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giovedì 14 gennaio 2021

Figure - Riccardo Falcinelli


Considerando che tutti noi abbiamo massicciamente a che fare con le immagini, siano esse statiche o in movimento, in maniera sempre più continuativa e costante, e considerando anche che come tutti i linguaggi le immagini vanno interpretate e comprese, credo che la lettura di questo libro possa essere utile a chiunque. Perché a volte dietro ad aspetti della cultura visiva che oramai diamo per scontato c'è molto di più. Perché capire come funzionano le immagini oggi somiglia sempre di più a capire come funziona il mondo. Perché è un libro scritto davvero bene, capace di affascinare e appassionare, sia coi suoi testi sia col suo apparato iconografico (ovviamente corposo).

Insomma: credetemi, è un libro che va letto e gustato!

Una sola citazione, che conclude il libro, per dare l'idea...e farvi venire voglia di leggerlo:

"C'è però anche un altro motivo per cui capire le immagini può essere importante. Guardiamo per conoscere, per ottenere, per desiderare, per mangiare o per accoppiarci. Ma quando stiamo guardando per il piacere di guardare, senza altri fini, ecco che le immagini possono farsi tramite per un'esperienza spirituale. Credo infatti che la contemplazione estetica sia una forma di preghiera, specialmente per chi non crede in Dio. Di fronte alla perfezione di immagini complesse si può sentire, forse in modo illusorio, che tutto torna, che la vita ha una sua sensatezza."

5 stelle, senza se e senza ma


giovedì 23 luglio 2020

A proposito di niente - Woody Allen


"essere un misantropo ha i suoi vantaggi – la gente non può mai deluderti."

"C’era un locale, il Black Angus, dove mangiavi costolette che davano alla tua vita un senso che non trovavi né nella psicanalisi né nella religione né nell’arte."

"Con il senno di poi, avrei dovuto vedere dei segnali di pericolo? Immagino di sì ma, quando frequenti la donna dei tuoi sogni, anche se vedi agitare una bandiera rossa ti giri dall’altra parte."

In questa autobiografia, evidentemente scritta in maniera sconclusionata e oserei dire "per immagini" c'è tutto Woody Allen, come si evince dalle tre citazioni che ho riportato sopra. Spiazzante, divertente, rapido, intelligente. Sconvolge il suo punto di vista sulle vicende che lo hanno riguardato rispetto al rapporto con Mia Farrow e lo scandalo legato alla attuale moglie di Allen, Soon-Yi. Sembra evidente che nella situazione non ci sia giustizia e colpisce la lucidità con cui affronta un vero teatro dell'assurdo. Il fatto che sia un libro di cospicue dimensioni, ma che io lo abbia letto in pochissimo tempo è decisamente indicativo...
3 stelle e 1/2

mercoledì 5 aprile 2017

Paradise sky - Joe R. Lansdale

Solito grande, enorme, Joe!

Cosa puoi dire di Lansdale? Scrive sempre lo stesso libro, si dice. E' essenzialmente vero: succede qualche casino, ci sono sparatorie, gente che muore e il casino si appiana. L'eroe ha sempre un antagonista e si avvale di aiutanti in numero variabile. Bella scoperta, è lo schema della fiaba di Propp, che Wikipedia così riassume:
Equilibrio iniziale (esordio);
Rottura dell'equilibrio iniziale (movente o complicazione);
Peripezie dell'eroe;
Ristabilimento dell'equilibrio (conclusione).

Il punto è quello che Lansdale mette in mezzo tra l'equilibrio iniziale e quello finale, ovvero dialoghi fulminanti, metafore esilaranti, similitudini come solo lui sa farne. Certo, lo schema è quello, ma è l'hard boiled, baby. Nat Love è davvero un personaggio notevole e la rivisitazione western è degna del nostro. Come ho letto da più parti, chiunque abbia amato Django unchained amerà questo libro. Del resto anche Tarantino fa sempre lo stesso film, no?
5 stelle. Senza se e senza ma. E ho pure scoperto (grazie anobii) che è il 39mo libro di Lansdale che leggo. Manco la su' mamma mi sa ne ha letti altrettanti!

mercoledì 15 aprile 2015

David Cronenberg - Divorati

Premessa: se sei il regista di Videodrome e eXistenz (uno dei miei film preferiti in assoluto) puoi fare quello che vuoi, lungi da me giudicarti. Se sei anche il regista de La mosca, Il pasto nudo e Spider posso solo amarti e rispettarti.



