mercoledì 31 dicembre 2014

Nick Hornby - Funny girl

Nick, Nick, che mi combini...

Ci sono pochi autori che amo visceralmente come te, Nick. Ho letto praticamente tutto ciò che hai scritto, ho accolto ogni tua fatica con entusiasmo, mi sono fidato (e ti ringrazio ancora!) dei tuoi fantastici consigli di lettura, ho riservato un piccolo posto nel mio cuore per l'Arsenal a causa tua (nonostante Denisio Berkampio e Titì Henry). E tu che mi combini? Scrivi un libro da Nick Hornby, con tutti gli ingredienti giusti, con una serie di spunti assolutamente degni di te, ma poi lo allunghi come un brodo di dado, facendo sì che quegli spunti degni di te non siano il 90% del libro (come avviene di solito) ma solo un 30-40%?
Non si fa, Nick, non si possono deludere così i tuoi fan! 

In definitiva, non posso dire che il libro sia brutto: gli spunti degni del miglior Hornby ci sono eccome, ma semplicemente è un libro annacquato.
Nick, ti perdono, perché quando si ama si perdona, ma mi raccomando non farmi più scherzi simili!

Adolfo Bioy Casares - L'invenzione di Morel

Capolavoro!

Non avevo mai letto Casares, che conoscevo per riflesso borgesiano. Questo piccolo libro (si legge in poche ore) è un vero piccolo capolavoro: contiene tutte le nostre ossessioni, contiene un po' di Dorian Gray, un po' di Borges (e non poteva essere altrimenti), un po' di fantascienza d'altri tempi (Verne) e un po' di visionarie alla Philip K. Dick. Tutto in un centinaio di pagine! Certo, poi quando leggi la prefazione, e vedi che è del grandissimo JLB, il quale dice "questo libro è perfetto", è difficile non farsi impressionare.
Merita davvero di essere letto!

Nota di curiosità: ho letto tre libri di carta quest'anno e non so quanti ebook. Direi che per ciò che mi riguarda la transizione è totalmente compiuta. E con mia grande soddisfazione: quando leggo su carta oramai mi manca il kindle e la sua kindleosità.

sabato 13 dicembre 2014

Paul Auster - Il taccuino rosso

Paul Auster ovvero del non deludere mai

Un libriccino piccino picciò, che però ti lascia un sapore in bocca persistente come se fosse un bicchiere di barolo di vecchia data e per di più di un'annata spettacolare. Non so se avete presente "momenti di trascurabile felicità", di Piccolo. Ecco, questo libro è la versione meravigliosamente riuscita e scritta da un genio della penna di quel libro (che io ho francamente trovato insopportabile). Sono brevissime pillole di racconti, quasi tutti inseguono il filo conduttore della coincidenza, della sincronicità, di quei piccoli fatti che capitano a tutti noi, ci lasciano un po' stupiti (piacevolmente) e passano. Ecco, Paul Auster invece di lasciarli passare, li fissa in questo taccuino rosso e ce ne fa dono. Come sempre la sua scrittura è solida e meravigliosa, gradevole da leggere, mai banale. Lo so, io sono un suo fan scatenato, ma in cambio il buon Paul non mi ha mai tradito. Mai! Mai un suo libro mi ha lasciato anche in parte perplesso. E' un porto sicuro in cui rifugiarsi nei momenti di dubbio! Si legge in meno di un'ora e lascia grande gioia: perché attendere oltre?

(inutile specificare... 5 stelle)

mercoledì 3 dicembre 2014

E. A. Abbott - Flatlandia

Notevolissimo

Il libro è un'utopia (nel senso di ou-topos: descrive un non luogo, non un luogo ideale) che narra le avventure di un quadrato che vive in un mondo a due dimensioni, la Flatlandia che da il nome all'opera, il quale scopre dell'esistenza della terza dimensione grazie ad una sfera. Non vi racconto il seguito! Questo impianto narrativo molto semplice è lo spunto per una descrizione seria e rigorosa, corredata da disegni e spiegazioni: si intuisce facilmente che l'autore, il reverendo Abbott, è stato un grande didatta. Attraverso la descrizione dell'utopia l'autore ci offre lo spunto per una serie di riflessioni a tutto tondo: si va dalla coerenza delle scienze, all'etica, alla politica in senso nobile fino persino alla gnoseologia. Mentre lo si legge si sorride, ma al contempo è necessario che il cervello sia davvero ben acceso! Molto interessante!

sabato 29 novembre 2014

Gino Sorbillo - Lievito madre al Duomo - La pizza migliore di Milano 2.0

Uno dei post più popolari di questo blog, che evidentemente i miei 25 lettori tornano spesso a consultare è quello relativo alla migliore pizza di Milano. Ebbene, questo post è solo per annunciarvi che questo ambitissimo titolo ha da ieri un nuovo proprietario!


Lievito madre al Duomo, ovvero Gino Sorbillo è arrivato a Milano!

Punto primo: a Milano, checché se ne dica, è possibile mangiare della pizza buona. Il problema, rispetto al centro-sud (ne ho certezza assoluta per quanto riguarda l'Abruzzo, ma ho diverse esperienze anche in altre regioni, tra cui ovviamente la Campania, madre indiscussa della pizza che partendo da Napoli ha davvero conquistato il mondo) è relativo alla qualità media. Cosa intendo? Che se entri in una pizzeria assolutamente a caso a Milano ed in generale nelle regioni settentrionali, le possibilità che la pizza sia brutta o orribile sono piuttosto elevate. Diciamo che un buon 60-70% delle pizzeria fa una pizza che non oltrepassa la soglia del mangiabile (facciamo la tara a quanto sto dicendo: comunque qualità infinitamente superiore a ciò che viene spacciato come pizza in qualsiasi altro paese che non sia l'Italia). A centro-sud queste percentuali sono praticamente ribaltate, anzi, persino più lusinghiere: entrando a caso in una pizzeria in una paese a caso, sei praticamente certo che mangerai una pizza magari non eccelsa, ma comunque di qualità medio-alta. A Napoli esistono dei santuari della pizza, come è giusto che sia, e credi di poter affermare a ragione veduta che Gino Sorbillo, con la sua famosa pizzeria in via dei Tribunali, sia il massimo sacerdote di questo alimento straordinario. La coda fuori dalla pizzeria di Gino (per chi non lo sapesse, la famiglia Sorbillo è composta da 21 fratelli e sorelle, tutti pizzaioli) è leggendaria: orde di turisti e di autoctoni sono disposti a spendere anche 2-3 ore in attesa, dopo aver dato il proprio nome e numero di posti desiderati ad una signora che poi ti chiamerà col microfono "Peppe, 3 posti". La fatica è ampiamente giustificata dalla LIBIDINE gustativa che ti attende all'interno, con ingredienti di alta qualità e straordinaria abilità nel creare, far lievitare, guarnire e cuocere alla perfezione la poesia della pizza.
Ebbene, Gino Sorbillo ha deciso di venire in soccorso di noi poveri ciuccianebbia, aprendo in Largo Corsia dei servi, ovvero tra il Duomo e San Babila, che più in centro di così non si può, una sede della propria pizzeria: Lievito Madre al Duomo. Ieri sera con le colleghe dell'HOC l'abbiamo visitata e devo confessarvi che Gino si è immediatamente preso lo scettro: la pizza più buona di Milano è la sua. Senza dubbio alcuno. Poi, possiamo discutere su un sacco di cose: i fritti di antipasto sono assolutamente sotto il livello delle aspettative, i prezzi sono doppi rispetto alla casa madre napoletana, i dolci sono di qualità variabile (massima per quelli provenienti da Scaturchio, altro luogo-simbolo del mangiare napoletano, media per gli altri), ma la pizza, la vera regina della serata è assolutamente incredibile per gli standard milanesi e non solo.

La pasta che Gino Sorbillo prepara col lievito madre fa davvero la differenza: bordi alti, poi via via più sottile, cotta alla perfezione, condita con eccellenze di primo livello (e i presidi slow food sono massicciamente presenti). 7 + 4 pizze nel menu, con alcune curiosità che si affiancano alla classica margherita: la margherita gialla, coi pomodorini gialli, la calabrese con la nduja, la cetara coi pomodorini del piennolo e le alici - vedi foto, la pizza dell'alleanza con ben tre presidi slow food (pomodori San Marzano, Salsiccia Rossa di Castelpoto, Cacioricotta di Capra Cilentana I Filadelfi).
Per concludere: necessario andarci presto, noi siamo arrivti alle 19,15 mentre apriva e siamo entrati subito. Già alle 20 c'era la fila, alle 21,15 quando siamo andati via l'attesa prevista (da me con calcoli di rara difficoltà) era di circa mezz'ora per entrare. E comunque le pizze che quotidianamente vengono sfornate sono 400 e quando finiscono, finiscono! Questo è a mio avviso (se non è un'abile mossa di marketing, ma è realtà) uno dei punti forti di Sorbillo: la qualità ha bisogno di tempo, soprattutto parlando di pizza. Quindi se il limite teorico è 400, massimo rispetto per lo stop a tale numero, purché i tempi della pizza vengano rispettati. Altro aspetto che si scontrerà - temo - con la mentalità meneghina è l'impossibilità di prenotare: non si accettano prenotazioni, così come accade a Napoli in via dei Tribunali. Vi assicuro, vale assolutamente la pena di aspettare. Grazie Gino per il coraggio che hai avuto a portare la tua pizza a Milano, e...ci vedremo spesso!!

martedì 25 novembre 2014

Gian Antonio Stella - Bolli sempre bolli fortissimamente bolli

Qualunquismo un tanto al chilo

Il libro dovrebbe mettere alla berlina le storture della macchina burocratica che grandi lutti infligge al paese. Operazione solo in parte riuscita, grazie al sovraccarico ideologico e al qualunquismo che anima l'autore, che in realtà non fa altro che tentare di gettare fango, in maniera acritica, su dipendenti pubblici ed assimilabili.
Nessuna distinzione, nessuna spiegazione, solo frasi ad effetto e cifre di stipendi monstre presentati acriticamente. Nessuna spiegazione o approfondimento: quando l'autore illustra certe storture (e ce ne sono molte, quindi parecchio ci sarebbe da dire) si limita ad annunciarle, salvo poi soprassedere sulle spiegazioni analitiche, sostituendo la spiegazione coi puntini di sospensione, utilizzati praticamente ad ogni fine capitolo per lasciare il discorso sospeso o per ricordarci che non vale neppure la pena di spiegare il perchè ed il percome della critica che viene mossa. Insomma: tipico libro figlio del giornalismo italiano, fatto solo di annunci e totalmente superficiale.
Tra l'altro, in molti punti si critica il linguaggio "incomprensibile" della burocrazia e si richiede a gran voce semplicità e chiarezza. Senza capire che non tutto può essere detto "pane e salame", che a volte la complessità è una necessità, che a volte discorsi complessi necessitano di un linguaggio complesso, di rimandi non banali, di richiami a leggi ed esperienze precedenti. 
Attenzione a lasciarsi abindolare dalla sirena del "tutto facile, tutto chiaro", perché, amici, devo dirvi un segreto: il mondo non è semplice e chiaro, ma spesso è complesso e richiede strumenti di decodifica complessi. Poi sicuramente le storture sono molte e molto burocratese è oscuro proprio per risultare impenetrabile, ma denunciare questo grave aspetto senza dargli il giusto approfondimento e il giusto taglio, ovvero banalizzando, rischia di rendere la denuncia inutile ed irritante.
Un altro esempio? In mezzo a mille storture e denunce vengono anche citati esempi virtuosi di dipendenti pubblici: tendenzialmente tutti morti ammazzati. Ora, che esistano persone che - per non piegarsi a logiche mafiose - abbiano pagato con la vita, non ci sono dubbi e sono casi ammirevoli. Ma non si possono citare come *unici casi virtuosi* questi estremi. Chi giorno per giorno lavora con coscienza e fa funzionare le cose in un marasma sempre meno chiaro? Chi da anni vede la propria carriera bloccata per compensare le storture compiute da altri (questo è un caso che conosco molto bene)? L'esercito di precari, cococo e cocopro che da anni lavorano in maniera spesso mirabile nelle pubbliche amministrazioni? Insomma, mi dispiace, ma il tema è grave e avrebbe meritato ben altra trattazione. Stella invece la cosa migliore la fa nella scelta del titolo, per il resto veleggia su un livello di mediocrità, semplicismo e qualunquismo sinceramente irritanti.

mercoledì 5 novembre 2014

Zerocalcare - Dimentica il mio nome

Siamo tutti Zerocalcare!

