mercoledì 18 dicembre 2013

Pizza Am, la seconda pizza più buona di Milano

Abbiamo scoperto con i colleghi di HOC questa pizzeria in zona Porta Romana a Milano. Ci siamo andati sulla scorta di ottime recensioni su TripAdvisor e... devo dire che che sono assolutamente veritiere. Sono stato molto in dubbio sul tema, ma poi ho pensato che 'A tarantella rimane la pizza numero 1 di Milano, ma Pizza Am si piazza al numero 2, e incalza davvero da vicino. Complimenti a questi ragazzi, se siete in zona fa loro una visita, non ve ne pentirete!

Ecco la mia recensione scritta per TripAdvisor:

La ricerca di una pizza di alto livello a Milano è sempre un'impresa non facile. Per fortuna alcuni ragazzi napoletani pensano a noi e decidono di deliziarci: è esattamente questo il caso di Pizza Am di Pasquale Pometto. Il locale è piccolo, molto piccolo (prenotate!) ma molto simpatico con arredi colorati e allegri. Il personale, anche nel delirio pre-natalizio, riesce ad essere cortese e disponibile. Ma il punto principale è la pizza: eccellente! Il menu è ridotto all'osso: 7 pizze più o meno tutte variazioni sulla margherita, ma il livello è davvero alto. Ingredienti di qualità, impasto da sogno, cottura perfetta. Non va al primo posto nella mia classifica delle pizze milanesi, ma si guadagna il secondo senza alcun dubbio. Merita assolutamente una visita...anzi, più di una!
Ah, dimenticavo, anche il prezzo è di livello: una pizza così buona con birra e caffè (e limoncello offerto dalla casa, così come il prosecchino di aperitivo) a meno di 15 euro! Praticamente un miracolo!
Profilo Facebook: https://www.facebook.com/PizzaAmMilano

giovedì 28 novembre 2013

Commentarius non petitus...

Non è la prima occasione in cui, ultimamente, mi capita di ricevere commenti assolutamente non richiesti o opinioni elargite spontaneamente da improvvisati soloni di rara sapienza sullo scibile umano.

Il giorno che vorrò un commento su qualche mia attività o attitudine o atteggiamento o prodotto o qualsiasi opera dell'ingegno (in quanto coi manufatti sono messo piuttosto male) prodotta dal mio cervello, non esiterò a sollecitarli. Altrimenti, una prece: grazie, ma anche no. 

mercoledì 13 novembre 2013

Ho finito Infinite Jest!

Capisco possa accadere, sono serio (da un gruppo di lettura virtuale: http://www.summerofjest.org)
È praticamente impossibile recensire questo libro. Praticamente impossibile, perché non è solo un libro, è un mondo complesso, fatto di storie che si intrecciano, si sfiorano, si oppongono, in cui non è possibile definire il cosiddetto filo del discorso per il semplice fatto che di tali fili ne sono presenti almeno una decina...

Di che si tratta? Si tratta dell'opera capitale, del capolavoro assoluto (ma al contempo anche dello scherzo infinito del titolo) di uno degli scrittori più incredibili della nostra epoca: David Foster Wallace, morto suicida a 46 anni nel 2008.

Il libro (che io ho fortunatamente letto in versione ebook) è leggendario anche nelle dimensioni: si tratta di un'opera colossale di circa 1300 pagine (di cui più di 100 di note e di note-alle-note, che sono - come leggerete ovunque nel web - assolutamente imprescindibili per comprendere il libro*).

Come dicevo, io l'ho letto in ebook, principalmente sul kindle e anche un po' sull'iPad: l'esperienza è stata lunga e composita e a seconda del device che avevo sottomano sono andato avanti, benedicendo il cloud computing e la sincronizzazione all'ultima pagina letta. Ciò ovviamente ha pregiudicato la mia forma fisica: come è noto leggere IJ può anche sostituire mesi di palestra, perché portarsi in giro un mattone di quel genere fa ben capire in che senso si parli tra chi ha fatto le scuole alte di fatiche intellettuali (a tal proposito, non posso esimermi dal segnalare questo meraviglioso post di Tegamini, con cui concordo appieno - il che giustificherebbe che anziché rompere le scatole ai miei 25 lettori con le mie opinioni potrei semplicemente postare il link ed essere felice, ma sono sadico, lo sapete - : http://www.tegamini.it/2013/10/02/leggere-infinite-jest-non-e-troppo-difficile-se-sai-come-farlo/

Il libro vi fornirà infiniti spunti, utili anche nella vita quotidiana...
IJ, come lo chiamiamo noi della cricca di quelli che lo hanno finito (ci potete riconoscere da un alone viola che ci circonda, come nelle pubblicità progresso anni 90 sull'AIDS e dal fatto che sappiamo un sacco di cose sugli alcolisti anonimi di Boston, pur essendo astemi e vivendo a Gallarate), è un libro complesso, ma al contempo piuttosto facile**, come direbbe il mio capo: complesso perché tenere traccia di tutte le trame che contiene è un vero e proprio lavoro; facile perché a differenza di altri mattoni da me molto amati non ha uno scoglio iniziale da superare (le mitiche prime 100 pagine de Il nome della rosa ad esempio), si fa apprezzare ed amare sin dalle prime pagine. Il libro in alcuni punti fa veramente ridere, in altri è di una tristezza senza paragoni. Contiene paradossi, previsioni azzeccate o totalmente sballate sul futuro, un sacco di nozioni che vi permetteranno di fare sfoggio di erudizione in una quantità di campi dello scibile umano che fatico ad enumerare, personaggi di cui vi innamorerete perdutamente, caratteri complessi che vi sembrerà di conoscere personalmente... di tutto un po' e in proporzioni massicce.

Ma perché dovrebbe valere la pena leggerlo? Intanto perché, come si dice, "life is too short to drink bad wine". E questo vino, pur stando in una botte bella grossa, è un Brunello di Montalcino dell'88, che vale ogni sorso che ne assaporerete. Poi perché vi lascerà senza fiato: una sola persona è riuscita ad escogitare questi mondi e a metterli insieme? A disporli in ordine (più o meno) su 1300 pagine? Perché, come un vino raffinato, vi lascerà un retrogusto che continuerete ad assaporare per giorni e giorni dopo averlo finito. Perché dopo aver pregato (nel mio caso per circa 2 mesi e mezzo) di riuscire ad arrivare alla fine e aver bestemmiato su una nota lunga 10 pagine, vi dispiacerà infinitamente averlo finito. Perché vi chiederete il senso del libro nel suo complesso, vi immaginerete una partita di Eschaton, cercherete su Google "finale di infinite jest", scoprirete che ci sono nel mondo una quantità imprevedibile di matti che ha postato in rete riassunti, storyboard, video, immagini riassuntive del libro, ricostruzioni della trama, teorie sul finale, infografiche, alberi genealogici...
Infine, per tutti questi motivi assieme, perché questo libro è davvero un unicum. E non nel suo genere, ma complessivamente. Un libro cui nessun altro libro somiglia, qualcosa di diverso da tutto il resto: personalmente non ho mai letto qualcosa di simile.

Insomma, se decidete di partire per l'impresa armatevi di 2-3 mesi in cui avrete un secondo lavoro molto faticoso (leggere IJ potrebbe essere anche un lavoro a tempo pieno, ma potrebbe essere faticoso convincere i vostri datori di lavoro a darvi lo stipendio per svolgerlo in luogo del vostro mestiere abituale), di pazienza e di gaudio, di capacità di stupirvi, del calendario degli anni sponsorizzati*** (io ho capito troppo tardi che è molto utile  averlo sotto mano durante la lettura, perché alcune vicende vanno ri-messe in ordine cronologico) e partite. E non scoraggiatevi quando vi sembrerà impossibile scollinare: ce la potete fare, e ne sarà valsa la pena!

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NOTE (non potevo farne a meno)
*Quindi cara sorella Anna, nel caso in cui tu decida di leggerlo, non potrai saltarle come fai abitualmente.
**La cui frase preferita è "Aldo, tu hai ragione, ma hai anche un po' torto".
***Ok, lo avete già letto in 300 recensioni/forum, ma non posso non dirvelo: da un certo punto in poi, nel futuro vicino in cui è ambientato il libro, gli anni anziché essere numerati, hanno il nome di uno sponsor. La maggior parte delle vicende (per dire) si svolge nell'Anno del Pannolone per Adulti Depend (APAD).

martedì 12 novembre 2013

I bambini degli altri - short film

Ed ecco a voi l'ultima fatica dell'amico Socio, come sempre notevolissima! Inutile dire che - da "giovane" uomo senza figli - è stato per me molto facile immedesimarmi :)
Ah tra l'altro (scusate se è poco...) ha vinto il primo premio della sesta edizione di 100 ore Torino. Enjoy!


