Visualizzazione post con etichetta montagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta montagna. Mostra tutti i post

domenica 10 dicembre 2023

#iviaggidivanesio vol. 20: Cascate di Riva di Tures e lago di Braies

Era da tantissimo che desideravo vedere il lago di Braies. Non che io sia originale, praticamente tutti vogliono vedere il lago di Braies: uno dei laghi più instagrammati del mondo, non senza ragione. Il ponte del mio compleAldo si è rivelata l’occasione giusta!

Causa stanchezza che si è accumulata nei mesi precedenti, non riusciamo a partire come avremmo voluto né il 6 sera né il 7 mattina (a Milano il 7 è festa, perché è santambroeus). Partiamo quindi il 7 pomeriggio, un po’ impreparati, ovvero senza aver studiato un itinerario, ma decisamente carichi a molla. Mentre ci dirigiamo in zona, cercando un campeggino o un’area sosta dove dormire, leggiamo di un’area denominata “cascate”, a Riva di Tures, imbocco della valle Aurina. Siamo stanchi, è tardi, ma un’occhiata alle foto su google ci convince: le cascate saranno la nostra prima tappa. Dormiamo in libera in un ottimo spiazzo, al mattino scopro che a circa 50 metri sorge un campeggio super nuovo e super fico: il camping såndgøld, una quarantina di piazzole disposte a mezzaluna al cui centro troneggiano degli chalet dall’aspetto austero e con vetrate a tutta parete libidinose. 

Decidiamo di passare qui la notte successiva (anche se purtroppo gli chalet, che avremmo affittato volentieri per una notte, sono tutti occupati, meglio così, Vanesio si sarebbe offeso!) e partiamo subito a piedi per l’escursione alle cascate, che sono ben tre. Ci si addentra nel bosco e si sale un comodo sentiero fino alla prima cascata, un meraviglioso salto di circa 10 metri. 

Nel piccolo spiazzo è allestito un mercatino dell’Avvento: a Tures hanno deciso quest’anno di fare il mercatino nel bosco, molto affascinante! Si continua a salire, lunga una scala di pietroni, col sentiero che per larghi tratti è sovrapposto al cosiddetto sentiero francescano, con sculture che richiamano il santo di Assisi e si arriva alla seconda cascata, un salto mozzafiato, alta quasi il doppio della prima! 

 

L’appetito vien mangiando e sembra dai vari siti visitati che il meglio debba ancora venire: in un altro quarto d’ora arriviamo a uno degli spettacoli naturali più incredibili che io abbia mai visto (e per mia fortuna, ne ho visti…): 40 metri di salto, ma soprattutto gli schizzi di acqua che si generano dal salto della cascata si sono solidificati per il freddo, creando, a specchio con la cascata, una concrezione glaciale di rara bellezza. Le due cascate, d’acqua e di ghiaccio, si guardano e si fronteggiano, le goccioline d’acqua hanno creato su alberi e piante circostanti dei ricami delicati e incantevoli. 

Restiamo abbagliati da questa bellezza e anche un po’ surgelati… decidiamo di proseguire nel bosco, fino ad arrivare dopo un’ora circa al castello di Tures (purtroppo chiuso al pubblico, due visite guidate al giorno, ma erano oramai avvenute). Da lì torniamo verso il campeggio per chiudere l’anello e tutti e tre, stanchi ma a molto felici, ci abbandoniamo a una doccia bollente (Iron questa se la evita) e a un pranzo/cena (diciamo una merenda, ma con la pastasciutta…) luculliano.

La mattina seguente ci svegliamo con una colazione strepitosa, che è possibile ordinare la sera prima in campeggio, servita in una cassettina di legno colma di paglia, uno spettacolo!, e ci dirigiamo verso il lago di Braies.

Arrivando notiamo che uno dei nostri timori sembra avverarsi: un serpentone di auto si snoda sulla strada. Ma abbiamo un asso nella manica: anziché fare i turisti della domenica, parcheggiamo a Ferrara (non in Emilia, a Ferrara frazione di Braies!) e iniziamo una simpatica rampegata lungo il sentiero Viktor Wolf Edler von Glanvell, pioniere dell’alpinismo della zona. 

 

Il sentiero è bellissimo e tutto sommato agevole, se non fosse per la spazzolata di neve caduta da poco, che ha fatto in tempo a solidificarsi divenendo in alcuni tratti un lastrone di ghiaccio assassino. In circa un’ora e mezzo arriviamo, e lì vediamo gli orripilanti parcheggi stracolmi di automobili. Il lago è ghiacciato e coperto di neve, ha un fascino senza paragoni, incastonato tra le cime che lo circondano, ma purtroppo ci sono due problemi: l’enorme quantità di turisti, che sembrano essere tutti sbucati dalla pagina Facebook “Gente che va in montagna due volte l’anno”, con tutto il campionario di scarpe da ginnastica e pellicce, e la copiosa quantità di ghiaccio sul sentiero che fa il periplo del lago. 

Dopo una simpatica caduta sul ghiaccio da parte mia, decidiamo di desistere dal giro completo, e torniamo a valle, seguendo un altro sentiero, indicato come sentiero invernale 2, più ripido ma incredibilmente meno scivoloso. Arriviamo a Ferrara dopo quasi 4 ore complessive, ben innevati, ma con ancora le energie (qualcuno…) per fare delle corse matte sulla neve, prima di svenire sul van tutto copertinato! 

La tappa successiva è San Candido, dove non eravamo mai stati, ma prima una sosta obbligata alla latteria delle tre cime, all’imbocco di Dobbiaco: formaggi, salamini, marmellate, speck… insomma, prodotti altoatesini a go-go! San Candido da un lato sembra bellissima - anche se purtroppo è tardi e non si vedono più le montagne che la circondano, ma anche un posto un po’ “sciuretto”, con negozi chic e un’orsa di sciatori che prendono d’assalto il mercatino dell’Avvento. La coda e il freddo ci scoraggiano e optiamo per cercare un campeggio e cenare lì. Ma tutto sommato, perché cercare una via nuova, quando la vecchia si è rivelata così meravigliosa? Optiamo per tornare al campeggio såndgøld, dove mentre ceniamo nel van il cielo ci fa una sorpresa: inizia una copiosa nevicata, che rende la serata semplicemente magica, tutta ovattata e meravigliosa. 