Più riguardo a Dimentica il mio nomeHo letto con somma gioia la nuova fatica di Zerocalcare. Che dire? Dopo averlo terminato avevo quasi le lacrime agli occhi (non che ciò sia particolarmente significativo, mi commuovo anche leggendo l'elenco del telefono...)
La storia è appassionante e costruita benissimo, coi piani del reale e del metaforico che si intrecciano meravigliosamente. Il tratto di Zerocalcare a me piace tantissimo, così come le sue trovate sul tema amici immaginari (l'armadillo oramai lo conosciamo bene, ma il colpo di genio del pisolone è da vero fuoriclasse).
Questo graphic novel, rispetto ad altri lavori del nostro, ha qualcosa in più, secondo me il sentimento della perdita della nonna, che fa da sfondo e occasione per la narrazione ha dato più spessore a tutto il racconto.
E poi non posso non notare come (pur essendo di due generazioni diverse, lui trentenne, io quasi-quarantenne), ZC ha un modo di risuonare dentro di me che davvero è stupefacente e mi porta a dire con sincerità: siamo tutti Zerocalcare! Riferimenti culturali, manie, follie... grande, senza se e senza ma!

domenica 2 novembre 2014

Aldocook - 31 - Zuppa di cipolle della signora Guglielminetti



 Zuppa di cipolle della signora Guglielminetti

Tempo occorrente per la preparazione: 10 minuti, cottura: 40 minuti
Livello: facile
Ingredienti: 4-5 cipolle bianche grosse, un bicchiere di vino bianco secco, 4 cucchiai di farina 00, 1 litro di brodo, sale, olio extra vergine di oliva, salvia

Questa zuppa di cipolle, simile alla famosa Soupe à l'oignon francese, è una ricetta piemontese di cui siamo debitori alla mamma di un collega di banca di papà Torre, il mitico Andreini, uno degli uomini più forti a tennis contro cui io abbia avuto l'avventura di giocare, nonché battutista dallo sconcertante humor inglese. Sua mamma prepara questa meravigliosa zuppa, piatto davvero sopraffino. Ovviamente io ho messo del brodo di dado (questo passava il convento) ma tengo a precisare che usando un brodo vero il risultato è migliore. Se si utilizza del brodo (di dado o vero fate voi) vegetale, il piatto in questione è non solo vegetariano, ma financo vegano (pensa te!), il che mi porta a dedicare questa puntata di Aldocook ai miei amici vegetali, in particolare a Luigi e alla Vale. Il set è la cucina dei miei suoceri in quel di Albino city (BG), grazie anche a loro per l'ospitalità! Enjoy!

martedì 21 ottobre 2014

Aldocook - 30 - Guacamole



 Guacamole

Tempo occorrente per la preparazione: 5 minuti, cottura: non prevista
Livello: molto facile
Ingredienti per un aperitivo per 4 persone: 1 avocado molto maturo, 1 pomodoro maturo, una cipolla piccola, il succo di 1 limone, sale, pepe, peperoncino qb. Ah e vi dovete procurare dei nachos, proprio per forza!

Per il trentesimo (!!!) Aldocook una delle mie passioni, che allieta i miei ospiti nella stagione in cui gli avocados sono maturi: la salsa Guacamole. Originaria del Messico e inventata dagli Aztechi (grazie Wikipedia!) questa salsina è il necessario complemento dei nachos e piace davvero a tutti. Questa è la versione di casa Torrebruno, codificata da mia sorella Anna.
Una variante golosa, che la trasforma da antipasto semplice ad antipasto rinforzato prevede di utilizzarla per i gamberi: si lessano dei bei gamberettoni belli seri e li si affonda nella Guacamole, per una libidine assicurata. Buon appetito!

domenica 12 ottobre 2014

Viola Veloce - Omicidi in pausa pranzo

Non è certo un un capolavoro...

Più riguardo a Omicidi in pausa pranzoma questo libro si è rivelato davvero un piacevole passatempo. Adattissimo soprattutto per chi lavora in una grande organizzazione, privata (come nel libro) o pubblica (come è nel mio caso). In più punti ho sorriso, identificando i tipici personaggi che si aggirano tra gli uffici del posto dove lavoro: il fannullone, il capo incapace, il superboss isterico, i colleghi che vagano da un ufficio all'altro senza trovare una collocazione, quelli che se ne escono con proposte a dir poco stravaganti, quelli che non capisci se ci sono o ci fanno... Insomma, una specie di bigino dell'umanità varia ed eventuale con cui tutti i giorni abbiamo (ahinoi!) a che fare. In questo il libro è davvero efficace, rapido, affilato, mentre la storia dopo un inizio davvero notevole si sfilaccia un po' e perde di tensione in qualche punto, fino ad arrivare un po' trascinandosi alla conclusione (piuttosto prevedibile). Ciò detto, il libro a mio avviso vale la pena, nella consapevolezza del fatto che stiamo parlando di una lettura molto leggera e a tratti divertente, perfetta per accompagnare il viaggio sul tram fino al luogo di lavoro...sperando di non trovare in ufficio un serial killer degli impiegati!

sabato 27 settembre 2014

La notte dei ricercatori - Meet me tonight - Aldo intervistato dal Fatto Quotidiano



Con la voce rotta, non dall'emozione, ma dall'aver fatto tre laboratori coi bambini di fila, ecco il vostro eroe ricercatore come lavoro2 intervistato dal Fatto Quotidiano!

giovedì 25 settembre 2014

Miele - Ian McEwan

Più riguardo a MieleC'è qualcosa che non va

Il nostro ottimo Ian ha sempre una scrittura piacevole, ed una buona capacità di esplorare l'animo umano. E' poi davvero bravo nello scovare quei punti oscuri nei rapporti uomo-donna che tutti conosciamo ma che fatichiamo ad esplicitare. E anche in questo romanzo tutto questo c'è. Quello che manca però è la forza narrativa: il romanzo scorre senza mai farci sollevare un sopracciglio, anche i colpi di scena ci lasciano piuttosto freddi, a tratti la dinamica della lettura diviene persino faticosa e si trascina un po'. E' come se fosse un romanzo senza spunto, che si barcamena raccontando la sua storia, si accontenta di qualche espediente narrativo interessante senza però mai darci in pasto qualcosa di davvero succulento.

Forse sono ipercritico perché adoro McEwan? Forse perchè il suo ultimo libro che avevo letto, Solar, mi aveva letteralmente entusiasmato (come anche Amsterdam, Chesil beach, Espiazione) ed ora faccio l'amante deluso?

Speriamo sia solo un incidente di percorso, forza Ian, continuo fortemente a credere in te!
(mio voto su anobii: 3/5 stelle)

sabato 13 settembre 2014

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio - Haruki Murakami

Capolavoro

Più riguardo a L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioHo iniziato a leggerlo di sera, e ne ho lette parecchie pagine. Poi il giorno dopo sono dovuto andare al lavoro, ovviamente: ebbene, non riuscivo quasi a combinare nulla perché volevo tornare a casa e rimettermi a leggere. Pensavo, mentre compivo il mio dovere in ufficio: "cosa ci faccio qui, mentre dovrei sapere come procede la vicenda di Tazaki Tsukuru? Cosa mi frega delle mie occupazioni quotidiane, come posso sopportarle?" Miracolo delizioso della letteratura, maledizione al fatto che io non abbia un mecenate che mi mantenga e sia costretto a lavorare...
Ciò detto, questo libro gode di una situazione davvero particolare, a mio avviso: è esatto. Intendo dire che ogni parola (ogni ideogramma? Peccato sia impossibile per me leggerlo in lingua originale, ma mi sento di fare un ringraziamento a chi lo ha tradotto, perché parte del fascino è anche dovuto alla traduzione, senza dubbio) che lo compone è al suo posto, giusta, senza che ce ne sia una di troppo o una che manca. Tutto è dove deve essere, tutto si incastra, tutto mi ha affascinato in queste pagine.
Il protagonista, l'incolore Tazaki è un personaggio davvero particolare che alterna enormi certezze sulle cose (da buon ingegnere costruttore di stazioni) ad altrettanto smisurate incertezze su sé stesso, il che permette a chiunque di noi non abbia un'opinione di sé monolitica di identificarsi in certe sue timidezze, in un certo suo sminuirsi.