domenica 20 ottobre 2013

Il mio terzo lavoro

Come chiunque mi abbia incontrato e parlato con me negli ultimi due mesi sa (perché non posso esimermi dal parlarne con chiunque) da settembre ho un terzo lavoro oltre a quello in Presidenza e all'altro da (non-più) giovane ricercatore a Hoc Lab: sto infatti leggendo Infinite Jest, il capolavoro di David Foster Wallace.
Vi prometto un post articolato su questo incredibile libro, se mai riuscirò a finirlo (come sapete, si tratta di un mattonazzo da 1200 pagine, di cui una consistente parte di note e di note-alle-note), quindi non voglio darvi qui indicazioni ulteriori. Ma, giusto per darvi un'idea, ho raggruppato qui le sottolineature che ho fatto fino ad ora (sono circa a metà). Godetevele, in attesa che io porti a termine l'impresa! (i miei commenti in corsivo con l'indicazione n.d.A, nota di Aldo):


"Non possiamo accettare uno studente che abbiamo ragione di sospettare non sia in grado di tagliare la mostarda con un coltello"

"C'è sempre e solo l'io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti"

"la posizione defecatoria è una postura di accettazione. Testa bassa, gomiti sulle ginocchia, dita intrecciate tra le ginocchia. Un'attesa accovacciata, millenaria, senza tempo, quasi religiosa"

"Scegli il tuo tempio di fanatismo con grande cura"

"Si è ciò che si ama"

"Il talento coincide con l'aspettativa che suscita, Jim, o sei alla sua altezza o quello ti sventola un fazzoletto e ti abbandona per sempre"

"Provate a imparare dalle ingiustizie"

"non occorre amare qualcuno per imparare da lui/lei/esso"

"è possibile imparare cose preziose da una persona stupida"

"la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi" sarebbe utile che molte persone tenessero presente questo pensiero...[n.d.A.]

"è semplicemente più piacevole essere felici che incazzati"

"ci vuole un grande coraggio per mostrarsi deboli" questa piccola frase contiene un'enorme verità [n.d.A.]

"«accettazione» è in genere una questione di fatica, più che altro"e che fatica! [n.d.A.]

"Come la maggior parte degli uomini grossi, si sta adattando in fretta all'idea che il suo posto nel mondo sia molto piccolo e il suo impatto sulle altre persone ancor di più"

"quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l'hai progettata così" questo mi ricorda un bellissimo racconto di Borges, contenuto in Finzioni: Il miracolo segreto [n.d.A]

"Come ci può essere libertà di scegliere se non si impara come scegliere?"

"La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te"

"C'è un vecchio pesce saggio e baffuto che si avvicina nuotando a tre pesci giovani e fa: «Buongiorno, ragazzi, com'è l'acqua?» e nuota via; e i tre pesci giovani lo osservano allontanarsi e si guardano e fanno: «Che cazzo è l'acqua?» e nuotano via." vedi il post sul libro "Questa è l'acqua" [n.d.A.]

"LA MIA PAZIENZA HA UN LIMITE E VOI LO AVETE OLTREPASSATO" questa è la mia preferita. L'ho stampata e appesa dietro la mia scrivania! [n.d.A.]

"aveva gli occhi così storti che se stava in mezzo alla settimana poteva vedere tutte e due le domeniche."

mercoledì 16 ottobre 2013

Anna Epis | MYSELF | Spazio E | 19.10.2013 h 17 | Save the date

Anna partecipa a un ciclo di mostre presso lo Spazio E, Alzaia Naviglio Grande 4 a Milano. La prima di queste mostre, dal titolo MYSELF inaugura sabato 19 ottobre alle ore 17. Qui sotto una foto dell'opera realizzata da Anna, con un mio commento critico.
Cari 25 lettori, non potete mancare!




Sarò felice di incontrarti
al vernissage della collettiva MYSELF
dal 19 ottobre al 1 novembre

Gruppo E Artisti
INAUGURAZIONE 19 ottobre ore 17
con recital del Gruppo E Scrittori

Patrizia Agatensi, Marco Bellomi, Giulio Belloni, Simone Boscolo, Fernanda Andrea Cabello, Valentina Carrera,Vito Carta, Angelo De Boni, Rossano Di Cicco Morra, Anna Epis, Zane Kokina, Paolo Lo Giudice, Giuseppe Orsenigo, Claudia Strà, Letizia Strigelli, Mariangela Tirnetta, Lyudmila Vasilieva, Marta Vezzoli

TESTI | Alessandro Baito, Luigi Besana, Patrizia Burgatto, Andrea Fuso, Daniel Nevoso, Virgilio Patarini, Livia Perfetti, Giacomo Pinelli, Andrea Pistone e Maria Grazia Maiorano

Gruppo E Fotografi
INAUGURAZIONE 26 ottobre ore 17

Marila Arces, Fiorenzo Bordin, Ivano Boselli, Valentina Carrera, Nicoletta Fabbri, Andrea Fuso, Paola Gatti, Daniele Gozzi, Serena Groppelli, Paul Helbling, Martina Massirente, Simone Menicacci, Gianfranco Rossi, Claudio Santambrogio, Susanna Serri, Pavel Vavilin


A cura di Valentina Carrera




In collaborazione con

Zamenhof Art - Milano
Cooperativa Letteraria - Torino

Contatti

Spazio E
Alzaia Naviglio Grande 4, Milano
02.58109843
338.7689158

sabato 12 ottobre 2013

Aldocook - 27 - Catalana di gamberi



 Catalana di gamberi

Tempo occorrente per la preparazione: 20 minuti, cottura: 5-6 minuti
Livello: medio-facile
Ingredienti per 4 persone: 15-20 fiori di zucchina, un uovo, 4 cucchiai di farina, mezza bustina di lievito in polvere, mezza tazzina da caffè di birra, sale qb, olio per friggere

Una ricetta scoperta da poco, ma che in famiglia piace tantissimo a tutti...soprattutto quando si va a Chioggia (dove è stato girato il filmato) e si possono acquistare i gamberi dal mitico Stefano, al mercato del pesce.
Una chicca nel video: un haiku composta a quattro mani da me e Anna ingentilisce il tutto, così come avviene con una particolarissima "hidden scene"...

martedì 8 ottobre 2013

Ciao nonno Giovanni...

Chiedo scusa ai miei 25 lettori se ogni tanto trasformo il blog nell'angolo della tristezza personale, ma appunti estemporanei è anche questo...
Ieri il mio ultimo nonno, il nonno Giovanni, se ne è andato. È una cosa molto triste: nel caso specifico era molto molto malato da cinque mesi, quindi non possiamo certo dire che la notizia sia giunta inattesa, ma mi spiace, per i nonni le regole dello spazio-tempo e di causa-effetto non valgono. I nonni sono fuori dalla giurisdizione della ragione, sono esseri di puro sentimento, che ci hanno cresciuto e ci hanno aiutato ad essere ciò che siamo.
Io sono fortunato: ho avuto 4 nonni eccezionali, presenti, affettuosi, sempre pronti a riversare su di noi il loro affetto, e alla bella età di 38 anni ho ancora una nonna, la mitica nonna Santina, che adesso con difficoltà dovrà riuscire a sopportare la perdita del nonno che le è stato accanto per più di 50 anni. Non ci posso pensare.
Il nonno Giovanni era il più burbero tra i miei nonni: veneto emigrato in Lombardia, passato attraverso gli anni della guerra, clinicamente fabbro. Un uomo con una forza inimmaginabile (ma davvero, anche in età avanzata credo che avrebbe fatto polpette di me e del 95% delle persone che conosco a braccio di ferro - se qualcuno fosse stato così incauto da sfidarlo). Un carattere spesso non facile (avete presente i rusteghi di Goldoni? Ecco, il nonno era uno così) ma capace di slanci di affetto fuori dal comune: nessuno al mondo, credo, possa dire di non essere stato accolto a casa Bado senza una fetta di salame e un bicchiere di vino. Nessuno. 
Io sono il suo primo nipote, cui ne sono seguiti una sfilza impressionante, e poi i bisnipoti. Vi assicuro che i pranzi di santo Stefano - appuntamento immancabile dai nonni - somigliavano a dei veri e propri happening, con tutto il corollario di chiacchiere, bevute, mangiate, litigi e riconciliazioni. Un momento bello, coi nonni se ne vanno anche questi ricordi e la nostra giovinezza...
Inutile dire che per alcuni aspetti io e il nonno eravamo davvero diversi ed a volte era difficile capirsi. Un uomo pratico con un nipote che si laurea in filosofia, e che quando ha cercato di andare a dare una mano nella sua officina di fabbro, diciamo che ha avuto conferma del fatto che non era proprio la sua strada...però ricordo un aneddoto molto divertente, piuttosto recente. Il nonno era molto fiero del fatto che, dopo la laurea, io avessi subito iniziato a lavorare, e che nei primi anni viaggiassi molto. Mandavo sempre una cartolina e so che lui ne era molto felice. Non capiva bene cosa facessi, ma aveva la percezione che evidentemente le cose girassero non male, visto che viaggiavo. Ma la conferma, il momento davvero divertente è stato quando ho comprato la Guzzi. Il nonno andava pazzo della Guzzi, mi raccontava sempre che la aveva avuta anche lui, e se avesse avuto 10 anni in meno la avrebbe voluta provare, ne sono sicuro. La prima volta che l'ha vista, mi si avvicina tutto contento, mi da un paio di suggerimenti di manutenzione (mai rispettati, perdona nonno...) e mi fa: "eh ma allora guadagni bene, perché questa qui è una moto che costa!"
Sarà un aneddoto banale, però per me è stato importante, mi si è fissato davvero nella memoria. Unatestimonianza di affetto ed un momento di orgoglio per entrambi. 
Ciao nonno, spero ci sia un galletto ovunque tu sia ora...