Fatta questa premessa le tre stelle sono una media tra le 5 per l'idea e tutto sommato per il plot narrativo e la 1 stella per come quest'idea viene trasposta su carta. David, David, la scrittura è un mestiere complesso! Perché non hai chiesto aiuto a uno scrittore vero? Perché non ti sei fidato di più del tuo editor? Il libro regge perché è sommamente Cronenberghiano, pieno di tecnologia - esposta come solo un vero nerd la può esporre -, sangue, sesso, complotti, misteri. Ed è raccontato - ovviamente - in maniera molto visiva (con descrizioni al limite del pedante) ma anche visionaria. Però qualche pagina in meno e una scrittura più scorrevole lo avrebbero portato molto più vicino alla soglia che divide un libro da un capolavoro, soglia da cui invece resta ahinoi distante.

Il finale che lascia molte cose in sospeso non mi ha stupito: diciamo che da Cronenberg solo un ingenuo si aspetterebbe una spannung risolutoria con tutti i pezzi che si incastrano.

In definitiva, al netto dei difetti, sono felice di averlo letto! (3 stelle)

venerdì 18 gennaio 2013

Cloud atlas

Cloud atlas, la nuova fatica cinematografica dei fratelli Wachowski, a mio modesto avviso è un capolavoro. Un film pazzesco, che dura tre ore senza che tu te ne accorga, con una trama impossibile da spiegare, con una quantità di salti temporali da far girare la testa, con una fotografia mozzafiato, attori strepitosi capaci di interpretare 4 o 5 ruoli contemporaneamente, con dei truccatori cui alla fine vorresti stringere la mano personalmente, ricco di citazioni cinematografiche (e anche di autocitazioni, ma direi proprio che Lana e Andy possono permettersele).
Insomma, come ho scritto in un tweet ieri sera, fatevi un favore: andate a vederlo.

La nostra vita non ci appartiene. Dal grembo materno alla tomba, siamo legati agli altri. Passati e presenti. Da ogni crimine, e da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro.

lunedì 16 gennaio 2012

Io sono Li


Ieri sera per la prima volta in vita mia, sono andato in un cinema d'essai, il mitico cinema Mexico di via Savona a Milano (mitico perché da non so quantimila anni, propone periodicamente il Rocky Horror Picture Show).
Ovviamente per me, che amo i superkolossal americani con budget stratosferici, entrare in un luogo pieno di gente che "ah, cioè, scusa ma io so il cinema", che sa chi è Ozu e che quando è un po' troppo su di giri si spara un paio di espressionisti tedeschi così tanto per gradire, è stato più o meno come entrare in un cinema porno...mi vergognavo quasi!
Ora, direte voi, perché lo hai fatto? Perché proiettavano il film Io sono Li (http://www.iosonoli.com/), un film ambientato a Chioggia, dove molto spesso (e anche nelle recenti vacanze natalizie) io e Anna andiamo a passare qualche giorno di tranquillità, facciamo correre Uran sulla spiaggia, ci abbottiamo di pesce freschissimo comprato la mattina al leggendario mercato del pesce, e cucinato la sera.
Papà e mamma avevano lo hanno visto al cineforum di Saronno, e ce lo hanno segnalato: il film (non voglio fare uno spoiler, nel caso in cui tra i miei 25 lettori ci sia qualche amatore che lo voglia vedere) parla di integrazione, amicizia, difficoltà, calunnie, pregiudizi...ma lo fa con una dolcezza e una poesia davvero fuori dal comune. Il ritmo è di una lentezza esasperante, ma alla fine, quando si riaccendono le luci e in fretta e furia ti asciughi gli occhi, inevitabilmente inumiditi (nel mio caso, poi... io piango anche guardando Matrix!) ti rendi conto che ne valeva la pena.
Chioggia, che io amo molto, si mostra in tutta la sua bellezza: l'osteria in cui è ambientato è appena fuori dalla casa dei miei suoceri, e tutti i luoghi sono riconoscibilissimi e meravigliosi. Peccato per una fotografia non all'altezza della situazione, un po' troppo affrettata, se mi passate il termine.
E poi...chicca tra le chicche, il mitico Stefano, il mio pescivendolo di fiducia al mercato del pesce (di cui non a caso mia mamma aveva segnalato l'occhio azzurro tutt'altro che da triglia!) recita facendo la parte di sé stesso!
Prossime proiezioni segnalate sul blog del film: http://iosonoli.wordpress.com/festival-e-riconoscimenti/ se vi capita, andatelo a vedere!

