venerdì 12 aprile 2013

L'importanza dei miei insegnanti - e di una in particolare

Su una cosa ho davvero pochi dubbi: se sono la persona che sono (ed essendo vanitoso e pieno di me non mi dispiaccio per nulla), lo devo in grandissima parte - oltre che alla mia famiglia, alle mie inclinazioni naturali, al contesto socio-economico e culturale in cui sono nato e cresciuto e via dicendo - alla fortuna sfacciata che ho avuto a scuola.
Fortuna sfacciata di aver incontrato sulla mia strada, dall'asilo all'università, insegnanti davvero fuori-classe (di cui molto spesso sono stato l'alunno prediletto, grazie alla mia proverbiale faccia-di-bronzo.
Ebbene sì, sotto questo profilo ho davvero avuto fortuna: persone capaci, appassionate, memorabili hanno costellato il mio percorso formativo. Ho debiti con ciascuno di essi, di ciascuno di essi ho qualche ricordo particolare, di ognuno ricordo qualche aneddoto divertente, o qualcosa di rilevante che mi ha insegnato e che mi si è fissato nel cervello senza che sia possibile che da lì si muova (un giorno sarebbe divertente mettersi a cercare di fare un elenco di cose che ci sono state insegnate da qualcuno in particolare, un'operazione vagamente proustiana e sicuramente tanto divertente per l'estensore dell'elenco quando soporifera per un eventuale fruitore). 
Però, tra tutti questi insegnanti meravigliosi, che hanno fatto sì che in me si radicasse tra le altre cose anche la passione per la scuola in quanto istituzione (une dei motivi per i quali ho dedicato e dedico praticamente tutta la mia vita professionale da quando è iniziata quasi 15 anni fa ad oggi alle scuole? Oltre alla mamma maestra e la moglie prof, ça va sans dire), una ha avuto un ruolo preminente.
Un po' perché è stata colei che ha forgiato il mio modo di pensare negli anni in cui questo si è formato, un po' perché ha saputo trovare sempre il modo giusto di spingermi un po' più in là, sfidandomi, facendo in modo di assecondare le mie passioni ma al contempo di spingermi a provare anche ciò che non mi piaceva particolarmente, un po' perché oltre che a leggere, scrivere e far di conto (operazione che con me ha funzionato sì e no, e dire che la matematica era una sua enorme passione) mi ha anche insegnato come si sta al mondo.
Purtroppo da ieri il mondo è un po' più povero perché la mia maestra Giovanna non lo abita più: sono certo che sapesse ciò che ho appena scritto, e che fosse fiera di questo suo alunno di oltre 30 anni fa, come io sono fiero di averla avuta come guida.
Grazie, Giovanna!
Aldo

1 commento:

  1. che bello quanto hai scritto.....

    Benedetto Colangelo

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