Il libro è ricco di frasi meravigliose: me ne sono segnate un po', particolarmente affascinanti:

Spesso Tazaki Tsukuru si ripeteva che sarebbe stato molto meglio morire allora, evitando cosí di esistere nel presente. Era un pensiero allettante, perché in tal caso tutto ciò che ora considerava realtà, avrebbe smesso di essere reale. E come lui non sarebbe piú esistito per il mondo, il mondo non sarebbe piú esistito per lui. (frase molto adatta per un periodo in cui la colonna sonora che accompagnava la mia lettura è stata "Fantasma" dei Baustelle, un concept album sulla morte)
Cercare di conoscere il proprio valore è come pesare qualcosa privi di un’unità di misura. L’ago della bilancia non riesce a fermarsi con uno scatto netto in un punto preciso. (che frase pazzesca sulla conoscenza di sé)
Le persone cui viene tolta la libertà, finiscono sempre per odiare qualcuno.
– Lei non ha paura? Di morire intendo. – Della morte in sé no. Dico sul serio. Ho visto morire tanti di quegli incapaci, tanti di quegli imbecilli! Se ci sono riusciti loro, non c’è motivo perché non ci riesca anch’io. (La riflessione sul tema informa parecchie parti del libro, a volte anche con questa sottile ironia)
Il talento è come un recipiente: per quanto uno si sforzi, non riuscirà a cambiarne le dimensioni. Per quanto tu ti possa sforzare non ci farai mai entrare piú acqua di quanta ne possa contenere. (Questa frase mi ricorda una delle mie citazioni di Schopenhauer preferite, che fa la stessa metafora del recipiente e dell'acqua parlando del cervello di certa gente. Come sempre il vecchio Arthur è molto più scorbutico di chiunque, ma non ci stupisce!)
Ci sono cose al mondo che solo la figura di una donna può trasmettere.(Questa mi fa impazzire. W le donne, sale della terra, croce e delizia, delizia al cor!)
Il silenzio che era sceso nella stanza era soffocante, pieno di una profonda tristezza. I loro pensieri inespressi erano pesanti e solitari come un antico ghiacciaio che scava la terra per creare un lago profondo. (Murakami sa scrivere. E se la cava con le metafore, sì)
Nessuno dei due parlava. Le parole non avevano forza sufficiente. Come danzatori fermi in una posa, si tenevano abbracciati abbandonandosi allo scorrere del tempo. (Vedi sopra)
La vita è come uno spartito complesso, pensò Tsukuru. Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un’impresa ardua, e anche a saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica piú bella, non è detto che poi la gente la capisca e l’apprezzi nel suo giusto valore. (La musica ha una parte importante in questo libro!)

mercoledì 10 settembre 2014

Un nuovo giochino sui libri [extended version]

Circola su Facebook in questo periodo un giochino sui libri. Ed essendo sui libri, ovviamente non ho potuto resistere e l'ho fatto. Ma Facebook non è luogo per riflessioni, ed ecco così - sul blog - la mia extended version. In pratica, mentre sul popolare social network mi sono limitato alla lista, qui ho l'occasione di rompere le scatole ai miei 25 poveri lettori con le motivazioni che mi hanno portato a questa lista. Elenco che, è bene ricordarlo, doveva essere stilato in fretta, il che ha comportato la colpevole esclusione di libri fondamentali (per esempio Finzioni di Borges, Tu, mio di Erri De Luca, ma anche La storia infinita, che mi ha segnato profondamente o ancora La casa degli spiriti o La donna abitata e qualche altro centinaio di titoli.)

Il giochino, inviatomi dalla mia amica Manu, che ringrazio, diceva:

Nel tuo status elenca 10 libri che sono rimasti con te. Non metterci più di una manciata di minuti e non pensarci troppo. Non devono essere libri "giusti" ma solo libri che ti hanno colpito. Poi tagga dieci amici, includendo me, così posso vedere la tua lista

Ed ecco la mia lista, versione extended:

1- Il nome della rosa (Eco): beh questo per me è semplicemente IL libro. L'ho letto un numero di volte che mi vergogno a dire, in momenti diversi della mia vita ed ogni volta ho capito qualcosa in più e mi ha affascinato per un motivo diverso.
2- Infinite Jest (Wallace): recente lettura, faticosa quanto soddisfacente. Che io abbia una passione smodata, da groupie, per DFW è cosa nota. Questo è un libro che ho letto una sola volta (per ora) ma che già so di voler rileggere prima o poi. Un libro che contiene una quantità incredibile di piani di lettura ed un intreccio che si fa fatica ad immagina che qualcuno possa aver immaginato. La mia recensione è qui: http://aldotorrebruno.blogspot.it/2013/11/ho-finito-infinite-jest.html  
3- Favole al telefono (Rodari): la passione per la lettura ha per me radici antiche. Questo libro mi è stato letto, riletto, straletto, poi ho iniziato a leggerlo da solo fino praticamente a consumarlo. Ricordo alla perfezione la sua copertina ed i disegni che lo corredavano.
4- I Buddenbrook (Mann): un libro particolare, che sono stato costretto a leggere per l'esame di Filosofia morale all'Università. Ero molto scettico ed anche terrorizzato dalla mole, prima di iniziarlo. Poi mi ha preso completamente. Ed è stato un libro letto in un momento particolare, uno di quelli che mi ha fatto accorgere che iniziavo anche per altre questioni a ragionare da studente di filosofia (non oso scrivere da filosofo, visto che Rocco Buttiglione si definisce così) e ad interpretare il mondo con occhiali filosofici. Non so spiegare il motivo, ma moltissimi episodi di quel libro (anche banalissimi, tipo il fatto che il piccione veniva considerato alimento prelibato ed adatta ai malati) non riesco a scordarmeli.
5- Le braci (Marai): libro che mi ha fatto scoprire Marai, un autore che poi ho letto quasi integralmente e che colloco senza dubbio nel mio personale pantheon. Credo che sia la descrizione del rapporto tra due persone tra le più profonde che io abbia mai letto, lo reputo un capolavoro assoluto.
6- Le notti bianche (Dostoevskij): altro libro con una storia particolare, l'ho letto solo perché era breve e perché tenevo molto alla persona che me lo ha regalato, ed invece si è rivelato la mia personale porta d'accesso a Dostoevskij!
7- I dolori del giovane Werther (Goethe): anche qui, come nel caso del Nome della rosa, erigo una statua immaginaria per la mia professoressa di Lettere del liceo. La quale ci ha fatto leggere e confrontare l'Ortis con il capolavoro di Goethe. Inutile dire che la stucchevole melodrammaticità di Jacopo non regge il confronto con la titanica sofferenza di Werther. Quando lo lessi avrei voluto cercarmi una fidanzata di nome Carlotta solo per poter soffrire come lui!
8- La gaia scienza (Nietzsche): ancora un episodio universitario, questo è il libro che è alla base di una delle mie convinzioni più profonde, del più grande insegnamento che Nietzsche mi ha (e ci ha) lasciato. La non esistenza dei fatti, l'idea che la scienza (in cui nutro grandissima fede, perché funziona!) non sia vera. L'idea che la verità non esista, il ruolo dell'interpretazione. Il suo dire in tre righe quello che altri filosofi non dicono in libri interi.
9- Mucho mojo (Lansdale): ho scoperto Lansdale per caso, perché di Mucho mojo mi è piaciuta la copertina, perché mi fidavo degli Einaudi stile libero, perché la descrizione della quarta di copertina mi sembrava divertente. Oggi è l'autore più presente nella mia libreria su anobii (36, ho detto tutto!)
10- Il bar sotto al mare (Benni): se c'è un libro che nella mia mente rappresenta il Benni che adoro è questo. Certo, ci sono anche Baol, Comici spaventati guerrieri, ecc... ma il Bar sotto al mare ha una capacità di farmi ridere e al contempo pensare e poi ancora ridere che è rimasta insuperata.

domenica 24 agosto 2014

Uccidi il padre - Sandrone Dazieri

Più riguardo a Uccidi il padre Ho letto pochissimo quest'estate, purtroppo, "colpa" di vacanze molto itineranti nella ridente (e Campione del Mondo) Germania, che mi hanno lasciato molta gioia e bellezza negli occhi - non temete, seguirà post apposito! - ma pochissimo tempo per la lettura. Uno dei due libri che ho letto è la nuova fatica di Sandrone Dazieri: massimo rispetto a lui, è davvero un grande libro!

Grande Sandrone

Sandrone Dazieri sa scrivere e lo sa fare bene. Questo è un punto su cui credo ci sia pochissimo da discutere. In aggiunta conosce alla perfezione i meccanismi che permettono ad un intreccio di risultare ben congegnato, con il sufficiente grado di difficoltà per tenere il cervello del lettore sempre sull'attenti, ma senza impegolarsi in eccessive giravolte. Lo ha dimostrato diverse volte, sia nei libri della serie del Gorilla, sia in altre occasioni. Lo conferma - e lo fa alla grande - in questo suo nuovo libro: immagino sia difficile per lui trovare personaggi che possano reggere il confronto con il Gorilla e il suo Socio (che noi, suoi lettori da sempre, amiamo con tutto il nostro cuore) ma in questo caso la missione è compiuta: Colomba e Dante sono una coppia davvero ben assortita, con le loro particolarità e le loro difficoltà che si incastrano alla perfezione.
La storia è avvincente, mai banale, capace di tenerti sul filo per tutto il tempo della lettura (nel mio caso: un giorno, e si tratta di un discreto mattone!), di farti stare sveglio fino a tardi per mettere assieme un pezzettino in più del puzzle che si sta costruendo sotto i tuoi occhi. La storia sembra assurda, ma se si conosce un po' la storia dell'epoca cui Sandrone fa riferimento (non dico di più per non spoilerare) o se si fanno un po' di ricerche in Internet al proposito, ci si rende conto che non lo è per nulla.
Ottima lettura, esame passato alla grande per quello che rimane senza ombra di dubbio uno dei miei autori preferiti in assoluto (e che fino ad ora non mi ha praticamente mai deluso!)

mercoledì 23 luglio 2014

Il nero e l'argento - Paolo Giordano

Paolo Giordano continua a crescere

Quando lessi "La solitudine dei numeri primi" lo feci con una certa dose di scetticismo, e comunque dopo che la marea di entusiasmo era calata: capita spesso coi "casi letterari", soprattutto se si vive in un paese dove si legge pochissimo, e c'è gente che compra (spero che poi non li legga, ma silimit a comprarli) i libri di Bruno Vespa. Poi, quando lo lessi, restai piacevolmente sorpreso, ebbi un sentimento contrastante: non riuscivo a capire se mi fosse piaciuto o meno, e dovettero passare alcuni giorni prima che io capissi che in effetti sì, mi era piaciuto (senza entusiasmarmi, ma mi era piaciuto).

Poi lessi anche "Il corpo umano" ed ebbi la sensazione che Paolo Giordano stesse davvero crescendo: si allontanava il battage e cresceva la scrittura: mi sembrava sempre più a suo agio nelle parole e nelle frasi. Così ho affrontato "Il nero e l'argento" con un sentimento ambivalente: speravo che la crescita continuasse, temevo di avere troppe aspettative e di restare deluso. Non è andata così: la scrittura si è ulteriormente affinata, è diventata più esatta, più affilata, più precisa. In questo romanzo breve le parole inutili sono davvero poche, ogni scena è esattamente come deve essere, ogni sentimento è disegnato con precisione ma senza esaustività. Il lettore ha il proprio spazio interpretativo e i vuoti da riempire, secondo una misura emotivamente perfetta.

Il tema è toccante, ma viene trattato in maniera tutt'altro che melodrammatica, ti lascia a tratti basito e ti lascia vedere l'universale oltre il particolare.
Insomma, davvero bello, emotivamente coinvolgente, merita senza dubbio di essere letto.

Nota di colore: l'ho finito su una banchina di metropolitana, mentre aspettavo un treno carico di miei colleghi con cui dovevamo andare a fare un'uscita culturale. Mentre leggevo l'ultima riga, il treno è arrivato, contenente la decina di colleghi allegri per l'uscita...ed io pure ero felice, ma al contempo la lacrima furtiva scendeva sulla mia guancia. Una situazione un po' imbarazzante, un divertente mix di sensazioni.

