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lunedì 29 luglio 2024

#iviaggidivanesio vol. 18: la Valcamonica, i camuni, Lovere e zone limitrofe

Da anni e anni desideravo vedere le incisioni rupestri dei camuni, precisamente dalle elementari, quando, per motivi che non ricordo, la mia fu praticamente l’unica classe della storia delle scuole elementari di Cislago che non venne condotta con tanto di torpedone degno dei Peanuts a vedere questa meraviglia artistica dal nostro remoto passato. 

Poi però, si sa com’è la vita, prima o poi ci andrò, prima o poi ci andrò, e quasi arrivo a 50 anni senza mai essere andato - il che è particolarmente scandaloso, visto che da Milano non sono neanche 2 ore di strada.

L’occasione nasce da una corsa: quasi un anno fa mi sono iscritto, affascinato dal nome e dal logo alla Valle dei segni wine trail: un trail di diversa lunghezza (da 55 km - anticamera di morte certa - fino agli 8 km per bambini a cui mi sono iscritto io) che si correva nel 2022 per la prima volta, attraversando parchi rupestri e vigneti. Suonava bene, e in effetti è stato davvero bello. Uniamoci che è caduto all’inizio di un fantastico ponte per Ognissanti, che garantiva 4 giorni di vacanza, ed ecco che la tentazione si è fatta irresistibile.

 


Il trail partiva a Darfo Boario, ridente località termale della Valcamonica, noi abbiamo trovato posto in una bella area camper a Costa Volpino, sul lago d’Iseo, a due passi da Lovere - altra meta che abbiamo visitato con grande gioia. L’area camper Costa Volpino merita due righe, in particolare grazie al suo vulcanico gestore, il grande Sergio: gentilissimo, sempre disponibile, si fa un mazzo così per accontentare tutte le richieste. L’area è grande, con oltre 100 stalli, ciononostante esonda di persone e camper, piena oltre ogni aspettativa. Ma anche piena, essendo molto grande, non è sgradevole, anzi… posizione perfetta tra una ciclabile e il lago, con grandi prati e spazi dove far correre il canetto e la bella cittadina di Lovere a 10 minuti, consigliatissima. Al mattino, nei weekend, arriva una signora dalla montagna con salumi, formaggi e salamelle prodotte nella sua azienda agricola: da non perdere! Il giorno di Ognissanti Sergio ha organizzato una grigliata di dimensioni bibliche, con spiedo bresciano, polenta, vino a fiumi e il karaoke finale: ci siamo dati alla fuga, ma il fenomeno è stato sociologicamente da vedere.

La gara si è svolta di sabato e prevedeva il giro del lago Moro, un piccolo lago incastonato in una valle. 8 km di saliscendi tra vigne e aziende agricole che io e Iron ci siamo gustati appieno, divertendoci moltissimo. Dal giorno successivo è partito il tour culturale!

A Capo di Ponte ci sono almeno 4 luoghi imperdibili da visitare, per comprendere appieno la magia delle incisioni rupestri: il parco archeologico nazionale delle incisioni rupestri di Naquane (quello più noto e dove non si può non andare), il suo gemello dei massi di Cemmo, il meno noto parco archeologico di Seradina-Bedolina e il Museo archeologico nazionale delle incisioni rupestri, dove sono conservati i reperti relativi alle varie aree che si possono visitare.

 


Noi, golosoni, abbiamo aggiunto la selvaggia e affascinante Riserva delle incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo, ben gestita da ragazzi giovani e volenterosi e dove è possibile ammirare una delle rose camune (ce n’è una anche a Naquane, ma in un posto impervio e non visitabile).

In generale le incisioni rupestri sono incredibilmente affascinanti: alcune rocce sono letteralmente coperte di incisioni, che sembrano quasi sovrapporsi, come se i diversi “writers” ante litteram avessero ingaggiato una guerra di “tag”, altre sono quasi impercettibili e ti devi sforzare per ammirarle, nella loro leggerezza. In generale, rispetto ad esempio al museo di Alta, visitato in Norvegia due esatti fa, le scelte fatte rendono più difficile la lettura, ma sono anche filologicamente più corrette: non c’è il trucco della pittura rossa per far risaltare i segni e quindi sta all’osservatore aguzzare gli occhi e interpretare.

 


Tutti i parchi sono visitabili caninamente (con enorme gioia di Iron, che fa pesare il proprio amore per la cultura). Quello di Naquane ha anche aree da picnic e spazi attrezzati di ogni genere, non a caso le scuole ci vanno in massa! Alcune rocce qui sono davvero esaltanti, tra le altre c’è quella che è stata usata come logo per il trail cui ero iscritto, il cosiddetto “sacerdote che corre”. Quello di Ceto, Cimbergo e Paspardo ci ha profondamente affascinato: è una camminata nel bosco, inframmezzata da queste rocce incredibili, molte quasi inintelligibili, ma che si avvantaggiano dal proprio essere immerse nella natura selvaggia. E La Rosa canina, difficile da trovare, col suo mistero, fa il resto. La camminata è alla portata (quasi) di tutti, diciamo di chiunque sia abituato a passeggiate nei boschi con un minimo di pendenza. La potenza delle immagini e il peso della storia che si percepisce in queste pietre fa il resto. Il museo fa da complemento ai parchi e offre una comprensione più ampia della realtà delle incisioni rupestri, anche se resta un mistero il perché in questa zona siano così abbondanti (una delle ragazze dell’area di Ceto ci ha spiegato che una delle teorie riguarda la presenza della montagna maschio e della montagna femmina, collegate mirabilmente tra loro al solstizio, il che avrebbe fatto della zona una sorta di santuario naturale).

A complemento della gita, come bonus abbiamo visitato (sempre grazie alle tessere musei Lombardia, che è accettata in tutti i parchi tranne in quello di Seradina-Bedolina, che costa comunque solo 4 euro) anche l’accademia Tadini a Lovere. Museo notevole, con una perla di rara potenza espressiva, un bassorilievo di Canova dedicato al giovane figlio del Tadini, morto nel crollo di una parte della casa, da pelle d’oca. Anche il centro storico di Lovere è assolutamente meritevole e si lascia godere in tutta la sua bellezza, peccato solo il continuo passaggio delle auto sulla strada a bordo lago: perché non abbiamo mai il coraggio in Italia di decidere di chiudere al traffico veicolare? Senza auto la cittadina - che così è bella - sarebbe spettacolare e godibile. Peccato…

Un altro bonus notevole è stata la visita a un piccolo produttore di vino, precisamente la cantina Concarena, che si trova sempre a Capo di Ponte. Un ragazzo giovane e suo padre, l'amore per la terra, il desiderio di fare un vino più possibile sincero, mettendo anche a rischio i profitti per non accettare compromessi. La visita è stata davvero interessante, ci hanno portato nel vigneto e abbiamo assaggiato e comprato i vini che producono. Notevoli!

In definitiva, la Valcamonica e le sue incisioni rupestri sono una gita da fare assolutamente… ho avuto ragione a desiderarla per quasi 48 anni!