 

In questo scenario da favola ci svegliamo e optiamo per bissare anche la mega-colazione nella cassettina, prima di tornare verso casa: prima però sosta obbligata al nostro mercatino preferito, a Bressanone per concludere degnamente il weekend…

domenica 4 settembre 2022

Vacanze 2021: Lofoten, Capo Nord, Svezia con van e cane: 2 - Le isole Lofoten

Questo post segue quello dedicato all'arrivo alle Lofoten che è possibile trovare qui: https://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/01/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia_3.html e fa parte del più ampio racconto delle vacanze 2021 nel grande nord. L'introduzione e l'indice si trovano qui: https://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/01/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia.html

Qui mi focalizzo sull'obiettivo primario della vacanza, uno dei posti che ho sognato di visitare per anni e anni: le isole Lofoten. Queste isole incredibili sono state collegate tra loro tramite un ingegnoso e mirabile sistema di ponti e gallerie (la strada E10) che consente di raggiungerle quasi tutte - ad eccezione di Værøy e Røst - senza dover prendere traghetti. Sono un luogo dove la natura è di una bellezza senza senso, e domina incontrastata. D'estate, quando ci siamo andati noi, le giornate sono infinite, il sole splende nel cielo più di 20 ore al giorno, la temperatura è molto meno fredda di quanto ci si possa immaginare e gli occhi faticano ad adattarsi alla quantità di bellezza che incontrano. 

Cosa si fa alle Lofoten? Essenzialmente alle Lofoten si cammina, perché culturalmente non è che ci sia nulla da fare (la città più grande, la "capitale" Svolvær ha meno di 5000 abitanti), mentre la natura offre i suoi frutti più deliziosi: spiagge dai colori caraibici da cui sorgono vette montane che in poche ore ti consentono di ammirare le isole dall'alto, a strapiombo, laghi, fiumi, montagne, uccelli marini in enorme quantità, aquile, delfini, orche, foche...insomma un vero paradiso naturale! Nell'anno del covid, forti delle due dosi di vaccino, si è rivelata la vacanza perfetta, perché fatta di grandi spazi aperti, di cui avevamo estremamente bisogno dopo un anno di reclusione, di pochissimi incontri con altre persone e di grandi camminate. Il van poi è davvero la dimensione ideale: ti consente libertà ma al contempo si piazza un po' ovunque, anche in parcheggi più o meno selvaggi a bordo mare...

Un libro fondamentale per pianificare e poi godere la visita è la guida Rother Lofoten and Vesteralen: 60 walks, che presenta 60 camminate di vari livelli, con descrizioni molto complete e possibilità di scaricare i file gpx da usare col cellulare per orientarsi. Questo è non un consiglio, ma una necessità: il livello della segnaletica sui sentieri è praticamente nullo, quindi i file gpx ci hanno salvato la vita in più di un'occasione, rivelandosi preziosissimi. Altro punto fondamentale: non fidatevi MAI dei personaggi locali quando il tema è la difficoltà delle escursioni. Quello che per loro è un "family walk" (e in effetti lo fanno coi bambini aggrappati al collo) è al limite del praticabile per persone normali (un filino sovrappeso, ma anche abbastanza allenate). Non oso immaginare cosa siano i percorsi indicati come "difficili"... 



Comunque, i percorsi indicati come facili nella guida Rother sono alla portata di chiunque sia un minimo allenato, anche se i tempi dichiarati tendono ad allungarsi, mentre quelli indicati come medi possono presentare difficoltà a tratti non sormontabili senza attrezzatura specifica (noi in un paio di occasioni siamo tornati indietro e non mi vergogno ad ammetterlo). 

Il clima cambia alla velocità della luce, come sempre nell'estremo nord, il che è un bene (ti svegli sotto il diluvio, non ti scoraggiare, dopo colazione potrebbero esserci il sole e 15 gradi) ma anche un male (parti bello tranquillo sotto il sole in maglietta e dopo mezz'ora fa un freddo polare e diluvia ghiaccio). Vestirsi a cipolla è l'ovvia soluzione, senza mai fidarsi. Ma mai fidarsi, anche se sembra che non ci sia una nuvola in tutto il circolo polare artico. Meglio fare qualche km con lo zaino un po' più pesante che rischiare di trovarsi a 800 metri d'altezza sotto l'acqua e nulla che ti ripari. 

Le scarpe da trekking un po' serie e una giacca davvero impermeabile sono imprescindibili. A meno che la vacanza non preveda stare in panciolle in una delle numerosissime rorbu (le casette rosse dei pescatori, ora trasformate in alberghi diffusi di super lusso) a fare idromassaggio e abbuffarsi di stocafisso! Se l'idea è quella, mettete in conto un budget sostanzioso: ho provato a chiedere per curiosità quanto ci sarebbe costato dormire in una rorbu e si parla di cifre che oscillano sui 300 euro a notte! In linea generale, tra l'altro, come già detto la Norvegia è carissima, ma le Lofoten sono anche peggio, perché molti norvegesi ci vanno in vacanza (molti norvegesi è una frase che ha poco senso, diciamo che quando trovi tante persone è come Rimini a dicembre...). Ma con accortezza e i supermercati (che sono facili da trovare più o meno ovunque) si può sopravvivere.

Qui elenco un po di escursioni che abbiamo fatto, segnalando quelli che reputo i luoghi imperdibili:

- Camminata tra le spiagge di Hauckland e Uttakleiv: assolutamente imperdibile. La spiaggia è caraibica, il sole di mezzanotte è uno dei più bei soli di mezzanotte che si possano ammirare, tramonto e alba che sfumano l'uno nell'altro, davvero da non perdere. Se si ha coraggio (Iron) si può anche azzardare il bagno. I locali lo facevano.

- Passeggiata Eggum - Unstad tra mare, laghi e montagna. Ogni metro più bello del precedente. Davvero meravigliosa

- Nusfjord: villaggio di rorbuer tutto turistico, ma che vale la pena. La strada che si fa per arrivarci è mozzafiato

- La passeggiata chiamata Ginaløypa in onore di una Gina la regina. Si arriva in cima al monte Flastadkoi. Teoricamente è un family walk...ci sono dei pezzi a strapiombo che personalmente mi hanno terrorizzato. Però camminata che sale rapidissimamente dal mare (si parte proprio a 0 metri) alla cima della montagna. 