Per concludere, mi sono segnato un paio di passaggi che mi hanno colpito:

"La gente è così avara di coraggio. Vogliono soltanto accertarsi che tu ne abbia ancora meno di loro"

"A volte ho l'impressione che noi ragazzi educati nel dominio della coerenza rigida, all'interno dello steccato del rigore scientifico, facciamo più fatica degli altri: vediamo troppo dell'infinita propagazione degli errori che si dirama nel mondo, fra individui ed eventi e generazioni, ma vederlo non significa che sappiamo farci qualcosa"
[questa frase mi fa impazzare. Descrive esattamente una sensazione che conosco in prima persona molto, troppo spesso]

Giochi Criminali - Lucarelli, De Cataldo, De Silva, de Giovanni

Un notevole poker d'assi

Più riguardo a Giochi criminaliE va bene, lo so. Sono racconti brevi, 50 paginette l'uno. E si, non c'è dubbio: l'editore li ha commissionati, proprio d'estate cosa c'è di meglio che fare uscire un libro con 4 tra i tuoi autori migliori? Soprattutto un libro non impegnativo, come questo.
Tutto vero, ma lasciatemi fare due considerazioni (drogate - ne sono consapevole - che già quando leggo i nomi di De Cataldo e Lucarelli, per me le 4 stelle scattano in automatico...): in primo luogo è vero che non si tratta di una corposa bottiglia di brunello di montalcino, ma di un bianco frizzante, leggerino (non nel senso che abbia pochi gradi, ma che si fa leggere, come quando con beverino si intende che un vino si fa bere). Perfetto, insomma, per accompagnare una pizza al baracchino della spiaggia, mentre cala il sole di una calda giornata di luglio. Secondo: anche un libro leggerino, lo devi saper scrivere. E questi quattro lo sanno scrivere, eccome: ti tengono incollato alle pagine, il libro vola via senza che tu riesca a staccartene. Ancora una volta: perfetto da divorare sdraiato a pancia in giù sull'asciugamano.
Un accenno anche al tema scelto, quello del gioco, mi ha particolarmente colpito: è uno dei temi che rappresenta una delle mie maggiori preoccupazioni, con la sua contraddizione di attività pericolosa ma al contempo straordinaria fonte d'introiti per lo Stato. Tema affrontato da più punti di vista, tutti interessanti. Nota a margine: immediatamente dopo questo, ho letto "Punto Snai" di Aldo Nove (adesso recensisco, non temete). Ebbene, sarebbe stato il perfetto quinto racconto della raccolta.
Concludo: a mio avviso ottima lettura. E tra l'altro, anche perché così leggerina, potrebbe suggerire a chi non conosce questi autori di affrontare, sull'onda dell'entusiasmo qualche loro opera più corposa, perché no?

domenica 20 luglio 2014

Una banda di idioti - John Kennedy Toole

Più riguardo a Una banda di idiotiInutile girarci intorno, questo libro stranissimo si regge (e si regge alla grande!) sulla figura del suo protagonista, Ignatius Really, un ciccione di vasta cultura ed enorme indolenza, amante di Boezio, incompreso, talmente al di fuori dalle convenzioni, da creare per litote attorno alla sua persona la banda di idioti da cui il titolo del libro (citazione da Swift).
Non ringrazierò mai abbastanza il mio amico Massimiliano, riemerso grazie ad Internet dalle nebbie del nostro passato (abbiamo condiviso svariati aperitivi dopo la fine delle lezioni di Filosofia teoretica all'Università) per questo suggerimento. Il libro nel complesso è una specie di affresco, in cui le varie scene si incastrano come se fossero montate con dei jump cut cinematografici, creando una storia piuttosto inutile, che è in realtà la scusa per far emergere in tutta la sua potenza devastante la figura di Ignatius e del suo berretto verde. Tutti i personaggi al contorno hanno la stessa funzione, fare emergere lui, con le sue follie, con la sua valvola pilorica scostante, le sue flatulenze e la sua capacità di litigare con chiunque.
Vale davvero la pena!

sabato 5 luglio 2014

Aldocook - 29 - Sugo di pesce spada e fondi di carciofo


 Sugo di pesce spada e fondi di carciofo

Tempo occorrente per la preparazione: 15 minuti, cottura: 20-25 minuti
Livello: facile
Ingredienti per 4 persone: 300 gr di pesce spada, 3 fondi di carciofo, mezza cipolla, 1 spicchio d'aglio, 4-5 pomodorini, 1 bicchiere di vino bianco secco, prezzemolo, sale, pepe, olio extra vergine d'oliva qb

Dopo qualche mese di silenzio in cucina, una ricetta che ho inventato partendo da ingredienti che allietano le nostre gite periodiche in quel di Chioggia: pesce spada dal mercato del pesce e fondi di carciofo, uno dei sapori più eccezionali che si trovano in Veneto (anzi, sul Veneto, come dice mia nonna Santina, che da lì proviene!) e che tanto mancano (chissà poi perché) a Milano.
Il sugo è molto fresco e merita una pasta di primo livello. Buon appetito!

mercoledì 25 giugno 2014

[mai più senza]: i consigli di lettura di Aldo per l'estate

Siccome un'amica (sapendo che sono un lettore compulsivo) mi ha chiesto un consiglio per le letture estive, il mio ego solleticato a dovere ha pensato che fosse necessario, oltre che rispondere a lei, anche socializzare questi miei fondamentali consigli all'universo. Si tratta di libri che ho letto di recente e che ho trovato piacevoli ed interessanti. Siccome la richiesta era verso libri non troppo pesanti, ho escluso LA mia lettura di quest'anno, ovvero Infinite jest di David Foster Wallace (dettagli? qui: http://aldotorrebruno.blogspot.it/2013/11/ho-finito-infinite-jest.html). Ciò detto, l'estate sarebbe il periodo giusto per affrontarlo, ma solo se si hanno a disposizione almeno 3 settimane :)

Ecco allora i preziosissimi consigli di letture non troppo pensati per l'estate dal vostro Aldino preferito:

- Se vi piace il genere con molte parole brutte e parecchio splatter, ma molto divertente, l'ultimo di Lansdale (Notizie dalle tenebre) è ottimo. Racconti brevi, bello bello
- Se non lo conoscete, potete provare Malvaldi. Scrive bene, libri totalmente leggeri, senza pensieri, ma non banali. Bravo. Io ho letto Argento vivo
- Anne Tyler è mostruosamente brava. Il mio preferito è Guida rapida agli addii, ma sono tutti belli. Scrittrice molto femminile, a me piace perché ho una parte femminile molto sviluppata. Sa trattare i sentimenti senza essere sdolcinata. Grande.
- Per prepararvi ad Expo e a PoliCulturaExpo (http://www.policulturaexpo.it/): Expo58 di Coe. Altro autore che io adoro. Libro davvero notevole, lui non è mai banale
- Paul Auster è un altro dei miei autori. Ho letto Invisibile quest'anno. Vale la pena. Inquietante, bellissimo.
- Concludo inevitabilmente (avendone fatta una cura quest'anno) con David Foster Wallace. I romanzi sono un po' pesanti e giganteschi. Ma provate a leggere Questa è l'acqua oppure Una cosa divertente che non farò mai più. Un genio assoluto e totale.
Tutte le recensioni di questi libri (e di molti altri) sono sul mio profilo anobii: http://www.anobii.com/aldotorrebruno/books

Ah, se qualcuno dei miei 25 lettori volesse ricambiare con qualche consiglio...sono qui che li aspetto!

Lansdale - Notizie dalle tenebre - Il re dell'hard boiled è tornato!

Più riguardo a Notizie dalle tenebreNel suo genere Joe Lansdale è semplicemente unico.
Unico, inimitabile, è davvero il Re dell'hard boiled, praticamente ha inventato un genere e poi lo ha scalato (molto rapidamente) fino a diventare eccezionale.
Questa raccolta di racconti brevi lo conferma: 16 perle davvero notevolissime, tra cui brillano in maniera sconvolgente due o tre racconti esilaranti. A volte tratta l'assurdo come se fosse normalissimo (il racconto che si intitola Mr Orso in tal senso è paradigmatico e delizioso), altre volte sai già dall'inizio come andrà a finire ma ti godi il percorso (come in Le stelle cadono, forse il racconto più bello della raccolta) altre volte utilizza situazioni bizzarre per parlare per metafore di situazioni quotidiane (La caccia prima e dopo è un altro dei racconti migliori della raccolta). Il tutto condito dalle metafore che noi suoi fan adoriamo e da quel bel linguaggio colorito del sud che lo caratterizza.
Nell'introduzione il nostro adorato Joe ci dice che "Breve e gustoso, teso e liscio come l’olio: così dev’essere un racconto" e poi prosegue "Il romanzo somiglia più a un animale selvatico, in grado di sopportare diversi problemi e maltrattamenti, deviazioni, vicoli ciechi e pulci letterarie, mentre il racconto dev’essere nutrito e alimentato con costanza."
Beh, so di essere un fan...ma quando si tratta di Lansdale, che sia racconto o che sia romanzo, le 5 stelle sono sempre in agguato!

venerdì 6 giugno 2014

La scopa del sistema - David Foster Wallace colpisce ancora

Avviso: modalità venerazione totale ON (così lo sapete da subito)

Più riguardo a La scopa del sistemaDopo aver letto Infinite Jest mi sono detto: "beh, esco da questa esperienza totalizzante soddisfatto ma anche stravolto, prima che io mi getti su un altro DFW ci vorrà un bel po'". E invece, complice anche la recensione di Cristina (http://apinaperniciosa.wordpress.com/2014/05/10/la-scopa-del-sistema/) non ho saputo resistere e mi sono lanciato come un tonno che entra nella tonnara in La scopa del sistema.

Che dire? Inutile che cerchiate di convincermi del contrario: DFW era un genio. Anzi, permettetemi di essere volgare: era un cazzutissimo genio.
Intanto questo libro è stato scritto quando aveva 25 anni. 25 anni, ma ci pensate? Meglio non pensarci, è umiliante. Pensare che qualcuno abbia tenuto insieme una serie di storie che si intrecciano come quello presenti in questo libro, che le abbia impreziosite di nozioni filosofiche di altissimo profilo (scusate, faccio pesare la laurea in filosofia), che poi sia riuscito a scrivere un libro che - pur essendo una considerevole mattonata - è capace in certi momenti di farti ridere di gusto, beh...giù il cappello.
Ecco alcune perle che mi sono segnato, coi miei inutili commenti a seguire nelle parentesi:
"Fuori, nel croccante prato marzolino, alonata dai fasci di luce che spiovono dai lampioni, tra capannelli di ragazzi in blazer blu che risalgono il vialetto rifinendosi l’alito a colpi di mentine, assapora una breve epistassi." (così finisce il primo capitolo, tra l'altro molto poco poetico anzi piuttosto prosaico. Capite, con questa frase. Che cazzutissimo genio)

"una delle componenti cruciali del vero amore è la facoltà di discriminare e decidere chi e sulla base di quali criteri amare" (e io amo quest'uomo e la sua scrittura, sappiatelo)

"E comunque, – sollevò lo sguardo, – le buone vecchie cellule grigie sono in gran fermento, perché devo prepararmi a spiegare la Aufhebung hegeliana a Nervous Roy, il che sarà duro, visto che Nervous Roy è troppo nervoso per riuscire ad assimilare qualunque tipo di informazione non gli venga limpidamente esposta. E Hegel non è l’ideale per una esposizione limpida." (chi si è rotto la testa su Hegel, credetemi, sa di cosa parla LaVache, il personaggio che pronuncia questa frase)

"Certe parole vanno esplicitamente pronunciate, Lenore. È solo effettivamente pronunciando certe parole che uno fa quello che dice. «Amo» è una delle suddette parole, parole produttive. Ci sono parole che letteralmente realizzano le cose." (ok, hai vinto, fratello)

"Basta guardare molto da vicino. Se si guarda molto da vicino ci si accorge che l’acqua del cesso non è ferma: tra le spesse pareti di porcellana della tazza, l’acqua del cesso pulsa, e, sia pure quasi impercettibilmente, essa si alza e si abbassa, influenzata dalla potenza or del risucchio or della spinta di maree sotterranee immaginabili solo dal piú devoto dei pellegrini mattutini." (devo commentare?)