giovedì 28 luglio 2011

Laboratori a Padova e Treviso: Aldo alla radio, in un film e cartoonist...

La settimana scorsa sono stato a Padova e Treviso per seguire tre insegnamenti laboratoriali del mio corso di laurea magistrale in Teorie e metodologie dell'eLearning e della media education. Si trattava dei laboratori di lettura e scrittura radiofonica, lettura e scrittura videofilmica (a Padova, col professor Luciani) e lettura e scrittura dell'audiovisivo di animazione (a Treviso, presso il gruppo Alcuni, col professor Manfio).
Cinque giorni eccezionali, divertenti, appassionanti, formativi. Ho imparato un sacco di cose, sia dai docenti, sia dai colleghi del corso. Arrivare a costruire una trasmissione radio che va in onda davvero (su radio cooperativa di Padova, domenica scorsa!), un un vero cortometraggio ed imparare come si costruiscono e valutano i cartoni animati negli studios di animazione più grandi d'Italia è stato entusiasmante.
Di seguito trovate i risultati dei nostri lavori: qui la traccia audio andata in onda domenica scorsa su Radio cooperativa di Padova (www.radiocooperativa.org). La prima parte è quella realizzata dal gruppo in cui eravamo inseriti io e Luisa: abbiamo voluto seguire le orme di Orson Welles, creando un radiodramma in cui si finge che in Italia stia finendo, all'improvviso, l'acqua. Le geniali voci di B e dei nostri colleghi di corso sono riusciti a ingannare alcuni ascoltatori, che hanno chiamato Radio cooperativa preoccupati: un grande successo! La trasmissione prosegue poi con altri spezzoni, realizzati dagli altri gruppi, sempre sul tema dell'acqua. Merita un ascolto, basta cliccare qui sotto:

trasmissione radio unipd by aldotorre

Per il laboratorio di videofilm, invece, abbiamo pensato, scritto, girato e montato un cortometraggio (sempre sul tema dell'acqua), dal titolo insert coin. Qui trovate il lavoro realizzato dal mio gruppo, coi miei colleghi Marco, Chiara, Davide, Adalgisa e Mariangela. Ho imparato tantissimo, e ho scoperto le mie doti attoriali... giudicate voi dal video!



Infine per il laboratorio dell'audiovisivo di animazione abbiamo imparato come si realizza un cartone animato, quali complesse problematiche realizzative (ed anche morali) implica ed abbiamo provato a sviluppare uno storyboard per la serie Symo and Rose (che vedrà la luce il prossimo anno, episodio pilota online all'indirizzo http://youtu.be/GqyspBDPM2k). Non pensavo che in Italia esistesse una realtà produttiva del settore importante come il gruppo Alcuni, e conoscere Sergio Manfio e i suoi collaboratori è stato emozionante. Il lavoro poi, in un gruppo di 30 persone (molte delle quali davvero notevoli per intelligenza) è stato faticoso ma di soddisfazione.

A consuntivo questi tre laboratori sono davvero stati il plus di questo faticosissimo anno da studente-lavoratore: esperienza formativamente e umanamente davvero di altissimo livello! E mi piacerebbe molto riuscire a travasare alcune di queste esperienze (magari attivando una collaborazione proprio con l'università di Padova) nel nostro DOL (www.dol.polimi.it) qui al Politecnico... vedremo!
Ed ora, ancora pochi giorni di lavoro e poi, finalmente in vacanza (sia da studente, sia da lavoratore...)

lunedì 11 luglio 2011

La versione di Barney - film



"Ho riso, meditato, pianto, mi sono stupito, mi ha sorpreso, mi ci sono rivisto, mi è vicinissimo, mi è distante...insomma: cazzo, cazzo e cazzo questo libro è incredibilmente bello!"