#iviaggidivanesio vol. 21: Capodanno a Bordeaux, Paesi Baschi francesi e capatina in Spagna

Il post-Natale e il capodanno 2024 ci hanno visto viaggiare verso la Francia e più precisamente verso Bordeaux: durante l’estate avevo visto delle foto della Duna di Pilat e avevamo deciso che non era possibile non vederla! Alla consueta formazione si aggiunge per questo viaggio la Noce, la quale mal tollera (eufemismo) i botti del 31 dicembre e a cui avevamo garantito tranquillità assoluta (spoiler: ce l’abbiamo fatta!)
Con l’età che avanza non riusciamo più a partire appena alzati da tavola dopo le abbuffate di Natale e Santo Stefano, decidiamo per un approccio più rilassato e partiamo il 28 all’ora di pranzo. Mentre decidiamo - park4night alla mano - dove passare la notte, il nostro sguardo cade su un cartello stradale, che ci avvisa della nostra vicinanza a Lascaux: nessun dubbio! Ci fermiamo a dormire in una delle spettacolari aree di sosta francesi (io mi chiedo ogni volta come fa un francese che viene in Italia a non vomitare quando vede i nostri autogrill indecenti…le aree di sosta francesi sono pulite, ampie, comode, confortevoli, piene di verde e di tavolini per il picnic non cosparsi di monnezza…) e decidiamo che il giorno dopo ci saremmo tolti questo sfizio che da anni abbiamo: prenotiamo al volo i biglietti su internet e fissiamo il nostro ingresso alla grotta per le 11,45.


La grotta di Lascaux è uno dei più antichi esempi di arte parietale che si conosca, datata circa 17500 anni fa (Paleolitico superiore). Dopo la sua scoperta negli anni 40 la grotta venne aperta al pubblico, col risultato che a causa del nostro respiro e del nostro calore si stava potentemente deteriorando, è quindi stata chiusa al pubblico per preservarla. Quello che si visita è quindi Lascaux II e Lascaux IV: la prima è una riproduzione fedele al 90% realizzata da National Geografic negli anni ‘80, la seconda è ancora più fedele e costituisce il fiore all’occhiello di un nuovo museo, il Centre International de l’Art Pariétal, aperto nel 2016. Questo è il sito che abbiamo potuto visitare, restando letteralmente a bocca aperta, perché ricostruisce sia a livello di forma sia a livello di dipinti la grotta originale. Visita bellissima, con audioguida anche in italiano: vale ogni euro dei 21 che costa l’ingresso, esperienza meravigliosa! Prima della visita Iron e Noce (più che altro Iron) avevano anche fatto i cani delle caverne, correndo sul pratone antistante il museo: i cani ovviamente non possono entrare nel museo, ma c’è ampio spazio per scorrazzare davanti…


In direzione Bordeaux facciamo una seconda sosta per un altro sito patrimonio dell’umanità, ovvero il chiostro di Cadouin, mirabile opera di gotico fiammeggiante, che ci lascia davvero incantati. Ripartiamo e arriviamo a Bordeaux, nell’unico campeggio aperto in inverno, dove veniamo accolti da una considerevole dose di fango e da una piccola disavventura: alla reception ci indicano una piazzola non lontana dai bagni, che però si rivelano essere chiusi a causa di un allagamento! Non avendo né il water né la doccia su vanesio la questione si fa critica…per fortuna c’è un altro blocco servizi (quello principale) che è anche ben riscaldato: alla reception non sapevano che gli altri fossero allagati. Il campeggio è molto particolare, con una serie di laghetti artificiali su cui affacciano gli chalet che è possibile affittare, molto simpatico passeggiare costeggiando i vari piccoli laghi! Ci spostiamo in una piazzola vicina ai caldi bagni e ci dedichiamo a una cena da van.
 


Il 30 dicembre passiamo al piatto forte della nostra gita: la Duna di Pilat. Si tratta di un fenomeno naturale che lascia senza parole: lunga circa 3 km, alta 100-110 metri (a seconda del momento) e larga 600 metri, 60 milioni di metri cubi di sabbia finissima, con vista sul bacino di Arcachon e sull’oceano, camminare sulla duna è un’esperienza meravigliosa. Arrivando c’è un enorme parcheggio (molto economico, tra l’altro), con bagni, vari snack bar e qualche informazione turistica, poi si sale sulla duna! D’estate montano una scala di legno, d’inverno si deve fare affidamento sulle proprie forze - cosa non banale sulla sabbia! - per arrivare in cima. Da lì si apre la possibilità di passeggiare, seguendo il profilo alto della duna oppure scendendo verso il mare. Abbiamo visto anche bambini scendere con delle specie di bob! Quasi tutti i turisti si fermano ad ammirare il panorama dalla cima, quindi se si sceglie di camminare verso sud si può godere praticamente in solitaria di questo spettacolo naturale. I canetti si sono divertiti in lungo e in largo, correndo a perdifiato su e giù per il pendio, fino ad arrivare alla spiaggia sottostante…dove abbiamo visto (arenate) le meduse più enormi in cui ci siamo mai imbattuti, con diametri che arrivavano a misurare anche 50-60 cm! Rabbrividiamo e decidiamo che - anche se Iron ha continuato a chiedere di poterlo fare - non sia opportuno lasciarlo tuffare in acqua, proseguiamo la passeggiata e dobbiamo alla fine ri-scalare la duna per tornare al parcheggio: 7 km nella sabbia si rivelano molto più stancanti di quanto immaginassimo! C’è giusto il tempo per una visita lampo ad Arcachon - coronata da un fallito tentativo di mangiare le ostriche…ma mi rifarò!, e poi via verso il campeggio di Le Bilos. 


Si tratta del campeggio dove abbiamo deciso di passare due notti, compresa quella del 31, perché viene descritto da park4night come estremamente tranquillo e in mezzo a una foresta. Ecco, mentre percorriamo la strada per arrivarci, capiamo che “estremamente tranquillo” quasi non renda giustizia a questo posto: si tratta veramente di un campeggio al centro di una foresta circondato da quello che non è possibile chiamare paese, Le Bilos. Sono 4 case di numero, probabilmente il numero di mucche è largamente superiore a quello delle persone. Ciò detto, il campeggio è magico: un po’ datato, ma tenuto molto bene, con i bagni orgogliosamente puliti e super riscaldati. Di notte non c’è una luce per molti km - il che ci consente di ammirare stellate degne di questo nome e ci costringe a renderci ridicoli andando in bagno con la cosiddetta “luce cerebrale”, ovvero la lampada frontale. Da dietro il campeggio è possibile accedere direttamente nella foresta, per una passeggiata immersi nella natura…facendo però attenzione ai cacciatori: abbiamo infatti sentito qualche sparo e siamo rientrati di corsa!


Il 31 dicembre lo passiamo ammirando la duna dall’altra parte, ovvero dal lato dell’oceano: andiamo infatti a Cap Ferret, spiaggia con vista sull’oceano da un lato e sul bacino di Arcachon e sulla duna dall’altro. Da un lato infuriano i venti e onde spaventose - oltre ad un altro sistema di dune meno imponenti ma ugualmente spettacolari - dall’altro calma piatta e barche in secca a causa della bassa marea. Anche qui ostriche a go-go, ma in questa stagione è possibile comprarle ma non degustarle sul posto, il che è un problema, visto che non le so aprire, e non voglio provarci, essendo affezionato alle mie dieci dita. 
Per preservare la salute mentale dei nostri cani, torniamo a Le Bilos prima che inizino i fuochi d’artificio e ci prepariamo un cenone di San Silvestro memorabile, con cotechino italiano e champagne francese acquistato all’Intermarché - il nostro supermercato francese preferito - di cui io ho anche la tessera soci! Si odono in lontananza forse 4-5 petardi, dopo la mezzanotte, ma complice il sonno, anche Noce dice che non valgono alcuna preoccupazione e - come mi dicono i vicini di piazzola il giorno dopo - bonne année e bonne santé! A proposito dei vicini di roulotte… un certo numero di essi vive nel campeggio: persone di una certa età che hanno deciso di andare a vivere a Le Bilos, accontentandosi di una roulotte e una veranda e godendosi uno splendido isolamento. La cosa mi affascina e non poco, lavando i piatti chiacchiero con un paio di loro e provo una certa invidia! 


