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mercoledì 19 giugno 2013

Abbiamo fatto arrabbiare l'Esselunga

Ecco per voi, affezionati 25 lettori, un nuovo capitolo dell'appassionante saga "usiamo i nuovi media ma sotto sotto non li capiamo". La storia è semplice: ieri sera stavo leggiucchiando la mia timeline di twitter (ovvero tutti i tweet delle persone che seguo) e molti dei miei contatti stavano inviando tweet su una trasmissione tv (che io non stavo guardando, specifico) dove era ospite la Prestigiacomo. Sicuramente quest'ultima, nota per le sue considerevoli doti intellettuali e la raffinatezza politica, stava argomentando con un'arguzia degna di Machiavelli. Insomma, un giovane che seguo invia questo tweet:

Immediatamente l'account ufficiale del noto supermercato perde una buona occasione per evitare figuracce, e tweetta:


Rileggilo e rifletti?? No, ma dico, vi rendete conto? Ora, le uniche giustificazioni plausibili per non capire che Umberto ha scritto Esselunga per indicare un generico supermercato (anzi, a ben guardare dovrebbero essere contenti: evidentemente l'archetipo di supermercato per Umberto è Esselunga) sarebbero le seguenti:
  • la sola idea di essere accostati a Stefaniona li fa rabbrividire (così fosse, ok, li capisco pure)
  • per essere assunti a fare la cassiera da Esselunga occorre molto più cervello di quello disponibile nel soggetto di cui sopra (credo sia altamente probabile: spesso le cassiere dei supermercati sono persone estremamente cortesi e capaci)
Fatto sta che, sconcertato dalla faccenda, invio un tweet di solidarietà a Umberto:

E stamattina trovo la risposta di Esselunga (prezzi corti, ma musi lunghi!):
Insomma, abbiamo fatto arrabbiare l'Esselunga! Ci azzereranno i punti fragola? Se poi scoprissero che io vado alla Coop, sono davvero spacciato!

venerdì 5 ottobre 2012

Pubblicità decisamente assurda


L'altro giorno mentre pedalavo verso l'ufficio, ho visto una pubblicità su un muro milanese che mi ha piuttosto divertito, ma al contempo lasciato perplesso. Dunque, trattavasi della pubblicità di una palestra, o meglio di una catena di palestre (di cui non farò il nome, ma vi anticipo - e ha senso che ve lo anticipi - che si tratta di un nome in lingua inglese). Lo slogan pubblicitario, che ahimè non ricordo a memoria, sosteneva che uno dei plus che questa palestra può offrirci, è che è "made in Italy". Ora, parliamone:
1. orgoglio nazionalistico? Autarchia tardiva? Ma allora perché il nome della palestra è in inglese? Chiamati "Ottieni la forma", "Consegui il benessere", "Pratica sport", allora!
2. Ma perché il fatto che sia made in Italy è un plus? In che senso? In una palestra? Chi me lo spiega? Posso capire e anzi capisco molto bene in prodotti alimentari (il prosciutto di Parma, fatto solo con porcelli maiali che parlano come Ancelotti; l'olio abruzzese, che quando vai a cogliere le olive ad Altino, ogni volta che ne stacchi una quella ti dice "puozz schiattà", il Barolo fatto solo con uva piemontese falsa e cortese), ma in palestra cosa significa??
3. Che cosa diavolo è made in Italy? Gli istruttori (ma io vorrei che fossero bravi, poi possono venire da dovunque, no?)? I macchinari? (non ci credo manco per idea). I materassini? I pesi? E soprattutto, se così fosse, qual è la differenza? Sono più eleganti i pesi italiani? Hanno l'impugnatura ergonomica disegnata da Pininfarina? Sono colorati come i maglioni di Missoni?
Insomma, pubblicitari, spiegatemelo, perché io davvero non ce la posso fare!