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lunedì 15 giugno 2026

Ciao Iron e grazie davvero per tutto

“Non c’è più”, queste sono state le prime parole che Iron non ha più potuto sentire, perché la veterinaria che ci ha accompagnato con straordinaria dolcezza e professionalità in questo terrificante e doloroso percorso aveva appena verificato che il suo cuore aveva smesso di battere.

E con quelle tre parole anche il mio cuore ha saltato un battito: come diavolo è possibile? Un’ora e mezza prima stavamo facendo la sua passeggiata preferita, avevamo trovato un bastone e lui lo aveva rincorso con la gioia e la potenza che lo contraddistingueva: felice di per sé, ma felice anche perché noi lo eravamo con lui. Dopo aver fatto le corse matte si è accasciato, senza una ragione apparente e ha semplicemente smesso di camminare. Proprio lui, che sembrava instancabile, sempre disponibile, sempre curioso, sempre pronto per la prossima avventura insieme. E invece non riusciva più ad alzarsi. E allora la corsa a prendere l’auto e poi la corsa alla clinica veterinaria aperta 24 ore. E la frase che non avremmo mai voluto sentire, e la scelta da compiere in pochi minuti, prima che iniziasse a soffrire. Abbiamo scelto l’unica cosa che ci sembrava possibile per come eri tu, mio dolce cane a macchie, l’unica scelta che volesse dire rispettare la tua natura più profonda, la tua anima, non abbiamo voluto regalarci egoisticamente 3-6 mesi in cui ti avremmo salutato, mentre ti sottoponevamo a cure che avresti sopportato con enorme difficoltà e sofferenza. E invece, oggi avevi avuto il tuo cibo preferito, il pollo del mercato. E poi eravamo andati a fare la tua passeggiata del cuore, l’anello tra il campeggio Isolino e il camping La quiete. Avevi corso, felice. Avevi cercato di inseguire i conigli. Eri con noi due, come piaceva a te. Mi hai aspettato, che io tornassi da Delft e la sera prima mi avevi sgridato fortissimo per averti abbandonato tre giorni. E quindi in un’ora e mezza le più tremende delle notizie: un tumore ti cresceva dentro da chissà quando e ti aveva fatto scoppiare un organo, di fatto non lasciandoti scampo. E di questo tumore nessuno di noi ha saputo niente fino a quando abbiamo dovuto scegliere tra un’operazione disperata e dall’esito incerto e salutarti lì, un’ora e mezza dopo averti visto correre dietro ai bastoncini. Non abbiamo avuto tanti dubbi, anche se dire “lasciamolo andare” è stato di una difficoltà inaudita. L’egoismo ti avrebbe tenuto tra le nostre braccia con quel tuo maledetto pelo ispido e duro fino all’ultimo respiro, forse sperando in un miracolo che ovviamente non aveva alcuna possibilità di accadere. Ma Iron, cypo, courgette, cicino, cane runner, come avremmo potuto farti una cosa simile? Proprio a te, che ci guardavi sempre alla ricerca di un segnale che ti facesse capire che cosa avremmo voluto, per accontentarci e farci così provare quello che si prova a essere amati in maniera totale, incondizionata, gigantesca, insensata: non avremmo potuto farti questo torto. E allora ti abbiamo stretto un’ultima volta e ti abbiamo tenuto le zampe nelle nostre mani mentre andavi via piano piano, con dolcezza. E oggi posso solo dirti grazie per questi sette anni e mezzo di amore, di corse, di frisbee, di bagni, di sup, di camminate, di raccogliere le briciole in pasticceria, di viaggi nel van, di te addosso nel letto, della lamentela se non avevi avuto il biscottino dopo cena, delle zampe proiettate verso l’alto mentre dormi, di viaggi in tram, di cene al ristorante con te nei piedi, di camminate in tutta Europa, di dolce follia e di autocontrollo inaudito. Grazie Iron, e vaffanculo per essertene andato così presto, portandoti via una fetta enorme del mio cuore.