E poi... ma come si fa a descrivere un personaggio che a un certo punto prende a panciate (sì, avete letto bene, a panciate) un palazzo, restando perfettamente seri?
Ora il dramma è: io ho 39 anni, e adesso ho letto non solum IJ ma anche La scopa del sistema, quindi a rigor di logica ho finito i romanzi compiuti da DFW. Mi rimane il Re Pallido, ma temo molto i libri incompiuti, mi sembrano sempre una mancanza di rispetto verso l'autore. E ho quasi spazzolato anche tutta la saggistica del nostro. Certo, posso rileggerli (soprattuto IJ, mi sa che quando lo rileggerò - non ho scritto se, ma quando - scoprirò uno sfracello di cose che non avevo notato), ma improvvisamente il mondo mi pare un po' più angusto.

giovedì 29 maggio 2014

La mia prima lezione in inglese

Ieri per la prima volta in vita mia, ho tenuto una lezione (di tre ore e ciccia!) in inglese, per gli studenti di Laurea Magistrale in Ingegneria Informatica. A fine mattinata ero uno straccio: esperienza davvero complicata e fisicamente massacrante. Poi è ovvio, lo facessi con maggiore continuità, mi peserebbe molto meno, ma devo dire che (pur essendo discretamente soddisfatto della mia prestazione - speriamo lo siano anche gli studenti!) non mi aspettavo fosse così faticoso.

Alcune note sparse:
- mentre in italiano se non ti viene un termine o un concetto, ci puoi girare intorno e prenderlo dall'altra parte, insomma, trovi un modo per sfuggire all'impasse, in inglese (per il mio scarso livello di inglese) ciò è assolutamente impossibile. Ad un certo punto cercavo disperatamente la parola "confini", nel senso di boundaries, e non mi veniva. Blocco totale, sudorazione fantozziana, lingua felpata. Alla fine mi è venuto in mente borders (sapendo che era sbagliato) e ho usato quello. Ma i miei tentativi, per fortuna solo mentali, di trovare una strada alternativa, si arenavano prima ancora di iniziare.
- quella che ho tenuto è una lezione che ho avuto occasione di fare mille volte. In italiano ha raggiunto un livello di raffinatezza che mi consente di renderla anche scoppiettante, coinvolgente, simpatica. Faccio le mie battutine idiote, parlo di quarantenni che tentano improbabili ruletas (non sapete cosa sia? Gravissimo! Questa è la mia esecuzione preferita: http://youtu.be/3ulj0MUf1p8?t=1m41s) su campetti spelacchiati... in inglese è stato difficilissimo. Le mie battutine idiote non mi riuscivano ed ero talmente terrorizzato dal non saper come spiegare la parte "core" della lezione, da non pensare neppure lontanamente ad avventurarmi in excursus e deviazioni. Anche qui, credo si tratti di pratica: spero che già al prossimo tentativo - se mai ci sarà - vada meglio.
- [banale ma non troppo] c'è un'immensa differenza tra il fare una presentazione-da-conferenza (solitamente 15-20 minuti ad un pubblico tendenzialmente competente) e una lezione intera agli studenti e per di più così lunga. La parte in cui questa affermazione non è lapalissiana è che la differenza non avanza in progressione aritmetica con l'aumentare del tempo, ma ad un certo punto schizza via e ti lascia come una canocchia sul piatto dopo che è stata svuotata
- il maledetto corso d'inglese che sto seguendo è davvero tremendo. Nel senso che prima avanzavo a fari spenti nella notte, nella mia beata ignoranza, procedendo spedito ed incurante di ciò che dicevo nel dettaglio. Un sacco di errori ma anche incoscienza e apparente sicumera. Adesso, grazie al corso, mi rendo molto più conto rispetto a prima del fatto che colleziono errori su errori, so che è diverto dire stop doing something oppure sto to do something, ma non sono abbastanza abile da evitarli. Quindi ne sono consapevole, ma non posso farci nulla, oltre che recriminare.

In definitiva, visto che ciò è argomento di forte attualità presso l'Università dove lavoro, che il prossimo anno passerà un gran numero di lauree magistrali in inglese, si può dire che c'è stato un abbassamento della qualità didattica? Onestamente sì, senza alcun dubbio. Soprattutto per una lezione come quella che ho tenuto, che si muove all'incrocio tra nuove tecnologie e didattica, con molti concetti che hanno bisogno di una spiegazione approfondita. Se in una scala da 1 a 10 l'analoga lezione in italiano potrebbe valere 9 (che modesto!) quella in inglese vale si e no un 6 e mezzo risicato. Però la mia classe di ieri era davvero multietnica e quindi non avrebbe potuto fruire della versione italiana: proprio qui sta il reale valore dell'operazione! E allora la domanda diventa: vale la pena di abbassare la qualità, se questo significa diventare una vera istituzione internazionale? Ancora una volta non ho dubbi: sì, a mio avviso ne vale la pena. Anche perché sono sinceramente convinto che alla lunga e con la pratica quel 6 e 1/2 potrebbe essere tirato fino a un 7 e magari anche, impegnandosi con costanza ad un bel 7 e 1/2 emblée!

martedì 13 maggio 2014

Cento Haiku

Più riguardo a Cento haikuDi recente è letteralmente esplosa la mia passione per gli Haiku, le poesie giapponesi caratterizzate dall'aurea brevitas e da uno schema sillabico fisso (5-7-5). Pur conoscendo l'enorme differenza tra il logos occidentale e il pensiero orientale (e quindi se volete farmi imbestialire, usate pure l'espressione "filosofie orientali", così vi tolgo dal numero degli amici) devo dire che ciò che mi affascina in un Haiku è che dietro l'apparente semplicità e il rigido schematismo c'è una quantità di non detto davvero impressionante, che permette quindi al lavoro interpretativo di spingersi al largo nell'ermeneutica di queste piccole poesie. Ovviamente per noi occidentali credo sia davvero difficile capire a fondo il reale spirito degli Haiku, quindi sono certo di non esserci riuscito, nondimeno il fascino che esercitano su di me è quasi magnetico.
Questa raccolta comprende cento Haiku divisi per stagioni (il richiamo alla stagione e alla natura è un elemento imprescindibile per questo genere poetico), scritti dai più grandi haijin (colui o colei che compone Haiku), ed è una raccolta davvero affascinante.
Riporto qui uno degli Haiku della raccolta che più mi ha colpito, di Kawabata Bosha:

Livida neve,
sotto la luna,
colora di blu la tenebra
notturna

Ma il più bello è a mio avviso questo, di Ochi Etsujin:

L'anno volge alla fine -
Non ho mostrato ai miei vecchi
l'argento dei capelli

(Riporto l'interpretazione data dalla curatrice: L'autore vuole nascondere il grigio dei capelli anche perché i suoi genitori non vi leggano di riflesso il proprio invecchiare. Meraviglioso. Grazie sorella B per averi prestato questo libro incredibile)

martedì 6 maggio 2014

10 maggio 2014 ore 17 | Cascina Roma | micro2 | micro&book | TavolaQuadrata

Cascina Roma - Piazza delle Arti
San Donato Milanese
Inaugurazione: sabato 10 maggio ore 17,00: vi aspettiamo!





MICRO&BOOK | ARTISTI Meral Ağar, Ilknur Akman, Domenica Alba,  Albisetti&Gilardi, Marialuisa Angeletti, Alessandra Angelini, Maria Darmeli Araujo, Andreina Argiolas, 421Art Arzuffi & Racconi,  Attinia, Dora Ayala, Cemal Bagat, Patrizia Barnato, Giovanni Bartolozzi, Lia Battaglia, Manuela Bausone, Giuliana Bellini, Maria Chiara Belotti, Barbara Benz, Maria Berenato, Luisa Bergamini, Valentina Berna Berionni, Valerio Betta, Gaetano Blaiotta, There Boff Reis, Leci Bohn, Giovanni Bonanno, Cecilia Bossi, Elena Bottari, Gerardina Busillo, Mirta Caccaro, Alfonso Caccavale, Luisa "Lyuza" Caeroni, Sirlei Caetano, Antonio Claudio Luigi Cairoli, Grazia Calabrò, Angela Caporaso, Marco Capresi, Rita Carioti, Valentina Anna Carrera, Mara Caruso, Daniele Casaburi, Carlotta Castelletti, Cristina Cattaneo, Giada Cattaneo, Gaurav Chawla, Paolo Chirco, Santina Chirulli, Osvaldo Cibils, Citra Kemala Putri Citra, Meri Ciuchi, Vincenza Conte, Gianluca Craca, Laura Cristin, Ludovica Cupi, Danilo Curri, Michele Cutrano, Rosalba Cutrano, Maria Julieta Damasceno Ferreira, Laura D'Amico, Maria Elena Danelli, Claudia Del Giudice, Iara D'Elia, Daniela Dente, Fabio Di Lizio, Chiara Dionigi, Flavia Dodi, Ilaria Dolino, Fausta Dossi, Fulvio Dot, Miguel Jimenez El Taller De Zenon, Türkan Elçi, Herbst Eny Guilhermina, Alexandra Espinosa, Antonio Eusebio, Fabrizio Fabbroni, Ardiansyah Fadilla, Silvia Faini, Carlo Federico, Luigi Maria Feriozzi, Paolo Ferrante, Therezinha Fogliato Lima, Alba Folcio, Emanuele Fossati, Nicoletta Frigerio, Laura Gaddi, Marzia Galardini, Adriana Gambino Miele, Sergio Gandini, Ana Maria Garcia, Anna Maria Gasparotti, Marta Gatti, Fabrizio Gilardi, Pino Giuffrida, Alexandra Gomes Morais, Ilaria Gradassi, Giuseppina Gravina, Luiza G.P. Gutierrez, Vincenzo Ingrascì, Silvia Iuliucci, Grupo Gralha Azul Jeanete Ecker Kohler, Elis Kadic, Gülcan Kartal Bagat, Gülşen Kıbrıslı, Yulia A. Korneva, Ksenija Kovacevic, Margherita Labbe, Nicoletta Lavazzi, Angela Leopatri, Silvia Lepore, Pino Lia, Veronica Lovati, Caterina Luciano, Maria Grazia Lunghi, Francesco Lussana, Tania Luzzatto, Alessandro Maggiorino, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Valentina Majer, Silvia Majocchi, Erminia Marasca Soccol, Melissa Marchetti, Cesare Maremonti, Rosolena Maresca, Cinzia Mastropaolo, Neiva Mattioli Leite, Nuria Metzli, Laura Miozzi, Mauro Molinari, Agnese Monaco, Gabriella Mondelli, Carla Montalto, Massimo Monteleone, Edoardo Mulas, Maria Nery, Claudia Nordino, Elfarin Normalia, Simona Novacco, Domenico Olivero, Roberta Orlando, Francesca Panzacchi, Sonia Pennino, Paola Piatti, Ivan Pilogallo, Lucio Pintaldi, Francesca Pittalà, Davide Poli, Vera Presotto, Antonella Prota Giurleo, Diego Racconi, Silvia Ranchicchio, Luce Resinanti, Simone Ridi, Armando Riva,  Robeperse, Gianluigi Roman, Irene Rosazza, Elena Rudatis, Rita Sacco, Chadi Salama, Emma Salvati, Sergio Sansevrino, Donatella Sarchini, Roberto Scala,  Scegle, Sesto Secondo Turno, Simone Michele Sedicina, Elena Sellerio, Alice - Maurizio Serrao - Bondesan, Luci Sgorla de Almeida, Maria José-Mizé Silva, Simone Simon Ostan, Roberta Sirignano, Maria Soldatova, Agata Ivana Sorgi, Pino Spadavecchia, Jane Sperandio Balconi, Fabiano Speziari, Pansy Tang, Pansy Tang, Serena Tani, Francesca Vezzani E Tiziano Ganapini, Maria do Carmo Toniolo Kuhn, Elda Torres, Roberta Toscano, Angela Trapani, Carlo Trevisan, Hilal Turşoluk, Pier Vergani, Rosanna Veronesi, Giuseppe Vidimari, Daniele Zelanis, Antonio Zelaschi, Paola Zorzi, Paola Zucchello, Rolando Zucchini