- L'isola di Væroy in generale (ancora più isolata delle intere Lofoten, affascinante) e soprattutto la camminata al villaggio abbandonato di Måstad. Anna voleva uccidermi quando eravamo a metà, ma alla fine ne è valsa la pena. Alla fine si tratta di una scalata a livello del mare (anche se sembra una frase senza senso): 8 ore di cammino difficilissime tra sassi scivolosi, salite e discese. Il villaggio non è più del tutto abbandonato perché alcuni pazzi hanno ristrutturato le case e le usano per vacanze. L’effetto è straniante, non c’è un porto né una strada carrozzabile che arrivi al villaggio e per l’acqua tutti dipendono da una pompa a mano (che ha salvato anche la mia vita: non ci eravamo portati acqua né cibo se non due fette biscottate...due fessi mondiali)



- Il villaggio di Å che noi abbiamo visto sotto la pioggia ma sembrava bello lo stesso. Col sole credo sia indimenticabile. Stessa cosa si può dire di Reine, che ha però un plus eccezionale: la scalata al Reinebringen, 2000 scalini costruiti dagli sherpa tibetani per permettere di dominare dall'alto la cittadina. Faticoso, confesso che non ce l'abbiamo fatta, a 1/4 del percorso abbiamo mollato, anche perché sotto l'acqua era molto complicato...

- La la Venezia del nord (ma quante sono le Venezie del nord? Stoccolma, Amsterdam, chiunque abbia un po' di mare/fiume e il nord si fa chiamare così...), Henningsvær. Diciamo che il nord c’era, Venezia meno...ma il campo da calcio incastonato su un'isoletta microscopica vale da solo la gita. Giustamente fotografato da chiunque arrivi fino a qui!

Ultima nota sui campeggi: sono ottimi e abbondanti. Menzione d'onore per il nostro preferito: il Brustranda sjøcamping che ha anche un negozietto dove comprare souvenir di ogni genere (e eccezionali giacche norvegesi per sopravvivere al clima: bellissime e economiche), ma in generale sono tutti tenuti molto bene e l'accoglienza è ottima. 


In definitiva le Lofoten mantengono appieno le promesse che fanno, la natura è semplicemente incredibile e i colori indimenticabili. Infondono pace, ma sono anche adrenaliniche per la quantità di camminate così varie che permettono. Mare, montagna e laghi non hanno soluzione di continuità, la natura è letteralmente esplosiva e la presenza umana molto rispettosa. Si respira, si vedono spazi sterminati e si godono (d'estate) giornate che letteralmente non finiscono mai, che fanno passare la voglia di andare a letto, per apprezzare ogni singolo minuto. Un viaggio che davvero ti lascia dentro una quantità di immagini e ricordi inauditi.

Dopo le Lofoten, già che eravamo da quelle parti abbiamo deciso di arrivare a Capo Nord…cui è dedicato un altro post

domenica 20 marzo 2022

#iviaggidivanesio vol. 16: Diga del Gleno e Cascata del Vò

Da alcuni anni avevamo il desiderio di andare a vedere i ruderi della diga del Gleno, costruita in Val di Scalve e crollata poco tempo dopo essere stata ultimata nel 1923. Avevamo visto alcune foto su Instagram, sia su profili del tipo “gite in Lombardia”, sia da amici…tra cui uno proprio due settimane prima che decidessimo per questa gita!

Solitamente in inverno non è un’escursione consigliata a causa della neve e del rischio di valanghe, ma in questo strano inverno 21/22 in realtà ha nevicato solo al ponte del mio compleanno (volgarmente detto ponte dell’Immacolata) e poi ha sempre fatto sole e caldo. Insomma, condizioni ideali per la gita! 

Partenza al venerdì e sosta al leggendario Camping Patrice a Bratto (https://www.campeggiopatrice.it) che è uno dei nostri luoghi del cuore, essendo stato il primo campeggio dove siamo stati con Vanesio. Al mattino partiamo per la Val di Scalve, precisamente per la piccola frazione di Vilminore di Scalve chiamata Pianezza, dove troviamo un parcheggio (molto pieno, noi becchiamo l’ultimo posto disponibile) proprio all’inizio del sentiero CAI 411, che ci condurrà a ciò che resta della diga. La salita è particolare: il primissimo pezzo è estremamente verticale - anche se nettamente agevole grazie a un primo tratto di scalinata ricavata nella montagna e poi un bel sentiero battuto e molto curato. In poco meno di un km si passa da 1250 a 1500 metri, nel nostro caso sotto un sole spettacolare e caldissimo - soprattutto per essere a fine gennaio. Da lì in poi la strada si fa pianeggiante, lungo un fianco della montagna (alcuni pezzi possono mettere in imbarazzo chi soffre di vertigini - come me - ma sono assolutamente gestibili anche con bambini e cani) fino ad arrivare, in circa 2 km, ai ruderi, che si iniziano a vedere nella loro maestosità già a 800 metri dall’arrivo. Alcuni tratti del percorso erano ghiacciati, ma ancora una volte nulla di ingestibile. Sicuramente è una camminata da fare con scarpe da trekking serie, eviterei di farla in scarpe da tennis… e con il cane legato al guinzaglio, visto che la fauna selvatica è sicuramente presente: noi non la abbiamo vista, ma Iron ha annusato e tirato verso il bosco mille volte!

Arrivati alla diga, è un vero spettacolo: una porzione corrispondente a circa il 20% del totale sul lato destro è crollata (facendo un disastro molto serio e oltre 500 vittime, bei cartelli esplicativi lungo il percorso), ma i ruderi sono veramente affascinanti. Dietro alla diga un bel laghetto interamente ghiacciato, con ghiaccio molto spesso, su cui però non abbiamo il coraggio di camminare. C’è ampio spazio per fare un picnic (non nel nostro caso, non avendo portato alcun cibo) e per rilassarsi prima di tornare a valle per la medesima strada. Tempo totale per noi (quindi due patate poco allenate + il canetto atletico): 2 ore e venti, fermandoci mille volte a fare foto.