domenica 22 settembre 2013

London calling! Ovvero: erasmus tardivo

La UCL
Tra i pochi rimpianti relativi alla mia carriera studentesca, uno da sempre giganteggia: è il fatto di non aver provato ad andare in Erasmus. L'esperienza di studiare all'estero mi è mancata, e mi manca tutt'ora. A parziale recupero di questa carenza è intervenuto, come un meraviglioso fulmine a ciel sereno il programma lifelong learning Erasmus STT: il Politecnico di Milano, Università per la quale ho il piacere di lavorare da 13 anni, mette ogni anno a disposizione un certo numero di borse di studio per poter passare un periodo presso un'Università o un altro ente in Europa al fine di mettere a confronto le diverse realtà, imparare cose nuove, osservare come problemi analoghi vengono affrontati in diversi luoghi.
Avevo già provato a partecipare un paio di anni fa, ma purtroppo non avevo ottenuto la borsa di studio, quest'anno invece sono stato tra i selezionati. Una delle grandi difficoltà è ovviamente quella di reperire un adeguato contatto presso un'Università partner, perché è compito del dipendente proporre, di concerto con l'università partner, un programma di studio/lavoro da seguire. Per mia fortuna, attraverso contatti di ricerca, ho avuto la possibilità di contattare la UCL, University College of London, dove ho trovato una persona di grande sensibilità che ha accettato di supportare il mio progetto.
Così, tra il 9 e il 20 settembre, ho potuto passare due incredibili settimane presso la Facoltà di Ingegneria di quella che è - classifiche alla mano - la quarta università al mondo!
Il mio mac sulla mia hot-desk

L'esperienza in sé è travolgente: per due settimane sei da solo in una città come Londra (e la UCL è proprio in centro, vicino al British Museum) e te la devi cavare. Questo vuol dire che quanto meno il tuo inglese migliorerà incredibilmente: si tratta di sopravvivenza! In più, nel mio caso, alla UCL hanno preso la faccenda molto sul serio e quindi sono stato invitato a partecipare attivamente alla vita lavorativa dell'Università. Ho seguito lezioni (di un corso tenuto dal vice Preside della Facoltà di Ingegneria, dal titolo quanto mai appropriato "Solving complex problems"), ho partecipato a riunioni (dicendo la mia! in più occasioni mi è stato chiesto cosa ne pensassi e come facevamo noi al Poli ad affrontare temi analoghi), ho avuto colloqui con colleghi, ho avuto la possibilità di avere una scrivania dove lavorare...sono stato trattato davvero bene!
Secondo il mio profilo lavorativo (a cui ho aggiunto anche i miei campi di ricerca) ho approfondito due tematiche: da un lato la gestione dell'offerta formativa e delle carriere degli studenti, dall'altro tutto ciò che alla UCL è e-learning.
Palmers Lodge Swiss Cottage Hostel

All'atto pratico ho soggiornato in un ostello (not too bad) nella zona Swiss Cottage. Anche l'ostello, con le sue scomodità, si è rivelato parte di un'esperienza nel complesso estremamente formativa: 21 persone in camera, necessità di adattarsi, scomodità... ma al contempo possibilità di incontrare davvero persone interessanti provenienti da tutte le parti del mondo. Londra è carissima, non lo scopro io, l'ostello in tal senso è una soluzione ragionevole. Per andare in università, c'erano solo 4 fermate di metropolitana, quindi assolutamente comodo.

Cosa ho imparato:
1) oggi le sfide che le varie Università del mondo devono raccogliere sono globali. L'Università italiana se continuerà a pensare solo al nostro piccolo paese, è spacciata. Il Politecnico in questo è molto avanti, ma bisogna fare molto di più: l'esperienza che ho vissuto è stata davvero internazionale, non inglese. E non parlo solo degli studenti: colleghi e docenti vengono davvero da tutto il mondo, e ragionano in modo globale.
Una meravigliosa aula studio
2) bisogna imparare a sfruttare di più e meglio le proprie risorse interne. La visione che alla UCL si ha dei colleghi tecnico-amministrativi è lontana anni luce da quella che abbiamo noi. Non è l'esercito dei burocrati, ma gente che fa andare avanti l'Università, davvero assieme ai docenti. Un'altra risorsa fondamentale sono gli studenti: in più casi ho visto studenti divenire parte attiva delle decisioni universitarie. C'è il coraggio di chiedere loro di partecipare di più e di ascoltare ciò che dicono, senza paternalismi
3) clientelismo, concorsi farlocchi truccati (a tutti i livelli), amici-degli-amici, fancazzismo all'ennesima potenza, mancanza di responsabilità sul lavoro (che impone, all'atto pratico, l'assurdità del timbrare il cartellino): vizi tipici delle nostre università, facili da respirare anche se la si frequenza per poco. Nel confronto col resto del mondo è come partire con un handicap notevole
4) l'idea che molto ha fatto discutere che il Politecnico ha proposto, di erogare le magistrali in inglese può davvero essere un asso nella manica, se saremo in grado di gestirla - a tutti i livelli - adeguatamente. Basta farsi due conti per capire perché...
5) l'elearning, soprattutto per corsi non full-online ma che fanno piuttosto da supporto a quello che si fa in presenza, significa anche pensare agli spazi. Si parla molto di social learning (e io sono il primo a parlarne!), ma in determinate situazioni - come quella descritta - lo spazio di fruizione è importante almeno quanto l'ambiente di apprendimento (inteso nel senso del software). Come fare a "spingere" i docenti a utilizzare le piattaforme online? Rendendolo parte del loro lavoro da un lato, fornendo reale e funzionale supporto dall'altro. L'idea di utilizzare del personale dislocato nelle facoltà o nei dipartimenti, che possa essere la testa di ponte è secondo me geniale.
A lezione! Uso degli iPad alla UCL
6) un buon e-portfolio può essere una chiave piuttosto interessante per collegare università e aziende in prospettiva di employability. Io né al Politecnico né in alcuna delle due università che ho frequentato da studente (Unimi, ma era cento anni fa, quindi è giustificabile, e Unipd) ho visto nulla di simile.
7) in due settimane, se accuratamente eviti - come ho fatto io- ogni possibile rischio di parlare in italiano (per esempio scacciando la tentazione di chiacchierare in lingua natia con i tuoi compatrioti presenti in ostello, e prediligendo invece gli stranieri) e sei "obbligato" a continuare a ascoltare e parlare in inglese, la tua capacità di farlo subirà un'accelerazione al di fuori di ogni tuo legittimo sospetto, anche dei più rosei. Un vero overboost! Verso la fine delle due settimane, mi sono sorpreso a fare mentalmente l'elenco delle cose da fare...in inglese!
8) forse sono stato fortunato io, ma ho incontrato colleghi davvero meravigliosi. Disponibili a perdere del tempo con me, o meglio, desiderosi di confronto. Questo mi ha fatto pensare: come avrei reagito io se un collega di un'università inglese avesse chiesto di confrontarsi con me sul mio lavoro? Sarei riuscito ad essere altrettanto prezioso e disponibile, come lo sono stati loro?
9) molto spesso non ci rendiamo conto, proprio in prospettiva globale, del fatto che i problemi che fronteggiamo non soma mai o quasi mai dei casi unici. Qualcun altro, altrove, li sta affrontando. Questo dovrebbe farci capire che spesso, troppo spesso (parlo di casi ben specifici) ci sclerotizziamo sulla nostra soluzione, ragionando in maniera burocratica. Invece di chiederci "ma siamo sicuri che sia l'unico modo sensato di fare quest'operazione?"
10) se a tutto ciò si aggiunge che nel caso specifico ero a Londra, una delle città più incredibili del mondo, è facile capire quanto l'esperienza complessiva di vita sia notevolmente interessante. In tal senso è stata anche l'occasione di fare il punto su me stesso, di capire meglio chi sono. Un altro aspetto essenziale, in tal senso, è l'essere da solo, senza poter contare su nessun altro. Si cresce, umanamente e professionalmente. Come dice Caparezza "chi va a Londra, sa che al ritorno è un po' cambiato".