Con queste parole nel 2008 commentavo sul mio profilo anobii la lettura dell'incredibile romanzo di Mordechai Richler. Così, quando è stato realizzato il film tratto dal libro, ho vissuto sentimenti contrastanti: da un lato pensavo che Panofsky fosse un personaggio con una carica "cinematografica" notevole, dall'altro sapevo che sarebbe stato molto difficile rendere la narrazione-riflessione in prima persona, sempre un po' involuta sul personaggio Panofsky in un film. Così non sono andato al cinema a vederlo... ieri sera, però, complice una serata di luglio troppo calda per fare qualsiasi altra cosa che non fosse stare svaccati sul divano, io e Anna lo abbiamo visto.
Che dire? Film bello, quasi bellissimo. Girato con classe, con attori decisamente bravi (Dustin Hoffman nella parte del padre di Barney: 5 stelle). Il problema è che Barney Panofsky esce drammaticamente depotenziato, oserei dire quasi buonista in questo ritratto. Dove stanno il cinismo, l'ironia caustica, le parolacce di Barney Panofsky? E poi, il film propende decisamente per una tesi e questo rende il finale (cerco di evitare lo spoiler) particolarmente triste, il libro (che fa molto, molto MOLTO più ridere nel complesso) invece suggerisce ma non dice, rendendo anche il finale decisamente meno amaro.

Insomma: se vi capita, guardate il film. Ma poi fatevi prendere dalla curiosità, fate un salto in libreria, e leggetelo tutto d'un fiato. Mi ringrazierete :)


martedì 15 marzo 2011

Voci ha vinto il terzo premio!

Ragazzi, vi ricordate il video Voci, che ha partecipato al concorso Creativi per costituzione, in cui recitava mammà?? Beh, è arrivato sul podio! Terzo premio, e menzione speciale della redazione di 242 MovieTv.
Congratulazioni davvero al regista Riccardo Banfi (aka Socio) e a tutta la troupe!
In attesa della walk of fame...

sabato 5 febbraio 2011

Tempo?! 109 battute al minuto

Ho due lavori, un progetto culturale impegnativo, una seconda laurea di cui venerdì (venerdì, cazzo! tra 6 giorni!) ho i primi due esami, e dopo 10 giorni ne ho altri due, una decina di libri da leggere che mi guardano tristi perché si sentono abbandonati, un intero numero di wired arretrato, che mi osserva perplesso, persino i grandi classici disney di questo mese sono ancora nel cellophane, un cane che giustamente vuole uscire e tediarmi, voglio viaggiare per il mondo e vedere cose, non voglio morire lavorativamente nel posto dove sono, voglio fare il giro del mondo in moto, giocare a calcio tutte le sere, andare al cinema, a teatro, alla scala, dormire per delle ore, coccolare anna e farmi coccolare, imparare a ballare, vedere l'italia liberata dal nano, portare mio nipote leo a vedere il milan, fare il bagno in tutti i mari e gli oceani del mondo, imparare da mamma a fare le seppie ripiene, leggere i post lunghissimi che si trovano nei blog di letteratura, giocare a san siro di fianco a nesta, diventare sommelier, provare tutti i ristoranti etnici di milano e desiderare di visitare il paese corrispondente, rivedere vecchi amici e bere una birra con ognuno di loro, vedere nuovi amici, organizzare delle cene, ripristinare il b-movie, organizzare iniziative meravigliose per microbo, aiutare tutti quelli che possono aver bisogno di me, chiedere che qualcuno mi spieghi tutto quello che non so, essere sempre connesso, staccare completamente... insomma sono schizofrenico, soffro di overload informativo, o ho solo bisogno di giornate più lunghe?