La mattina del primo dell’anno è dedicata a Bordeaux: torniamo al campeggio in città in mattinata, lasciamo le belve a dormire su vanesio e andiamo in città coi mezzi pubblici, precisamente un comodo autobus che ci lascia in pieno centro. La città è molto bella e all’inizio praticamente deserta (come è normale al primo dell’anno), poi piano piano si riempie e si lascia godere anche nella sua versione animata, con Rue Sainte Catherine decisamente vivace. Purtroppo lo specchio d’acqua antistante Place de la Bourse è vuoto, quindi non possiamo godere dello spettacolo riflesso dell’imponente palazzo della Borsa, ma ce ne facciamo una ragione. Proviamo i famosi cannelé, dolce tipico locale e siamo pronti per tornare in campeggio.


La mattina del 2 visitiamo la Cité du vin, edificio a forma di decanter totalmente dedicato al vino, che è ovviamente fondamentale in questa città. Non facciamo la visita completa (di mattina non si presta a un’ubriacatura assicurata!) ma io sono andato a vedere e fare qualche acquisto nella cantina (la Cave), che è la più grande del mondo, con oltre 800 etichette che provengono da dovunque si produca vino. Un luogo iconico!! Da lì muoviamo verso i Paesi Baschi francesi, con le città di Bayonne e Biarritz. 
  



Due posti diversi, ma entrambi bellissimi: Bayonne ha la perfetta dimensione della cittadina francese, con le mura, le case a graticcio, le vie animate, il fiume che la percorre… Biarritz ha la potenza dell’oceano che la sferza, una scogliera selvaggia, una spiaggia-belvedere e una serie di case che somigliano a castelli: non a caso veniva definita la regina delle spiagge e la spiaggia dei re, perché tutta la nobiltà europea veniva qui al mare! Troviamo un bel campeggio a Urrugne e ci ricarichiamo dopo una giornata intensa: il giorno seguente abbiamo infatti pensato di attraversare i Pirenei per andare in Spagna! La cosa ha origini antiche: nel lontanissimo 2006 avevamo fatto un lungo giro della Spagna e del Portogallo ed eravamo passati da Huesca. All’epoca però Internet non era ciò che è oggi e i social esistevano a malapena: eravamo così passati a pochi km da San Juan de la Peña senza sapere della sua esistenza, salvo scoprirlo al nostro ritorno e mangiarci le mani vedendo le foto di questo monastero incastonato nella roccia. Quindi, è tempo di rimediare! La mattina si apre prima con la visita al bel forte di Socoa, a pochi km dal campeggio. Una specie di barriera artificiale blocca la furia dell’oceano, creando una baia calma e sabbiosa a una cui estremità troneggia la torre del forte. Da qui è possibile ammirare l’oceano che abbatte le sue onde sulla diga creata dall’uomo, un vero spettacolo! Iron e Noce corrono sulla spiaggia e così si fa ora di pranzo…ed ecco finalmente il tanto atteso pasto con le ostriche, ma già che ci siamo esagero e mi dedico a un plateau royal: ostriche, aragostine, gamberi e bulots, delle lumache di mare buonissime che avevo già provato a Cancale. 
 


Con la pancia piena ci mettiamo alla guida e scavalliamo i Pirenei verso la Spagna, arrivando in serata a Jaca, dove troviamo un campeggio stranissimo, che si sviluppa in lunghezza su un solo asse, con le roulotte - quasi tutte stagionali - disposte in fila. La proprietaria tiene molto alla sua erba (e fa una rognata impressionante ai nostri vicini, rei di aver parcheggiato il loro van sul prato e non su dei binari di autobloccanti appositamente predisposti) e in generale al suo campeggio, che è letteralmente costellato di cartelli con le cose vietate e quelle da non fare. Prima di cena gita al supermercato locale - il mitico Mercadona - a comprare jamon serrano e le deliziose acciughe del cantabrico. Uno degli aspetti che amo di più di viaggiare è visitare i supermercati locali alla scoperta dei loro prodotti, e nei paesi che abbiamo già visitato ho alcuni appuntamenti imprescindibili!
 


La mattina seguente percorriamo la trentina di km (molto in salita) che ci portano al monastero di San Juan de la Pena ovvero della roccia, perchè l’antico monastero, che risale al X secolo è letteralmente incastonato nella roccia del monte Pano, che gli fa da parete e da tetto. La visita è davvero bella e il luogo lascia incantati, con questo enorme masso che incombe sopra alla meraviglia degli ambienti, su cui svetta il chiostro romanico coi suoi capitelli istoriati. La visita prosegue al monastero superiore, costruito nel 1600 e di cui oggi si visitano le rovine con un allestimento museale a dir poco magnifico: pavimenti di vetro da cui si osservano i resti del monastero e un ottimo percorso didattico. Il tutto circondato da un altopiano sorvolato da grandi uccelli rapaci (Noce non gradisce l’arrivo di due gipeti - o erano gheppi? - non appena scende dal van, e immediatamente chiede di risalire, anche perché nella zona, verso il monte Oroel vengono segnalate anche le aquile reali!). Tornando a valle si visita il piccolo e bel paesino di Santa Cruz de la Serós con la sua brava chiesetta e si torna poi a Jaca. Qui ammiriamo la cittadella, col suo fossato in cui albergano belli paciosi un certo numero di cervi e ci dedichiamo a una deliziosa tortilla, prima di riprendere la via della Francia. 
La deviazione in Spagna valeva assolutamente la pena: il monastero è uno di quei monumenti che non si dimenticano facilmente, un vero capolavoro in perfetta armonia tra ambiente costruito e realtà naturale. 
 


Da questo momento parte ufficialmente il viaggio di ritorno, con un’ultima sosta in una bella area camper in riva alla Garonna, dove ammiriamo aironi a tutto andare, acquistiamo formaggi e salsicce e succhi di frutta prodotti dai contadini locali in una sorte di bancomat fermière e per festeggiare degnamente l’epifania facciamo incetta di galettes des rois, il dolce francese che celebra i Re Magi. Si tratta di una torta in cui è celata una figurina: chi la trova ha diritto a indossare la corona del Re Magio, ci sarà da divertirsi anche una volta tornati a casa!
Per un breve riassunto abbiamo imparato che: saremo gallofili, lo sappiamo, ma la Francia è una nazione meravigliosa, non ci sono santi. I cugini hanno tanto, tra bellezze naturali e non, e sanno valorizzare il tutto in maniera impeccabile. Avremmo moltissimo da imparare, sotto molti aspetti. 
I campeggi aperti d’inverno sono molti di più di quelli che ci sono in Italia (dove è davvero difficile trovarne, tranne che in montagna) e sono tendenzialmente, ma già lo sapevamo, molto puliti e a prezzi contenuti. Il problema economico si ha per gli acquisti… tra vino, formaggi, spalmabili vari, sidro, dolci, eccetera è impossibile contenersi! 


