ma soprattutto, mi sembra, sono totalmente scollate dalla realtà dei fatti, distanti anche dal sentire genuino della fede di tanti credenti (magari da non credente non ho il titolo per dire una cosa simile, ma la mia sensazione è che anche molti credenti non riescano proprio ad accettare le affermazioni che in questi giorni i vescovi stanno propinandoci).
Tra l'altro (se ho capito bene, e citando anche un bel post di Tara), il motivo di questo battage ideologico sta nell'affermazione (riporto testualmente il blog di Tara)
Tu non puoi uccidere né te stesso né gli altri perché la vita non appartiene agli uomini ma a Dio, ed è dunque lui e solo lui che può decidere quando toglierla.

Questa affermazione mi genera troppi dubbi: qual è il confine tra chiamata di Dio a sé e l'opposizione dell'uomo? I tempi del "buon selvaggio" sono troppo lontani, se lasciassimo fare a Dio anche un'influenza o un mal di denti (come è accaduto per millenni) ci potrebbe ricondurre a lui. E invece, sin dalla notte dei tempi buoni cerusici hanno imparato a ritardare la chiamata a sé del Signore, sia dai banali raffreddori, sia da malattie molto più gravi. Questo è progresso, ma è progresso genuinamente umano, troppo umano. E allora se avessimo dovuto lasciare che Dio chiamasse a sé nel momento da lui ritenuto opportuno la povera ragazza, non avremmo dovuto, per nessun motivo, costringere i suoi genitori ad assistere a 17 anni di non-vita della persona per loro più importante, non avremmo dovuto costringere il povero signor Englaro (che ammiro profondamente per la sua umanità) a esporsi a questa corrida politico-mediatica (in anni come questi le due parole mi appaiono, drammaticamente, quasi sinonimi).

Io credo che la cosa migliore sarebbe - se fosse possibile - che (parafrasando Guccini) solo il silenzio regnasse tra le lamiere contorte di questa storia triste e drammatica. Vorrei che un po' della pietas tanto cara ai nostri antichi predecessori su questa italica landa prendesse il posto degli strepiti e della follia della vita-a-tutti-i-costi. Io immagino che il signor Englaro sia, in tutta questa confusa situazione, colui il quale sta soffrendo maggiormente. Mi piacerebbe che fosse accolto il suo appello al silenzio, e che ognuno facesse per suo conto le proprie riflessioni.

Poi, dopo, si faccia qualcosa a livello legislativo per tutelare il diritto a non accettare che situazioni come questa possano ripetersi. Se immagino che una cosa simile possa accadere a me, o a una persona che mi è cara, vorrei avere il diritto di rifiutare (mentre sono in grado di intendere e volere) di sottoporre chi rimane allo strazio di vedermi vegetare per anni. Chi crede che la vita debba essere difesa con le unghie e con i denti, a qualsiasi condizione sia libero di difenderla, ma sulla propria pelle, e chi ha idee diverse sia libero di perseguirle. Senza ingerenze da parte del governo, dei vescovi, o di chicchessia.