martedì 14 gennaio 2014

I lavori in casa

Partiamo dalla premessa che non posso lamentarmi troppo. Dopotutto col fatto che grazie all'allergia alla polvere mi basta smuovere due o tre libri - e di libri in casa ne abbiamo alcune centinaia - per stare malissimo e trasformarmi in Darth Vader, quella santa donna sta facendo tutto lei, risparmiandomi la crisi di asma e un sacco di fatica.
Ciò detto, che c'è di peggio dei lavori in casa? Intendo dire: ancora devono iniziare, manca una settimana, più o meno, ed è da 10 giorni che i lavori preparatori fervono. E svuota la libreria, e butta le tonnellate di oggetti clamorosamente inutili che si accumulano in casa, e telefona all'impresa, e convinci l'idraulico, e fai arrivare le piastrelle, e dormi da un'altra parte (senza la wireless, ma vi rendete conto del sacrificio inumano?)...
A proposito di buttare oggetti misteriosi: è incredibile quante sorprese possa riservare una casa decisamente piccola come la nostra. Un esempio: circa 5 anni fa acquistammo presso una multinazionale svedese del mobile per la quale la famiglia TorrEpis nutre un ambivalente sentimento di odi(Aldo)-et-amo(Anna) un vasetto dalla forma particolare, stretto e alto. Bene, questo ameno cilindretto votato a contenere fiori o altre meraviglie della natura si è perso circa 5 minuti dopo aver varcato la soglia di casa. A più riprese è stato cercato, financo con cartelli "Wanted dead or alive" modello film Western, ma pareva essersi volatilizzato, prima ancora di fare il suo esordio come orpello casalingo. Rassegnati all'idea che gli alieni lo avessero rubato col raggio trasportatore, incuriositi da tale manufatto e da come sia possibile che si possa votare per 20 anni SilvioB salvo poi passare da un comico all'altro, è stato ritrovato, come in una capsula del tempo, da Anna in un recesso lontano di un armadio. Miracolo! Questo è solo un piccolo esempio (e abitiamo in 65 mq, non oso immaginare cosa possa popolare per esempio casa dei miei, o quella dei miei suoceri...) ma rende l'idea.
Ma il vero dolore al povero Aldino viene inflitto dalle imprese che i lavori li devono fare, questi oggetti mitologici metà uomini e metà inadempienza. Trovarli al telefono è un'impresa. Farsi fare un preventivo, un miracolo. Gli chiedi la data in cui prevedono di iniziare i lavori e sembra di interrogare l'oracolo di Delfi: devi interpretare la risposta grazie alle tue abilità di esegeta, leggere le foglie di te e leggere i segni della loro venuta non già nelle comete ma nelle crepe sul muro (abbattendo, of course). Per non parlare della loro frase favorita: "adesso non lo so, ma domani la chiamo e le do una risposta". Il domani cui si riferiscono è un giorno generico collocato in un futuro a medio termine. Per ora il giorno successivo a quello in cui giunge tale promessa non si è mai rivelato adatto a tale definizione. Vi terrò aggiornati, dovessi sopravvivere all'impresa...
 

domenica 5 gennaio 2014

Aldocook - 28 - Sèpe in tocio (Seppie in umido)



 Sèpe in Tocio (Seppie in umido)

Tempo occorrente per la preparazione: 20 minuti, cottura: 120-150 minuti
Livello: medio
Ingredienti per 4 persone: 1 kg di seppie, 2 spicchi d'aglio, una piccola cipolla bianca, un bicchiere di vino bianco secco, un barattolo di polpa finissima di pomodoro, acqua, olio extravergine d'oliva qb. Per il riso di accompagnamento: 200 gr di riso, 1/2 litro d'acqua, dado granulare, mezzo spicchio d'aglio, olio extravergine d'oliva qb oppure otto fette di polenta grigliate

Una ricetta tradizionale veneta il cui segreto è far cuocere le seppie per tantissimo tempo a fuoco basso, in maniera che divengano morbidissime. Come sempre per le ricette di pesce, è stata girata a Chioggia, dopo rifornimento al mercato del pesce dal pescivendolo dagli occhi di ghiaccio, Stefano.

venerdì 3 gennaio 2014

La foresta di Joe R. Lansdale

La fine del 2013 ha portato con sé il nuovo libro di uno dei miei autori preferiti, lo scrittore texano (Texas del sud, sia chiaro!) Joe R. Lansdale. Il libro si intitola La foresta, ed è secondo me uno dei suoi libri meglio riusciti, quindi se non conoscete questo autore, non vi dispiace il turpiloquio e non vi fa paura un po' di violenza gratuita e parecchi morti da arma da fuoco, e volete leggere qualche metafora assolutamente geniale, potrebbe essere un eccellente modo di iniziare il 2014!