Panoramica della torre di Londra, con The Shard sulla destra



mercoledì 18 settembre 2013

Bretagna e Normandia: vacanza canina 2013


Eccomi qui, in colpevole ritardo, a raccontarvi la vacanza di quest'anno, che ha visto i vostri eroi esplorare il nord della Francia e più in dettaglio le meravigliose regioni della Normandia e della Bretagna!
Ecco un po' di impressioni sparse:


  1. Entrambe le regioni sono meravigliose. Stupende. Fantastiche. Hanno le loro differenze (riassumibili in: le chiesette sono più belle in Bretagna, le case sono più belle in Normandia) ma un grande fascino che le accomuna
  2. Fa freddo, sì. Ma meno di quanto mi immaginassi. Di giorno si sta bene in pantaloncini e maglietta. Di notte, no. Ma proprio no, per lo meno in tenda. Pile e sacco a pelo fin sopra la testa. 
  3. I francesi sono dei geni della promozione turistica. La spiego in maniera greve, così è più divertente, ma vi giuro che è verosimile. Immaginate un insignificante paesino, come per esempio Gerenzano, dove ho vissuto dai 7 ai 28 anni. Ecco se fosse in Francia (pronuncia: sgerensanò) e per avventura Napoleone fosse passato di lì, 10 km prima di arrivarci, trovereste enormi cartelli con su scritto: "visitate Gerenzano! Il paese dove Napoleone una volta è passato! Venite a vedere l'impronta del suo stivale, rimasta per 200 anni nel fango vicino alla discarica". Ecco, rende l'idea?
  4. Avete presente il mito dello sciovinismo francese? Il fatto che dicono ordinateur e non computer? Télécharger invece di download? Ecco, è tutto vero. Parli con qualcuno in inglese (e non intendo il panettiere, che potrebbe benissimo non sapere una parola d'inglese, intendo qualcuno che per esempio lavora alla reception di un campeggio...) e inevitabilmente ti risponde in francese. Speravo di allenarmi con la lingua in vista del mio settembre lavorativo nella perfida Albione (per inciso, sto scrivendo questo post da Londra :)) e invece mi è toccato togliere le ragnatele al mio francese-da-scuola-media per sopravvivere. Meno male che la professoressa Pini sapeva il fatto suo, e il francese me lo ha insegnato davvero bene!
  5. Sulla gestione canina i francesi sono avanti rispetto a noi di alcuni anni-luce. Ovunque il cane è ben accetto e benvoluto, considerato non-un-problema. Un esempio per tutti: non si può andare a Mont-Saint-Michel col cane, così al grande parcheggio dove bisogna lasciare la macchina è previsto uno spazio apposito di dog-sitting per non lasciarlo in macchina a cuocere da solo. Pazzesco!
  6. La cucina della zona merita. Ci sono alcuni piatti davvero super. Però, santa pace, è necessario per forza mettere così tanto burro ovunque? Voglio dire: in un singolo pain au chocolat non è obbligatorio mettere un intero panetto di burro! Ciò detto, il fatto che al ritorno la Yaris (detto tra parentesi: prima vacanza con la nostra Yaris HSD: spettacolo!) letteralmente scoppiasse di delizie che abbiamo riportato dovrebbe essere un buon indicatore di quanto abbiamo goduto di tali bontà. Ah, e il sidro? Ne vogliamo parlare? Molto, molto positivo! Parlando di cibo: ottime le galettes (crepes salate, fatte con farina di grano saraceno), eccellenti le crepes, ma il massimo della zona è il coquillage, piatti giganteschi di frutti di mare deliziosi. Il top in materia si mangia a Cancale, paradiso delle ostriche. Con lo sterminato piatto di oggetti misteriosi che mi hanno portato c'erano 5 tipi diversi di posate (compreso uno schiaccianoci, per rompere le chele dei granchi) una per ogni delizioso mostro marino. Il top? Secondo me le bulots!
  7. Bretagna e Normandia, essendo in Francia, sono posti decisamente costosi. Tutto costa più che in Italia, in certi casi sensibilmente di più. Noi abbiamo tendenzialmente mangiato in campeggio anche per questo motivo (ma soprattutto perché ad Anna piace molto mangiare in campeggio e anche io mi diverto a cucinare sul mio tecnicissimo fornellino, regalo della mia adorata sorella). Meravigliosa eccezione sono i campeggi: quelli municipali costano pochissimo e sono stupendi. Sempre puliti, sempre curati...servizi essenziali (ma a noi piace così) ma - per rendere un'idea - i prezzi oscillano tra i 12 e i 18 euro tutto compreso (intendo: tenda, 2 persone, cane, auto, elettricità. La medesima combinazione in Italia in un campeggio medio costa praticamente il doppio).
  8. Ci sono le foreste, ma quelle vere! Abbiamo trovato più di una zona con boschi fittissimi e affascinanti. Inoltre la densità di popolazione è bassissima rispetto all'Italia, ci sono molti spazi vuoti, infinite fattorie e una quantità spropositata di MUUUUUUUcche. Bello! Nel campeggio di Commana, di cui potete vedere una foto (nel mezzo di una foresta) i nostri vicini sono arrivati a bordo di...asini! Cioè, loro erano in vacanza con degli asini...ad Uran non è piaciuto molto averli come vicini e credo che anche i successivi ospiti di quella piazzola non abbiano apprezzato molto ciò che gli asini hanno lasciato in eredità!
  9. Se lo stereotipo vuole che i francesi non siano proprio un esempio rinomato di simpatia, questo non si applica in queste due regioni. Avete presente Bienvenue chez les Ch'tis (Giù al nord, in traduzione)? Ecco, normanni e bretoni sono davvero persone molto accoglienti e capaci di metterti a tuo agio. I paesini sono piccoli e tutti ti salutano con un "bonjour" quando li incontri, in campeggio tutti conversano con te e sono disponibili ad aiutarti. Un aneddoto per tutti: il primo giorno in Normandia un gelido vento ha fatto un buco alla tenda e rischiava di strapparla, e noi eravamo in giro da qualche parte e non in campeggio. Ebbene, i vicini si sono prodigati, hanno aggiunto picchetti e impedito la tragedia. Troppo bravi!
  10. I resti megalitici (presenti in gran copia in Bretagna) sono meravigliosi. Soprattutto se riuscite a trovarli: di solito sono indicati piuttosto male (a volte per nulla). Vale la pena, oltre ai ben noti siti di Carnac (impressionante) e della table des marchands di cercare la roche aux fées, che si trova ad Essé. Trattasi di un complesso di dolmen poco conosciuti ma che mi ha davvero colpito. Carnac invece è sconvolgente: guardando gli allineamenti si resta totalmente affascinati dal mistero di queste pietre gigantesche e pesantissime messe in successione. Perché? In quanti? Come? Molte domande affascinanti...
  11. Portatevi il navigatore! Certe stradine sono veramente misteriose...noi a volte ci siamo persi con il navigatore, non oso immaginare cosa avremmo fatto senza! Soprattutto se decidete di non battere la costa-costa (molta gente, traffico, campeggi pieni) ma di stare un po' verso l'interno. Nelle foreste tende a non esserci l'energia elettrica! Se però passate dalla Svizzera e il vostro navigatore (come tutti più o meno) segnala gli autovelox, nascondetelo per bene quando passate la frontiera: è infatti vietato farne uso in Svizzera. Sono strani beh...
  12. Il sentiero dei doganieri è indimenticabile, in tutte e due le zone. Si tratta di un sentiero esclusivamente pedonale che fiancheggia tutta la costa. In svariati posti meravigliosi, è possibile raggiungerlo agevolmente e farsi una bella camminata (portatevi l'acqua da bere). Consigliatissimo vicino al nez de Joburg, a Etretat (che lascia senza fiato, sia detto per inciso), vicino alle spiagge del D-Day, a Cap Frehel, a Carnac...insomma, più o meno ovunque!!! Panorami imperdibili sulle falesie, sulle acque calme o agitate del mare, distese infinite di fiori... 
  13. Le spiagge del D-Day. Pensavo non mi facessero così tanto effetto e invece mi hanno seriamente colpito. I buchi delle granate sono sconvolgenti, così come i bunker che costellano la zona. Il porto artificiale di Arromanches-les-bains vale la visita, lascia sconvolti per ciò che è stato realizzato e odora di salsedine e di eroismo. I cimiteri sono infiniti campi di croci, e il confronto tra quello americano (croci o stelle di davide bianche, una per ogni soldato ucciso) e quello tedesco (sassi neri, ciascuno dei quali indica 2 o 3 soldati) è doloroso. Le guerre si vincono e si perdono e ciò che Hitler aveva architettato è semplicemente orribile. Ma quei ragazzi sepolti li sotto, croci bianche o sassi neri, mi sono parsi tutti meritevoli di lacrime, vere vittime della storia. Pointe du Hoc, con i crateri delle granate...mi ha messo i brividi.
  14. Le Corbusier era un genio. Abbiamo fatto due deviazioni per andare a vedere Notre Dame du Haut a Ronchamp e Ville Savoye a Poissy. Ecco, due gite che valeva la pena fare. Soprattutto la chiesa di Notre Dame du Haut è semplicemente pazzesca. 
  15. Le maree. Io pensavo fosse un po' la solita esagerazione alla francese, figurati se davvero ci sono maree di centinaia di metri...Ecco, invece è tutto vero! Tra la bassa e l'alta marea c'è una differenza che è semplicemente impressionante. Le barche restano in secca, spiagge che non esistevano poche ore prima fanno la loro comparsa in pochissimo tempo, si rischia seriamente di restare isolati sulle scogliere se si è camminato lungo la spiaggia e questa sparisce, ci sono le sabbie mobili...impossibile da descrivere. Vi dico solo che quando siamo andati a Saint-Malo (a proposito, 5 stelle a questa città!) siamo passati su un'enorme spiaggia, kilometrica. E io dicevo ad Anna: "ma dai, non può arrivare il mare fino alle mura, è troppo lontano...". Andiamo a cena, torniamo, e la spiaggia non esiste più, il mare arriva sotto le mura. Wow!
  16. Le falesie. Impossibile non amarle! Dall'alto delle stesse o dalla spiaggia. Meritano. Soprattutto dal sentiero dei doganieri. Soprattutto quelle di Etretat, con l'arco di pietra (vedi foto).
  17. Nelle spiagge à-la-page il cane non è apprezzato. Ma trovare un po' di mare meno alla moda dove fargli fare un bel bagnetto è davvero facile. Gli spazi sono enormi, c'è posto per tutti. Anche posti molto frequentati come lo stupendo sillon del talbert (un misterioso sperone di sassi che per motivi idrogeologici a noi incomprensibili si spinge per circa 3,5 km nel mare, senza che la marea lo copra mai) si trova volendo un tratto di spiaggia dove il cane può farsi una bella corsa e un simpatico puccio. Certo, ci vuole coraggio...l'acqua è veramente gelida! A proposito del sillon de talbert: merita la visita, ma fatela con scarpe davvero comode. 3,5 km sui sassi scoscesi sono veramente faticosi. E quando arrivate, siete in mezzo al mare, collegati alla terraferma solo da questa sottile lingua di terra. L'unica cosa che potete fare, è tornare indietro!
  18. A tal proposito, il bagno è un'impresa quasi impossibile per l'uomo. A parte l'acqua fredda gelida, ci sono le correnti, le sabbie mobili, onde alte centinaia di metri, alghe giganti che ti vogliono intrappolare i piedi e trascinarti alla rovina...insomma, semi impossibile. Io ho fatto un solo mezzo-bagno a Kerlouan (in mutande bianche, vi risparmio la foto...), dove c'è una magnifica casa incastonata nelle rocce. Ma scordatevi l'idea di piacevoli tuffi e lunghe nuotate. I locali le fanno, ma con la muta!
  19. Cose buone che scendono lungo il gargarozzo: assolutamente necessario visitare una fattoria di quelle che produce cidre fermier (sidro di fattoria, ça va sans dire) e succo di mela (jus de pomme). Quest'ultimo è molto più aspro di quello che producono ad esempio in Alto Adige, ma è molto buono. Altra gita meravigliosa ed alcolica si può fare presso uno dei numerosi produttori di Calvados. Ti fanno visitare la cantina, ti spiegano tutto, ti fanno fare una degustazione ed inevitabilmente ti rovini economicamente... capisco ora perché l'Alligatore, il personaggio di molti romanzi noir di Massimo Carlotto ne sia così appassionato!
  20. Continuo a pensare che dire quattro-venti-quindici per dire novantacinque sia una follia. Non me ne vogliate, mes amis!
Foto del viaggio (nel 95% dei casi, il 100% di quelle davvero belle, fatte da Anna): 