mercoledì 27 gennaio 2010

Avatar


Ovviamente sono andato a vedere Avatar. Anzi, non sono solo andato a vedere Avatar, sono andato a Melzo (il cinema con lo schermo più grande della zona e con l'audio thx che ti solleva dal seggiolino) il giorno che è uscito, dopo aspra lotta con il sistema di vendita online, blocco della procedura a metà, mail in pieno stile rissa-man al cinema e conquista dei biglietti sudata e perciò ancora più gustosa.
Ho aspettato di metabolizzarlo per recensirlo. Che dire? Ho letto tutto e il contrario di tutto, in questi giorni. Nessuno può dire che la trama sia originale (anzi, fa anche un po' girare le scatole che come al solito l'altro (in questo caso gli alieni, ma visto che la storia è archetipica, generalizziamo senza scrupolo) è buono ma fesso, e deve arrivare il marine di turno per fargli capire come stanno le cose davvero...) in quanto è trita e ritrita (Pocahontas, si è detto, ma mille altri libri/film). Però, ragazzi, che esperienza visiva/uditiva! Cameron ha inventato davvero un mondo, per l'occasione, ha quasi ripreso il concetto del borgesiano Tlon, perché ha costruito tutto il contorno di Pandora, fino a rendere quasi-reale il mondo stesso. Ha poi realizzato con una tecnologia sbalorditiva le riprese, immergendoci per 2 ore e 40 in questo mondo immaginario. 2 ore e 40 sono un sacco di tempo! Eppure all'uscita ero tutt'altro che annoiato, anzi, avrei voluto esplorare più a lungo la foresta luminosa, le montagne Halleluja, e provare a salire su un drago per volare (ci ho provato con il piccolo Uran, ma sembra che non regga il peso...).
Avatar è il primo film in 3D che vedo, tra l'altro, in cui la terza dimensione non appaia come un "di più", ma come un reale valore aggiunto, in cui le cose acquistano davvero consistenza tridimensionale, in cui ti senti immerso nel mondo, al centro dello schermo (nonostante la quarta fila a Melzo: molto, troppo, vicino).
Per sintetizzare: la storia è trascurabile (e credo che in home video il film risulti micidiale), ma l'esperienza sensoriale completa, vissuta al cinema, è pazzesca: un passo avanti, checché se ne possa pensare, perché il cinema da oggi in avanti dovrà giocoforza confrontarsi con le immagini di Avatar.

martedì 21 luglio 2009

A proposito di harry potter 6

Come è noto sono un fan della saga (anzi, della sagra, come dice Anna sister) del maghetto che ha reso miliardaria la rowling, non so spiegare bene perché. Voglio dire, la trama dei 7 volumi è nota e ritrita, sono scritti in modo avvincente ma non sono certo capolavori letterari e per certi versi tutta l'epopea è molto manichea e anche un po' reazionaria. Però mi piace e mi piace un sacco. Mi sono procurato (anche grazie a viaggi negli states in momenti chiave) tutti i libri dopo il quarto in inglese e li ho divorati, ho visto tutti i film più volte e ho obbligato i miei amici veri (di gucciniana memoria) a venire al cinema a vederli con me.
Dopo questa ampia premessa è ovvio immaginare che giovedì scorso, mentre ci dirigevano verso il cinema, ero caldo come un fagiano. Ebbene, che delusione!
Non voglio allinearmi ai cori che leggo in rete (non segue il testo in modo pedissequo!) perché so che è impossibile essere fedeli ad un libro (non a caso il medium è il messaggio, altrimenti mcluhan a cosa ci è servito?). Il problema è di scelte. Nel senso che, detto che non è possibile sovrapporre libro e film si tratta di scegliere quale dei fili che compongono la trama del testo, valga la pena sottolineare, quale ridurre, quale eliminare. E purtroppo la scelta registica è stata quella di ampliare a dismisura il tema "primi bollori" a discapito del rapporto psicologico che si area tra harry e piton. Il libro di pozioni appartenuto al "principe mezzosangue" (piton) e finito per caso nelle mani di harry diventa quasi il correlativo oggettivo del loro rapporto, che si mostra nella sua essenza 'odi et amo'.
Tramite questo libro harry conosce le tentazioni della magia oscura (a cui in parte cede quando scaglia sul malcapitato malfoy un incantesimo oscuro), e il lettore può apprezzare la vicinanza, da harry rifiutata, ma innegabile tra voldemort e il nostro eroe.
Tutto ciò è sacrificato. Peccato! E poi il tempo: il film risulta troppo molle, fosse durato mezz'ora in meno non avremmo forse rimarcato così le sue mancanze, perché sarebbe stato un film tirato, bello teso. Invece è un film flaccido. Un'occasione mancata, quasi.
È ovvio che adesso tutte le mie speranze sono rivolte agli ultimi due film: l'idea di spezzare in due il complesso epilogo della vicenda può starci, devono accadere ancora troppe cose. Spero però che non sia solo un trucco per guadagnare doppio, ma una scelta di significato. Non vedo l'ora di scoprirlo :-)