Riporto qui la mia recensione su anobii e il link alla fumett-recensione di Zerocalcare.
E auguro a tutti che il nuovo anno sia pieno di buone letture!

>> La mia rece su anobii:


Il re è tornato



Credo che Joe R. Lansdale sia in assoluto il re del suo genere. Nessuno è capace di scrivere romanzi hard boiled come i suoi. Nessuno è capace di intessere trame sempre simili a sé stesse eppure sempre appassionanti. Nessuno sa tirare fuori dal cilindro metafore esilaranti come le sue. A nessuno scrittore verrebbe mai in mente di scrivere un romanzo di ricerca che veda come protagonisti un ragazzino rosso di capelli, un enorme uomo di colore, un nano, una prostituta, uno sceriffo ex cacciatore di taglie, un ex schiavo e un maiale selvatico.

Nessuno sa scrivere dialoghi come i suoi: alcuni scambi in particolare tra Shorty e Eustace ricordano molto da vicino (sono un prequel?) quelli cui siamo abituati tra Hap e Leonard.

Giusto per rendere l'idea, ecco tre brevissimi passaggi:

"faceva già caldo e tra poco sarebbe stato appiccicoso come un cucchiaio di melassa spalmato sotto un’ascella."

"Il vicesceriffo, appena è iniziata la sparatoria e un proiettile gli è sfrecciato accanto, è fuggito via come un coniglio. Se avesse corso piú veloce si sarebbe perso i vestiti."

"Quando parlava era come se stesse cercando di fare i gargarismi con la bocca piena di puntine da disegno."

Poi è chiaro, la trama è sempre la solita, non succede nulla di particolare, ci sono un mucchio di parolacce e di violenza gratuita ed assurda.

Ebbene sì, se me lo state chiedendo, la risposta è sì. La foresta è assolutamente a livello dei suoi migliori libri.


>> La rece a fumetti di Zerocalcare (la faccenda delle puntine da disegno ha affascinato entrambi, noto): http://www.zerocalcare.it/2013/12/23/recensioni-la-foresta-di-lansdale/

mercoledì 18 dicembre 2013

Pizza Am, la seconda pizza più buona di Milano

Abbiamo scoperto con i colleghi di HOC questa pizzeria in zona Porta Romana a Milano. Ci siamo andati sulla scorta di ottime recensioni su TripAdvisor e... devo dire che che sono assolutamente veritiere. Sono stato molto in dubbio sul tema, ma poi ho pensato che 'A tarantella rimane la pizza numero 1 di Milano, ma Pizza Am si piazza al numero 2, e incalza davvero da vicino. Complimenti a questi ragazzi, se siete in zona fa loro una visita, non ve ne pentirete!

Ecco la mia recensione scritta per TripAdvisor:

La ricerca di una pizza di alto livello a Milano è sempre un'impresa non facile. Per fortuna alcuni ragazzi napoletani pensano a noi e decidono di deliziarci: è esattamente questo il caso di Pizza Am di Pasquale Pometto. Il locale è piccolo, molto piccolo (prenotate!) ma molto simpatico con arredi colorati e allegri. Il personale, anche nel delirio pre-natalizio, riesce ad essere cortese e disponibile. Ma il punto principale è la pizza: eccellente! Il menu è ridotto all'osso: 7 pizze più o meno tutte variazioni sulla margherita, ma il livello è davvero alto. Ingredienti di qualità, impasto da sogno, cottura perfetta. Non va al primo posto nella mia classifica delle pizze milanesi, ma si guadagna il secondo senza alcun dubbio. Merita assolutamente una visita...anzi, più di una!
Ah, dimenticavo, anche il prezzo è di livello: una pizza così buona con birra e caffè (e limoncello offerto dalla casa, così come il prosecchino di aperitivo) a meno di 15 euro! Praticamente un miracolo!
Profilo Facebook: https://www.facebook.com/PizzaAmMilano

giovedì 28 novembre 2013

Commentarius non petitus...