martedì 16 luglio 2013

Shakespeare scriveva per soldi. Diario di un lettore

Più riguardo a Shakespeare scriveva per soldi. Diario di un lettoreHo appena letto, con somma gioia e soddisfazione, questo libro di Nick Hornby. Ora, lo so: sono di parte. La scrittura di Hornby mi piace moltissimo, da Febbre a 90 (libro che tutti noi, appassionati di calcio che però ci diamo arie da intellettuali salvo poi compiere riti voodoo prima di una trasferta di Champions, amiamo e capiamo) fino ad Alta fedeltà, da Come diventare buoni a Un ragazzo, ho divorato tutti i suoi libri, che sento quanto mai emozionalmente vivaci e vicini al mio modo di sentire. Ecco, quindi capisco di avere dei preconcetti positivi sull'autore. Perciò, affinché i miei 25 lettori possano giudicare autonomamente, senza farsi influenzare da detti pregiudizi, vi riporto qualche passo che mi ha particolarmente colpito:
Forse la varietà delle nostre vite non può essere colta da un solo libro; forse nemmeno Houellebecq e Anne Tyler insieme riescono a renderla. Forse abbiamo bisogno di leggere molto.
Il che ha particolarmente senso in Italia...dove la maggior parte delle persone credo non abbia idea di chi siano né l'uno né l'altra e quale sia il senso della frase!
A proposito invece della febbre da calcio...nel mese di settembre 2006 Hornby svia l'attenzione dei suoi lettori parlando di un fantomatico premio per lo "Scienziato del Mese", dilungandosi su un tema totalmente irrilevante, ma poi confessa:
E un cinico intelligente potrebbe chiedersi se l'assenza di libri letti e dunque la comparsa del premio dipenderà almeno in parte dall'arrivo dei mondiali, un campionato di calcio che ogni quattro anni struggenti abitanti di tutti i paesi tranne quelli degli Stati Uniti 
Parlando invece di lettura e letture e di come leggendo un libro ti venga voglia di leggerne un altro, deviando le traiettorie che avevi immaginato, ecco un appunto con cui sono pienamente consonante:
Da lettura nasce lettura - è proprio questo punto, no? - e uno che non devia mai da un elenco prestabilito di libri e già intellettualmente morto.
Poi c'è un momento in cui il nostro è niezscheano, quando parlando di un romanzo dice:
Credo che chiunque nutre dei dubbi sul valore della narrativa debba leggere questo libro: lascia quello struggimento che un saggio non potrà mai dare, e crea un'intensità e un calore che sono il frutto straordinario di un'immaginazione unica quando questa posa lo sguardo sulla luce splendente del mondo. 
E a seguire:
Comunque, viva la narrativa! Abbasso i fatti! I fatti van bene per gli ottusi, per i conformisti, per i vecchi! Non scoprirete mai niente del mondo con i fatti! 
Parlando del fatto che i lettori statunitensi gli chiedano di immaginare le sue letture mensili come fossero una torta, così commenta (anche qui - da lettore grasso - sono di parte):
 L'unica spiegazione possibile è che in America i giovani riescono a visualizzare meglio i concetti dipingendoseli in una qualche foggia commestibile e, benché il fenomeno susciti inevitabilmente allarme, per me l'alfabetismo conta più della salute: se i nostri paesi fossero pieni di lettori grassi, invece che di Victorie Beckham, vivremmo tutti meglio.
Concludo con questa frase, apoteosi della mia identificazione in questo diario di un lettore:
Ho da poco scoperto che la mia amica Mary, quando finisce un libro, fa passare qualche giorno prima di cominciarne un altro - vuole dare all'ultima lettura un po' più di respiro, prima che venga soffocata dalla prossima. È una cosa sensata, e mi sembra una linea di comportamento assolutamente lodevole. Noi che leggiamo nevroticamente, tuttavia - per scongiurare la noia e il timore dell'ignoranza e della nostra morte imminente - non possiamo permetterci di farlo.
Ah dimenticavo...questa è la mia recensione su Anobii (http://www.anobii.com/aldotorrebruno/books):
Il libro raccoglie le puntate di una rubrica mensile tenuta da Hornby su una colta pubblicazione americana (The believer) in cui l'autore propone - come in un diario - l'elenco dei libri acquistati e letti mese per mese. Di ognuno offre poi il proprio giudizio critico personalissimo, mescolando l'attività di lettore compulsivo con la sua vita privata, la sua passione ossessiva per il calcio, regalando i opinioni mai banali e di fatto facendo venire una gran voglia di scoprire i libri che recensisce. Lo stile è quello che caratterizza questo autore, da me molto amato: divertente, autoironico, appassionato. Insomma, vale le 5 stelle, nel suo genere è una perla!

mercoledì 19 giugno 2013

Abbiamo fatto arrabbiare l'Esselunga

Ecco per voi, affezionati 25 lettori, un nuovo capitolo dell'appassionante saga "usiamo i nuovi media ma sotto sotto non li capiamo". La storia è semplice: ieri sera stavo leggiucchiando la mia timeline di twitter (ovvero tutti i tweet delle persone che seguo) e molti dei miei contatti stavano inviando tweet su una trasmissione tv (che io non stavo guardando, specifico) dove era ospite la Prestigiacomo. Sicuramente quest'ultima, nota per le sue considerevoli doti intellettuali e la raffinatezza politica, stava argomentando con un'arguzia degna di Machiavelli. Insomma, un giovane che seguo invia questo tweet:

Immediatamente l'account ufficiale del noto supermercato perde una buona occasione per evitare figuracce, e tweetta:


Rileggilo e rifletti?? No, ma dico, vi rendete conto? Ora, le uniche giustificazioni plausibili per non capire che Umberto ha scritto Esselunga per indicare un generico supermercato (anzi, a ben guardare dovrebbero essere contenti: evidentemente l'archetipo di supermercato per Umberto è Esselunga) sarebbero le seguenti:
  • la sola idea di essere accostati a Stefaniona li fa rabbrividire (così fosse, ok, li capisco pure)
  • per essere assunti a fare la cassiera da Esselunga occorre molto più cervello di quello disponibile nel soggetto di cui sopra (credo sia altamente probabile: spesso le cassiere dei supermercati sono persone estremamente cortesi e capaci)
Fatto sta che, sconcertato dalla faccenda, invio un tweet di solidarietà a Umberto:

E stamattina trovo la risposta di Esselunga (prezzi corti, ma musi lunghi!):
Insomma, abbiamo fatto arrabbiare l'Esselunga! Ci azzereranno i punti fragola? Se poi scoprissero che io vado alla Coop, sono davvero spacciato!

domenica 16 giugno 2013

Della difficoltà degli infortuni alla zampa di questo periodo (umani e canini)