lunedì 19 maggio 2008

Gomorra - il film

Sabato sera siamo andati in formazione tipo (io Raf e le due Anne) a vedere Gomorra. Che dire? Premetto che il film va in ogni caso visto, perché, come ben dice Andrea di Gomorra c'è bisogno, in qualsiasi forma, ed è difficile non guardare con sospetto chi non ha letto il libro (cito ancora Andrea: chi finora ha scelto di non leggere il libro). Detto questo devo confessare che, contrariamente ai critici della Croisette, non sono rimasto entusiasta dell'opera di Garrone. E per diversi motivi, riassumibili però in un unico concetto: non spiega.
Cosa intendo dire? Uno degli straordinari elementi di forza di Gomorra-libro è proprio che spiega tutto, che mostra l'intreccio affari della camorra-mondo degli affari "clean" (come dice un personaggio del film), che non ti lascia dubbi su chi siano e su dove abitino coloro i quali fanno affari con la camorra. Invece nel film tutto è molto sfumato, il contatto con l'imprenditore del nord che deve riciclare il denaro sporco è accennato, velato, quasi incomprensibile se non si ha letto il film. Oppure la storia del sarto (interpretato in maniera magistrale!): si deve indovinare, non è in alcun modo spiegata. E questo è male: Gomorra - libro in questo è didascalico.
In secondo luogo l'approccio del film (proprio nel suo non spiegare, nel sorvolare) rischia di fare apparire la camorra come un fenomeno endemico di Scampia o di Casal di Principe, un aspetto quasi-folkloristico eminentemente partenopeo. E questo, soprattutto in questi giorni post-elettorali è pericoloso. Voglio dire: la piazza di Casale (è ovvio se ci si pensa) non riesce in alcun modo ad assorbire gli affari dei casalesi, né per ciò che concerne gli appalti, né ovviamente per ciò che concerne la droga (per fare un esempio eclatante. Intendo dire che il mercato non può assorbire - in alcun modo - lo smercio di droga necessario alla camorra per fare affari ricchi. Il mercato sarebbe troppo ristretto. Ed allora - e si ritorna a quanto scrivevo sopra - con chi li fa la camorra gli affari? Chi gli permette di smaltire le quantità di droga sul mercato? Questo non ci viene raccontato.
L'ultimo appunto riguarda ancora il rapporto tra film e libro. Il film (che, lo ripeto, va visto) sotto molti aspetti si risolve in una specie di promozione per il libro: ti segna, si, ma soprattutto ti fa venire voglia di leggere (e questo potrebbe anche essere un bene). Il film si chiude con alcune scritte in sovraimpressione, che danno senso a quasi tutta la pellicola, ma che, ancora una volta, rimandano alla lettura del testo di Saviano.
Forse Garrone avrebbe potuto (provocatoriamente) scegliere di girare tutto il film lontano dalle Vele, lasciarle come un non detto, un basso continuo che con la propria assenza si facessero sentire, pesanti come i macigni. Invece, e su questo appunto chiudo, il mostrare con così tanta enfasi l'indiscusso ed indiscutibile regno dove la camorra spadroneggia ha permesso al narcisicmo dei boss (cresciuti, come ricorda Saviano, col mito di Scarface, non con quello di Totò u curtu...) di esaltarsi ed ingigantirsi (ed infatti nessuno ha disturbato le riprese del film - come ha fatto notare Anna).

Insomma: devo andare a vedere Gomorra? SI
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