Non è la prima occasione in cui, ultimamente, mi capita di ricevere commenti assolutamente non richiesti o opinioni elargite spontaneamente da improvvisati soloni di rara sapienza sullo scibile umano.

Il giorno che vorrò un commento su qualche mia attività o attitudine o atteggiamento o prodotto o qualsiasi opera dell'ingegno (in quanto coi manufatti sono messo piuttosto male) prodotta dal mio cervello, non esiterò a sollecitarli. Altrimenti, una prece: grazie, ma anche no. 

mercoledì 13 novembre 2013

Ho finito Infinite Jest!


Capisco possa accadere, sono serio
È praticamente impossibile recensire questo libro. Praticamente impossibile, perché non è solo un libro, è un mondo complesso, fatto di storie che si intrecciano, si sfiorano, si oppongono, in cui non è possibile definire il cosiddetto filo del discorso per il semplice fatto che di tali fili ne sono presenti almeno una decina...

Di che si tratta? Si tratta dell'opera capitale, del capolavoro assoluto (ma al contempo anche dello scherzo infinito del titolo) di uno degli scrittori più incredibili della nostra epoca: David Foster Wallace, morto suicida a 46 anni nel 2008.

Il libro (che io ho fortunatamente letto in versione ebook) è leggendario anche nelle dimensioni: si tratta di un'opera colossale di circa 1300 pagine (di cui più di 100 di note e di note-alle-note, che sono - come leggerete ovunque nel web - assolutamente imprescindibili per comprendere il libro*).

Come dicevo, io l'ho letto in ebook, principalmente sul kindle e anche un po' sull'iPad: l'esperienza è stata lunga e composita e a seconda del device che avevo sottomano sono andato avanti, benedicendo il cloud computing e la sincronizzazione all'ultima pagina letta. Ciò ovviamente ha pregiudicato la mia forma fisica: come è noto leggere IJ può anche sostituire mesi di palestra, perché portarsi in giro un mattone di quel genere fa ben capire in che senso si parli tra chi ha fatto le scuole alte di fatiche intellettuali (a tal proposito, non posso esimermi dal segnalare questo meraviglioso post di Tegamini, con cui concordo appieno - il che giustificherebbe che anziché rompere le scatole ai miei 25 lettori con le mie opinioni potrei semplicemente postare il link ed essere felice, ma sono sadico, lo sapete - : http://www.tegamini.it/2013/10/02/leggere-infinite-jest-non-e-troppo-difficile-se-sai-come-farlo/

Il libro vi fornirà infiniti spunti, utili anche nella vita quotidiana...
IJ, come lo chiamiamo noi della cricca di quelli che lo hanno finito (ci potete riconoscere da un alone viola che ci circonda, come nelle pubblicità progresso anni 90 sull'AIDS e dal fatto che sappiamo un sacco di cose sugli alcolisti anonimi di Boston, pur essendo astemi e vivendo a Gallarate), è un libro complesso, ma al contempo piuttosto facile**, come direbbe il mio capo: complesso perché tenere traccia di tutte le trame che contiene è un vero e proprio lavoro; facile perché a differenza di altri mattoni da me molto amati non ha uno scoglio iniziale da superare (le mitiche prime 100 pagine de Il nome della rosa ad esempio), si fa apprezzare ed amare sin dalle prime pagine. Il libro in alcuni punti fa veramente ridere, in altri è di una tristezza senza paragoni. Contiene paradossi, previsioni azzeccate o totalmente sballate sul futuro, un sacco di nozioni che vi permetteranno di fare sfoggio di erudizione in una quantità di campi dello scibile umano che fatico ad enumerare, personaggi di cui vi innamorerete perdutamente, caratteri complessi che vi sembrerà di conoscere personalmente... di tutto un po' e in proporzioni massicce.