Tornati al van, ci accorgiamo che è ancora presto e decidiamo di allungarci fino a Schilpario per salire alla Cascata del Vò. Si tratta di un imponente salto di 25 metri disegnato dal torrente Vò. Si parcheggia poco prima di Schilpario, in località la Paghera e si imbocca il sentiero CAI 413/a. Il sentiero è molto battuto e quasi interamente lastricato, quindi si tratta di una vera passeggiata adatta a chiunque - sempre però con scarpe da trekking, che si snoda in un bosco di enorme fascino, con altissimi abeti rossi a fare da cornice e una distesa di verdissimo muschio. Per arrivare alla cascata occorre circa mezz’ora, il dislivello è dolcissimo (circa 100 metri complessivi in un km e mezzo) e quando si arriva si resta senza fiato: il salto è spettacolare e la pozza verdissima formata dall’acqua inviterebbe al tuffo - se non fossimo a gennaio!

In una giornata, partendo da Bratto, abbiamo ammirato paesaggi favolosi e percorso le Orobie in uno dei punti più affascinanti. Iron ha molto gradito la passeggiata e il clima più che mite di questo strano inverno ha fatto il resto. Il giorno successivo, domenica, abbiamo potuto pranzare all’aperto, con una temperatura di oltre 15 gradi. Non va bene, in senso assoluto, ma sul momento ce la siamo goduta, soprattutto perché la mitica Patrizia, proprietaria del campeggio, al sabato e alla domenica cucina per chi lo desidera dei suoi ospiti…casoncelli e brasato con la polenta ci hanno fatto recuperare le energie e i pochi etti che avevamo perso camminando!

La gita si conclude al canile di Colzate: papà e mamma hanno infatti visto le foto di Noce e hanno deciso che è impossibile stare senza cane. Così il pomeriggio della domenica siamo andati a prenderla e Noce ha fatto il suo ingresso trionfale nella famiglia Torrebruno senior, quanta gioia!!! Degna conclusione di un bellissimo weekend.

Come al solito c'è un bellissimo album foto fatto da Anna, qui: https://photos.app.goo.gl/ZwDdfiTc8AKjL2Ef8

lunedì 3 gennaio 2022

Vacanze 2021: Lofoten, Capo Nord, Svezia con van e cane: 1 - Arrivare alle Lofoten

Questo post segue l'introduzione generale disponibile qui: https://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/01/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia.html e si focalizza sul (lungo) viaggio di arrivo alle Lofoten (se, come nel nostro caso, si decide di farlo via strada perché per esempio si viaggia con un van e un canetto meraviglioso).

Le isole Lofoten sono dannatamente lontane, in cima alla Norvegia, ben sopra al Circolo Polare Artico. Si può arrivare essenzialmente in due modi: attraversando la Norvegia (autostrade molto care, costa frastagliata) oppure salendo dalla Svezia (autostrade gratuite e strade un po' più dritte) per poi tagliare la penisola scandinava e giungere all'agognata meta. Ovviamente noi abbiamo scelto la seconda ipotesi!

Noi ci abbiamo messo esattamente 5 giorni (tra il 24 e il 29 luglio) ed era importante non metterci di più, perché alla frontiera norvegese sono molto rigorosi con i controlli canini: Iron doveva essere stato sverminato da un veterinario, nel nostro caso non possiamo non ringraziare i nostri super vet dello studio Nava-Cattaneo-Milesi di Albino, non più tardi di 5 giorni prima di entrare in Norvegia! Quindi il tragitto è stato fatto un po' di corsa, fermandoci lo stretto indispensabile e alternando notti in campeggio e notti in sosta libera. 

Siamo saliti dalla Svizzera, passati per la Germania, dove abbiamo sostato in un bizzarro campeggio tutto di stagionali-stagionati a Grunberg, siamo arrivati in cima alla Germania (non senza aver mangiato una fettazza di torta della Foresta Nera!) e abbiamo preso il ferry tra Puttgarden e Rødby per arrivare in Danimarca risparmiandoci circa 300 km. 

Canetto sul ferry

Speravamo di avere una sosta e un giorno di visita a Copenhagen, ma non abbiamo trovato un campeggio vicino alla città o un'area camper degna di questo nome, anche perché eravamo stanchissimi e poco lucidi. Abbiamo così attraversato il Ponte di Øresund nella notte e siamo arrivati a Malmoe. A tal proposito, è un'ottima idea pagare in anticipo grazie all'Øresund pass: non si fa la coda, si paga un po' meno (comunque una cifra imbarazzante) e le procedure si snelliscono. A Malmoe abbiamo dormito in un'area sosta per camion, scoprendo solo al mattino che a meno di 100 metri era disponibile un'area attrezzata con tanto di wc, un meraviglioso laghetto svedese balneabile - subito fruito da Iron! - e insomma, abbiamo imparato immediatamente che non è una buona idea arrivare stravolti e non controllare bene su park4night, una app per camperisti che segnala aree sosta, campeggi, agricampeggi, parcheggi selvaggi, ecc... davvero molto preziosa. 

Il primo bagnetto svedese

Nel sud della Svezia tendenzialmente fa caldo, molto più di quanto ci aspettassimo: facciamo tappa nella splendida Uppsala, che visitiamo in una calda serata, mentre il tramonto tarda ad arrivare e alla una di notte, mentre mangiamo una pasta in campeggio, vediamo sorgere il sole! Ovviamente mano a mano che saliremo, essendo ancora fine luglio vedremo le giornate allungarsi sempre più. Al contempo scopriamo l'incredibile bellezza e poesia delle aree sosta scandinave: scordatevi i nostri puzzolenti autogrill e preparatevi ad un mondo dove i bagni sono pulitissimi, la natura rigogliosa, i tavolini da pic-nic sempre lindi e pronti ad accogliere il viaggiatore. Evidentemente da queste parti il turismo itinerante è praticato massicciamente e le persone hanno un netto rispetto del prossimo visitatore, sarà uno dei leit motiv della vacanza. 

Proprio uguale uguale ai nostri autogrill...

Ad Åsele, ovvero all'ingresso della Lapponia svedese troviamo un campeggio che ci fa sognare, in riva ad un largo fiume, circondati dalla natura: c'è molta ronzante compagnia di zanzare, ma il fido Autan è sempre con noi. Il campeggio è in un luogo talmente ameno che io e Iron non resistiamo a una corsetta mattutina nei boschi, incuranti della possibilità di incrociare un orso (possibilità molto remota, sia chiaro...ma quando sei nel bosco e sei da solo un pochino di fifa ti viene soprattutto se - come nel nostro caso - ti perdi). 