MICRO2 | ARTISTI 421Art,  48073, Cinzia A., Luigi A., Giuseppe Abbati, Luigi Abbattista, Nadia Aceto, Marcella Acone, Daniela Addante, Grazia Addante, Mariella Addis, Pablo Affore Lovino, Meral Ağar, Antonella Agnello, Emanuela Agrini Mae, Soraia Aguirre Egido, Daniele Aimasso, Vincenzo Aino, Effetto Neve, Ilknur Akman, Domenica Alba, Andrea Albanese, Ramona Albanese, Serena Alessandria, Giosi Franca Alleva, Claudia Allievi, Ozan Alperden, Andrea Altkuckatz, Filippo Altomare, Lino Alviani, Diego Amadìo, Francesca Amati, Michele Amato, Mario Andolfi, Rosanna Andriollo, Vincenzo Angelino, Giovanni Annese, Rosario Annunziata, Anna Antola, Mirek Antoniewicz, Natasha Anzil, Rosângela Aparecida da Conceição, Federico Aprile, Giovanni Arena, Joar, Anna Argentino, Andreina Argiolas, Davide Arisi, Alice Arisu, Antonino Attinà, Giorgia Atzeni, Michel Aucoin, Rossella Avolio, Carlo B., Dario B., Elena B., Marco B., Riccardo Badalà, Martha Baggetta, Luca Baggio, Agnese Bagnardi, Marco Baj, Andrea Baldi, Stefano Baldinelli, Veronica Ban, Paolo Baraldi, Aka il baro, Alberto Barazzutti, Orazio Barbagallo, Patrizia Barnato, Sara Barone, Loretta Bartoli, Giovanni Bartolozzi, Giovanni Basile, Lucia Basile, Lia Battaglia, Erica Battello, Michele Battistella, Manuela Bausone, Mariano Bellarosa, Giuliana Bellini, Marisa Bellini, Ivano Belloni, Maria Chiara Belotti, Pietro Belotti, Carolina Benedetti, Angelo Bensi, Mariagrazia Benvenuti, Maria Berenato, Luisa Bergamini, Valentina Berna Berionni, Marina Berra, Moira Berzi, Valerio Betta, Claudio Bettolo, Paolo Bielli, Luigi Biondi, Gaetano Blaiotta, Giovanni Blandino, Alessandro Bombardini, Giovanni Bonanno, Maurizio Bondesan, Enrico Bonetto, Riccardo Bonfadini, Francesca Bonfatti, Maria Elena Borsato, Elena Bottari, Silvia Braida, Daniela Bricchi, Stefano Bucciero, Elena Bugada, Gerardina Busillo, Elvira Butera, Gianfranco C., Ivano C., Maddalena C., Mirta Caccaro, Alfonso Caccavale, Marco Cacciatori, Luisa Caeroni, Lyuza, Valeria Cafagna, Angelo Calabria, ACA, Grazia Calabrò, Françoise Calcagno, Margherita Calzoni, Giuseppina Cammarano, Carlo Cammarota, Martina Campici, Lucilla Campioni, Matteo Cannata, Lucia Cannone, Franca Cantini, Sergio Canu, Angela Caporaso, Loretta Cappanera, Francesca Caraffini, Calogero Carbone, Giovanna Caricato, Rita Carioti, Antonio Claudio Luigi Caroli, Valentina Anna Carrera, Daniele Casaburi, Alice Casalini, Antonella Casazza, Carlotta Castelletti, Michela Cattalini, Cristina Cattaneo, Giada Cattaneo, Patrizia Cau, Giovanni Cavalleri, Manuel Ceci, Gianluca Centrone, Alessia Cervelli, Cristian Cf, Gaurav Chawla, Salvatore Chessari, The Dog, Matia Chincarini, Paolo Chirco, Rossella Chirico, Santina Chirulli, Agata Chiusano, Siebold Christa, Osvaldo Cibils, Nico Ciccolella, Gennaro Cilento, Mary Cinque, Maria Cinque, Lacinque, Aurora Ciocchetti, Giuseppe Cipollone, Marco Circhirillo, Meri Ciuchi, Valentino Ciusani, Guglielmo Clivati, Martina Codispoti, Mariagrazia Colasanto, Mariangela Colasanto, Stefania Colizzi, Carla Colombo, Gabry Cominale, Stella Asia Consonni, Vincenza Conte, Roberta Conti, Cristian Corti,  Costarocosa, Giuliano Cotellessa, Simona Cotza, Chiara Crespi, Giada Crispiels, Laura Cristin, Ludovica Cupi, Michele Cutrano, Rosalba Cutrano, Alfredo D., Stefano D.S., Andrea D'Addario, Mirko Dadich, Maria Elena Danelli, Sabrina Danielli, Claudia D'Anna, Stefania D'Aries, Caterina Davinio, Maria Antonia De Angelis, Antonella De Blasi, Giorgio De Cesario, Valentina De Luca, Cristiana De Marchi, Alberto De Marinis, Alessandra De Nicola, Fabio De Santis, Giuseppe De Siati, Sonia De Toni, Graziano Debernardi, Diana Debord, Pasquale Del Gesso, Claudia Del Giudice, Anna Del Greco, Giovanna Del Magno, Cristina Del Rosso, Rosanna Della Valle, Daniele Delli Gatti, Daniela Dente, Orodè Deoro, Tiziana Di Bartolomeo, Claudia Di Carlo, Dario Di Franco, Mara Di Giammatteo, Maria Teresa Di Nardo, Patrizia Di Nola, Diana Di Pietrantonio, Ornella Di Scala, Raffaella Di Vaio, Salvatore D'Imperio, Ilaria Dolino, Sonia Dolio, Giovanna Dominici, Martina Donati, Sara Dorigo, Fausta Dossi, Silvia Dostal, Mauricio Duarte, Daniele Duranti, Elisabetta Ecca, Türkan Elçi, Anna Epis, Eva Escoms Estarlich, Maurizio Esposito, Peppe Esposito, Sabrina Esquerra, Cristina Ettori, Antonio Eusebio, Roberta Evangelista, Fabrizio Fabbroni, Serena Facchiano, Metello Faganelli, Silvia Faini, Catherine Faity, Antonino Falleti, Massimo Falsaci, Cinzia Fantozzi, Alessandro Fascini, Arianna Favaro, Silvy Favero, Carlo Federico, Debora Fella, Alessandro Fenu, Luigi Maria Feriozzi, Amedeo Fernandes, Saba Ferrari, Gaia Ferrario, Federica Ferzoco, Giuseppe Filardi, Saverio Filioli, Uranio, Giada Fioramonti, Stefano Fiore, Anna Follesa, Laura Fonsa, Roberto Fontana, Olivia Fortin, Maës Fred, Mariachiara Freddura, Nicoletta Frigerio, Alessandro Fronterre, Raymond Furlotte, Giuseppina G., Renato G., Stefania G., Stefano G., Laura Gaddi, Maria Gagliardi, Monia Gaiot, Saverio Galano, Marzia Galardini, Mariel Galarza, Luigi Galasso, Anna Gallo, Clara Gallo, Ludovica Gambaro, Alessandro Gambetti, Sergio Gandini, Ornella Garbin, Ana Maria Garcia, Gabriela Diana Gavrilas, Gianfranco Gentile, Sara Gentilini, Enrico Gerli, Laura Maddalena Gerosa, Mirella Gerosa, Martin Gerull, Veronica Ghidini, Franco Ghidotti, Simone Giacomoni, Tiziana Gianoglio,  GICO, Fabrizio Gilardi, Concetta Gioia, Sergio Gioielli, Francesco Giraldi, Pino Giuffrida, Santo Giunta, Paola Giustini, Gjoke Gojani, Elisabetta Grassi, Giuseppina Gravina, Cristina Grazioli, Claudio Greco, Emanuele Greco, Giovanni Greco, Magdalena Gremm, Roberto Grilli, Fosco Grisendi, Massimo Grossi, Valentina Grotto, Anja Grubic, Omar Gualini, Luigi Guarino, Claudio Guasti, Giovanna Guerrisi, Antonella Guidi, Igor Gustini, Jan Haas, Dingo Babusch, Bode Hildegund, Fatma Ibrahimi, Marianna Ielapi, Öznur İleri Kepçe, Salvo Illuminato, Vincenzo Ingrascì, Stefano Invernizzi, Fulvio Ioan, Emma Considine Johnson, Andreja Jovic, Estela Jugovic, Aicha Kabba, Gülcan Kartal Bagat, Barbara Karwowska, Alfred Kedhi, Yordan Kisiov, Janis D Klein, Margot Knuepfer, Thomai Kontou, Maria L., Teresa La Femina, Marcello La Neve, Emanuela La Torre, Francesco Lasalandra, Carmela Laurenza, Càsmen, Claudia Lauro, Claus, Federico Lelli, Angela Leopatri, Tiziana Leopizzi, Fabiana Li Vigni, Pino Lia, Luca Lillo, Adrian Lis, Angelo Lo Torto, Angelo Lomuscio, Veronica Longo, Vincenzo Lopardo, Angelo Lopiano, Ursula A. Lopiano, Filippo Loro Hi Jeff, Arianna Loscialpo, Veronica Lovati, Maria Grazia Lunghi, Denis M., Mario M., Monica M., Giovanna Madoi, Simona Maestrini, Simosimo, Ruggero Maggi, Gian Luca Maggiani, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Francesca Romana Mainieri, Valentina Majer, Silvia Majocchi, Orlando Maldonado, Debora Manca, Monica Mandelli, Rossella Manoni, Carla Manso, Ramona Mantegazza, Rita Mantuano, Marco Marcandalli, Melissa Marchetti, Federico Marcoaldi, Patrizio Maria, Patrizia Mariani, Massimiliano Marianni, Ylenia Marino, Valeria Mariotti, Calogero Marrali, Lory Marrancone, Michele Marrocu, Elisabetta Martinelli, Fabrizio Martinelli, Fulvio Martini, Paola Martini, Veronica Martinis, Lisa Massei, Claudia Mastrantonio, Cinzia Mastropaolo, Vincenzo Matarazzo, Laura Matiz, Mauro Mattarelli, Elvira Vera Mauri, Nadia Mazzei, Luigina Mazzocca, Mazzocca&Pony, Libera Mazzoleni, Gianni Mazzon, Alfredo Mazzotta, Italo Medda, Rafael Ignacio Mejía Sarmiento, Franco Meloni, Laura Menaballi, Valentina Mendicino, Andrea Meneghetti, Veronica Menna, Gianluca Merino, Marianna Merler, Anna Meroni, Roberto Messina, Nuria Metzli Montoya, Elena Miele, Gabi Minedi, Laura Miozzi, Ambra Mirabito, Ester Mistò, Fabrizio Molinario, Agnese Monaco, Maurizio Monaco, Carla Montalto, Maria Grazia Montano, Massimo Monteleone, Francesco Montesanti, Marta Montin, Patrizia Monzio Compagnoni, Cristina Mora, Marta Ester Morales de Gianaria, Davide Moretti, Laura Moretto, Tiziana Moretto, Arnaldo Moriconi, Manuele Moriconi, Mauro Moriconi, Ester Motta, Edoardo Mulas, Mulase, Alisa Mulina, Katia Muñoz, Noemi Mura, Laura Musumeci, Isabella N., Marianna Nadile, Diana Natalini, Laura Cristina Nicolae, Claudia Nordino, Simona Novacco, Elena Nutini, Camilla Nuzzoli, Milla, Domenico Olivero, Paolo Ollano, Szymon Oltarzewski, Edoardo Orlandini, Roberta Orlando, Simon Ostan Simone, Yıldız Özdamar, Daniele P., Roberta P., Cristiana Pacchiarotti, Valentina Paglia, Roberto Paglialunga, Yuri Palermo, Crea, Cristiano Pallara, Tecla Ramona Pallazzoli, Antonella Palombizio, Marilena Panelli, Francesco Panetta, Francesca Panzacchi, Linda Paoli, Silvia Papa, Ilaria Parente, Claudio Parentela, Francesca Parola, Luisella Pascolini, Anna Maria Pastore, Alessandra Pelizzari, Laura Peluffo, Roberto Persichini, Mari Jana Pervan, Davide Petraroli, Marianna Petronelli, Mar.gu, Carmen Pezone, Ilaria Pezone, Eleonora Picariello, Lucio Picca, Rudy Piccinni, Stefania Piccioni, Andrea Piccirilli, Claudia Piccolo, Anna Rita Pichierri, Alessia Piemonte, Giuseppina Pieragostini, Guido Pierandrei, Sara Pieri, Beatrice Pieroni, Lucio Pintaldi, Christopher Pisk, Giulia Pistolesi, Francesca Pittalà, Melissa Pitzalis, Elisabetta Pizzichetti, Carlo Poggio,  Pontepolo, Silvia Porro, Roberta Pozzi, Antonella Prota Giurleo, Michele Puddu, Deja-vü, Rosa Puglisi, Rudy Pulcinelli, Eleonora Pullano, Sam Punzina, Gianpiero Puricella, Ranefritte, Marco Q., Stefano Quatrini, Davide Quercioli, Alessandro R., Valentina R., Virginia R., Diego Racconi, Loredana Raciti, Emanuela Maria Rago, Nanda Rago, Fabio Rama, Fiutorama, Giulia Ratti, Giuseppe Ravizzotti, JO, Stefania Recalcati, Enrico Redolfi, Eva Reguzzoni, Maria Grazia Renier, Luce Resinanti, Ivana Režec, Erika Riehle, Alessandro Rietti, Angelo Riviello, Thomas Rivolta, Marco Rizzini, Caterina Rizzo, Vincenzo Rocchi, Andrea Roccioletti, Guadalupe Rodríguez, _guroga, Melissa Roedán, Gianluigi Roman, Massimo Romani, Adua Martina Rosarno, Giuseppe Rosarno, Luigina Rosati, Nadia Rosati, Irene Rosazza, Francesco Roselli, Jessica Rossetto, Cristina Rossi, Francesca Rossi, Valentina Rossi, Imerio Rovelli, Umberto Ruggieri, Rosa Maria Daria Russo, Sara Russo, Adamo S., Daniele S., Silvestro S., Giovanni Sacco, Rita Sacco, Alessandro Sala, Ilenia Salaris, Elena Salvadorini, Maria Cristina Sammarco, Victor Manuel Hernandez Sanchez, Elena Sanjust di Teulada, Sergio Sansevrino, Stefano Santillo, Elisa Santoro, Donatella Sarchini, Giuditta Sartori, Fabio Sassi, Antonio Sassu, Alba Savoi, Roberto Scala, Francesco Scapolatempore, Sir Skape, Egle Scerelli, Scegle, Renato Scesa, Debora Scuteri, Salvatore Sebaste, Vittorio Sedini, Samuela Segato, Francesca Sara Seghezzi, Susanne Seilkopf, Elena Sellerio, Ale Senso, Yun-Jung Seo, Gianfranco Sergio, Domenico Severino, Maria José-Mizé Silva, Masako Simmons, Fiorella Siniscalchi, Franco Sinisi, Masha Sirago, Maria Soldatova, Agata Ivana Sorgi, Pino Spadavecchia, Daniela Spagnuolo, AKA lirely, Celina Spelta, Silvana Spennati, Andrea Speziali, Fabiano Speziari, Boris Squarcio, Sara Stradi, Davide Stronba, Sonia Strukul, Angela Tacchetto, Rosa Maria Taffaro, Paola Elsa Tagliabue, Giulia Tamanini, Cinzia Tamassia, Meri Tancredi, Serena Tani, Mariacarla Taroni, Massimo Tartaglia,  Teatro dei disincanti, Francesca Tomaselli, Mariella Torre, Aldo Torrebruno, Anna Torrebruno, Elda Torres, Roberta Toscano, Angela  Trapani, Angelo Trenta, Carlo Trevisan, Trikkilla, Laura Troiano, Barbara Truffi, Salvatore Tulipano, Hilal Tursoluk, Calogero Tuzzè, Giuseppe Vadalà, Anna Maria Valboa, Diego Valentinuzzi, Enrico Valeruz, Giuseppe Valia, Marta Valiani, Sonia Valsecchi, Gloria Vanni, Olga Vanoncini, Gianfranco Vasile, Emilio Vavarella, Elisa Vecchiato, Giuseppe Velardo, Pier Vergani, Rosanna Veronesi, Francesca Vezzani, Giuseppe Vidimari, Nadia Viganò, Claudia Vincenzi, Sebastiana Vitello, Francesca Rachele Vittozzi, Massimo Volponi, Petra Von Kazinyan, Renate Wandel, Barbara Wenter, Gaia Lucrezia Zaffarano, Alessandra Vittoria Zanchetta, Virginia Zanetti, Marcella Zardini, Ricardo Zeballos, Sasha Zelenkevich, Hannelore Zier, Fatima Zohra, Paola Zorzi, Rolando Zucchini, Elena Zuccollo