Ma perché dovrebbe valere la pena leggerlo? Intanto perché, come si dice, "life is too short to drink bad wine". E questo vino, pur stando in una botte bella grossa, è un Brunello di Montalcino dell'88, che vale ogni sorso che ne assaporerete. Poi perché vi lascerà senza fiato: una sola persona è riuscita ad escogitare questi mondi e a metterli insieme? A disporli in ordine (più o meno) su 1300 pagine? Perché, come un vino raffinato, vi lascerà un retrogusto che continuerete ad assaporare per giorni e giorni dopo averlo finito. Perché dopo aver pregato (nel mio caso per circa 2 mesi e mezzo) di riuscire ad arrivare alla fine e aver bestemmiato su una nota lunga 10 pagine, vi dispiacerà infinitamente averlo finito. Perché vi chiederete il senso del libro nel suo complesso, vi immaginerete una partita di Eschaton, cercherete su Google "finale di infinite jest", scoprirete che ci sono nel mondo una quantità imprevedibile di matti che ha postato in rete riassunti, storyboard, video, immagini riassuntive del libro, ricostruzioni della trama, teorie sul finale, infografiche, alberi genealogici...
Infine, per tutti questi motivi assieme, perché questo libro è davvero un unicum. E non nel suo genere, ma complessivamente. Un libro cui nessun altro libro somiglia, qualcosa di diverso da tutto il resto: personalmente non ho mai letto qualcosa di simile.

Insomma, se decidete di partire per l'impresa armatevi di 2-3 mesi in cui avrete un secondo lavoro molto faticoso (leggere IJ potrebbe essere anche un lavoro a tempo pieno, ma potrebbe essere faticoso convincere i vostri datori di lavoro a darvi lo stipendio per svolgerlo in luogo del vostro mestiere abituale), di pazienza e di gaudio, di capacità di stupirvi, del calendario degli anni sponsorizzati*** (io ho capito troppo tardi che è molto utile  averlo sotto mano durante la lettura, perché alcune vicende vanno ri-messe in ordine cronologico) e partite. E non scoraggiatevi quando vi sembrerà impossibile scollinare: ce la potete fare, e ne sarà valsa la pena!

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NOTE (non potevo farne a meno)
*Quindi cara sorella Anna, nel caso in cui tu decida di leggerlo, non potrai saltarle come fai abitualmente.
**La cui frase preferita è "Aldo, tu hai ragione, ma hai anche un po' torto".
***Ok, lo avete già letto in 300 recensioni/forum, ma non posso non dirvelo: da un certo punto in poi, nel futuro vicino in cui è ambientato il libro, gli anni anziché essere numerati, hanno il nome di uno sponsor. La maggior parte delle vicende (per dire) si svolge nell'Anno del Pannolone per Adulti Depend (APAD).

martedì 12 novembre 2013

I bambini degli altri - short film

Ed ecco a voi l'ultima fatica dell'amico Socio, come sempre notevolissima! Inutile dire che - da "giovane" uomo senza figli - è stato per me molto facile immedesimarmi :)
Ah tra l'altro (scusate se è poco...) ha vinto il primo premio della sesta edizione di 100 ore Torino. Enjoy!


domenica 20 ottobre 2013

Il mio terzo lavoro

Come chiunque mi abbia incontrato e parlato con me negli ultimi due mesi sa (perché non posso esimermi dal parlarne con chiunque) da settembre ho un terzo lavoro oltre a quello in Presidenza e all'altro da (non-più) giovane ricercatore a Hoc Lab: sto infatti leggendo Infinite Jest, il capolavoro di David Foster Wallace.
Vi prometto un post articolato su questo incredibile libro, se mai riuscirò a finirlo (come sapete, si tratta di un mattonazzo da 1200 pagine, di cui una consistente parte di note e di note-alle-note), quindi non voglio darvi qui indicazioni ulteriori. Ma, giusto per darvi un'idea, ho raggruppato qui le sottolineature che ho fatto fino ad ora (sono circa a metà). Godetevele, in attesa che io porti a termine l'impresa! (i miei commenti in corsivo con l'indicazione n.d.A, nota di Aldo):


"Non possiamo accettare uno studente che abbiamo ragione di sospettare non sia in grado di tagliare la mostarda con un coltello"

"C'è sempre e solo l'io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti"

"la posizione defecatoria è una postura di accettazione. Testa bassa, gomiti sulle ginocchia, dita intrecciate tra le ginocchia. Un'attesa accovacciata, millenaria, senza tempo, quasi religiosa"

"Scegli il tuo tempio di fanatismo con grande cura"

"Si è ciò che si ama"

"Il talento coincide con l'aspettativa che suscita, Jim, o sei alla sua altezza o quello ti sventola un fazzoletto e ti abbandona per sempre"

"Provate a imparare dalle ingiustizie"

"non occorre amare qualcuno per imparare da lui/lei/esso"

"è possibile imparare cose preziose da una persona stupida"

"la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi" sarebbe utile che molte persone tenessero presente questo pensiero...[n.d.A.]