Saliamo quindi lungo la Lapponia svedese, in mezzo a una natura incredibile, con laghi, fiumi, boschi che ci circondano e percorriamo kilometri e kilometri senza incrociare nessuna altra auto (ma occhio agli autovelox! Sono ovunque, anche in the middle of nowhere...e dove sono indicati da un cartello, ci sono immancabilmente!). In un  crescendo rossiniano sei circondato dall'acqua e dai boschi ovunque: una sorta di ragnatela disegnata da piccoli rigagnoli che poi si allargano e diventano piccoli fiumi, poi si allargano ancora e diventano laghi, senza soluzione di continuità.

Fiume? Lago? Mah...sicuramente renne!

All'altezza della città di Skellefteå tagliamo la penisola, con l'obiettivo di entrare in Norvegia - e l'arrivo è spettacolare, perché si passa attraverso le montagne del Parco nazionale Saltfjellet e si iniziano a incontrare renne un po' ovunque - all'inizio in maniera sporadica, ma più saliremo, più ne incontreremo, fino ad arrivare vicino a Capo Nord, dove le renne sono molto più numerose degli esseri umani...Le giornate non finiscono mai, il sole tramonta a malapena una mezz'ora tra la una e le due di notte, ma in realtà non fa mai abbastanza buio da vedere le stelle, se si hanno difficoltà a dormire qualora non sia davvero scuro, consiglio vivacemente la mascherina per gli occhi.

Finalmente ci siamo, ma la costa della Norvegia è affascinante quanto complessa: non si capisce mai se sei su un fiume, su un lago, lungo un fiordo o sul mare... decidiamo, per risparmiarci qualche km di fiordi a zig zag e di arrivare alle Lofoten via nave, pendendo il traghetto che da Bognes va a Lodingen, una mezz'ora di traversata che consente di evitare un tragitto di 3 ore e mezza! I traghetti non si pagano subito: viene registrata la macchina tramite la targa e poi arriva la fattura da pagare a casa. In alternativa, un metodo per risparmiare è registrarsi al sito epass24 (https://www.epass24.com/it/) inserendo targa e carta di credito, in automatico così vengono addebitati traghetti, autostrade e ponti sia in Svezia, sia in Norvegia: molto comodo!

Finalmente arriviamo alle Lofoten...cui è dedicato un nuovo post: http://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/09/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia.html


sabato 1 gennaio 2022

Vacanze 2021: Lofoten, Capo Nord, Svezia con van e cane: introduzione

Sole fino a tarda notte: spettacolo!

Le vacanze 2021 giungono a cercare di consolarci dopo un anno e mezzo un po’ pesante, causa Covid e addentellati vari: i vaccini e i conseguenti green pass hanno in parte riaperto l’Europa e ci danno una speranza che si possa tornare a viaggiare liberamente, cosa che da febbraio 2020 non è più stata possibile. Grazie alla doppia dose di vaccino (e sia benedetto ogni singolo ricercatore che ha lavorato per farci questo dono, evviva la scienza, evviva evviva!) abbiamo deciso che la situazione era abbastanza sicura da consentirci di provare a fare un viaggio di cui parliamo da anni e anni: andare alle isole Lofoten. Si tratta di un arcipelago (oggi collegato alla terraferma da un ponte) nel nord della Norvegia, appena a sud di Tromsø): varie isole unite tra loro da ponti o tunnel sottomarini di incredibile e rara bellezza, in cui mare e montagna convivono in un connubio indissolubile quanto spettacolare.

Da almeno tre anni pensavamo a tale destinazione, ma varie vicissitudini avevano sempre fatto sì che si dovesse rimandare…fino ad oggi!

In realtà alla fine, abbiamo fatto un tour un po’ più ampio, grazie anche ad una magica combinazione di eventi che ci ha consentito di avere a disposizione il lusso estremo di 4 settimane di ferie. Chissà quando ci ricapita! Il post prevederà quindi degli spin-off:

1. Arrivare alle Lofoten

2. Le isole Lofoten

3. Dalle Lofoten a Capo Nord

4. Il lento ritorno, ovvero un po’ di Svezia

Tutto ciò preceduto da questa breve introduzione generale, con qualche nota di ampio respiro.

Go north!

Il viaggio è stato ovviamente fatto con Vanesio, il nostro Ford Nugget Westfalia che i miei 25 lettori già conoscono: è stato il suo primo vero viaggio itinerante estivo, ed è stato un piacere nel piacere rendersi conto di quale mezzo meraviglioso sia il van camperizzato del nostro cuore!

L’equipaggio è il solito: Anna, me e Iron, il nostro canetto più bello del mondo (le Lofoten dovevano essere una vacanza di Uran, che lo maledice dal cielo…), che ovviamente se le è godute al massimo. Si tratta infatti di una vacanza davvero perfetta per chi ha un cane e ha voglia di goderselo nella natura, c’è tutto anche per loro, dai bagni in mare e nei laghi alle passeggiate nei boschi, dalle rampegate in salita alle corse sulle spiagge (anche se spesso volteggiano sulle nostre teste le aquile...nel qual caso guinzaglio immediato!)

Le spiagge caraibiche. Peccato il freddo

Prima di iniziare, alcune avvertenze: in primo luogo i costi. La Norvegia è uno dei paesi più cari che io conosca, inauditamente, assurdamente, inopintamente caro. Se pensate a un posto caro (che ne so, la Svizzera o Londra) dovete moltiplicare per due, più o meno. Tutto costa tantissimo, a iniziare dalla benzina (il diesel, che è stata la principale voce di spesa per noi, si attesta tra gli 1,7 e gli 1,9 euro/litro), per non parlare di uscire a cena. Un altro ottimo motivo per non uscire a cena è che - diciamo così - la Norvegia non è esattamente il paradiso del gourmet… quindi se ne avete la possibilità, fate come noi: portatevi il cibo da casa. Noi siamo partiti carichi di pasta Cocco e di sughi Ursini, oltre che di buste di affettato messo sotto vuoto da noi medesimi e questa combinazione ci ha davvero salvato. Per il resto, supermarket e via - ma anche una spesa idiota, con pochissime cose non è mai economica. Tenetelo a mente! 