CURATELA
Anna Epis e Aldo Torrebruno

ALLESTIMENTO
Lorenzo Argentino e Aldo Torrebruno

Cascina Roma - Piazza delle Arti
San Donato Milanese
Tel 02 52772409

dal 10 al 25 maggio 2014
Inaugurazione: sabato 10 maggio alle ore 17.00

La mostra rimarrà aperta nei seguenti orari: 
da lunedì a sabato 9.30-12.30/14.30-18.30    
domenica 10.30-12.30/16.30-19.00

lunedì 5 maggio 2014

Due dischi che mi stanno piacendo assai

In questo periodo sono usciti (e sto ascoltando furiosamente) due dischi particolarmente interessanti (a mio modestissimo avviso): il nuovo Museica di Caparezza e la versione 2.0 di Curre curre guaglio' della 99Posse.
I due dischi sono piuttosto diversi, anche se scommetto di non essere l'unico che li sta alternando nell'iPhone (o su Spotify).

Iniziamo dalla 99Posse. Il disco si intitola Curre curre guaglio' 2.0. Non un passo indietro ed è uscito in occasione del ventennale della versione originaria, disco che ha portato la 99 alla notorietà, vera e propria pietra miliare per il rap italiano e la musica movimentista della mia giovinezza. La 99 riempiva il Leoncavallo come nessun altro e questo disco ha davvero significato molto per me. Nota di colore o excursus in stile erodoteo: io e Anna (sorella) eravamo gli unici della cricca di amici che potevano tranquillamente confessare di essere stati al Leoncavallo sabato sera, in epoca in cui i genitori dei nostri amici, convinti dalle TV di regime - perdonate il criptomovimentismo - pensavano fosse un covo di drogati criminali pazzi assassini, e potevamo ostentare con orgoglio paesanotto il timbro che ti facevano all'entrata senza doverlo cancellare di gran furia alle 4 di notte (se ci penso adesso che facevo le 4 di notte senza battere ciglio, mi addormento sulla sedia). Massimo rispetto - a 20 anni di distanza - per i nostri genitori, e una nota di colore: mamma venne anche con noi al Leo una volta per sentire un concerto di Miriam Makeba - che poi non ebbe luogo, ma questa è un'altra storia.
Insomma, per tornare al disco, O' Zulu è sempre il solito: uno dei migliori rappatori nostrani, capace di inanellare versi su versi davvero con maestria invidiabile, il disco rivisita le tracce che componevano l'originale, impreziosendole con nuovi arrangiamenti più moderni e una teoria considerevole di ospiti (si va dai classici Clementino, Alborosie, il sopracitato Caparezza ad altri meno sospettabili come J.Ax, che lotta di brutto in Rappresaglia rap. Poi dopo è chiaro, è dai tempi di Guccini e dell'Avvelenata che c'è sempre qualcuno che insegna agli altri come bisogna comportarsi e cosa significa essere di sinistra vera o movimentista vero, e quindi ho letto ovviamente le solite cose. Non ci pensiamo, ed ascoltiamo con sommo gusto il disco, che vale la pena.
QUI lo si ascolta su Spotify;
QUI lo si acquista su iTunes

