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martedì 8 ottobre 2013

Ciao nonno Giovanni...

Chiedo scusa ai miei 25 lettori se ogni tanto trasformo il blog nell'angolo della tristezza personale, ma appunti estemporanei è anche questo...
Ieri il mio ultimo nonno, il nonno Giovanni, se ne è andato. È una cosa molto triste: nel caso specifico era molto molto malato da cinque mesi, quindi non possiamo certo dire che la notizia sia giunta inattesa, ma mi spiace, per i nonni le regole dello spazio-tempo e di causa-effetto non valgono. I nonni sono fuori dalla giurisdizione della ragione, sono esseri di puro sentimento, che ci hanno cresciuto e ci hanno aiutato ad essere ciò che siamo.
Io sono fortunato: ho avuto 4 nonni eccezionali, presenti, affettuosi, sempre pronti a riversare su di noi il loro affetto, e alla bella età di 38 anni ho ancora una nonna, la mitica nonna Santina, che adesso con difficoltà dovrà riuscire a sopportare la perdita del nonno che le è stato accanto per più di 50 anni. Non ci posso pensare.
Il nonno Giovanni era il più burbero tra i miei nonni: veneto emigrato in Lombardia, passato attraverso gli anni della guerra, clinicamente fabbro. Un uomo con una forza inimmaginabile (ma davvero, anche in età avanzata credo che avrebbe fatto polpette di me e del 95% delle persone che conosco a braccio di ferro - se qualcuno fosse stato così incauto da sfidarlo). Un carattere spesso non facile (avete presente i rusteghi di Goldoni? Ecco, il nonno era uno così) ma capace di slanci di affetto fuori dal comune: nessuno al mondo, credo, possa dire di non essere stato accolto a casa Bado senza una fetta di salame e un bicchiere di vino. Nessuno. 
Io sono il suo primo nipote, cui ne sono seguiti una sfilza impressionante, e poi i bisnipoti. Vi assicuro che i pranzi di santo Stefano - appuntamento immancabile dai nonni - somigliavano a dei veri e propri happening, con tutto il corollario di chiacchiere, bevute, mangiate, litigi e riconciliazioni. Un momento bello, coi nonni se ne vanno anche questi ricordi e la nostra giovinezza...
Inutile dire che per alcuni aspetti io e il nonno eravamo davvero diversi ed a volte era difficile capirsi. Un uomo pratico con un nipote che si laurea in filosofia, e che quando ha cercato di andare a dare una mano nella sua officina di fabbro, diciamo che ha avuto conferma del fatto che non era proprio la sua strada...però ricordo un aneddoto molto divertente, piuttosto recente. Il nonno era molto fiero del fatto che, dopo la laurea, io avessi subito iniziato a lavorare, e che nei primi anni viaggiassi molto. Mandavo sempre una cartolina e so che lui ne era molto felice. Non capiva bene cosa facessi, ma aveva la percezione che evidentemente le cose girassero non male, visto che viaggiavo. Ma la conferma, il momento davvero divertente è stato quando ho comprato la Guzzi. Il nonno andava pazzo della Guzzi, mi raccontava sempre che la aveva avuta anche lui, e se avesse avuto 10 anni in meno la avrebbe voluta provare, ne sono sicuro. La prima volta che l'ha vista, mi si avvicina tutto contento, mi da un paio di suggerimenti di manutenzione (mai rispettati, perdona nonno...) e mi fa: "eh ma allora guadagni bene, perché questa qui è una moto che costa!"
Sarà un aneddoto banale, però per me è stato importante, mi si è fissato davvero nella memoria. Unatestimonianza di affetto ed un momento di orgoglio per entrambi. 
Ciao nonno, spero ci sia un galletto ovunque tu sia ora...