sabato 24 febbraio 2024

Annientare - Michel Houellebecq

Il libro più doloroso di MH

Houellebecq è un autore che frequento da lunghissimo tempo, credo di aver letto praticamente tutto ciò che ha scritto. Ha sempre avuto una capacità di irritarmi e provocarmi come pochi altri, ma al contempo è impossibile negare che sia un autore con una solidità di scrittura come pochi al mondo. Insomma, sa scrivere e lo sa fare davvero bene. In questa ultima fatica si è in un certo senso addolcito, risulta meno provocatorio, più attento, meno violento negli atteggiamenti, pur conservando alcune sue ossessioni (il sesso, ovviamente, al primo posto). Ma soprattutto il suo nichilismo, già presente in nuce sin da Le particelle elementari, è qui espresso al suo massimo, è davvero impietoso e senza speranza. Di nessun tipo: la vita, sembra dirci, non ha davvero nessun senso e anche la redenzione, quando arriva, è tardiva, oppure troppo breve, in ogni caso amorale e destinata a finire in polvere. Non proprio una lettura che mette di buon umore, insomma, anzi, che rischia di annientare, come da titolo. Però sicuramente carica di realtà e, come detto, scritta magnificamente.

4,5 stelle 

mercoledì 11 novembre 2020

Più lontano ancora - Jonathan Franzen

Alcuni saggi proprio belli, altri troppo americani per capirli 


Alcuni saggi di questa raccolta sono veramente belli. Soprattutto quelli che parlano, in qualche modo, dell'amicizia tra i due scrittori più fenomenali della loro generazione, ovvero Franzen medesimo e DFW. Si sente tantissimo l'incredibile stima e affetto reciproco, anche nella rabbia che Franzen prova verso il suicidio dell'amico. Non lo vive come un tradimento, ma comunque è arrabbiato con lui, e scrive parole potenti e fa cose assurde, come andare su un'isola disabitata, ad esplorare l'estremo. Altri saggi sono troppo basati sulla cultura americana perché li si possa apprezzare appieno. Infine mi ha fatto venire una voglia matta di leggere la Munro, mi sa che la metto in lista...

e comunque 3 stelle e mezzo

lunedì 28 settembre 2015

Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer

Non devo più leggere libri così

Sto diventando vecchio: quando leggo libri come questo (che a mio avviso non è tanto sull'11 settembre, quanto proprio sul concetto di perdita e sul dolore associato) poi mi sciolgo nelle lacrime, non riesco a trattenermi, neppure se sono in pubblico...

Sarà l'età, che assieme all'incontinenza classica (una volta potevo dormire fino a mezzogiorno senza problemi, adesso mi alzo di notte anche se mi devo svegliare alle 7) porta all'incontinenza delle emozioni? O forse il fatto che passati i 40 ti rendi conto che molte delle emozioni che vivi sui libri in realtà raccontano dei pezzi delle nostre vite? O che alcune delle cose che i libri raccontano le vivrai solo nei libri, che se mentre prima erano possibilità, ora sono rimpianti?

Non lo so, so solo che mi sono a lungo tenuto alla larga da questo libro, perché temevo la retorica facile del 9/11, come lo chiamano gli americani. E invece sono felice di aver deciso, in una notte portoghese, di affrontarlo. E di dedicargli le seguenti due notti: lo avrei voluto finire in un colpo, ma sono riuscito a centellinarlo giusto un minimo.

E' un libro ricco di paradossi, sicuro, ma contiene anche tanta verità o meglio, tanta verosimiglianza. Che è poi ciò che mi piace trovare in un libro, non certo la verità (che non esiste, oramai Nietzsche ce lo ha svelato senza ombra di dubbio), ma la verosimiglianza, la coerenza del mondo a sé che ogni libro diventa tra le nostre mani.

E quando l'ho finito, nonostante fossi su un aereo che mi riportava a casa da Lisbona (e cosa c'è di meglio che immaginare le note del fado, leggendo questo libro?), di fianco ad un sacco di altre persone, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Forse perché, per tornare a quanto scrivevo sopra, sappiamo che da un certo punto in poi della vita è più con la morte che con la vita che dobbiamo iniziare a fare i conti...
5 stelle, ovvio.