"è semplicemente più piacevole essere felici che incazzati"

"ci vuole un grande coraggio per mostrarsi deboli" questa piccola frase contiene un'enorme verità [n.d.A.]

"«accettazione» è in genere una questione di fatica, più che altro"e che fatica! [n.d.A.]

"Come la maggior parte degli uomini grossi, si sta adattando in fretta all'idea che il suo posto nel mondo sia molto piccolo e il suo impatto sulle altre persone ancor di più"

"quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l'hai progettata così" questo mi ricorda un bellissimo racconto di Borges, contenuto in Finzioni: Il miracolo segreto [n.d.A]

"Come ci può essere libertà di scegliere se non si impara come scegliere?"

"La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te"

"C'è un vecchio pesce saggio e baffuto che si avvicina nuotando a tre pesci giovani e fa: «Buongiorno, ragazzi, com'è l'acqua?» e nuota via; e i tre pesci giovani lo osservano allontanarsi e si guardano e fanno: «Che cazzo è l'acqua?» e nuotano via." vedi il post sul libro "Questa è l'acqua" [n.d.A.]

"LA MIA PAZIENZA HA UN LIMITE E VOI LO AVETE OLTREPASSATO" questa è la mia preferita. L'ho stampata e appesa dietro la mia scrivania! [n.d.A.]

"aveva gli occhi così storti che se stava in mezzo alla settimana poteva vedere tutte e due le domeniche."

mercoledì 16 ottobre 2013

Anna Epis | MYSELF | Spazio E | 19.10.2013 h 17 | Save the date

Anna partecipa a un ciclo di mostre presso lo Spazio E, Alzaia Naviglio Grande 4 a Milano. La prima di queste mostre, dal titolo MYSELF inaugura sabato 19 ottobre alle ore 17. Qui sotto una foto dell'opera realizzata da Anna, con un mio commento critico.
Cari 25 lettori, non potete mancare!




Sarò felice di incontrarti
al vernissage della collettiva MYSELF
dal 19 ottobre al 1 novembre

Gruppo E Artisti
INAUGURAZIONE 19 ottobre ore 17
con recital del Gruppo E Scrittori

Patrizia Agatensi, Marco Bellomi, Giulio Belloni, Simone Boscolo, Fernanda Andrea Cabello, Valentina Carrera,Vito Carta, Angelo De Boni, Rossano Di Cicco Morra, Anna Epis, Zane Kokina, Paolo Lo Giudice, Giuseppe Orsenigo, Claudia Strà, Letizia Strigelli, Mariangela Tirnetta, Lyudmila Vasilieva, Marta Vezzoli

TESTI | Alessandro Baito, Luigi Besana, Patrizia Burgatto, Andrea Fuso, Daniel Nevoso, Virgilio Patarini, Livia Perfetti, Giacomo Pinelli, Andrea Pistone e Maria Grazia Maiorano

Gruppo E Fotografi
INAUGURAZIONE 26 ottobre ore 17

Marila Arces, Fiorenzo Bordin, Ivano Boselli, Valentina Carrera, Nicoletta Fabbri, Andrea Fuso, Paola Gatti, Daniele Gozzi, Serena Groppelli, Paul Helbling, Martina Massirente, Simone Menicacci, Gianfranco Rossi, Claudio Santambrogio, Susanna Serri, Pavel Vavilin


A cura di Valentina Carrera




In collaborazione con

Zamenhof Art - Milano
Cooperativa Letteraria - Torino

Contatti

Spazio E
Alzaia Naviglio Grande 4, Milano
02.58109843
338.7689158

sabato 12 ottobre 2013

Aldocook - 27 - Catalana di gamberi



 Catalana di gamberi

Tempo occorrente per la preparazione: 20 minuti, cottura: 5-6 minuti
Livello: medio-facile
Ingredienti per 4 persone: 15-20 fiori di zucchina, un uovo, 4 cucchiai di farina, mezza bustina di lievito in polvere, mezza tazzina da caffè di birra, sale qb, olio per friggere

Una ricetta scoperta da poco, ma che in famiglia piace tantissimo a tutti...soprattutto quando si va a Chioggia (dove è stato girato il filmato) e si possono acquistare i gamberi dal mitico Stefano, al mercato del pesce.
Una chicca nel video: un haiku composta a quattro mani da me e Anna ingentilisce il tutto, così come avviene con una particolarissima "hidden scene"...

martedì 8 ottobre 2013

Ciao nonno Giovanni...