sabato 8 giugno 2013

Aldocook - 26 - Frittelle di fiori di zucchina



 Frittelle di fiori di zucchina

Tempo occorrente per la preparazione: 20 minuti, cottura: 5-6 minuti
Livello: medio-facile
Ingredienti per 4 persone: 15-20 fiori di zucchina, un uovo, 4 cucchiai di farina, mezza bustina di lievito in polvere, mezza tazzina da caffè di birra, sale qb, olio per friggere

Una ricetta della nonna Santina che da piccoli ci faceva letteralmente impazzire di gioia: le frittelle di fiori di zucchina. Anche in questo caso la varietà gastronomica italiana è sorprendente: esistono millemila varianti: chi frigge il fiore intero (come faceva la mia altra nonna, la nonna Wanda), chi addirittura lo farcisce, chi lo impana... in questa versione i fiori vengono spezzettati e amalgamati con la pastella, dando origine a vere e proprie frittelle. Tra l'altro, ovviamente, la medesima pastella può essere utilizzata anche per altri tipi di frittella. Location del video, come sempre in primavera/estate è il camping Isolino di Verbania Fondotoce.

lunedì 2 luglio 2012

La storia di Arancina (san Francesco in minore)

Cari i miei 25 lettori, ecco a voi una edificante storia di follia, amore per gli animali e san Francesco in minore! Venerdì eravamo al Lago Maggiore, presso il ben noto campeggio Isolino, a dedicarci allo smontaggio della roulotte, che terminava la sua stagione pre-estiva, e si accinge ad iniziare quella estiva vera e propria. Io tra l'altro dovevo terminare un lavoro per il mio ultimo (!!!) esame da studente tardivo, e quindi mi sono dedicato allo studio, in questa situazione, scatenando commenti ilari degli astanti:

Ciò detto, io e Anna all'incirca a mezzogiorno siamo andati nel canneto, sfidando la serpe, per consentire ai canidi di fare un bel bagnetto. Ad un certo punto ci avvediamo che Uran guardava fisso verso un punto del canneto, e Anna si accorge che c'è una papera ferma vicino ad una canna. Facciamo uscire i cani e aspettiamo che passi, come spesso accade...ma lei non passa e sembra muoversi in maniera innaturale, solidale alla canna all'arrivo delle onde: sembra bloccata lì. Andiamo in piazzola a depositare le belve, e torniamo, per sincerarci, con qualche boccone di pane: la paperella è in effetti incastrata con del filo di nylon da pesca alla canna. Ci avviciniamo e vediamo che la poveretta ha la zampa e un'ala incastrata in un groviglio di filo da pesca e non uno, ma due ami (collegati tra loro) che la trafiggono, e sembra impossibile liberarla, anche perché noi non abbiamo il coraggio di sollevarla, per paura di farle del male. Torniamo in piazzola e cerchiamo il guardiaparco che solitamente staziona vicino al campeggio: non è presente. Chiamiamo il suo ufficio: risponde un fax. Chiamiamo il corpo forestale: ci dicono che a Verbania non c'è nessuno, e nessuno arriverà per tutto il giorno. Anche alla direzione del campeggio non sanno darci un suggerimento sensato. Anna, in piano istinto da san Francesco, è disperata, così proviamo ancora ad andare al salvataggio, cambiando la squadra di soccorso: io e papà, armati di forbici per tagliare il filo. Riusciamo a liberarla dalle canne, e a vedere bene la situazione: l'amo è un'enorme esca di metallo a forma di pesce, con due ami alle estremità. Uno è conficcato nella zampina palmata e l'altro nell'ala. Liberata dal filo, ma con ancora questi ami che la affliggono, la povera Arancina nuota fino a riva, ma non riesce a muoversi: quando sposta l'ala la zampa (collegata tramite l'orrendo amo) si sposta anch'essa. Prendiamo il coraggio a due mani (anche perché è stremata) e papà la solleva. Lei è docile, e si lascia togliere con facilità l'amo dalla zampa, operazione che il vostro eroe svolge con sicurezza animalista. L'altro amo però è quadri-uncinato ed è davvero penetrato in profondità: ho paura che se provassi a toglierlo, le farei male. Così, già che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno, la portiamo, sempre in braccio fino in piazzola, la mettiamo in una scatola, e decidiamo di portarla dal veterinario, a Intra. 
Così parte la ka-ambulanza-veterinaria, e veniamo accolti da una veterinaria gentilissima, che ci ringrazia per ciò che abbiamo fatto, prende in consegna Arancina, e ci promette che la libererà al più presto dopo averle tolto l'amo e averla rimessa in sesto. Positivo!
Last news: ho appena chiamato il veterinario: è stata ricucita, ed è in cura da loro fino ad oggi pomeriggio per evitare che le faccia infezione la ferita. Oggi pomeriggio verrà riportata al lago...animal power!