Passiamo ora a Museica, il nuovo lavoro di Caparezza. La prima volta che l'ho ascoltato, confesso, mi ha lasciato freddino. Tra l'altro, la cosa è curiosa, per lo stesso motivo per il quale adesso non riesco a smettere di ascoltarlo: mi sembrava strano, troppo lontano dal Caparezza cui ero abituato, troppo eterogeneo. Poi, invece, già dal secondo ascolto, proprio questa eterogeneità si è rivelata essere la ricchezza del disco. Voglio dire, Capa oggi ha un nome e un nome pesante sulla scena italiana. I tempi di Mikimix sono lontani anni luce, ere geologiche. Quasi tutti si cullerebbero in questa situazione (con cui il nostro già gigioneggiava in Habemus capa, quando cantava "che faccio mo' che come Petrolini mi dicono "Bravo!" pure quando taccio?") e sfrutterebbero la scia, facendo una serie di dischi "alla Caparezza". Invece il nostro cosa fa? Se ne esce con un disco davvero distante dalla produzione precedente, con richiami dotti al mondo dell'arte, che sicuramente affascina il nostro, e una serie di pezzi giustamente polemici e molto originali musicalmente. Tra l'altro, un disco lunghissimo, 19 pezzi per la bellezza di 70 minuti di musica, in cui spazia tra vari temi che vanno dal personale al limite dei ca**i suoi alla politica ("Caparezza non mi piace, perché è troppo politico" recita come un mantra "Troppo politico", come se il fatto di avere una coscienza sociale e non appiattirsi su posizione bradipesche come gran parte della produzione musicale italica fosse una colpa, o il fatto che politico, nell'accezione in cui lo intende Capa e quindi nel senso più nobile del termine fosse un termine deteriore).
Insomma, se ne avete voglia...
QUI lo si ascolta su Spotify
QUI lo si acquista su iTunes

PS: comunque Capa non fa una citazione a caso che sia una. Massimo rispetto a lui: è davvero evidentemente una persona curiosa e che non si accontenta. E questo ci piace parecchio.

venerdì 18 aprile 2014

22 anni dopo

22 anni fa, mentre stavo per concludere il mio ultimo anno di liceo (il glorioso liceo ginnasio statale Stefano Maria Legnani di Saronno) avrei detto, parlando di quarantenni qualcosa come "che vecchi schifosi!" Oggi quasi all'alba dei 40 ovviamente penso di essere un super giovane. La relatività è un concetto proprio non solo della fisica!
Questo eccitante preambolo per raccontarvi che - dopo 22 anni - ci siamo rivisti con la vecchia classe del liceo per una cena dell'anzianità. Ovviamente ero molto teso perché temevo si rivelasse una serata tremendamente triste, ma ho comunque ceduto alle lusinghe dell'unico mi compagno che tuttora frequento (anche perché è anche mio cognato, mio testimone di nozze ed io il suo nonché mio amichetto del cuore dopo tanti anni) e soprattutto alla curiosità.
Ed eccovi allora un paio di eccitanti rivelazioni sulla serata:
1. Che vecchi!
2. La faccenda più interessante o se si vuole più curiosa è che nessuno di noi è cambiato. Intendo dire che i tratti caratteriali più considerevoli sono rimasti gli stessi (per quanto si possa capirlo in una sola sera), anzi si sono financo esacerbati. Divertente!
3. Una mia compagna ha un figlio di 13 anni! Santa pace, 13 anni!!!
4. La quantità di cose che ricordo di quegli anni se adeguatamente stimolata è inaudita. Abbiamo riso parecchio ricordando interi brandelli di conversazioni o eventi.
5. Nessuno ha confessato: resta avvolto nel mistero chi fu a scrivere il cognome della nostra prof di latino, greco, italiano, storia, geografia (all'epoca al ginnasio c'era davvero l'insegnante prevalente...) di fianco alle immortali parole "porca puttana", facendo poi trovare il biglietto nel registro di classe e garantendo così a tutta la classe un eccellente 7 in condotta che tanto scandalo sollevò all'epoca ed infiniti lutti addusse agli achei. Il reato dovrebbe essere ormai prescritto (al limite 4 ore di servizi sociali...) ma nessuna nuova.
6. Ah si, per concludere: che vecchi!


sabato 15 marzo 2014

Unicorni e rinoceronti

Ho di recente scoperto, grazie ad Umberto Eco e al suo Storie delle terre e dei luoghi leggendari (che a me, sia messo agli atti, sta piacendo parecchio), una cosa piuttosto divertente su unicorni e rinoceronti che non sapevo a causa della mia ignoranza e che spero possa allietare quelli che condividono tale stato tra i miei 25 lettori.
Nel suo viaggio verso il Catai, il buon Marco Polo ha l'occasione di vedere (presumibilmente a Giava) dei rinoceronti. Siccome però non aveva notizia dell'esistenza di tali animali, li classifica come unicorni, mitici animali che ben conosceva, perché più e più volte menzionati nei bestiari medievali (e come giustamente sottolinea Umbertone nostro, nessun uomo medievale poteva dubitare della loro non esistenza: il fatto che non se ne vedessero in giro non rappresentava un problema per l'epoca!)

Il problema è che, anziché vedere una specie di meraviglioso cavallo bianco particolarmente snello e slanciato con il suo corno al centro della fronte, Marco Polo si ritrova davanti degli animali che lo lasciano piuttosto interdetto. La descrizione (e in questo è cronista davvero scrupoloso) degli unicorni è a mio avviso esilarante:

e’ son di pelo bufali, i piedi come di leonfanti; nel mezzo de la fronte ànno un corno grosso e nero. E dicovi che no fanno male co quel corno, ma co la lingua, che l’àanno spinosa tutta quanta di spine molto grandi; lo capo ànno come di cinghiaro, la testa porta tuttavia inchinata verso la terra

qui poi arriva la parte più divertente, perché in sostanza...

ella è molto laida bestia a vedere. Non è, come si dice di qui, ch’ella si lasci prendere alla pulcella, ma è il contrario

sabato 22 febbraio 2014

Il vegetariano matto


Il Vegetariano matto (nella foto) è un sugo pronto realizzato da un'azienda abruzzese, Ursini (http://www.ursini.com) scoperta da me e Anna un po' per caso, un po' perché siamo viziosi, un paio di anni fa, quando ci imbattemmo nei suoi prodotti durante una gita sul Gran Sasso.
Ora, ovviamente aldocook è tendenzialmente contrario ai piatti, sughi, ecc. pronti, ma quando la qualità è elevata e la libidine è somma (e magari il tempo è poco, come accade nei giorni lavorativi) si può anche fare uno strappo alle regole.  Anche perché Ursini (che è fisicamente a Fossacesia, uno dei miei luoghi prediletti abruzzesi, con la sua splendida basilica di San Giovanni in Venere che guarda dall'altro l'Adriatico, verde come i pascoli dei monti) fa tutto in maniera artigianale e utilizzando le leggendarie olive della zona, che garantiscono ai suoi prodotti un sapore davvero unico. 
Il vegetariano matto fa parte dei 5 sughi della vita, una linea di 5 sughi pronti uno più delizioso dell'altro ed è tra questi il nostro preferito. Ci sono principalmente olive, carciofi, noci e pomodori verdi. Una sinfonia di sapore da leccarsi i baffi! Purtroppo Ursini non fa e-commerce diretto, ma di recente abbiamo trovato i suoi sughi a Milano da Eataly: se non avete occasione di andare a Fossacesia, e siete in zona Milano, potete recuperarlo così!
Con un vasetto si condisce mezzo kg di pasta e il prezzo si aggira su poco meno di 5 euro. La qualità costa, non è un mistero, ma fidatevi, ne vale la pena. Sta benissimo con le penne rigate o con le caserecce (per esempio quelle di Libera della foto, così mangiate una pasta buonissima e coltivata su terre liberate dalla mafie!) accompagnate da un buon vino bianco per esempio, per restare in zona, da un Pecorino "Giocheremo con i fiori" di Torre dei Beati.

giovedì 20 febbraio 2014

Life is too short to read bad books

Più riguardo a Parenti lontani Life is too short to read bad (and so long) books.
Questa è la sensazione che mi pervadeva dopo aver finito il libro: qualche buona idea, si, ma talmente allungata da pagine e pagine inutili, da farti sentire l'urgenza di leggere qualcosa di più denso, in cui ogni pagina valga la pena di essere letta.
Questo (troppo lungo) romanzo di formazione in salsa lucano-niuiorchese vive invece di sprazzi: qualche personaggio è ben tratteggiato e strappa più di un sorriso, altri sono prevedibili o eccessivamente macchiettistici.
Avevo letto anche un altro libro di Cappelli e ne avevo ricavato la medesima sensazione: che mancasse sempre quel qualcosa in più di genialità che lo renderebbe notevole. Diagnosi confermata, direi che può bastare così :)

Ultima considerazione: l'ebook a volte ti frega, capire che un libro è un mattone, non esperendone la fisicità ingombrate risulta complicato

domenica 9 febbraio 2014

Il medioevo

Stiamo facendo i lavori in casa, so di averlo già raccontato e di essere noioso, ma la faccenda è una vera tortura, quindi in pratica non parlo d'altro in questo periodo. La nota positiva è che piano piano si inizia a vedere la fine dell'incubo (nel frattempo la casa si è trasformata nella casa di Eliot quando le mettono in quarantena nel film ET, tutta coperta di teli di plastica) e il nuovo bagno sembra che stia venendo uno spettacolo assoluto.
Ma ciò che vi volevo raccontare è la situazione di connettività medievale nella cui miseria siamo immersi da 20 giorni. Fortunatamente (grazie a una pianificazione strategica di inaudita complessità), dovendo abbandonare la casa per i lavori, abbiamo potuto trasferirci nel monolocale in cui abbiamo abitato fino a 7 anni fa, senza dover andare a fare i parassiti dai genitori. La casetta è meravigliosa: 25 mq di un rigore e una compattezza esagerata, affascinanti e meravigliosamente organizzati. Poi è la casa in cui siamo venuti ad abitare all'inizio della nostra storia e dove abbiamo vissuto per due anni... insomma, è bellissimo esserci tornati, anche se ovviamente non avendo portato molti oggetti siamo sempre un po' baraccati.
Ma il dramma vero ha uno e un solo nome: connettività medioevale. La casa infatti, è cablata sì con fibra ottica, ma ovviamente non abbiamo attivato un contratto per 20 giorni. E così ce la caviamo con il tethering della connessione 3G del telefono e con una pennetta sempre 3G gentilmente prestataci da mio suocero (sempre sia lodato). L'UMTS ci prova, sia chiaro, ma prende poco e male perché i muri sono spessi e siamo all'interno di un cortile (è una casa di ringhiera). Ecco, voi non avete idea, cari i miei 25 lettori, di quanto io mi senta Troisi e Benigni (vista la mia mole tutti e due insieme) in Non ci resta che piangere: pieno medioevo! Arridatece i 10 megabit, viva la fibra (che dio la benedibra) e abbasso il digital divide!