E per finire…Anna non ha battuto il suo record di pain au choc mangiati in un giorno, ma si è comunque ben difesa!
Vive la France… et à bientôt, visto che a marzo saremo qui ancora coi nipoti!

lunedì 5 giugno 2023

#iviaggidivanesio vol. 19: Sentier des ocres, Roussillon e Saintes- Maries-de-la-mer

Una nuova gita in Francia, paese che amiamo alla follia, questa volta con ospite d’onore: Iron ha infatti invitato la cuginetta Noce, detta noisette da queste parti (una curiosità, noisette è anche il modo in cui i francesi chiamano il caffè macchiato freddo - comunque è pessimo, evitatelo!).

L’obiettivo principe del viaggio è visitare il Sentier des ocres, un affascinante tracciato nelle montagne del Luberon, in quella che un tempo era una cava di ocra. Il sentiero è molto semplice e accessibile anche ai bambini, esiste una versione breve da circa mezzo’ora e una un po’ più lunga da 50 minuti. Noi abbiamo optato per questa!

 


Raggiunto il paese di Roussillon si trova un comodo parcheggio che permette di accedere al sentiero - tutto a pagamento, ma decisamente economico: 4 euro per il parcheggio e 3,5 euro per il sentiero. 

Appena si entra nel sito, si rimane immediatamente a bocca aperta: dopo l’accesso infatti si apre un piccolo avvallamento che è uno dei due punti più panoramici, dove il rosso e il giallo dell’ocra si incontrano in maniera estremamente affascinante. Si prosegue con un po’ di salite e discese nel bosco, con frequenti punti dove sostare su panchine di legno e restare a bocca aperta davanti ai colori che contraddistinguono il sentiero! Dopo circa 25 minuti si trova un altro punto meraviglioso, con una serie di colline scavate inondate dal sole e circondate dagli alberi, a formare una sorta di anfiteatro rosso: spettacolare!

Il fatto che il tutto sia immerso in un bosco rende la visita agevole, anche col sole (per lo meno a inizio giugno, quando lo abbiamo visitato noi) e alla partenza (nonché all’arrivo, il sentiero è circolare!) c’è una fonte d’acqua potabile. Per la visita occorre tenere presente che sono sconsigliati vestiti delicati: l’ocra infatti colorerà senza indugio scarpe e vestiti (ancora di più se un canetto vi salta su con le sue zampine tutte ripiene di ocra…). Gita davvero affascinante!

 



Lasciando la macchina la medesimo parcheggio, è poi possibile fare un giro nel paese di Roussillon, classico abitato provenzale, dotato di un bel centro tutto pedonale, in cui perdersi tra i vicoletti. Colori vivaci, lavanda un po’ ovunque, molti posti dove mangiare qualcosa, impossibile restare indifferenti al suo fascino! Nei dintorni sorgono varie cantine che producono l’AOC (il nostro doc) Ventoux della zona: vini semplici ma ben fatti. Noi abbiamo visitato il Domain du culet rouge, dove sono stati molto cortesi e ci hanno fatto degustare la loro produzione di rosati, bianchi e rossi. 

 

All'uscita dal paese è possibile ammirare anche il ponte Julien, che permette di attraversare il torrente Calavon: un ponte di pietra a schiena d'asino circondato da papaveri e accessibile con un comodo parcheggio. Vale la deviazione!

A questo punto avevamo un dilemma da sciogliere: seguire il richiamo della cultura, visitando la vicinissima Avignone, o cedere alle lusinghe di mare e flamants roses, andando ancora una volta a Saintes-Maries-de-la-mer? Complice un meraviglioso regalo che mi ha fatto Anna, ovvero un monocolo per guardare e fotografare i pennuti, la scelta è fin troppo facile, ed eccoci ancora una volta al camping paradis de la brise! In questo inizio d'estate il campeggio è ancora molto tranquillo e l’atmosfera rilassata, fatto salvo tra le 19 e le 22, quando le zanzare si abbattono su di noi voraci come esattori delle tasse…come è ovvio per un posto che è di fatto in mezzo alla laguna! Il nostro gazebo con zanzariere su ogni lato si rivela vincente per salvarci la vita, abbinato però a litri di Autan. La laguna è molto più secca che a Pasqua, ma i fenicotteri si sono solo spostati più aventi e abbondano: il nuovo giocattolo permette di vederli con un super ingrandimento e li si apprezza al meglio. 


 

La sera per salutare la Camargue, come rinunciare a una paella camarguaise? Oramai è una tappa fissa e irrinunciabile…

Insomma: quattro giorni di relax e un paio di posti davvero indimenticabili. I canetti cuginetti hanno gradito molto la gita, anche se Noce ha sottolineato più e più volte che a casa coi suoi genitori si mangia molto molto meglio…e si cammina di meno!


Tutte le foto come sempre a cura di Anna sono disponibili all'album



domenica 4 settembre 2022

Vacanze 2021: Lofoten, Capo Nord, Svezia con van e cane: 2 - Le isole Lofoten

Questo post segue quello dedicato all'arrivo alle Lofoten che è possibile trovare qui: https://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/01/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia_3.html e fa parte del più ampio racconto delle vacanze 2021 nel grande nord. L'introduzione e l'indice si trovano qui: https://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/01/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia.html

Qui mi focalizzo sull'obiettivo primario della vacanza, uno dei posti che ho sognato di visitare per anni e anni: le isole Lofoten. Queste isole incredibili sono state collegate tra loro tramite un ingegnoso e mirabile sistema di ponti e gallerie (la strada E10) che consente di raggiungerle quasi tutte - ad eccezione di Værøy e Røst - senza dover prendere traghetti. Sono un luogo dove la natura è di una bellezza senza senso, e domina incontrastata. D'estate, quando ci siamo andati noi, le giornate sono infinite, il sole splende nel cielo più di 20 ore al giorno, la temperatura è molto meno fredda di quanto ci si possa immaginare e gli occhi faticano ad adattarsi alla quantità di bellezza che incontrano. 

Cosa si fa alle Lofoten? Essenzialmente alle Lofoten si cammina, perché culturalmente non è che ci sia nulla da fare (la città più grande, la "capitale" Svolvær ha meno di 5000 abitanti), mentre la natura offre i suoi frutti più deliziosi: spiagge dai colori caraibici da cui sorgono vette montane che in poche ore ti consentono di ammirare le isole dall'alto, a strapiombo, laghi, fiumi, montagne, uccelli marini in enorme quantità, aquile, delfini, orche, foche...insomma un vero paradiso naturale! Nell'anno del covid, forti delle due dosi di vaccino, si è rivelata la vacanza perfetta, perché fatta di grandi spazi aperti, di cui avevamo estremamente bisogno dopo un anno di reclusione, di pochissimi incontri con altre persone e di grandi camminate. Il van poi è davvero la dimensione ideale: ti consente libertà ma al contempo si piazza un po' ovunque, anche in parcheggi più o meno selvaggi a bordo mare...