lunedì 18 giugno 2012

Ciao nonna W...

E' molto difficile, ed ho bisogno di scriverlo in questo posto, che è stato negli ultimi tempi il ricettacolo dei miei pensieri. Stamattina la nonna Wanda ci ha lasciato, alla bella età di 90 anni.
Nulla di inatteso, ovviamente, quando si arriva ad età come questa e per di più con un fisico davvero messo maluccio come quello della nonna (non si contano le volte in cui era previsto che morisse, dalla mia adolescenza in poi è accaduto più di una volta di avere l'impressione che non ce l'avrebbe fatta, e invece lei con una forza e una carica incredibile in quel corpo sempre più piccolo e curvo, si riprendeva). Sembrava un po' Yoda, la nonna...non le avresti dato due lire, ma aveva una forza interiore pazzesca!


L'ultima volta è accaduta circa un mese fa, è andata in ospedale e io ho pensato vedendola che arrancava in quel letto "stavolta non ce la può fare". E invece, è riuscita a uscire dall'ospedale, e a rimettersi in piedi! Stamattina si era lavata da sola, e si accingeva a fare colazione quando ha deciso di mollare.

E' difficile per me spiegare come mi sento: la nonna ci ha insegnato tutto ciò che di buono so, e ci ha aiutato a sviluppare quelle componenti del nostro modo di essere che sono le migliori. Assieme al nonno, che oggi ha raggiunto, ci ha insegnato a stare al mondo, ma ci ha anche insegnato cosa vuole dire amarsi. I nonni si sono sposati durante la guerra e hanno vissuto assieme fino a quando il nonno è morto, 9 anni fa, mostrandoci davvero il significato delle parole "nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia". Il sospetto che il nonno si sia stufato di non mangiare e la abbia chiamata a preparargli il pranzo è davvero grande: la nonna è stata la più grande cuoca di famiglia, senza ombra di dubbio, e ha insegnato a cucinare a tutti noi che ci dilettiamo, da papà, a me, ad Anna, alla zia Concetta...anche se nessuno di noi è mai riuscito ad avvicinarsi alle sue vette. L'Aldocook è figlio di ciò che mi ha insegnato la nonna, e mi spiace solo non averla filmata mentre preparava qualcosa.
Al liceo l'appuntamento a casa loro per pranzo una volta la settimana era per me un must, e capitava di alzarsi da tavola pieni satolli (se avanzava cibo, nonna diceva "ecco, non vi è piaciuto", se non avanzava, diceva "oh no, era poco"!) e nonno le diceva "oggi si è mangiato come si mangia in paradiso", e nonna si scioglieva a quelle parole.

Io non sono credente, e temo che dopo questa vita non ci sia nulla di nulla. Ma mi piacerebbe - per un giorno - che non fosse così, perché voglio immaginare che si stiano reincontrando quei due...se lo meriterebbero entrambi, fidatevi.