Chiedo scusa ai miei 25 lettori se ogni tanto trasformo il blog nell'angolo della tristezza personale, ma appunti estemporanei è anche questo...
Ieri il mio ultimo nonno, il nonno Giovanni, se ne è andato. È una cosa molto triste: nel caso specifico era molto molto malato da cinque mesi, quindi non possiamo certo dire che la notizia sia giunta inattesa, ma mi spiace, per i nonni le regole dello spazio-tempo e di causa-effetto non valgono. I nonni sono fuori dalla giurisdizione della ragione, sono esseri di puro sentimento, che ci hanno cresciuto e ci hanno aiutato ad essere ciò che siamo.
Io sono fortunato: ho avuto 4 nonni eccezionali, presenti, affettuosi, sempre pronti a riversare su di noi il loro affetto, e alla bella età di 38 anni ho ancora una nonna, la mitica nonna Santina, che adesso con difficoltà dovrà riuscire a sopportare la perdita del nonno che le è stato accanto per più di 50 anni. Non ci posso pensare.
Il nonno Giovanni era il più burbero tra i miei nonni: veneto emigrato in Lombardia, passato attraverso gli anni della guerra, clinicamente fabbro. Un uomo con una forza inimmaginabile (ma davvero, anche in età avanzata credo che avrebbe fatto polpette di me e del 95% delle persone che conosco a braccio di ferro - se qualcuno fosse stato così incauto da sfidarlo). Un carattere spesso non facile (avete presente i rusteghi di Goldoni? Ecco, il nonno era uno così) ma capace di slanci di affetto fuori dal comune: nessuno al mondo, credo, possa dire di non essere stato accolto a casa Bado senza una fetta di salame e un bicchiere di vino. Nessuno. 
Io sono il suo primo nipote, cui ne sono seguiti una sfilza impressionante, e poi i bisnipoti. Vi assicuro che i pranzi di santo Stefano - appuntamento immancabile dai nonni - somigliavano a dei veri e propri happening, con tutto il corollario di chiacchiere, bevute, mangiate, litigi e riconciliazioni. Un momento bello, coi nonni se ne vanno anche questi ricordi e la nostra giovinezza...
Inutile dire che per alcuni aspetti io e il nonno eravamo davvero diversi ed a volte era difficile capirsi. Un uomo pratico con un nipote che si laurea in filosofia, e che quando ha cercato di andare a dare una mano nella sua officina di fabbro, diciamo che ha avuto conferma del fatto che non era proprio la sua strada...però ricordo un aneddoto molto divertente, piuttosto recente. Il nonno era molto fiero del fatto che, dopo la laurea, io avessi subito iniziato a lavorare, e che nei primi anni viaggiassi molto. Mandavo sempre una cartolina e so che lui ne era molto felice. Non capiva bene cosa facessi, ma aveva la percezione che evidentemente le cose girassero non male, visto che viaggiavo. Ma la conferma, il momento davvero divertente è stato quando ho comprato la Guzzi. Il nonno andava pazzo della Guzzi, mi raccontava sempre che la aveva avuta anche lui, e se avesse avuto 10 anni in meno la avrebbe voluta provare, ne sono sicuro. La prima volta che l'ha vista, mi si avvicina tutto contento, mi da un paio di suggerimenti di manutenzione (mai rispettati, perdona nonno...) e mi fa: "eh ma allora guadagni bene, perché questa qui è una moto che costa!"
Sarà un aneddoto banale, però per me è stato importante, mi si è fissato davvero nella memoria. Unatestimonianza di affetto ed un momento di orgoglio per entrambi. 
Ciao nonno, spero ci sia un galletto ovunque tu sia ora...