Un libro fondamentale per pianificare e poi godere la visita è la guida Rother Lofoten and Vesteralen: 60 walks, che presenta 60 camminate di vari livelli, con descrizioni molto complete e possibilità di scaricare i file gpx da usare col cellulare per orientarsi. Questo è non un consiglio, ma una necessità: il livello della segnaletica sui sentieri è praticamente nullo, quindi i file gpx ci hanno salvato la vita in più di un'occasione, rivelandosi preziosissimi. Altro punto fondamentale: non fidatevi MAI dei personaggi locali quando il tema è la difficoltà delle escursioni. Quello che per loro è un "family walk" (e in effetti lo fanno coi bambini aggrappati al collo) è al limite del praticabile per persone normali (un filino sovrappeso, ma anche abbastanza allenate). Non oso immaginare cosa siano i percorsi indicati come "difficili"... 



Comunque, i percorsi indicati come facili nella guida Rother sono alla portata di chiunque sia un minimo allenato, anche se i tempi dichiarati tendono ad allungarsi, mentre quelli indicati come medi possono presentare difficoltà a tratti non sormontabili senza attrezzatura specifica (noi in un paio di occasioni siamo tornati indietro e non mi vergogno ad ammetterlo). 

Il clima cambia alla velocità della luce, come sempre nell'estremo nord, il che è un bene (ti svegli sotto il diluvio, non ti scoraggiare, dopo colazione potrebbero esserci il sole e 15 gradi) ma anche un male (parti bello tranquillo sotto il sole in maglietta e dopo mezz'ora fa un freddo polare e diluvia ghiaccio). Vestirsi a cipolla è l'ovvia soluzione, senza mai fidarsi. Ma mai fidarsi, anche se sembra che non ci sia una nuvola in tutto il circolo polare artico. Meglio fare qualche km con lo zaino un po' più pesante che rischiare di trovarsi a 800 metri d'altezza sotto l'acqua e nulla che ti ripari. 

Le scarpe da trekking un po' serie e una giacca davvero impermeabile sono imprescindibili. A meno che la vacanza non preveda stare in panciolle in una delle numerosissime rorbu (le casette rosse dei pescatori, ora trasformate in alberghi diffusi di super lusso) a fare idromassaggio e abbuffarsi di stocafisso! Se l'idea è quella, mettete in conto un budget sostanzioso: ho provato a chiedere per curiosità quanto ci sarebbe costato dormire in una rorbu e si parla di cifre che oscillano sui 300 euro a notte! In linea generale, tra l'altro, come già detto la Norvegia è carissima, ma le Lofoten sono anche peggio, perché molti norvegesi ci vanno in vacanza (molti norvegesi è una frase che ha poco senso, diciamo che quando trovi tante persone è come Rimini a dicembre...). Ma con accortezza e i supermercati (che sono facili da trovare più o meno ovunque) si può sopravvivere.

Qui elenco un po di escursioni che abbiamo fatto, segnalando quelli che reputo i luoghi imperdibili:

- Camminata tra le spiagge di Hauckland e Uttakleiv: assolutamente imperdibile. La spiaggia è caraibica, il sole di mezzanotte è uno dei più bei soli di mezzanotte che si possano ammirare, tramonto e alba che sfumano l'uno nell'altro, davvero da non perdere. Se si ha coraggio (Iron) si può anche azzardare il bagno. I locali lo facevano.

- Passeggiata Eggum - Unstad tra mare, laghi e montagna. Ogni metro più bello del precedente. Davvero meravigliosa

- Nusfjord: villaggio di rorbuer tutto turistico, ma che vale la pena. La strada che si fa per arrivarci è mozzafiato

- La passeggiata chiamata Ginaløypa in onore di una Gina la regina. Si arriva in cima al monte Flastadkoi. Teoricamente è un family walk...ci sono dei pezzi a strapiombo che personalmente mi hanno terrorizzato. Però camminata che sale rapidissimamente dal mare (si parte proprio a 0 metri) alla cima della montagna. 

- L'isola di Væroy in generale (ancora più isolata delle intere Lofoten, affascinante) e soprattutto la camminata al villaggio abbandonato di Måstad. Anna voleva uccidermi quando eravamo a metà, ma alla fine ne è valsa la pena. Alla fine si tratta di una scalata a livello del mare (anche se sembra una frase senza senso): 8 ore di cammino difficilissime tra sassi scivolosi, salite e discese. Il villaggio non è più del tutto abbandonato perché alcuni pazzi hanno ristrutturato le case e le usano per vacanze. L’effetto è straniante, non c’è un porto né una strada carrozzabile che arrivi al villaggio e per l’acqua tutti dipendono da una pompa a mano (che ha salvato anche la mia vita: non ci eravamo portati acqua né cibo se non due fette biscottate...due fessi mondiali)



- Il villaggio di Å che noi abbiamo visto sotto la pioggia ma sembrava bello lo stesso. Col sole credo sia indimenticabile. Stessa cosa si può dire di Reine, che ha però un plus eccezionale: la scalata al Reinebringen, 2000 scalini costruiti dagli sherpa tibetani per permettere di dominare dall'alto la cittadina. Faticoso, confesso che non ce l'abbiamo fatta, a 1/4 del percorso abbiamo mollato, anche perché sotto l'acqua era molto complicato...

- La la Venezia del nord (ma quante sono le Venezie del nord? Stoccolma, Amsterdam, chiunque abbia un po' di mare/fiume e il nord si fa chiamare così...), Henningsvær. Diciamo che il nord c’era, Venezia meno...ma il campo da calcio incastonato su un'isoletta microscopica vale da solo la gita. Giustamente fotografato da chiunque arrivi fino a qui!

Ultima nota sui campeggi: sono ottimi e abbondanti. Menzione d'onore per il nostro preferito: il Brustranda sjøcamping che ha anche un negozietto dove comprare souvenir di ogni genere (e eccezionali giacche norvegesi per sopravvivere al clima: bellissime e economiche), ma in generale sono tutti tenuti molto bene e l'accoglienza è ottima. 


In definitiva le Lofoten mantengono appieno le promesse che fanno, la natura è semplicemente incredibile e i colori indimenticabili. Infondono pace, ma sono anche adrenaliniche per la quantità di camminate così varie che permettono. Mare, montagna e laghi non hanno soluzione di continuità, la natura è letteralmente esplosiva e la presenza umana molto rispettosa. Si respira, si vedono spazi sterminati e si godono (d'estate) giornate che letteralmente non finiscono mai, che fanno passare la voglia di andare a letto, per apprezzare ogni singolo minuto. Un viaggio che davvero ti lascia dentro una quantità di immagini e ricordi inauditi.

Dopo le Lofoten, già che eravamo da quelle parti abbiamo deciso di arrivare a Capo Nord…cui è dedicato un altro post

domenica 20 marzo 2022

#iviaggidivanesio vol. 16: Diga del Gleno e Cascata del Vò

Da alcuni anni avevamo il desiderio di andare a vedere i ruderi della diga del Gleno, costruita in Val di Scalve e crollata poco tempo dopo essere stata ultimata nel 1923. Avevamo visto alcune foto su Instagram, sia su profili del tipo “gite in Lombardia”, sia da amici…tra cui uno proprio due settimane prima che decidessimo per questa gita!

Solitamente in inverno non è un’escursione consigliata a causa della neve e del rischio di valanghe, ma in questo strano inverno 21/22 in realtà ha nevicato solo al ponte del mio compleanno (volgarmente detto ponte dell’Immacolata) e poi ha sempre fatto sole e caldo. Insomma, condizioni ideali per la gita! 