Cucina da camp(eggio)

Se, come noi, siete abituati a mangiare molta frutta e verdura, potreste avere un problema: c’è poco e molto caro. L’ancora di salvezza sono i blåbær (Norvegia) o blåbär (Svezia): i mirtilli! Questo frutto, che da noi è piuttosto costoso, in Scandinavia è diffusissimo ed economico: il nostro fabbisogno di frutta è stato abbondantemente soddisfatto dal magico frutto blu. Se ne avete voglia, durante le passeggiate li potete anche cogliere da soli, sono davvero onnipresenti! Un altro alimento a suo modo economico è il pesce e in particolare il salmone, che è di una bontà sconcertante e ha un prezzo paragonabile a quello che ha da noi (ma è radicalmente più buono, sembra un'altra bestia). Da provare fresco oppure affumicato, libidinoso. A noi sono anche piaciuti i cosiddetti (da noi) spalmini: insalate di gamberetti, surimi, salmone immersi nella maionese e nell’aneto: non proprio dietetici, ma veloci e buoni, adatti alla vita itinerante. Se vi piace bere bene (e a noi piace) portatevi del vino dall’Italia. Senza se e senza ma. La birra in Norvegia è pessima e costosissima, in Svezia decente e abbastanza economica. Ma se come noi avete fatto tappa in Abruzzo prima di salire e avete qualche bottiglia di Montepulciano e di Pecorino, meglio per voi!

Mare e montagna

In secondo luogo il clima: avrete sicuramente letto da qualche parte della variabilità del clima nel profondo nord… è tutto vero! In una giornata si passa dall’estate (ma davvero: maglietta e pantaloncini) all’inverno, con pioggia e vento sferzante e calo delle temperature conseguente. Quindi guardaroba composito che premetta di “sbucciarsi” come una cipolla ed eventualmente ribucciarsi velocemente. Noi, che siamo viziosi, abbiamo investito una cinquantina di euro a testa per delle giacche locali molto efficaci di marca “Scandinavian Explorer”, si trovano un po’ ovunque e sono ottime e economiche.

Ultima cosa, se si viaggia con un van senza il bagno, come nel nostro caso… no problem! Sia la Norvegia sia la Svezia sono letteralmente costellate di aree sosta (in cui si può anche dormire) dotate di cessini con livelli di pulizia sinceramente insensati (in positivo). In the middle of nowhere si trova sempre un bagno - e non si sa come - è magicamente pulito e profumato. Diciamo che c’è una combinazione positiva tra senso civico delle persone (il rispetto per la natura e i beni comuni si respirano nell’aria, si notano anche nei più piccoli comportamenti delle persone) e investimenti pesanti da parte delle amministrazioni: i bagni non si puliscono da soli, ed è evidente che 2-3 volte al giorno, anche in cima alle montagne, viene inviata una squadra di pulizie a sgomberare e pulire. Su questo mi concedo una nota polemica: quando mi dicono “ma perché fare le vacanze all’estero? È tanto bella la nostra Italia” mi piacerebbe avere il modo di mostrare in rapida successione una qualsiasi area di sosta norvegese e una italiana… per farla breve trasparirebbe in maniera chiara come la nostra cultura ignori completamente o disprezzi il turismo itinerante.

Camminate spezzagambe e clima cangiante

Del resto, il numero di roulotte e camper che abbiamo visto non lascia spazio all’interpretazione: il concetto di Friluftsliv (vita all’aria aperta) permea la mentalità scandinava! Praticamente ogni abitazione che abbiamo visto aveva un camper o una roulotte davanti, e anche sulle strade è tutto un fiorire di rimorchi, rimorchietti e rimorchioni - più che altro questi ultimi, sia in Svezia sia in Norvegia c’è una vera passione per la roulotte a due assi! Questo fatto condiziona un po’ - ma ci torneremo - il modo in cui in Scandinavia (e soprattutto in Norvegia) classificano le escursioni: il “family walk” per un norvegese significa che due quasi cinquantenni non atletici ma neppure del tutto patate e il loro atletico cane faranno una fatica disumana a compiere l’escursione, una “facile” è il limite per noi, una intermedia verrebbe classificata nel resto d’Europa come “per escursionisti esperti”, una difficile credo che equivalga a una scorciatoia per il camposanto per una persona normale. Tenetelo a mente, perché finire nei pericoli è facile - e non sono presenti piani B: quando i sentieri sono esposti a strapiombo sul mare se non ce la sentiamo è meglio fare marcia indietro, anche se il nostro orgoglio è ferito perché non siamo in grado di sostenere quella che per loro è una tranquilla passeggiata adatta ai bambini! Noi siamo più volte tornati indietro con la coda tra le gambe.

Canetto passeggiatore

Ultimissima cosa generale riguarda i canetti: la Norvegia (e in misura appena minore anche la Svezia) non è esattamente un paese dove la gente impazzisca per i cani: se si ha in mente un posto caninamente civile come la Germania o il Regno Unito, la situazione è radicalmente differente. Non che ci sia aperta ostilità, chiariamoci, ma nei dettagli è impossibile non notare che i cani sono tollerati ma non idolatrati. Un esempio? Sui ferry (ne abbiamo presi un paio) il cane non può salire a bordo in area passeggeri, ma deve restare in auto (provate a dirlo a un tedesco o a un inglese, vi guarderebbe con due occhi così!), molte persone hanno paura del cane e gli altri cani che si incrociano sono tendenzialmente aggressivi. Credo (ma è una nostra interpretazione) che il cane qui sia vissuto più come un lavoratore (trainare la slitta, fare la guardia) che come un animale da compagnia e un amico: per evitare discussioni ricordate di tenerlo sempre al guinzaglio, anche perché le pecore sono ovunque e ovviamente non devono essere disturbate. Anche quando si sta facendo un’escursione in montagna e sembra una situazione ideale per slegarlo e farlo correre un po’, meglio evitare: abbiamo letto da più parti che i pastori locali non esitano a estrarre la doppietta. Iron è stato sempre legato, tranne quando ha fatto il bagno in mare o nei laghi, dopo che ci eravamo accertati che non ci fossero nei dintorni pecore, mucche o … renne!