Come spesso si dice "tale cane, tal padrone": e così io e Uran abbiamo deciso di essere accomunati da più o meno seri infortuni alla zampa posteriore (nell'uomo dicesi gamba) destra. Lui si è procurato un supertaglio misteriosamente, ed è in lenta (quanto comica: vedi foto) ripresa, io sono riuscito a farmi venire una tendinite di primissimo livello.
Versione elisabettiana del cane nero
Entrambe le situazioni sono difficilissime da sopportare: il canide è molto lagnoso e io e Anna caschiamo costantemente nelle sue trappole affettive ("oooooh povero cane, chissà come soffri! eccoti due-etti-e-mezzo di crudo di Parma per consolazione!") oltre ad averci fatto prendere un vero e proprio colpo mangiandosi integralmente la fasciatura alla zampa che (ingenuamente) gli abbiamo fatto nei primi giorni (con conseguenti telefonate terrorizzate al veterinario, spauracchio di doverla togliere dalla panza per via chirurgica (pianti infiniti di Anna), ed infine - tra grida di giubilo e notevole imbarazzo visto il luogo e l'ora in cui si è avuta la spannung, ovvero davanti a un bar alle otto del mattino - espulsione su cui non scendo in dettaglio, siatemene grati). Insomma, difficile! Anna adesso favoleggia di "scarpe per cani con suola al vibram", campane di vetro sotto cui infilare l'animale ed altre amenità consimili...

Nel frattempo il vostro eroe ha pensato bene di ricavare dalla sua attività calcistica (gioia assoluta e totale) una simpatica tendinite. E siccome non ci facciamo mancare nulla, pare sia piuttosto seria: in effetti quando mi sveglio al mattino o dopo che sto seduto molte ore, fatico a rimettere in moto il piede. E come al solito parte l'epopea del farsi visitare: vai dal dottore, il quale ti manda dallo specialista (nel caso specifico il fisiatra, figura mitologica fino a pochi giorni fa a me totalmente ignota). Telefoni al numero unico delle prenotazioni e ti rispondono "ah si, c'è un posto il 18...di agosto!". Certo, perché visto che tutte le mattine appena sveglio faccio fatica a camminare, mi sembra un'idea eccellente aspettare fino alla seconda metà di agosto! Poi miracolosamente spunta la possibilità (grazie a una rinuncia) di farsi vedere dal fisiatra in tempi brevissimi. Ma ovviamente il fisiatra vuole un esame strumentale (ecografia, nel caso specifico) e poi ti vuole rivedere. Richiamo il numero telefonico, e scopro che - fortunato mortale!- posso fare l'ecografia già il 7 agosto (nota bene: siamo al 15 di giugno) e andare dal fisiatra il giorno dopo. Ora, dico io, a voi sembra plausibile che per fare un esame che deve garantirti la possibilità di tornare a camminare decentemente (oltre a quella, per me ben più importante!, di tornare a calcare i campi di gioco) si debba aspettare quasi due mesi? Col rischio che il tendine (in grande sofferenza secondo il fisiatra) si rompa? No, ma tutto ciò è accettabile dal cittadino che paga regolarmente e con una certa fierezza (so di essere pazzo, è una cosa che mi ha trasferito il nonno Lamberto, che era orgoglioso di pagare le tasse per dare il suo contributo al paese) le tasse?? Secondo me non è accettabile. Vogliamo dirlo? Diciamolo: il sistema sanitario lombardo, gloria e vanto della precedente (e immagino dell'attuale - che si pone in continuità) giunta regionale lombarda palazzinaro-ospedaliera-ciellina di Formigoni è una cagata pazzesca (cit.) ottima per stimolare la sanità privata, pessima se hai la sfortuna di farti male. Perché ovviamente se - nelle stesse strutture in cui devi aspettare due mesi, nota bene! - si è disposti a pagare, si può avere tutto e subito, nel giro di una settimana. Secondo me questa è una situazione vergognosa, la disfatta dell'idea stessa di welfare, che dovrebbe puntare a rendere disponibili servizi di cura uguali per tutti, abbienti e meno abbienti. Alla fine, cercando fuori dalla città di Milano, ho anticipato il tutto a metà luglio (comunque tra un mese, e mi sembra un miracolo: è giusto?), dovrò fare molta attenzione in questo periodo...anche perché (altra assurdità: dover aspettare un mese per sapere una cosa così rilevante a livello di salute personale e di benessere) il rischio cui vado incontro è che se il tendine è troppo degenerato io debba andare incontro ad un'operazione (ricordiamo due importanti punti: ho la soglia del dolore più bassa del mondo e al solo sentir parlare di operazione inizio a tremare di terrore). E lo saprò tra un mese...a meno di non cedere alle lusinghe di Anna, che propone questa soluzione:




lunedì 10 giugno 2013

Questa è l'acqua



Bastano queste 5 brevissime frasi, che sono quelle che mi sono segnato sul kindle mentre lo leggevo, per rendere un'idea del motivo per cui esco letteralmente di testa per David Foster Wallace? Questa è l'acqua è un libro dal leggere!

"...la stessa identica esperienza può significare due cose completamente diverse per due persone diverse che abbiano due diverse impostazioni ideologiche e due diversi modi di attribuire un significato all’esperienza."

"Con l’illogicità che caratterizza tutti gli omuncoloidi emotivi autonomi ma inumati, l’amore smodato di Dingle è posseduto dal desiderio di raggiungere quello stesso oggetto di amore la cui fondamentale irraggiungibilità è pane, pena e anima di quell’amore. È per natura insoddisfatto; e tale insoddisfazione, che attraversa l’orbita ermeneutica dell’illogicità amorosa, è la sua vita e la sua missione."

"Ho la tendenza a incupirmi. Sono sovrappeso e asmatico. Il petto mi cinguetta quando respiro."

"Perché investirci di una coazione all’Amore Romantico e dare poi ai nostri genitali l’aspetto che hanno?"

"La malattia vi «definisce», specie dopo che è passato qualche tempo."

---

Ah, ecco la mia recensione pubblicata su anobii:
Non ho più superlativi per descrivere i libri di David Foster Wallace. Non ho più parole per dire quanto adoro la sua prosa, la sua capacità di passare da un registro all'altro, la sua lucidità nel mettere a nudo situazioni che ognuno di noi ha vissuto, la sua abilità nel descrivere il ruolo dell'intellettuale.
Questo libro è una raccolta di scritti brevi, di origine disparata e dai contenuti piuttosto diversi: si va dal racconto breve al discorso tenuti ai laureati del Kenyon College ma in tutti i casi si resta incantati dalla scrittura.
Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta, sul tema della depressione è semplicemente una perla, così come il testo che da il titolo alla raccolta, che è la trascrizione del discorso tenuto ai laureandi dell'Università. Ecco a tal proposito, questo discorso dovrebbe essere un faro per tutti, qualcosa da tenersi sempre vicino, da rileggere nei momenti di sconforto. Non perché sia consolatorio - non lo è per nulla - ma perché richiama alle nostre responsabilità. In ogni momento.
L'ho già detto che secondo me DFW è un Genio?

sabato 8 giugno 2013

Aldocook - 26 - Frittelle di fiori di zucchina



 Frittelle di fiori di zucchina

Tempo occorrente per la preparazione: 20 minuti, cottura: 5-6 minuti
Livello: medio-facile
Ingredienti per 4 persone: 15-20 fiori di zucchina, un uovo, 4 cucchiai di farina, mezza bustina di lievito in polvere, mezza tazzina da caffè di birra, sale qb, olio per friggere

Una ricetta della nonna Santina che da piccoli ci faceva letteralmente impazzire di gioia: le frittelle di fiori di zucchina. Anche in questo caso la varietà gastronomica italiana è sorprendente: esistono millemila varianti: chi frigge il fiore intero (come faceva la mia altra nonna, la nonna Wanda), chi addirittura lo farcisce, chi lo impana... in questa versione i fiori vengono spezzettati e amalgamati con la pastella, dando origine a vere e proprie frittelle. Tra l'altro, ovviamente, la medesima pastella può essere utilizzata anche per altri tipi di frittella. Location del video, come sempre in primavera/estate è il camping Isolino di Verbania Fondotoce.

giovedì 6 giugno 2013

Malattie letterarie

Ecco qui, dal blog di Francesca un giochino letterario cui ovviamente non posso esimermi! Cerco però di contenere l'elenco ai libri letti da poco o pochissimo. Quindi Cipì (il primo libro di cui ho memoria forte come mia passione letteraria) non vale.

1) DIABETE – un libro troppo dolce
Non ho presente libri eccessivamente sdolcinati che ho letto. Diciamo che di solito li evito a priori grazie al mio pregevole intuito maschile

2) VARICELLA – un libro che hai letto una volta e non rileggeresti mai più
Anna Karenina. Sono felice di averlo letto, ma ragazzi che fatica! Ci ho messo tantissimo (e mi è pure piaciuto)...

3) INFLUENZA – un libro che si diffonde come un virus
Concordo appieno con Francesca. La Millennium Trilogy di Stieg Larsson, meritatamente direi. Esiste qualcuno che gli sia sfuggito?