Partenza al venerdì e sosta al leggendario Camping Patrice a Bratto (https://www.campeggiopatrice.it) che è uno dei nostri luoghi del cuore, essendo stato il primo campeggio dove siamo stati con Vanesio. Al mattino partiamo per la Val di Scalve, precisamente per la piccola frazione di Vilminore di Scalve chiamata Pianezza, dove troviamo un parcheggio (molto pieno, noi becchiamo l’ultimo posto disponibile) proprio all’inizio del sentiero CAI 411, che ci condurrà a ciò che resta della diga. La salita è particolare: il primissimo pezzo è estremamente verticale - anche se nettamente agevole grazie a un primo tratto di scalinata ricavata nella montagna e poi un bel sentiero battuto e molto curato. In poco meno di un km si passa da 1250 a 1500 metri, nel nostro caso sotto un sole spettacolare e caldissimo - soprattutto per essere a fine gennaio. Da lì in poi la strada si fa pianeggiante, lungo un fianco della montagna (alcuni pezzi possono mettere in imbarazzo chi soffre di vertigini - come me - ma sono assolutamente gestibili anche con bambini e cani) fino ad arrivare, in circa 2 km, ai ruderi, che si iniziano a vedere nella loro maestosità già a 800 metri dall’arrivo. Alcuni tratti del percorso erano ghiacciati, ma ancora una volte nulla di ingestibile. Sicuramente è una camminata da fare con scarpe da trekking serie, eviterei di farla in scarpe da tennis… e con il cane legato al guinzaglio, visto che la fauna selvatica è sicuramente presente: noi non la abbiamo vista, ma Iron ha annusato e tirato verso il bosco mille volte!

Arrivati alla diga, è un vero spettacolo: una porzione corrispondente a circa il 20% del totale sul lato destro è crollata (facendo un disastro molto serio e oltre 500 vittime, bei cartelli esplicativi lungo il percorso), ma i ruderi sono veramente affascinanti. Dietro alla diga un bel laghetto interamente ghiacciato, con ghiaccio molto spesso, su cui però non abbiamo il coraggio di camminare. C’è ampio spazio per fare un picnic (non nel nostro caso, non avendo portato alcun cibo) e per rilassarsi prima di tornare a valle per la medesima strada. Tempo totale per noi (quindi due patate poco allenate + il canetto atletico): 2 ore e venti, fermandoci mille volte a fare foto.

Tornati al van, ci accorgiamo che è ancora presto e decidiamo di allungarci fino a Schilpario per salire alla Cascata del Vò. Si tratta di un imponente salto di 25 metri disegnato dal torrente Vò. Si parcheggia poco prima di Schilpario, in località la Paghera e si imbocca il sentiero CAI 413/a. Il sentiero è molto battuto e quasi interamente lastricato, quindi si tratta di una vera passeggiata adatta a chiunque - sempre però con scarpe da trekking, che si snoda in un bosco di enorme fascino, con altissimi abeti rossi a fare da cornice e una distesa di verdissimo muschio. Per arrivare alla cascata occorre circa mezz’ora, il dislivello è dolcissimo (circa 100 metri complessivi in un km e mezzo) e quando si arriva si resta senza fiato: il salto è spettacolare e la pozza verdissima formata dall’acqua inviterebbe al tuffo - se non fossimo a gennaio!

In una giornata, partendo da Bratto, abbiamo ammirato paesaggi favolosi e percorso le Orobie in uno dei punti più affascinanti. Iron ha molto gradito la passeggiata e il clima più che mite di questo strano inverno ha fatto il resto. Il giorno successivo, domenica, abbiamo potuto pranzare all’aperto, con una temperatura di oltre 15 gradi. Non va bene, in senso assoluto, ma sul momento ce la siamo goduta, soprattutto perché la mitica Patrizia, proprietaria del campeggio, al sabato e alla domenica cucina per chi lo desidera dei suoi ospiti…casoncelli e brasato con la polenta ci hanno fatto recuperare le energie e i pochi etti che avevamo perso camminando!

La gita si conclude al canile di Colzate: papà e mamma hanno infatti visto le foto di Noce e hanno deciso che è impossibile stare senza cane. Così il pomeriggio della domenica siamo andati a prenderla e Noce ha fatto il suo ingresso trionfale nella famiglia Torrebruno senior, quanta gioia!!! Degna conclusione di un bellissimo weekend.

Come al solito c'è un bellissimo album foto fatto da Anna, qui: https://photos.app.goo.gl/ZwDdfiTc8AKjL2Ef8

lunedì 3 gennaio 2022

Vacanze 2021: Lofoten, Capo Nord, Svezia con van e cane: 1 - Arrivare alle Lofoten

Questo post segue l'introduzione generale disponibile qui: https://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/01/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia.html e si focalizza sul (lungo) viaggio di arrivo alle Lofoten (se, come nel nostro caso, si decide di farlo via strada perché per esempio si viaggia con un van e un canetto meraviglioso).

Le isole Lofoten sono dannatamente lontane, in cima alla Norvegia, ben sopra al Circolo Polare Artico. Si può arrivare essenzialmente in due modi: attraversando la Norvegia (autostrade molto care, costa frastagliata) oppure salendo dalla Svezia (autostrade gratuite e strade un po' più dritte) per poi tagliare la penisola scandinava e giungere all'agognata meta. Ovviamente noi abbiamo scelto la seconda ipotesi!

Noi ci abbiamo messo esattamente 5 giorni (tra il 24 e il 29 luglio) ed era importante non metterci di più, perché alla frontiera norvegese sono molto rigorosi con i controlli canini: Iron doveva essere stato sverminato da un veterinario, nel nostro caso non possiamo non ringraziare i nostri super vet dello studio Nava-Cattaneo-Milesi di Albino, non più tardi di 5 giorni prima di entrare in Norvegia! Quindi il tragitto è stato fatto un po' di corsa, fermandoci lo stretto indispensabile e alternando notti in campeggio e notti in sosta libera. 

Siamo saliti dalla Svizzera, passati per la Germania, dove abbiamo sostato in un bizzarro campeggio tutto di stagionali-stagionati a Grunberg, siamo arrivati in cima alla Germania (non senza aver mangiato una fettazza di torta della Foresta Nera!) e abbiamo preso il ferry tra Puttgarden e Rødby per arrivare in Danimarca risparmiandoci circa 300 km. 

Canetto sul ferry

Speravamo di avere una sosta e un giorno di visita a Copenhagen, ma non abbiamo trovato un campeggio vicino alla città o un'area camper degna di questo nome, anche perché eravamo stanchissimi e poco lucidi. Abbiamo così attraversato il Ponte di Øresund nella notte e siamo arrivati a Malmoe. A tal proposito, è un'ottima idea pagare in anticipo grazie all'Øresund pass: non si fa la coda, si paga un po' meno (comunque una cifra imbarazzante) e le procedure si snelliscono. A Malmoe abbiamo dormito in un'area sosta per camion, scoprendo solo al mattino che a meno di 100 metri era disponibile un'area attrezzata con tanto di wc, un meraviglioso laghetto svedese balneabile - subito fruito da Iron! - e insomma, abbiamo imparato immediatamente che non è una buona idea arrivare stravolti e non controllare bene su park4night, una app per camperisti che segnala aree sosta, campeggi, agricampeggi, parcheggi selvaggi, ecc... davvero molto preziosa. 