Le renne, mia passione

Già, le renne: lo spettacolo nello spettacolo! Da metà della Svezia in su ogni giorno abbiamo avvistato renne, da quelle solitarie a veri e propri branchi. Sulla strada che va a Capo Nord abbiamo visto nettamente più renne che persone! E sapete una cosa? Sono bellissime! Patatine al massimo, viene voglia di abbracciarle e accarezzarle tutte. Guidate piano: non solo per gli autovelox (pervasivi e ubiqui) ma soprattutto per loro, perché ve le troverete davanti e si sposteranno solo quando ne avranno voglia.

Come sempre Anna ha realizzato un bellissimo album di foto: si trova qui: https://photos.app.goo.gl/6eQKLtzVgBXyh6ES6 

Gli appassionati del genere ameranno anche le foto fatte al Volvo Museum: si trovano in un album dedicato, qui: https://photos.app.goo.gl/vRLfJKGFS2dvhDPN6


mercoledì 4 novembre 2020

#iviaggidivanesio vol. 15: Cascate dell’Acquafraggia e marmitte dei giganti

Grazie a un post su Instagram della nostra amica Tania, abbiamo scoperto la bellezza delle cascate dell’Acquafraggia e abbiamo quindi pensato di andare a verificare di persona. Si tratta di una bellissima cascata in Valtellina, a pochi chilometri da Chiavenna, in località Sant’Abbondio nel paese di Piuro. Partiamo la mattina di buon’ora (per noi, quindi le 10...) e in circa due ore siamo in un simpatico e ben tenuto campeggio che ovviamente si chiama...Acquafraggia (http://www.campingacquafraggia.com), gestito da una famiglia davvero speciale e gentilissima! Si trova talmente vicino alle cascate, che di notte si viene cullati dal suono delle stesse, l’ambiente è molto bucolico con castagni e belle piazzole con fondo d'erba, la vista spazia sulle montagne a 360 gradi, uno spettacolo! Piazziamo il van e partiamo per l'escursione! Affrontiamo subito la salita, che praticamente costeggia la cascata, non a caso si chiama sentiero panoramico: molto bello, ma un po’ ripido, con alcuni tratti che prevedono scale in ferro e ponticelli. Si copre un dislivello di circa 1000 metri in poco più di 2 km, che sudata! Esiste anche un sentiero meno affascinante ma più adatto alle famiglie, tutto a gradoni di pietra (2880...famiglie che amano camminare diciamo!). In ogni caso si è immersi in un bosco di un fascino unico, dove si incontrano anche crotti abbandonati ma che preservano un’atmosfera magica. Per terra castagne di dimensioni considerevoli...decidiamo però di resistere e di coglierle durante la discesa, onde evitare di caricarci ulteriormente.

Il sentiero incrocia più volte la cascata, con balconcini panoramici che ti permettono di vederla estremamente da vicino, fino ad arrivare proprio alla sommità, dove il ruscello sbuca dalla montagna e si getta verso valle. Il nostro stambecco bergamasco sente aria di montagna e si esalta: fa il doppio dei km di noi, perché ci anticipa, torna indietro, corre, salta, si arrampica, è gioia canina allo stato puro!



Arrivati in cima alla cascata il sentiero incrocia quello a gradoni e permette di salire verso Savogno, un paese abbarbicato in cima alla montagna, con una cinquantina di case in pietra e una chiesa. Nessuna strada carrozzabile arriva in paese, che quindi si è dotato di un sistema a carrucola che permette di trasportare merci dalla e verso la valle: affascinante! Incontriamo, seduti fuori dal rifugio/bar del paese alcuni simpatici abitanti, che ci suggeriscono di prolungare il percorso, attraversare una piccola valle e arrivare anche a Dasile, altro piccolo paese a 20 minuti di cammino: da lì potremo poi scendere verso il campeggio attraverso un sentiero nel bosco, anche se - ci avvisano la strada “l’è mia tat béla”. Iron capisce il dialetto e approva, in effetti la discesa si rivela complicata in qualche punto, anche se niente di insormontabile. Per renderla più speziata decidiamo di raccogliere le castagne e in una mezz’ora riempiamo all’inverosimile il nostro zainetto: scopriremo pesandole che sono 5 kg e mezzo!

Arriviamo in campeggio verso le 18, poco prima del buio, dopo aver percorso circa 9 km e avendo salito, secondo l‘iPhone, l’equivalente di 166 piani! Siamo talmente stravolti (ma molto soddisfatti...anche perché siamo riusciti a stancare totalmente il piccolo Iron, che si abbandona al sonno sul di-VANetto) da optare per una doccia (i bagni per fortuna sono splendenti e riscaldati!) seguita da una abbondante pasta su vanesio e...buona notte, pensando alle passeggiate del giorno dopo!

La domenica ci svegliamo un po’ indolenziti (Iron ovviamente già totalmente ricaricato!), sotto un sole meraviglioso, che ci consente di fare colazione all’esterno, che spettacolo! Decidiamo per un’escursione più leggera: dietro la chiesa di Piuro si apre un parco naturale di epoca glaciale: le marmitte dei giganti (http://www.infopiuro.it/it/natura-e-sport/territorio/marmitte-dei-giganti)! Si tratta di enormi rocce modellate dall’azione dei ghiacciai, tra le quali si possono percorrere diversi sentieri, con dislivelli meno ardui, sempre in boschi di castagni e conifere. Incontriamo anche una zona a prato (chiamata con notevole sforzo di fantasia prato grande) dove un levriero locale sfida in una gara di corsa il buon Iron...che viene letteralmente stracciato e si esibisce nel suo numero preferito, ovvero di correre dietro al levriero in fuga piangendo e implorandolo di aspettare e non andare così veloce!

Scendendo a valle, vedo sbucare da sopra un tronco una forma che mi fa diventare gli occhi a cuoricino: un porcino di una bellezza e una perfezione uniche, che si trasformerà, affettato sottile sottile su un letto di bresaola, nel nostro pranzo!



Torniamo in campeggio per un pranzo tardivo ma comunque sotto il sole: riuscire a mangiare all’aperto a ottobre, in questi mesi così complicati, è un privilegio che ci rende felici e ci fa sentire in vacanza! A quel punto ahinoi, è ora di rientrare...in attesa della prossima gita!

Il consueto albumo di foto realizzato da Anna è disponibile qui

lunedì 25 maggio 2020

#iviaggidivanesio vol 12 e 13: cambio della guardia!