Ciao, nonna, tu non sai quanto mi manchi...dopo appena due ore che te ne sei andata! E come vorrei riabbracciarti forte. Grazie per tutto quello che mi hai insegnato: davvero il meglio che sono è merito tuo. Salutami il nonno, e bentornati assieme. Mi mancate.

lunedì 16 gennaio 2012

Io sono Li


Ieri sera per la prima volta in vita mia, sono andato in un cinema d'essai, il mitico cinema Mexico di via Savona a Milano (mitico perché da non so quantimila anni, propone periodicamente il Rocky Horror Picture Show).
Ovviamente per me, che amo i superkolossal americani con budget stratosferici, entrare in un luogo pieno di gente che "ah, cioè, scusa ma io so il cinema", che sa chi è Ozu e che quando è un po' troppo su di giri si spara un paio di espressionisti tedeschi così tanto per gradire, è stato più o meno come entrare in un cinema porno...mi vergognavo quasi!
Ora, direte voi, perché lo hai fatto? Perché proiettavano il film Io sono Li (http://www.iosonoli.com/), un film ambientato a Chioggia, dove molto spesso (e anche nelle recenti vacanze natalizie) io e Anna andiamo a passare qualche giorno di tranquillità, facciamo correre Uran sulla spiaggia, ci abbottiamo di pesce freschissimo comprato la mattina al leggendario mercato del pesce, e cucinato la sera.
Papà e mamma avevano lo hanno visto al cineforum di Saronno, e ce lo hanno segnalato: il film (non voglio fare uno spoiler, nel caso in cui tra i miei 25 lettori ci sia qualche amatore che lo voglia vedere) parla di integrazione, amicizia, difficoltà, calunnie, pregiudizi...ma lo fa con una dolcezza e una poesia davvero fuori dal comune. Il ritmo è di una lentezza esasperante, ma alla fine, quando si riaccendono le luci e in fretta e furia ti asciughi gli occhi, inevitabilmente inumiditi (nel mio caso, poi... io piango anche guardando Matrix!) ti rendi conto che ne valeva la pena.
Chioggia, che io amo molto, si mostra in tutta la sua bellezza: l'osteria in cui è ambientato è appena fuori dalla casa dei miei suoceri, e tutti i luoghi sono riconoscibilissimi e meravigliosi. Peccato per una fotografia non all'altezza della situazione, un po' troppo affrettata, se mi passate il termine.
E poi...chicca tra le chicche, il mitico Stefano, il mio pescivendolo di fiducia al mercato del pesce (di cui non a caso mia mamma aveva segnalato l'occhio azzurro tutt'altro che da triglia!) recita facendo la parte di sé stesso!
Prossime proiezioni segnalate sul blog del film: http://iosonoli.wordpress.com/festival-e-riconoscimenti/ se vi capita, andatelo a vedere!

sabato 24 settembre 2011

Aldocook - 12 - Spaghetti di zucca (spaghetti squash)



Spaghetti di zucca (spaghetti squash)
Tempo occorrente per la preparazione 7-8 minuti, cottura: un'ora.
Livello: facile.
Ingredienti per quattro persone: una zucca spaghetti detta anche spaghetti squash, nome scientifico Cucurbita pepo (il problema è trovarla!), olio exravergine di oliva, 2 spicchi d'aglio, peperoncino, sale qb
Una contadina abruzzese ha venduto a papà e mamma questo oggetto incredibile, che nessuno di noi conosceva...pazzesco!

giovedì 28 luglio 2011

Aldocook - 10 - Seppie ripiene


Seppie ripiene.
Tempo occorrente per la preparazione 1ore e 30 minuti, cottura: 20-30 minuti.
Livello: difficile.
Ingredienti per quattro persone: dodici seppie piccole, pane pugliese raffermo, prezzemolo, aglio, olio, una cipolla, due chiodi di garofano.
Sotto la supervisione di mamma (la maestra) e con il disturbo di papà (il maestro) ecco un piatto un po' complesso da realizzare (prevede abilità anche come sarti...) ma davvero eccezionale...