Il primo bagnetto svedese

Nel sud della Svezia tendenzialmente fa caldo, molto più di quanto ci aspettassimo: facciamo tappa nella splendida Uppsala, che visitiamo in una calda serata, mentre il tramonto tarda ad arrivare e alla una di notte, mentre mangiamo una pasta in campeggio, vediamo sorgere il sole! Ovviamente mano a mano che saliremo, essendo ancora fine luglio vedremo le giornate allungarsi sempre più. Al contempo scopriamo l'incredibile bellezza e poesia delle aree sosta scandinave: scordatevi i nostri puzzolenti autogrill e preparatevi ad un mondo dove i bagni sono pulitissimi, la natura rigogliosa, i tavolini da pic-nic sempre lindi e pronti ad accogliere il viaggiatore. Evidentemente da queste parti il turismo itinerante è praticato massicciamente e le persone hanno un netto rispetto del prossimo visitatore, sarà uno dei leit motiv della vacanza. 

Proprio uguale uguale ai nostri autogrill...

Ad Åsele, ovvero all'ingresso della Lapponia svedese troviamo un campeggio che ci fa sognare, in riva ad un largo fiume, circondati dalla natura: c'è molta ronzante compagnia di zanzare, ma il fido Autan è sempre con noi. Il campeggio è in un luogo talmente ameno che io e Iron non resistiamo a una corsetta mattutina nei boschi, incuranti della possibilità di incrociare un orso (possibilità molto remota, sia chiaro...ma quando sei nel bosco e sei da solo un pochino di fifa ti viene soprattutto se - come nel nostro caso - ti perdi). 

Saliamo quindi lungo la Lapponia svedese, in mezzo a una natura incredibile, con laghi, fiumi, boschi che ci circondano e percorriamo kilometri e kilometri senza incrociare nessuna altra auto (ma occhio agli autovelox! Sono ovunque, anche in the middle of nowhere...e dove sono indicati da un cartello, ci sono immancabilmente!). In un  crescendo rossiniano sei circondato dall'acqua e dai boschi ovunque: una sorta di ragnatela disegnata da piccoli rigagnoli che poi si allargano e diventano piccoli fiumi, poi si allargano ancora e diventano laghi, senza soluzione di continuità.

Fiume? Lago? Mah...sicuramente renne!

All'altezza della città di Skellefteå tagliamo la penisola, con l'obiettivo di entrare in Norvegia - e l'arrivo è spettacolare, perché si passa attraverso le montagne del Parco nazionale Saltfjellet e si iniziano a incontrare renne un po' ovunque - all'inizio in maniera sporadica, ma più saliremo, più ne incontreremo, fino ad arrivare vicino a Capo Nord, dove le renne sono molto più numerose degli esseri umani...Le giornate non finiscono mai, il sole tramonta a malapena una mezz'ora tra la una e le due di notte, ma in realtà non fa mai abbastanza buio da vedere le stelle, se si hanno difficoltà a dormire qualora non sia davvero scuro, consiglio vivacemente la mascherina per gli occhi.

Finalmente ci siamo, ma la costa della Norvegia è affascinante quanto complessa: non si capisce mai se sei su un fiume, su un lago, lungo un fiordo o sul mare... decidiamo, per risparmiarci qualche km di fiordi a zig zag e di arrivare alle Lofoten via nave, pendendo il traghetto che da Bognes va a Lodingen, una mezz'ora di traversata che consente di evitare un tragitto di 3 ore e mezza! I traghetti non si pagano subito: viene registrata la macchina tramite la targa e poi arriva la fattura da pagare a casa. In alternativa, un metodo per risparmiare è registrarsi al sito epass24 (https://www.epass24.com/it/) inserendo targa e carta di credito, in automatico così vengono addebitati traghetti, autostrade e ponti sia in Svezia, sia in Norvegia: molto comodo!

Finalmente arriviamo alle Lofoten...cui è dedicato un nuovo post: http://aldotorrebruno.blogspot.com/2022/09/vacanze-2021-lofoten-capo-nord-svezia.html


sabato 1 gennaio 2022

Vacanze 2021: Lofoten, Capo Nord, Svezia con van e cane: introduzione

Sole fino a tarda notte: spettacolo!

Le vacanze 2021 giungono a cercare di consolarci dopo un anno e mezzo un po’ pesante, causa Covid e addentellati vari: i vaccini e i conseguenti green pass hanno in parte riaperto l’Europa e ci danno una speranza che si possa tornare a viaggiare liberamente, cosa che da febbraio 2020 non è più stata possibile. Grazie alla doppia dose di vaccino (e sia benedetto ogni singolo ricercatore che ha lavorato per farci questo dono, evviva la scienza, evviva evviva!) abbiamo deciso che la situazione era abbastanza sicura da consentirci di provare a fare un viaggio di cui parliamo da anni e anni: andare alle isole Lofoten. Si tratta di un arcipelago (oggi collegato alla terraferma da un ponte) nel nord della Norvegia, appena a sud di Tromsø): varie isole unite tra loro da ponti o tunnel sottomarini di incredibile e rara bellezza, in cui mare e montagna convivono in un connubio indissolubile quanto spettacolare.

Da almeno tre anni pensavamo a tale destinazione, ma varie vicissitudini avevano sempre fatto sì che si dovesse rimandare…fino ad oggi!

In realtà alla fine, abbiamo fatto un tour un po’ più ampio, grazie anche ad una magica combinazione di eventi che ci ha consentito di avere a disposizione il lusso estremo di 4 settimane di ferie. Chissà quando ci ricapita! Il post prevederà quindi degli spin-off:

1. Arrivare alle Lofoten

2. Le isole Lofoten

3. Dalle Lofoten a Capo Nord

4. Il lento ritorno, ovvero un po’ di Svezia

Tutto ciò preceduto da questa breve introduzione generale, con qualche nota di ampio respiro.

Go north!

Il viaggio è stato ovviamente fatto con Vanesio, il nostro Ford Nugget Westfalia che i miei 25 lettori già conoscono: è stato il suo primo vero viaggio itinerante estivo, ed è stato un piacere nel piacere rendersi conto di quale mezzo meraviglioso sia il van camperizzato del nostro cuore!

L’equipaggio è il solito: Anna, me e Iron, il nostro canetto più bello del mondo (le Lofoten dovevano essere una vacanza di Uran, che lo maledice dal cielo…), che ovviamente se le è godute al massimo. Si tratta infatti di una vacanza davvero perfetta per chi ha un cane e ha voglia di goderselo nella natura, c’è tutto anche per loro, dai bagni in mare e nei laghi alle passeggiate nei boschi, dalle rampegate in salita alle corse sulle spiagge (anche se spesso volteggiano sulle nostre teste le aquile...nel qual caso guinzaglio immediato!)

Le spiagge caraibiche. Peccato il freddo

Prima di iniziare, alcune avvertenze: in primo luogo i costi. La Norvegia è uno dei paesi più cari che io conosca, inauditamente, assurdamente, inopintamente caro. Se pensate a un posto caro (che ne so, la Svizzera o Londra) dovete moltiplicare per due, più o meno. Tutto costa tantissimo, a iniziare dalla benzina (il diesel, che è stata la principale voce di spesa per noi, si attesta tra gli 1,7 e gli 1,9 euro/litro), per non parlare di uscire a cena. Un altro ottimo motivo per non uscire a cena è che - diciamo così - la Norvegia non è esattamente il paradiso del gourmet… quindi se ne avete la possibilità, fate come noi: portatevi il cibo da casa. Noi siamo partiti carichi di pasta Cocco e di sughi Ursini, oltre che di buste di affettato messo sotto vuoto da noi medesimi e questa combinazione ci ha davvero salvato. Per il resto, supermarket e via - ma anche una spesa idiota, con pochissime cose non è mai economica. Tenetelo a mente! 