Il post riassume due gite in montagna che segnano anche il cambio della guardia rispetto al vero capo del van: si tratta infatti dell'ultima gita di Uran (piango), ma a seguire - dopo una certa sosta dovuta al malefico COVID-19, della prima gita di Iron. Vanesio e la montagna nel segno della continuità canina!

Parte I: alle terme di Pré Saint Didier
Il mio regalo di compleanno per Anna era un buono per le mitiche terme di Pré Saint Didier, di cui tutti mi avevano detto meraviglie. Ma noi speravamo di andarci con la neve, quindi abbiamo atteso nella speranza, fino al primo weekend di febbraio per andare a fruire del regalo. Gita notevole, ma niente neve: per trovare una bella passeggiata caninamente innevata dobbiamo salire sopra a La Thuile, dove troviamo un piacevole sentiero che percorriamo. Uran è in forma e va su come un treno, facendoci come sempre divertire con le sue follie da neve, rotolandosi a tutto andare.


Torniamo poi al Pré Sain Didier e parcheggiamo il van in una stupenda area camper, da cui le terme sono raggiungibili a piedi. Lasciamo Uran a dormire, stravolto, ma con il riscaldamento ben acceso: non c'è neve ma il freddo si fa sentire, e ci dirigiamo verso le terme.


Un sogno: vasche di ogni forma e dimensione, acqua calda che fuma mentre la temperatura esterna scende, prati gelati da attraversare di corsa per spostarsi da una vasca a una sauna, da un bagno turco a una cascata d'acqua...esperienza meravigliosa. Avremmo diritto anche al buffet, ma non abbiamo cuore di abbandonare le vasche per il tempo necessario ad andare a mangiare qualcosa, decidiamo di goderci ogni singolo momento, e alla fine siamo praticamente gli ultimi ad andarcene! Un aspetto fondamentale: bisogna prenotare l'ingresso, altrimenti si fa una coda micidiale.


Il giorno dopo, belli rilassati, decidiamo di salire alla passerella panoramica artificiale che domina il paese: un'ascesa micidiale per caminare su una passerella trasparente sospesa nel vuoto. Dall'area camper la vediamo: io ho paura ma al contempo ne sono affascinato. Si va!


Una volta conquistata la vetta, la doccia fredda: non si può accedere perché d'inverno con il brutto tempo può essere pericoloso. Ma ditelo a valle, no?? Mi fai fare 3 km in salita e scopro che è chiusa?? Ma nooooo! Per fortuna ci siamo talmente tanto rilassati il sabato alle terme che sorridiamo e iniziamo la discesa... per poi tornare a casa, non sapendo che sarebbe stata l'ultima occasione di usare il van per questo maledetto inverno. Il Coronavirus ci avrebbe poi chiuso in casa, e il malefico linfoma ci avrebbe privato del nostro adorato Uran. Ma the show must go on... e tre mesi dopo

Per piangere un po', ma anche ridere guardando i video della follia, ecco le foto dell'album fatto da Anna


Parte II: Val di Mello
Il primo weekend in cui è possibile circolare dopo questi mesi maledetti, ci ingegniamo a trovare una meta in Lombardia (non si può uscire dalla regione) che valga la pena. C'è eccitazione: è il primo weekend in van per Iron, che nel frattempo è arrivato a rallegrare le nostre giornate di smart working!
Decidiamo per la Val di Mello, di cui tanto bene diverse persone mi hanno parlato, e partiamo! Il lavoro smart non ci consente di lasciare Milano prima del venerdì sera, ma poco male, l'umore è alto, raggiungere la val Masino, punto di partenza dell'escursione è agevole e richiede un paio d'ore. I campeggi sono ancora chiusi, ma c'è un bel parcheggio dove possiamo sostare per la notte nel paese di San Martino. Ceniamo, dormiamo, cullati dal rumore del ruscello. Al mattino il nostro cane da pastore si sveglia alle 6, preoccupato dal sorgere del sole e inizia a guardarsi in giro (nel van...) timoroso che qualche pericolo possa sopraggiungere. Lo proviamo a convincere e si rimette a dormire. Alle nove meno venti, quando ci alziamo, ci accorgiamo che tutti gli altri camper e van che ci circondavano sono spariti...spostatisi di pochi metri dalla zona a pagamento a quella gratuita di parcheggio! Essendo dormiglioni, troviamo la zona gratuita tutta occupata, così versiamo l'obolo (5 euro per la giornata) e ci accingiamo all'escursione. 


Per raggiungere il punto di partenza si può andare a piedi in una sorta di pre-passeggiata da 20 minuti circa (noi optiamo per questa soluzione) o usufruire di un servizio navetta. Ma già questi 20 minuti sono piacevolissimi! Arrivati all'imbocco della val di Mello, parte la vera escursione: in pratica si segue il corso del torrente che ha scavato la valle, tra prati, scorci meravigliosi, cascate meravigliose, laghetti, piccoli guadi, tratti di foresta. La passeggiata è agevole, il lato destro del fiume più selvaggio (non adatto a bambini molto piccoli, bisogna guadare un paio di torrenti e il terreno è a tratti complicato), quello sinistro comodissimo e battuto. Noi optiamo per il destro all'andata e il sinistro al ritorno. 
Iron è uno spettacolo: nel suo ambiente naturale il cane più misurato del mondo non sta letteralmente nella pelle, sale come uno stambecco, salta su e giù come un coniglio, ci concediamo anche di lasciarlo libero in alcuni punti in cui non incrociamo nessuno, tanto è sempre al nostro fianco, che corre tra me e Anna. 

 
La passeggiata è piacevole: in 4 ore percorriamo gli 11 km di andata e ritorno, sostando per il pranzo al sacco nella località Rasica, su un sasso mentre ascoltiamo una cascata accanto a noi...dopo mesi chiusi in casa è un sogno essere nella natura e godere di questa pace!
In definitiva, si tratta di una gita davvero spettacolare, la valle è di una bellezza commuovente e la passeggiata piacevolissima. Non abbiamo la forza di salire fino alla cascata del ferro...ma dovevamo lasciarci qualcosa per la prossima volta, no? Purtroppo non essendo aperti i campeggi e necessitando di una doccia, dobbiamo tornare a casa, ma con la promessa di replicare la visita alla Val di Mello! 

Come al solito c'è un bell'album di foto fatte da Anna!