4) MALATTIA RICORRENTE – un libro che rileggi spesso o ogni anno
Un solo nome: Il nome della Rosa, di Eco. Non scherzo, l'ho letto 8 volte, godendo come un riccio ogni volta. E capendo qualcosa in più ad ogni occasione.

5) INSONNIA – un libro che ti ha tenuto sveglia
Sono molti i libri che mi hanno tenuto sveglio di notte, ma proprio tanti. Perché mi piace leggere di notte e quando un libro mi prende fatico a fermarmi. Di recente Educazione siberiana di Lilin, ma anche Il corpo umano di Giordano.

6) AMNESIA – un libro che hai letto, ma di cui hai dimenticato tutto o quasi
La mia memoria da elefante (oltre alla mole) fa sì che io mi ricordi a grandi linee anche i libri infami che leggo. Povero me...

7) ASMA – un libro che ti ha tolto il fiato
Le braci di Sandor Marai. Pazzesco, ogni dialogo mi lasciava senza fiato!

8) MALNUTRIZIONE – un libro povero di contenuti
Parliamo di letture recenti? Le tre minestre di Vitali. E anche Il tutorio di Camilleri. Che roba brutta, peggiorata (e di parecchio) dal fatto che sono due autori che amo.

9) MAL DI MARE - un libro che ti ha portato in un altro mondo
1Q84 di Murakami. Altro mondo geografico, temporale, ideale. Grandioso.

sabato 25 maggio 2013

Punya Mishra alla consegna dei Diplomi DOL

Ecco qui il vostro eroe col suo amico Punya!

Avete presente quando hai l'occasione di conoscere di persona qualcuno che per voi è rilevante? Ecco: nei due giorni scorsi ho avuto la possibilità di conoscere Punya Mishra. Chi è? Punya è l'inventore, assieme a Kohler, del modello TPCK (o TPACK): Technology, Pedagogy, Content, Knowledge (http://www.tpck.org/). Ed è stato il nostro ospite per la cerimonia di consegna dei diplomi del corso di perfezionamento universitario (oggi master) DOL del Politecnico di Milano (www.dol.polimi.it).

Ho studiato sui suoi articoli, ho scritto assieme ai miei capi un articolo (che tra l'altro ha vinto il best paper award alla conferenza "E-learn" scusate se è poco) a partire dal suo lavoro, l'ho citato nella tesi, insomma: nel mio settore di ricerca (media education) è per fare un paragone facile da comprendere è il Leo Messi della situazione.

Mi è capitato altre volte, quando conosci una persona su cui hai aspettative così imponenti, di restare totalmente, irrimediabilmente deluso. Ecco, non è andata così. Ma neppure un po', anzi: Punya si è dimostrato non solo un teorico di altissimo profilo (e te ne accorgi: capisce le cose una frazione di secondo prima di tutti gli altri, anche prima che tu finisca di raccontargliele) ma anche uno straordinario comunicatore (il suo discorso ai diplomati DOL è a mio avviso stato il migliore da quando organizziamo la consegna dei diplomi!) e una persona deliziosa.
Che altro posso dirvi? Nei prossimi giorni metteremo online il video del suo intervento: se lo vorrete vedere e ascoltare...stay tuned!

sabato 11 maggio 2013

Aldocook - 25 - Patate e carciofi in padella




 Patate e carciofi in padella

Tempo occorrente per la preparazione: 15 minuti, cottura: 35 minuti
Livello: facile
Ingredienti per 2 persone: Ingredienti per 4 persone: 4-5 carciofi, 4-5 patate, un bicchiere di acqua, uno spicchio di aglio, 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, una fetta di pane smollicata, prezzemolo, sale qb

Dopo aver visto su Facebook delle foto della mia corsista DOL Simona (che ringrazio infinitamente), le ho chiesto la ricetta di questo contorno tanto semplice quanto delizioso, e l'ho realizzata per voi. Il sapore del carciofo sfuma in quello della patata ed è davvero delizioso, soprattutto se accompagnato da un buon vino bianco aromatico.
Buon appetito!
Ps: il video è stato realizzato in roulotte e in veranda al campeggio Isolino di Fondotoce (VB) in una serata non piovosa, di più: il rumore che si sente a tratti in sottofondo è il diluvio sul tetto della roulotte (rumorino che concilia il sonno in maniera fantastica, sia detto per inciso)

lunedì 6 maggio 2013

Hybrid power (ovvero: è arrivata!)

Prima di iniziare ufficialmente il post, ringrazio pubblicamente per lo splendido servizio reso in questi anni (10 con me e 7 prima, senza di me) dalla nostra eroica Ka (soprannominata Sardella o AncKa).

Ciò detto, venerdì - con un anticipo sconvolgente di quasi 3 mesi sul previsto è arrivata:
Eccola nel garage
Ebbene sì, è proprio lei! La nostra nuova meravigliosa Yaris HSD (Hybrid Synergy Drive), gioiello ibrido di tecnologia giapponese! Ci sono moltissime cose da raccontarvi, ad iniziare dagli esilaranti momenti dell'acquisto (con mio suocero - una vita nel mondo dell'automotive - che fa letteralmente a pezzi il povero venditore trovando errori nel listino prezzi del sito web Toyota e su Quattroruote!) alla spasmodica attesa, alla tristezza di Anna per il benservito alla gloriosa Ka, alla mia follia che - ben prima che la vettura varcasse la soglia di casa (del garage?) TorrEpis mi sono scaricato e letto tutto il manuale e mi sono ammazzato di forum sul tema. Ci sono moltissime cose, ma iniziamo dalla fine: Vanellope Brunhilde è meravigliosa! Molto tamarra, come si può vedere, coi suoi fari a led 
Tamarria estrema
e il suo spoiler posteriore, molto divertente col suo non-rumore in partenza. Eh sì, perché da buona ibrida la macchina si accende (con un pulsante!) e tu non ti accorgi, se non per un piccolo ronzio. Quando parti, senti il rumore delle ruote, perché il motore elettrico è veramente silenzioso. Poi ovviamente (sono la persona meno indicata per spiegarvi in dettaglio come funziona) quando entra il motore termico, comunque molto silenzioso, si sente, ma quando va solo in elettrico è incredibile.
Vizio vizio vizio: tetto panoramico!
Divertente da guidare (così mi dicono, al momento abbiamo percorso 450 km in due giorni, di cui circa una ventina con me alla guida...) permette alcune esilaranti dinamiche di gamification alla caccia della guida risparmiosa, grazie al computer di bordo che ti segnala quando hai consumato tanto, quando hai consumato poco, quando sei andato a benzina, quando ad elettricità, quando hai ricaricato la batteria, ecc...e trova ottime nuove scuse per il sano litigio di coppia ("poffarre! il tuo stile di guida è troppo dispendioso" (da Aldo ad Anna) - "perdindirinina! Va bene elettrico, ma se andiamo a 20 all'ora arriviamo tra sei giorni" (da Anna ad Aldo)).
Il meraviglioso rendiconto sui consumi
Ah vi ho detto che ha il cambio automatico? Pensavo fosse più difficile abituarsi, e invece è davvero comodo! Anche se al semaforo cerchi sempre di mettere la prima, e ogni tanto - se sei sovrappensiero - cerchi la frizione, picchiando il piede sinistro a terra!)
Uran trova spazio tra i sedili posteriori per appoggiare il suo testone di cane
E comunque l'evento più esilarante collegato alla nuova vettura (che ho giurato ad Anna avrei raccontato ai miei 25 lettori) è questo: tra i vari capricci, ho voluto a tutti i costi il speed cruise control, ovvero il sistema che permette di impostare la velocità di crociera e lasciare che sia la vettura a mantenerlo (quindi in pratica non devi più usare l'acceleratore). Secondo me è fantastico: c'è sulla macchina di mamma e tutte le volte che l'ho usato ne ho tratto grande godimento, anche perché se guido a lungo in autostrada dopo un po' mi duole il piedino. Insomma, ho fatto il capriccetto e l'ho preteso. Ieri, mentre andavamo a fare la spesa, stavo incredibilmente guidando io e decido che è ora di provarlo: sul viale d'ingresso al campeggio lo inserisco e provo a settarlo a 20 km/h, poiché il viale è ricco di dossi artificiali e passano molte persone. Non funziona, e io ho iniziato a disperarmi e a schiacciare tutti i pulsanti presenti in macchina. Bestemmie assortite. E Anna che rideva, facendomi arrabbiare ancora di più. Arriviamo in piazzola, immediatamente mi fiondo sul manuale. Scopro così che sotto i 40 km/h il sistema non funziona...ilarità generale e titoli di coda.
Eccola che si lascia ammirare in situazione lacustre






sabato 27 aprile 2013

Di mare, sole, cuore, amore e dello iodio

Premetto che magari domani mi viene il cimurrus tremend e un raffreddore-tosse-febbre lancinanti, però (per la serie "echissene") devo dire che forse tutte le cose che si dicono sul mare e lo iodio non sono delle scempiaggini, anzi!
Solitamente ad ogni inverno essendo tanto cagionevole di salute (piccolo Aldino malatino) mi prendo sempre almeno un paio di influenze serie o di raffreddori modello non-posso-respirare, è-la-fine che mi abbattono e mi costringono a letto, con mia grande gioia,a leggere, sudazzare e soffrire. Beh, quest'anno non ho fatto un giorno di malattia in tutto l'inverno, nonostante io sia andato al lavoro in bici anche nei periodi più gelidi. E, sarà un caso?, quest'estate siamo stati sull'isola deserta in Croazia (meravigliosa esperienza: info e foto qui: http://aldotorrebruno.blogspot.it/2012/09/vacanza-in-croazia-2012-ovvero.html), immersi in mare (molto mare, trattandosi di isola deserta), sole e natura (e prima in Abruzzo, sempre al mare) ben distanti dalla civiltà e dalle sue tossine.
Ora, è possibile che la mia passione per lo stare malato sotto la copertina debba essere andata sì frustrata quest'anno? Per recuperare stiamo progettando per l'estate 2013 il gelo dalla pioggia in Bretagna e Normandia, e voglio vedere se non mi faccio almeno una settimana sotto la copertina a dicembre!