Cucina da camp(eggio)

Se, come noi, siete abituati a mangiare molta frutta e verdura, potreste avere un problema: c’è poco e molto caro. L’ancora di salvezza sono i blåbær (Norvegia) o blåbär (Svezia): i mirtilli! Questo frutto, che da noi è piuttosto costoso, in Scandinavia è diffusissimo ed economico: il nostro fabbisogno di frutta è stato abbondantemente soddisfatto dal magico frutto blu. Se ne avete voglia, durante le passeggiate li potete anche cogliere da soli, sono davvero onnipresenti! Un altro alimento a suo modo economico è il pesce e in particolare il salmone, che è di una bontà sconcertante e ha un prezzo paragonabile a quello che ha da noi (ma è radicalmente più buono, sembra un'altra bestia). Da provare fresco oppure affumicato, libidinoso. A noi sono anche piaciuti i cosiddetti (da noi) spalmini: insalate di gamberetti, surimi, salmone immersi nella maionese e nell’aneto: non proprio dietetici, ma veloci e buoni, adatti alla vita itinerante. Se vi piace bere bene (e a noi piace) portatevi del vino dall’Italia. Senza se e senza ma. La birra in Norvegia è pessima e costosissima, in Svezia decente e abbastanza economica. Ma se come noi avete fatto tappa in Abruzzo prima di salire e avete qualche bottiglia di Montepulciano e di Pecorino, meglio per voi!

Mare e montagna

In secondo luogo il clima: avrete sicuramente letto da qualche parte della variabilità del clima nel profondo nord… è tutto vero! In una giornata si passa dall’estate (ma davvero: maglietta e pantaloncini) all’inverno, con pioggia e vento sferzante e calo delle temperature conseguente. Quindi guardaroba composito che premetta di “sbucciarsi” come una cipolla ed eventualmente ribucciarsi velocemente. Noi, che siamo viziosi, abbiamo investito una cinquantina di euro a testa per delle giacche locali molto efficaci di marca “Scandinavian Explorer”, si trovano un po’ ovunque e sono ottime e economiche.

Ultima cosa, se si viaggia con un van senza il bagno, come nel nostro caso… no problem! Sia la Norvegia sia la Svezia sono letteralmente costellate di aree sosta (in cui si può anche dormire) dotate di cessini con livelli di pulizia sinceramente insensati (in positivo). In the middle of nowhere si trova sempre un bagno - e non si sa come - è magicamente pulito e profumato. Diciamo che c’è una combinazione positiva tra senso civico delle persone (il rispetto per la natura e i beni comuni si respirano nell’aria, si notano anche nei più piccoli comportamenti delle persone) e investimenti pesanti da parte delle amministrazioni: i bagni non si puliscono da soli, ed è evidente che 2-3 volte al giorno, anche in cima alle montagne, viene inviata una squadra di pulizie a sgomberare e pulire. Su questo mi concedo una nota polemica: quando mi dicono “ma perché fare le vacanze all’estero? È tanto bella la nostra Italia” mi piacerebbe avere il modo di mostrare in rapida successione una qualsiasi area di sosta norvegese e una italiana… per farla breve trasparirebbe in maniera chiara come la nostra cultura ignori completamente o disprezzi il turismo itinerante.

Camminate spezzagambe e clima cangiante

Del resto, il numero di roulotte e camper che abbiamo visto non lascia spazio all’interpretazione: il concetto di Friluftsliv (vita all’aria aperta) permea la mentalità scandinava! Praticamente ogni abitazione che abbiamo visto aveva un camper o una roulotte davanti, e anche sulle strade è tutto un fiorire di rimorchi, rimorchietti e rimorchioni - più che altro questi ultimi, sia in Svezia sia in Norvegia c’è una vera passione per la roulotte a due assi! Questo fatto condiziona un po’ - ma ci torneremo - il modo in cui in Scandinavia (e soprattutto in Norvegia) classificano le escursioni: il “family walk” per un norvegese significa che due quasi cinquantenni non atletici ma neppure del tutto patate e il loro atletico cane faranno una fatica disumana a compiere l’escursione, una “facile” è il limite per noi, una intermedia verrebbe classificata nel resto d’Europa come “per escursionisti esperti”, una difficile credo che equivalga a una scorciatoia per il camposanto per una persona normale. Tenetelo a mente, perché finire nei pericoli è facile - e non sono presenti piani B: quando i sentieri sono esposti a strapiombo sul mare se non ce la sentiamo è meglio fare marcia indietro, anche se il nostro orgoglio è ferito perché non siamo in grado di sostenere quella che per loro è una tranquilla passeggiata adatta ai bambini! Noi siamo più volte tornati indietro con la coda tra le gambe.

Canetto passeggiatore

Ultimissima cosa generale riguarda i canetti: la Norvegia (e in misura appena minore anche la Svezia) non è esattamente un paese dove la gente impazzisca per i cani: se si ha in mente un posto caninamente civile come la Germania o il Regno Unito, la situazione è radicalmente differente. Non che ci sia aperta ostilità, chiariamoci, ma nei dettagli è impossibile non notare che i cani sono tollerati ma non idolatrati. Un esempio? Sui ferry (ne abbiamo presi un paio) il cane non può salire a bordo in area passeggeri, ma deve restare in auto (provate a dirlo a un tedesco o a un inglese, vi guarderebbe con due occhi così!), molte persone hanno paura del cane e gli altri cani che si incrociano sono tendenzialmente aggressivi. Credo (ma è una nostra interpretazione) che il cane qui sia vissuto più come un lavoratore (trainare la slitta, fare la guardia) che come un animale da compagnia e un amico: per evitare discussioni ricordate di tenerlo sempre al guinzaglio, anche perché le pecore sono ovunque e ovviamente non devono essere disturbate. Anche quando si sta facendo un’escursione in montagna e sembra una situazione ideale per slegarlo e farlo correre un po’, meglio evitare: abbiamo letto da più parti che i pastori locali non esitano a estrarre la doppietta. Iron è stato sempre legato, tranne quando ha fatto il bagno in mare o nei laghi, dopo che ci eravamo accertati che non ci fossero nei dintorni pecore, mucche o … renne!

Le renne, mia passione

Già, le renne: lo spettacolo nello spettacolo! Da metà della Svezia in su ogni giorno abbiamo avvistato renne, da quelle solitarie a veri e propri branchi. Sulla strada che va a Capo Nord abbiamo visto nettamente più renne che persone! E sapete una cosa? Sono bellissime! Patatine al massimo, viene voglia di abbracciarle e accarezzarle tutte. Guidate piano: non solo per gli autovelox (pervasivi e ubiqui) ma soprattutto per loro, perché ve le troverete davanti e si sposteranno solo quando ne avranno voglia.

Come sempre Anna ha realizzato un bellissimo album di foto: si trova qui: https://photos.app.goo.gl/6eQKLtzVgBXyh6ES6 

Gli appassionati del genere ameranno anche le foto fatte al Volvo Museum: si trovano in un album dedicato, qui: https://photos.app.goo.gl/vRLfJKGFS2dvhDPN6