mercoledì 24 aprile 2013

ZeroZeroZero - una lettura che non lascia indifferenti


Più riguardo a ZeroZeroZero
ZeroZeroZero è il nuovo lavoro di Saviano dopo l'incredibile successo (coi tremendi problemi che poi ha causato al suo autore) di Gomorra. Il tema è uno: la cocaina, le sue strade, il giro di denaro ed il mercato folle che c'è dietro, la scia di morte e violenza che caratterizza i suoi percorsi.

Il libro non può che colpire il lettore: impossibile restare insensibili davanti al racconto di tutto l'universo che gira intorno alla cocaina, impossibile non restare sbalorditi davanti alle cifre che la polvere bianca fa girare.

Saviano sa scrivere bene, sa come farti seguire gli intricati rapporti di forza che racconta, davvero alla fine del libro le storie di coca ti intossicano, ti fanno chiedere se puoi averne di più, ti fanno venire voglia di capirci ancora un po'.

L'altro aspetto impressionante è - e non c'entra con la cocaina - che Saviano sembra, in più capitoli del libro, quasi volersi scusare. Sembra quasi che il suo percorso personale, che lo ha portato a vivere una vita da recluso, guardato a vista dalla sua scorta, resa necessaria dalla minaccia incombente su di lui a causa della camorra che non gli perdonerà mai il successo di Gomorra, gli causi una sofferenza profonda che lo porta ad autoaccusarsi di vittimismo. Chiede scusa al lettore, perché deve vivere una vita così difficile, chiede scusa perché è stato coraggioso (un coraggio inaudito, che mi fa vergognare: io non ne avrei neppure un centesimo) e perché - ma è una mia impressione - si vergogna di sentire certi qualunquisti (di cui l'Italia è piena) che gli dicono "eh ma te la sei cercata", e ammiccano, come l'ultimo uomo nietzscheano. Personalmente leggendo questi brani, in cui Saviano si scusa, mi vergogno per tutti quelli che lo portano a un tale atteggiamento. Mi vergogno e mi disgusto: a me verrebbe da dire piuttosto "grazie Roberto, per avere avuto il coraggio - che io non avrei - di andare fino in fondo, anche sapendo che l'avresti pagata carissima". Ed ora, oltre alla camorra, credo che con ZeroZeroZero, si sia fatto un sacco di nuovi nemici...

Nota a margine: il primissimo capitolo è folgorante. Ho passato una giornata intera a fare una sorta di conteggio mentale, ripassando i miei amici e conoscenti e pensando "forse lei/lui si, forse quell'altra/o si, sicuramente questa sì, ma vuoi mica dire che invece questo..."


[dalla mia libreria anobii]

ps: grazie a Raf per il prestito!

venerdì 12 aprile 2013

L'importanza dei miei insegnanti - e di una in particolare

Su una cosa ho davvero pochi dubbi: se sono la persona che sono (ed essendo vanitoso e pieno di me non mi dispiaccio per nulla), lo devo in grandissima parte - oltre che alla mia famiglia, alle mie inclinazioni naturali, al contesto socio-economico e culturale in cui sono nato e cresciuto e via dicendo - alla fortuna sfacciata che ho avuto a scuola.
Fortuna sfacciata di aver incontrato sulla mia strada, dall'asilo all'università, insegnanti davvero fuori-classe (di cui molto spesso sono stato l'alunno prediletto, grazie alla mia proverbiale faccia-di-bronzo.
Ebbene sì, sotto questo profilo ho davvero avuto fortuna: persone capaci, appassionate, memorabili hanno costellato il mio percorso formativo. Ho debiti con ciascuno di essi, di ciascuno di essi ho qualche ricordo particolare, di ognuno ricordo qualche aneddoto divertente, o qualcosa di rilevante che mi ha insegnato e che mi si è fissato nel cervello senza che sia possibile che da lì si muova (un giorno sarebbe divertente mettersi a cercare di fare un elenco di cose che ci sono state insegnate da qualcuno in particolare, un'operazione vagamente proustiana e sicuramente tanto divertente per l'estensore dell'elenco quando soporifera per un eventuale fruitore). 
Però, tra tutti questi insegnanti meravigliosi, che hanno fatto sì che in me si radicasse tra le altre cose anche la passione per la scuola in quanto istituzione (une dei motivi per i quali ho dedicato e dedico praticamente tutta la mia vita professionale da quando è iniziata quasi 15 anni fa ad oggi alle scuole? Oltre alla mamma maestra e la moglie prof, ça va sans dire), una ha avuto un ruolo preminente.
Un po' perché è stata colei che ha forgiato il mio modo di pensare negli anni in cui questo si è formato, un po' perché ha saputo trovare sempre il modo giusto di spingermi un po' più in là, sfidandomi, facendo in modo di assecondare le mie passioni ma al contempo di spingermi a provare anche ciò che non mi piaceva particolarmente, un po' perché oltre che a leggere, scrivere e far di conto (operazione che con me ha funzionato sì e no, e dire che la matematica era una sua enorme passione) mi ha anche insegnato come si sta al mondo.
Purtroppo da ieri il mondo è un po' più povero perché la mia maestra Giovanna non lo abita più: sono certo che sapesse ciò che ho appena scritto, e che fosse fiera di questo suo alunno di oltre 30 anni fa, come io sono fiero di averla avuta come guida.
Grazie, Giovanna!
Aldo

martedì 26 marzo 2013

Una cosa che vado dicendo da un po' di tempo

Non se la prendano i miei amici a cinque stelle, ma dalle primissime battute di questo parlamento che - temo - durerà poco, mi sembra stia emergendo chiaramente un fenomeno che secondo me veniva descritto in maniera mirabile dai 99Posse nel lontano millenovecentoeciccia (esattamente 1993, mammamamma quanto sono anziano) nella canzone Tuttapposto. In questa canzone si faceva infatti notare come, nonostante il crollo del socialismo reale, cui per anni e anni si era data la colpa di (quasi) tutti i mali del mondo (lo so, sto semplificando, ma capite il senso generale), non fossero migliorati i migliaia di microproblemi che affliggevano, e rimanevano ad affliggere la gente comune.

>> Qui il testo di Tuttapposto
>> Video su YouYube

Cosa intendo dire? Che secondo me molti (i meno smaliziati, i più smaliziati volevano dare un segnale forte, ma sono quelli che ti dicono "ah no, ma io lo so che Peppecrillo è impresentabile, il mio è un voto di protesta") hanno votato M5S sulla spinta del proprio disagio personale, cercando una soluzione a problemi concreti, pensando in maniera un po' ingenua - ma spesso estremamente sincera - che un cambio radicale potesse risolvere assieme a molti problemi italiani anche quelli personali.
Oggi, coi deputati a 5 stelle in parlamento, tenuti assieme solo dalle figure carismatiche dei loro "megafoni" Grillo e Casaleggio, emerge purtroppo la totale mancanza di un sostrato ideale comune, che vada oltre gli slogan, il V day, il NO! a tutto e tutti. E cosa sta accadendo? Si sta rendendo sempre più evidente che la base del movimento non è univoca (anche negli eletti si nota), ma plurale (le basi, più che la base) e queste basi stanno iniziando a mostrare segni di insofferenza, perché si accorgono che non esiste un accordo su cosa sia più opportuno fare, una piattaforma operativa che vada oltre il vaff...
La scatoletta di tonno del parlamento infatti la si scardina governando, presentando proposte di legge, non facendo i conti della serva sulle brioche servite alla buvette. Le situazioni concrete che stanno adducendo tanto dolore agli italiani si risolvono non dimezzando i costi della politica, e neppure per ipotesi azzerandoli: sono costi che non incidono sul reale bilancio del paese, e inseguire il M5S su questo terreno è una clamorosa ingenuità (che infatti il centrosinistra non si sta facendo mancare, nel proprio atavico tafazzismo).
E così la base scopre che (parafraso Tuttapposto, fate voi le debite proporzioni mi raccomando) nonostante la bella botta presa dalla Ka$ta, i problemi personali della base (delle basi) e quelli strutturali del paese non accennano a risolversi (anzi, l'immobilismo che caratterizza questa fase sta acuendo i disagi causati dalla crisi economica):
"...e Casini nu guaio ha passato,
ma io so' ancora disoccupato"

Cosa accadrà adesso?